
Mons. Antony Fischer - Fonte: Diocesi di Sydney
Il vescovo di Sidney interviene sulla controversia relativa a uno spazio artistico sovvenzionato dal governo che parodia l'Eucaristia e la vita religiosa in un'ex chiesa cattolica, chiedendo che venga riservato lo stesso rispetto delle altre fedi.
AUSTRALIA
Paola Belletti, 30 luglio 2026
I sacerdoti della libertà d'espressione non hanno dogmi, se non quello che vuole questa libertà assoluta, sciolta da qualsiasi limite. Anche quello della decenza, ma ancor più del rispetto per ciò che è sacro. A Sidney, in una piccola chiesa cattolica sconsacrata dagli anni '30, era stata organizzata una serie di eventi "artistici" che però avevano mostrato una particolare predilezione tutt'altro che devota per simboli sacri della fede cattolica, l'Eucarestia in particolare che non è simbolo ma Sacramento. La Saint John the Evangelist, dopo essere rimasta chiusa l'ultimo anno, era stata addirittura "riportata in vita come spazio artistico inclusivo per la comunità LGBTQ+, inaugurando l'8 luglio con un permesso valido per un anno". Così leggiamo su The Guardian che anche nella scelta di parole e immagini per descrivere i fatti non resiste e a sua volta scimmiotta contenuti cattolici.
"Ci vogliono mesi di amore e cura per dare vita a un edificio vuoto, ma solo tre giorni per demolirlo". Espressione che sembra fare il verso nientemeno che a Nostro Signore quando parla del tempio del Suo corpo. E di nuovo: "per soli tre giorni, il Divine Playhouse è esistito come previsto, ospitando una festa di inaugurazione, una serata di cabaret queer e una discoteca." Seguono alti lai di protesta per l'ingiustificata reazione, a detta degli organizzatori degli eventi, che ha portato alla chiusura e alla rescissione del contratto d'affitto "per attività commerciali offensive". E mentre i campioni di inclusività vanno per avvocati, sostenendo che è ora di finirla con questa oppressione, chi ha protestato mantiene la calma, avendo opposto alle offese una veglia di preghiera. Non un gruppo di beghine, ma il vitaminico movimento cattolico soprattutto maschile Fit for the Kingdom. Si sono radunati e, in ginocchio, hanno recitato il santo rosario.
A levare la voce, pacata ma ferma, è stato il vescovo di Sidney, monsignor Antony Fisher:
«Sostenere la libertà di parola non significa che ogni forma di espressione sia positiva, né che le espressioni offensive debbano rimanere impunite. La libertà di parola comprende non solo il diritto di parlare, esibirsi e creare, ma anche il diritto, e talvolta la responsabilità, di dire chiaramente quando qualcosa è inappropriato, offensivo o sbagliato. Gli spettacoli e le iniziative promozionali del Divine Playhouse, allestito in un'ex chiesa cattolica di Sydney, non sono certo espressioni artistiche neutre. Le immagini sui social media mostrano un maiale che offre patatine fritte di McDonald's come "Corpo di Cristo", artisti maschi vestiti da suore ed eventi pubblicizzati con titoli come "Disordine della domenica" e "Confessioni sacrileghe"».
"CCA' NISSIUN è FESS"
A difesa di quello che si configura come un vero e proprio abuso, insultare la fede altrui, gli "artisti" avrebbero spiegato che i riferimenti al cristianesimo non avevano scopo lesivo: è colpa dei cristiani, insomma, troppo suscettibili (una dinamica da narcisista manipolatore). Ma l'arcivescovo non tentenna: «Non si trattava di riferimenti casuali al cristianesimo, né di semplici critiche alle istituzioni religiose. Piuttosto, rappresentavano una deliberata appropriazione, sessualizzazione e denigrazione di simboli e rituali specifici e sacri della fede cattolica. Le affermazioni secondo cui questi eventi non erano finalizzati a deridere i cattolici non sono convincenti. »
Sua Eccellenza non ha dubbi. I cattolici non si sono offesi perché hanno la pelle troppo sottile o sono degli invasati: il linguaggio scelto, i soggetti di opere e rappresentazioni del programma artistico del Divine Playhouse prendevano deliberatamente di mira quanto di più caro la Chiesa abbia da offrire al mondo: Cristo nel mistero del Santissimo. Un tesoro, peraltro, che chi si è convertito ha il dovere di difendere per tutti, anche per conto di coloro che ora lo deridono.
"CIO' CHE ABBIAMO DI PIU' CARO"
«Per i cattolici, l'Eucaristia non è un motivo culturale che si presta alla parodia. È il sacramento al centro del nostro culto: la presenza di Cristo stesso, donata realmente e veramente. Gli abiti religiosi non sono costumi da indossare per una fotografia o per fare umorismo; raccontano di donne che hanno dedicato tutta la loro vita a Dio e al servizio degli altri. Il crocifisso non è un semplice oggetto di scena; è l'immagine di un uomo che muore per amore di coloro che lo deridono. In risposta a questi attacchi, i cattolici hanno dato una pacifica testimonianza pubblica attraverso la preghiera e il canto, dimostrando che un dissenso serio può essere espresso senza intimidazioni, abusi o odio. Imparate, cari fratelli LGBT, come si fa: non lanciate il sasso per poi nascondere la mano e assumere pose vittimistiche. La Chiesa, piena di limiti nella sua umanità, si può criticare, ferire deliberatamente no. Chi ne fa parte ha diritto e dovere di opporsi, senza alcuna forma di violenza, peraltro.
In un ulteriore affondo, l'arcivescovo invita tutti a riflettere su cosa sia la vera maturità:
L'autentica espressione dell'identità o delle credenze di una persona non dovrebbe mai dipendere dalla denigrazione di quelle altrui. Inoltre, "tolleranza" e "inclusività" non dovrebbero imporre ai cattolici di rimanere in silenzio quando ciò che considerano sacro viene oggetto di scherno e disprezzo.
QUANTE GUANCE ABBIAMO?
Non c'è monito evangelico forse più mal compreso di questo: «se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra». Non un invito alla codardia, ma al vero dominio di sé e al coraggio che spezza la catena dell'odio. Con questa pazienza, dunque, i cristiani hanno opposto resistenza, senza attaccare nessuna persona, ma denunciando il male per quello che è. Non si sono offesi perché le opere erano in una ex chiesa, cosa che ha certamente colpito emotivamente ma che non è il cuore del problema. Il vescovo osserva ancora che il fatto che questi eventi «abbiano ricevuto un finanziamento di 100.000 dollari tramite una sovvenzione di Create NSW. Il Premier ha indicato che la sovvenzione sarà esaminata, e questo è positivo. Meno rassicurante è il fatto che alcuni suoi colleghi parlamentari e altri funzionari pubblici si siano affrettati a difendere gli spettacoli e a liquidare le obiezioni cattoliche come omofobia. »
PRENDERSELA CON LA CHIESA è SEMPRE DI TENDENZA
Si chiede infine se avrebbero reagito allo stesso modo se a essere oggetto di ridicolizzazione e disprezzo fossero state altre religioni. «Per troppo tempo, il pregiudizio anticattolico è stato trattato come una forma di intolleranza relativamente accettabile. Abbiamo il diritto di chiedere che le nostre sacre credenze non vengano prese di mira e derise con fondi pubblici, e che quando esprimiamo la nostra opposizione pacificamente, le nostre obiezioni non vengano fraintese come odio».
Piuttosto, riflettano i paladini della libertà artistica: non sono forse a corto di idee se le uniche che riescono a rimediare sono caricature, blasfeme, di simboli altrui? Troveremo modo di dirlo loro con le dovute maniere, non sia mai che si offendano.
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