Luigi Casalini mercoledì, 1 Aprile 2026

Grazie a Luis Badilla per questa analisi sulle vicende della liturgia tradizionali e le persecuzioni contro i fedeli tradizionali.
Da leggere con attenzione le riflessioni finali di Badilla.Luigi Casalini
"...Senza enfasi polemiche e mettendo sul campo un “nuovo sguardo fra fedeli”
Luis Badilla, 1 apr 2026
Messa in latino? Si torna a come erano le cose con Papa Benedetto XIV. E si farà gradualmente, senza enfasi polemiche e mettendo sul campo un “nuovo sguardo fra fedeli”.
Quanto Papa Leone XIV dice, con la firma del suo Segretario di stato Pietro Parolin riguardo al Vetus Ordo – la Messa in latino – sono riflessioni di grande rilevanza perché ovviamente anticipano decisioni importanti in questa materia dandone una visione d’insieme alla questione. In altre parole, e a differenza dei modi di pensare escludenti dove le parti esistono in funzione di un nemico, il Papa dice: guardate siamo una sola cosa e il problema che ci divide la cosa principale che siamo chiamati ad annunciare e a rinnovare nel mondo, l’Eucaristia.
Insomma, si cambia ed è altamente probabile che, come fatto già in altre materie, con Papa Prevost si torni sostanzialmente a ciò che aveva deciso Papa Benedetto XIV (Motu proprio data Summorum Pontificum – 7 luglio 2007).
Nella lettera ai Vescovi francesi del card. Parolin a nome del Pontefice, si legge:
“Avete infine, cari fratelli, l’intenzione di affrontare il delicato tema della liturgia, al quale il Santo Padre è particolarmente attento, nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo. È preoccupante che continui ad aprirsi nella Chiesa una dolorosa ferita riguardante la celebrazione della Messa, il sacramento stesso dell’unità. Per sanarla, è certamente necessario un nuovo sguardo di ciascuno verso l’altro, in una maggiore comprensione della sua sensibilità; uno sguardo che possa permettere a fratelli ricchi della loro diversità di accogliersi reciprocamente, nella carità e nell’unità della fede. Possa lo Spirito Santo suggerirvi soluzioni concrete che consentano di includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo, nel rispetto degli orientamenti voluti dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia.”
Sono parole magistrali: intelligenti, ben pensate e meditate, aderenti alla realtà vera, senza piglio ideologico o rivoluzionario e delineano un programma non marginale poiché si parla della centralità del cristianesimo, l’Eucaristia.
E’ molto interessante come transita sulla materia il pensiero del Papa usando parole diretta e comprensibile e senza polarizzare in cordate o sostenitori.
1) Leone prende atto del fatto che i vescovi francesi (come altri) torneranno a parlare di liturgia e che lo faranno “nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo”. E cioè, nulla di casuale o gustoso, mediatico o polemico si parlerà sul Vetus Ordo perché in Francia (e in molto Paesi del mondo) la questione è all’ordine del giorno come evidenzia la realtà.
2) Leone ammette che la “dolorosa ferita riguardante la celebrazione della Messa, il sacramento stesso dell’unità”, che divide e antagonizza, separa e devasta, e va sanata con un “nuovo sguardo di ciascuno verso l’altro, in una maggiore comprensione della sua sensibilità”. Le differenze o problemi la comunità ecclesiale deve saper risolvere nell’unità e non deve usarli contro l’altro.
3) Leone rifiuta la categoria “nemici” e ribadisce quella di fratelli che devono rivolgersi con il medesimo atteggiamento allo Spirito Santo per trovare soluzioni consensuali. Perciò occorre la fede della carità e dell’unità per arrivare ad “includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo”
4) Leone pensa con chiarezza che coloro che sono legati a Vetus Ordo devono essere sinceri e non usare la Messa tridentina per combattere il Concilio Vaticano II e quanto i padri conciliari decisero in materia di Liturgia. Questo passaggio esclude i ‘Lefebvriani’ che furono i primi a fare della Messa in latino un pretesto per opporsi al Concilio. Loro, tra l’altro, come hanno detto in queste settimane si preparano per alcune ordinazioni episcopali scismatiche il 1° luglio.
5) Leone non ha fretta e in questa materia ha fatto già capire che vuole vedere, accompagnare, scambiare analisi e notizie con le diocesi e gli Episcopati nazionali. Si dice che qualcuno lo avrebbe chiamato “Gatto di marmo” (proverbio lombardo) e ciò starebbe ad indicare la sua gradualità e camminare passo a passo, lentezza, cosa che altri desiderano identificare invece con l’immobilismo del pregiato marmo. Papa Leone ha il suo tempo e fino ad oggi a quasi un anno dalla sua elezione ha dimostrato ampiamente che amministra questo tempo secondo la realtà delle cose, senza lasciarsi condizionare.
Nessun commento:
Posta un commento