venerdì 10 luglio 2026

Cosa vogliono i lefebvriani e perché si è arrivati allo scisma?

 


Pubblicato 10 luglio 2026


Intervista a Don Nicola Bux sullo scisma lefebvriano, i nodi dottrinali e il futuro della Chiesa.


1. Le origini della frattura e la perdita del “senso cattolico”La radice del problema: Secondo Don Nicola Bux, la situazione attuale non nasce oggi, ma affonda le radici almeno nel 1985 [00:22], anno in cui l’allora cardinale Joseph Ratzinger denunciò (nel celebre Rapporto sulla fede con Vittorio Messori) la perdita del senso cattolico della realtà della Chiesa [00:34].

La Chiesa come un “Lego”: Bux evidenzia come sia da parte lefebvriana sia da parte del cattolicesimo progressista tedesco ci sia la tendenza a non considerare più la Chiesa come una realtà voluta da Cristo, bensì come una costruzione umana da riorganizzare arbitrariamente a proprio piacimento [00:53]. Di conseguenza, i contenuti di fede e di morale diventano relativi e arbitrari [01:12].

2. Le ragioni della sanzione: dottrina contro azioni concrete. La gravità dell’atto canonico: di fronte all’obiezione comune secondo cui i lefebvriani appaiono “ortodossi” e ligi ai principi rispetto alle derive dottrinali presenti in Germania, il teologo chiarisce che la sanzione (scomunica) non colpisce ciò che essi credono, ma ciò che fanno [01:55]. I lefebvriani hanno compiuto l’atto gravissimo di ordinare dei vescovi senza il mandato pontificio [02:25].

Il parallelismo con la Cina e le opinioni errate: Questo tipo di scisma è analogo a quanto avveniva in Cina ai tempi di Pio XII [02:37]. Bux sottolinea che, per quanto gravi siano certe tesi morali o dottrinali progressiste diffuse altrove (es. in Germania), esse rimangono spesso a livello di opinioni discutibili [02:53], mentre l’ordinazione illegittima di vescovi è un atto concreto di rottura dell’ordine gerarchico che fa scattare sanzioni canoniche automatiche [03:22].

3. La gestione del dialogo e il ruolo del Vaticano. Mancanza di un tavolo di confronto diretto. Alla domanda se la frattura si potesse evitare, Don Nicola ipotizza che se il Papa avesse convocato mesi prima i responsabili attorno a un tavolo insieme a degli esperti, forse la rottura sarebbe stata scongiurata [04:40].

I limiti dell’apparato vaticano: Nonostante i tentativi storici operati in passato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI [05:05], i lefebvriani si sono ostinati su rigide posizioni circa il Concilio Vaticano II [05:16], che invece possiede elementi di magistero solenne e infallibile, accanto ad aspetti transitori che si potrebbero discutere [05:34]. Bux rileva inoltre che l’entourage vaticano e la complessità della “macchina di governo” – della quale il Papa attuale non è ancora pienamente padrone assoluto – potrebbero aver ostacolato una mediazione più flessibile [05:55].

4. Il concetto di comunione e la possibilità di un ritorno. La natura non democratica della Chiesa: viene ribadito che la Chiesa è come una famiglia in cui la comunione è dialettica: non si può sbattere la porta ogni volta che si è in disaccordo [03:40]. La Chiesa non è una struttura democratica ma sacramentale e gerarchica [06:36]; è riformabile nelle sue strutture umane, ma il suo impianto di fondo appartiene a Cristo e non alla proprietà degli uomini [06:45].

La via per ricucire lo scisma: Don Nicola dichiara che tornare indietro è possibile, ma è necessaria la buona volontà e l’elasticità da entrambe le parti [07:10]. In particolare, la Fraternità San Pio X dovrebbe riscoprire il pensiero del santo teologo John Henry Newman riguardo al rapporto tra “dottrina e sviluppo”, superando il blocco ideologico che la tiene ferma a posizioni del passato [07:43].

Nessun commento:

Posta un commento