sabato 11 aprile 2026

UN MARTIRE VIVENTE: IL CARDINALE SIMONI






Un Martire Vivente, un Eroe della Fede, il Cardinale Simoni


Prof. Bernardino Montejano

In questo periodo pasquale, è importante ricordare alcune figure esemplari che ci edificano con la loro vita; è nostro dovere farle conoscere.

Bisogna sottolineare che l’Albania era uno stato strettamente comunista, nel quale il Museo dell’Ateismo fu eretto per dimostrare la morte di Dio.

Tuttavia, il tempo è passato e oggi quel piccolo paese ha solo il 16% di non credenti rispetto all’84% di musulmani e cristiani, a dimostrazione del fallimento del totalitarismo comunista e del suo ateismo militante.

E in questa domenica di Pasqua, un simbolo della resistenza cattolica, il cardinale Simoni, rilasciato nel 1990 dopo molti anni di prigionia, appare accanto al Papa nella Basilica di San Pietro.

Come riporta la cronaca di Specola su Infovaticana, si tratta di “un dono di Leone XIV al cardinale albanese Simoni, che ha alle spalle 28 anni di prigionia e lavori forzati sotto il regime comunista ed è un grande difensore e praticante del Vetus Ordo. Il cardinale Ernesto Simoni sedeva alla sinistra di Papa Leone nella loggia centrale della Basilica di San Pietro insieme al cardinale protodiacono Dominique Mamberti”.

«Tre anni fa, Simoni fece la sua prima apparizione nella Loggia delle Benedizioni come cardinale diacono su invito di Papa Francesco, il quale, venuto a conoscenza della sua storia di sacerdote albanese perseguitato dal regime comunista di Enver Hoxha, lo elevò da semplice sacerdote alla dignità cardinalizia nel Concistoro del 19 novembre 2016».

Simoni rievoca con commozione il suo difficile passato e ci racconta: «Non avrei mai pensato di arrivare a festeggiare il mio settantesimo compleanno. Non l’avrei mai immaginato quando mi trovavo di fronte alle mitragliatrici e mi minacciavano di morte». «Non l’avrei mai immaginato quando ero in prigione, costretto ai lavori forzati nelle miniere e nelle fogne, dove ogni giorno di quella sofferenza atroce sembrava l’ultimo per noi prigionieri. Non avrei mai creduto di poter celebrare l’anniversario della mia ordinazione sacerdotale, la data più importante dell’anno per me, con il Santo Padre, al quale rendo grazie».

E ci confidò: «Ho celebrato segretamente la Santa Messa in latino, usando particelle di farina e acqua che, dopo essere state consacrate dal potere che la Chiesa mi ha conferito con l’ordinazione sacerdotale, sono diventate il Corpo di Gesù». Il cardinale ha ricordato con commozione «i tanti compagni di prigionia uccisi per odio verso la fede, innocenti, semplicemente perché ferventi seguaci di Gesù, uomini e donne che hanno dato il loro sangue per la Santa Chiesa».

Non dimentichiamo le parole dello studioso svizzero Emil Brunner nella sua opera “Giustizia. Dottrina delle leggi fondamentali dell’ordine sociale”, in cui denuncia lo stato totalitario come una “grande ingiustizia” dei tempi moderni, “le cui radici storiche affondano nella Repubblica della Rivoluzione francese, nel Contratto sociale di Rousseau, nel principio di ‘alienazione totale’. Non esiste stato moderno che non sia stato contagiato, in misura maggiore o minore, da questa malattia. E non dimentichiamo mai quanto segue: il principio totalitario ha trovato il suo sviluppo più completo e coerente nel comunismo bolscevico” (Università Nazionale Autonoma del Messico, 1961, p. 175).

Oggi in Argentina viviamo nella follia e nella maleducazione di chi grida “Viva la libertà, dannazione!” – cosa che José Luis Rinaldri, da persona perbene qual è, corregge in “Viva la libertà, per l’amor del cielo!” – ma non dobbiamo dimenticare i tempi in cui i guerriglieri marxisti, l’Esercito Rivoluzionario Popolare, i Montoneros e tanti complici hanno seminato il paese di sangue e lacrime per impadronirsi del potere. Sconfitti militarmente, tuttavia, hanno vinto la battaglia culturale e hanno fatto il lavaggio del cervello alle nuove generazioni.

Oggi abbiamo un duplice obbligo: in primo luogo, ricordare quanto siamo stati vicini alla sofferenza, all’essere precipitati nella barbarie marxista, e in secondo luogo, chiarire che la libertà è un mezzo, che come tale è orientato verso un fine ed è legittimato dal suo ordinamento alla verità e al bene.

Possa l’esempio del Cardinale Simoni spronarci a realizzarli, e possa Dio aiutare e benedire il risveglio della nostra Argentina, oggi confusa, addormentata e assente, che sembra aver dimenticato i grandi compiti a cui è stata chiamata.

Buenos Aires, 9 aprile 2026







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