giovedì 28 maggio 2026

“Magnifica humanitas”: il problema metafisico soggiacente




Chiesa cattolica | CR 1952


di Roberto de Mattei 27 Maggio 2026 

La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, è stata presentata all’opinione pubblica mondiale il 25 maggio nell’aula nuova del Sinodo. Il Papa ha voluto dare all’evento un tono solenne, partecipando in persona alla presentazione, fiancheggiato da tre cardinali, due teologhe (una inglese e l’altra congolese) e da Christopher Olah il cofondatore (ateo) dell’azienda di intelligenza artificiale Anthropic.

Magnifica humanitas è uscita il 25 maggio, ma porta la data del 15 maggio, lo stesso giorno in cui Leone XIII, pubblicò nel 1891 l’enciclica Rerum Novarum. Papa Gioacchino Pecci, 135 anni fa, dedicò la sua enciclica sociale alla rivoluzione industriale del suo tempo. Leone XIV ha voluto porre al centro della riflessione della Chiesa la rivoluzione digitale della nostra epoca, con particolare riguardo all’intelligenza artificiale (IA).

Il ritorno della dottrina sociale della Chiesa, accantonata negli anni successivi al Concilio Vaticano II con l’eccezione della Centesimus Annus (1991) di Giovanni Paolo II, va certamente salutato con soddisfazione. Va ricordato però che la dottrina sociale della Chiesa è una parte integrante della teologia morale cattolica e questa, a sua volta, possiede un fondamento metafisico, poiché la morale si radica nell’ordine dell’essere. Come insegna san Tommaso d’Aquino, agere sequitur esse: l’agire deriva dall’essere; di conseguenza, l’ordine morale e sociale non può essere compreso indipendentemente dalla natura dell’uomo e dal suo fine ultimo (Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2). Per questo il padre Réginald Garrigou-Lagrange precisa che «i veri diritti dell’uomo derivano dai suoi doveri verso Dio» (Doctor Communis, 2-3 (1949), p. 158), sottolineando il principio metafisico della dottrina sociale della Chiesa.

La Rerum Novarum di Leone XIII fu preceduta dall’enciclica Aeterni Patris del 4 agosto 1879, con la quale, un anno dopo la sua elezione, il Pontefice volle determinare la linea filosofica da seguire nelle scuole cattoliche, proponendo san Tommaso d’Aquino come l’unico Maestro intellettuale della Chiesa. Leone XIII era convinto, infatti, che la restaurazione del pensiero attraverso la filosofia di san Tommaso dovesse precedere e fondare quella della società. Eminenti studiosi cattolici, come Étienne Gilson (1885-1978) e Augusto Del Noce (1910-1989), suggeriscono di leggere tutte le maggiori encicliche di Leone XIII in questo orizzonte metafisico. Nella Aeterni Patris, il Papa condensa il proprio programma culturale; nelle encicliche successive, tra le quali la Libertas praestantissimum sulla libertà umana (1888), l’Arcanum divinae sapientiae sul matrimonio cristiano (1880), la Humanum genus sulla massoneria (1884), l’Immortale Dei sulla costituzione cristiana degli Stati (1885), la Sapientiae christianae sui doveri del cristiano nella vita pubblica (1890) egli ne applica i principi ai diversi ambiti della vita individuale e sociale.

Leone XIV è certamente mosso da nobili intenzioni e da un sincero amore per la verità, tuttavia il suo documento, a differenza di quelli di Leone XIII, rivela la mancanza di una solida fondazione metafisica che rischia di impedire la comprensione adeguata di problemi complessi, come quello dell’intelligenza artificiale.

Il Papa, dopo aver giustamente affermato che «occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” (IA) a quella umana»imposta così il problema: «Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana (…) E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. (…) non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. (…) Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore (n. 99)».

Il Papa ha ragione a sollevare il problema, ma la sua risposta non chiarisce perché l’equiparazione tra intelligenza umana e artificiale sia impossibile. Per la filosofia tomista, il motivo non consiste principalmente nel fatto che l’IA non prova emozioni, non ha relazioni o non possiede memoria incarnata, ma nel fatto che essa manca di un’anima razionale spirituale, principio intrinseco delle operazioni intellettive. L’enciclica formula invece la distinzione fra uomo e IA in termini puramente fenomenologici, sul piano dell’esperienza, dell’affettività e della relazionalità, dimenticando o ignorando che la distinzione decisiva è ontologica.

Secondo san Tommaso d’Aquino, l’uomo non è riducibile a una somma di processi materiali, perché il principio stesso del conoscere umano è un principio incorporeo e sussistente (Summa Theologiae, I, q. 75, a. 1). L’intelletto umano non si limita a elaborare informazioni o riconoscere schemi, ma conosce l’universale (Summa Theologiae, I, q. 79, a. 6) ed è capace di astrarre dalle immagini sensibili concetti immateriali come il bene, la giustizia, Dio stesso. Analogamente, la volontà non è un meccanismo di selezione programmata, ma è un appetito razionale capace di deliberazione e libertà (Summa Theologiae, I, q. 82, a. 1; ST, I, q. 83, a. 1).

L’intelligenza artificiale, invece, non possiede un principio intrinseco di conoscenza e di volontà, ma agisce in forza dell’intelligenza umana che l’ha progettata. Perciò la differenza tra uomo e macchina non è quantitativa ma ontologica: l’uomo conosce perché possiede un intelletto spirituale e vuole perché possiede una volontà libera; la macchina invece produce risultati perché è stata costruita per farlo. Anche l’intelligenza artificiale più avanzata, dunque, non potrà mai essere veramente umana, perché le manca ciò che, per san Tommaso, costituisce il principio stesso del conoscere e del volere autenticamente umani: l’anima razionale spirituale.

Queste osservazioni possono sembrare astrattamente filosofiche, ma hanno importanti conseguenze anche sul piano morale e sociale. La fondazione metafisica della dottrina sociale della Chiesa rinvia infatti alla concezione cristiana dell’ordine dell’essere, che comprende la storia umana alla luce della creazione, della caduta e della redenzione. In tale prospettiva, la nozione di peccato, che è sostanzialmente assente dall’enciclica, non è riducibile a ingiustizia sociologica, ma costituisce una violazione della legge divina, implica una colpa, merita una pena ed esige il pentimento e la conversione. Il Papa, con una bella espressione, afferma che «se il mistero di Dio-Amore è la sorgente della Dottrina sociale, il suo volto più concreto lo contempliamo in Gesù Cristo, Verbo incarnato» (n. 49). Però Gesù Cristo non si è incarnato per confermare un ideale umanitario, né per promuovere una generica fraternità universale, ma per restaurare l’ordine infranto dal peccato mediante la redenzione dell’uomo e la sua reintegrazione nell’ordine soprannaturale (Summa Theologiae, III, q. 1, a. 2). Quando questo orizzonte metafisico e soprannaturale viene oscurato, il cristianesimo tende inevitabilmente a secolarizzarsi e ridursi a una religione puramente orizzontale e filantropica, il cui scopo non è più la salvezza delle anime e la restaurazione dell’ordine cristiano, ma la semplice gestione umanitaria dei problemi del mondo.

Magnifica humanitas è ricca di spunti e va considerata come un’espressione autorevole del Magistero di Leone XIV, ma alcuni punti della filosofia e della dottrina sociale della Chiesa che l’enciclica affronta meritano di essere discussi, con il dovuto amore e rispetto per la persona del Romano Pontefice e l’istituzione del Papato.







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