
(Ai)
Segreti inquietanti
Giuliano Guzzo, 09 Giugno 2026
Il suicidio assistito sta progressivamente tornando al centro del dibattito politico italiano. Il Parlamento è tornato ad occuparsene – anche se il testo in discussione è stato per il momento rispedito in commissione -, mentre in Emilia Romagna la maggioranza ha deciso di tornare su questo tema, con i gruppi consiliari di Pd, Avs, M5S e Civici che hanno depositato un nuovo pdl – intitolato Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito – per disciplinare la morte on demand. Ieri Papa Leone XIV ha tenuto un formidabile discorso al Parlamento spagnolo ribadendo la centralità della tutela della vita umana «dal concepimento fino al naturale tramonto», ma c’è da escludere che il discorso del pontefice, purtroppo, possa portare a chissà quali ravvedimenti i tifosi nostrani della “dolce morte”.
Ed è un peccato, anche perché le ombre su questa pratica sono numerose, come prova – su tutti – l’esempio del Canada, che ha riconosciuto la morte assistita solo dieci anni fa e che ne è diventato, nel giro di poco, patria internazionale - con tutto ciò che di inquietante ciò comporta. Parlano chiaramente i dati - dai 1.018 casi del 2016 si è balzati ai 16.499 del 2024, con un’impennata di morti superiore al 1500% -, i casi inquietanti emersi pubblicamente sui media – come quello di un prete cattolico ricoverato per una frattura all’anca cui la morte è stata proposta ben due volte -, ma parla anche la strana condotta dei medici che somministrano la morte e che, a quanto pare, non intendono raccontare a nessuno esattamente come lavorano. Esagerazioni? Niente affatto: cronaca, semplice cronaca. A riferire questa notizia è Alex Schadenberg, 57 anni, attivista nato a Woodstock, Ontario, e grande conoscitore di questi temi in quanto direttore esecutivo dell’Epc, acronimo che sta per Euthanasia prevention coalition.
In breve, Schadenberg ha raccontato che la Canadian Association of MAiD Assessors and Providers (Camap) ha rifiutato di condividere con la competente Commissione parlamentare il proprio programma di addestramento al personale medico per praticare la morte assistita. Un fatto assai grave, se si considera che la Camap non è indipendente ma riceve dal governo federale la bellezza di 3 milioni di dollari all'anno proprio per sviluppare il suo programma di preparazione alla “dolce morte”. Tutto ciò appare ancor più sconvolgente visto che la citata Commissione sta ragionando su come autorizzare l’eutanasia sulla base della sola malattia mentale a partire dal marzo 2027. Ma niente, la Camap ha bocche cucite. E in una email quasi piccata ha fatto presente che lo scopo del proprio programma «non è la promozione o l'educazione del pubblico; piuttosto, esiste per supportare gli operatori sanitari nella comprensione e nell'applicazione del quadro legislativo e clinico esistente nella loro pratica».
Peccato che una Commissione parlamentare non sia esattamente un gruppo estraneo o di impiccioni, ma una istituzione democratica. Come mai allora si vuole nascondere come si formano i medici pro “dolce morte”? Secondo quanto riporta ancora Schadenberg in seno all'associazione si consumano da tempo accesi scontri, con più voci levatesi contro i moduli e i protocolli criticati per non tenere conto di quei profili vulnerabilità – come la mancanza di fissa dimora o la solitudine – che possono spingere qualcuno a chiedere la morte assistita; pare perfino che si formino gli operatori sanitari a considerare non solo difficile, ma pressoché invivibile l’esistenza delle persone con disabilità. Insomma, quella della quale non si vuol condividere il modus operandi sarebbe una vera e propria scuola di morte insensibile, come se non bastasse, alle difficoltà sociali che possono spingere la gente a chiedere di morire.
Quel che è peggio è che quest'insensibilità ormai si sta radicando nella globalità della popolazione canadese. Non si spiegherebbe, altrimenti, come sia stato possibile che già nel 2023 un sondaggio di Research Co. abbia rilevato che il 28% dei canadesi sia d’accordo per il suicidio assistito per le persone senza dimora in salute e il 27% sia favorevole per offrirlo a quanti versano in condizioni di estrema povertà. No, i canadesi non sono impazziti e, molto probabilmente, non lo sono neppure i membri della Canadian Association of MAiD Assessors and Providers. Semplicemente, una volta che passa l’idea che esistano vite indegne di essere vissute, quest’idea tende a dilatarsi: in un tragico inveramento di quello che i bioeticisti chiamano «pendio scivoloso», si inizia con alcuni casi limite e si finisce con innumerevoli casi, senza più limiti. In effetti, l’impennata di morti assistite – + 1500%, repetita iuvant, in appena otto anni – racconta esattamente questa storia.
Nessun commento:
Posta un commento