giovedì 1 ottobre 2026

«Senza precedenti». Risarciti con 200.000 dollari gli eredi di un bimbo abortito



(Imagoeconomica)

La causa era stata fatta dalla madre alla clinica dove, senza il suo assenso, era stato praticato l’aborto

Stati Uniti


Federica Di Vito, 30 settembre 2026 

La vicenda giudiziaria si è svolta nello Stato del Nuovo Messico (Usa) con la causa Wabbington v. Boyd, promossa contro la clinica abortiva Southwestern Women’s Options gestita dai medici Curtis Wayne Boyd, Emily Cohen e Carmen Landau. La madre si era presentata nella struttura in evidente stato di alterazione da metanfetamine. Nonostante il personale fosse a conoscenza della sua storia di tossicodipendenza e dello stato di intossicazione acuta - condizione che rende legalmente impossibile esprimere un valido consenso informato -, la clinica ha eseguito un aborto indotto alla 26ª settimana di gravidanza (circa sei mesi e mezzo di gestazione), quando il bambino - che nei documenti processuali è indicato in modo neutro come «Baby Wabbington» o «infante», senza menzionare il sesso - avrebbe potuto sopravvivere.

Oltre a non aver informato la donna su programmi di supporto per la disintossicazione né su opzioni alternative, la clinica è stata accusata di pratiche commerciali scorrette: la struttura si era impegnata a trasferire il corpo del piccolo a un'agenzia funeraria, ma i resti sono stati invece smaltiti tra i rifiuti medici. Profondamente pentita, la madre ha promosso l’azione legale sia a proprio titolo sia in rappresentanza dell’asse ereditario del concepito. L’avvocato della famiglia, Mike Seibel, ha notato che «l’industria dell’aborto ha approfittato della condizione vulnerabile della madre per profitto […]. Hanno fatturato il contribuente tramite Medicaid [il programma pubblicato degli USA che offre copertura sanitaria gratuita o a basso costo alle persone e alle famiglie con reddito e risorse limitate, n.d.r.] per una procedura che tipicamente costa decine di migliaia di dollari».

La causa si è conclusa con un accordo economico di 200.000 dollari destinati al patrimonio del nascituro, stabilendo così un precedente storico nel riconoscere il concepito come persona. Applicando il Wrongful Death Act (legge statale sulla morte ingiusta) del Nuovo Messico, la vertenza ha definito Baby Wabbington come «persona» ai sensi della legge statale, riconoscendogli il diritto alla pari tutela giuridica. Come evidenziato dall’avvocato Seibel, attribuire al concepito la titolarità di diritti e di un patrimonio ereditario costituisce una tappa fondamentale verso il pieno riconoscimento della personalità giuridica del nascituro. È stata un’altra vittoria per l’avvocato specializzato in malasanità Mike Seibel e per il suo co-difensore Justin Hall, che gestiscono entrambi il sito web AbortionInjury.com, una piattaforma che funziona come risorsa per l’avvio di contenziosi legali contro strutture abortive in casi di negligenza o violazioni delle norme sanitarie e procedurali.

L’avvocato della famiglia ha inoltre evidenziato la palese incoerenza di un sistema normativo in base al quale «puoi ottenere un risarcimento per la morte di un bambino non nato, ma puoi comunque ucciderlo», sempre a norma di legge. Del resto, la scienza conferma da tempo ciò che la cultura dominante tenta di ignorare: autorevoli studi dimostrano come il figlio non ancora nato manifesti persino precoci segnali di «coscienza». Si tratta di un tema cruciale che abbiamo affrontato dettagliatamente proprio lo scorso marzo sulle nostre pagine (qui per abbonarsi) attraverso il contributo dello scienziato Carlo Bellieni. Alla luce di queste evidenze, la storica sentenza del Nuovo Messico, non fa che recepire un dato di fatto oggettivo: il bambino non ancora nato è, fin dal primo istante, uno di noi. Quel bambino siamo stati tutti noi, e nessuno può arrogarsi il diritto di concedere più o meno dignità una vita che deve ancora nascere.






Nessun commento:

Posta un commento