venerdì 29 maggio 2026

Tutti si inchinano, lui no





La scelta di un boy scout in moschea (video)

Ultimissime 29 Mag 2026


La Redazione UCCR

Il video di un giovane boy scout che non si prostra durante la visita ad una moschea in Scozia. Cosa ci insegna.

Quando un bambino insegna il rispetto meglio degli adulti.

Un breve video girato in Scozia (qui sotto) durante una visita in moschea di un gruppo di giovani scout offre alcuni spunti di riflessione.

Al centro della vicenda c’è un giovane di circa 7 o 8 anni che, mentre il resto del gruppo partecipava ai gesti della preghiera islamica guidata da un imam, è rimasto semplicemente in piedi.

Niente inchini, prostrazioni, né genuflessioni richieste dal momento rituale.

L’unico che non si inchina: il video

Il bambino è membro del gruppo “Beaver Scouts” e la visita si è svolta presso il Central Scotland Islamic Centre di Stirling.

Durante l’incontro, i membri della moschea hanno invitato i bambini a seguire i movimenti della preghiera islamica.

Nel video si vede che tutti aderiscono, compreso il responsabile del gruppo. Soltanto il piccolo scout ha scelto di partecipare restando però fermo al suo posto, in silenzio.

E’ l’unico tra i bambini, tra l’altro, a non aver indossato nemmeno i tipici copricapi.

Il gesto non è stato accompagnato da proteste o dichiarazioni ed è proprio questa compostezza a sorprendere.

Potrebbe essere dovuta ad un segno di coraggio e fedeltà alla propria identità cristiana oppure una semplice forma di disagio di fronte a un momento eccessivamente sincretista all’interno di in un contesto interreligioso.

La preghiera non è un gesto neutrale

La vicenda tocca comunque un punto delicato delle società pluraliste contemporanee: come conciliare il rispetto per le religioni altrui con la libertà di coscienza e la propria identità?

Non riteniamo affatto sbagliato che i gruppi di giovani cristiani conoscano e incontrino realtà religiose differenti ma l’adesione esplicita ai rituali supera il confine tra rispetto interreligioso e sincretismo.

La preghiera non è un gesto neutrale o culturale, è un atto di culto.

E’ vero che il documento Nostra Aetate afferma che «la Chiesa guarda con stima anche ai musulmani che adorano l’unico Dio», ma allo stesso tempo non considera equivalenti le forme di culto delle diverse religioni.

Per i cristiani, la preghiera esprime una fede specifica e una relazione sacramentale con Dio in Cristo.

Non serve partecipare o imitare riti estranei alla propria fede per mostrare rispetto. La conoscenza reciproca, il confronto, il dialogo e la condivisione di opere sociali o di carità sono già sufficienti per vivere un autentico dialogo interreligioso.

Papa Francesco: identità per dialogare

In questo senso vale la pena richiamare le parole di Papa Francesco su come intraprendere un dialogo con le altre religioni.

L’unico modo, spiegò nel 2014, «la nostra identità propria, la nostra identità di cristiani». Non esiste vero dialogo «se non siamo consapevoli della nostra identità».

Per rispettare davvero i fedeli di altre religioni, proseguì Papa Bergoglio, «dobbiamo avere ben chiaro ciò che siamo, ciò che Dio ha fatto per noi e ciò che Egli richiede da noi».

«Qual è stato il primo comandamento di Dio ad Abramo?», ha chiesto Francesco. «“Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”», la risposta.

Il boy scout ha mostrato rispetto

Quel giovane boy scout, qualunque siano state le sue motivazioni, è l’unico che in quella moschea ha davvero rispettato se stesso, l’imam e i fedeli islamici.

E’ stato l’unico a rimanere irreprensibile nella sua identità e non ha finto, non ha simulato devozione, non ha banalizzato la fede e la preghiera.

Né la sua, né quella dei responsabili della moschea.



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