Un'altra notizia sulla Chiesa in uscita (di testa)
Aldo Maria Valli
Aldo Maria Valli
Nei Paesi Baschi, nella chiesa di Santa Maria a Bermeo, un cartello collocato davanti all’altare dedicato alle anime del purgatorio avverte che non si deve credere in “un Dio che fa soffrire le persone” e invita il visitatore a confidare che tutti i propri cari “vivono felici accanto a Dio”.
La preghiera per le anime del purgatorio ha profonde radici storiche a Bermeo. La diocesi di Bilbao conserva nel suo archivio storico statuti e documenti della Confraternita delle Beate Anime del Purgatorio nata due secoli fa proprio nella chiesa di Santa Maria, dove un tempo suffragi e indulgenze facevano parte di una devozione diffusa.
Ma ecco che, con un colpo di spugna, tutto ciò viene definito adesso “un modo di pensare del passato”.
Il cartello è alquanto didascalico. Dice così: “L’immagine che vedi in questo altare corrisponde a un modo di pensare di tempi passati. Sopra c’è il sacerdote che celebra l’Eucaristia. Sotto si vedono persone che soffrono tormenti nel purgatorio. Noi non dobbiamo credere in un Dio che fa soffrire le persone. Non vale la pena credere in un Dio così. Gesù ci ha insegnato che Dio è buono con tutti e vuole solo il nostro bene. Abbi fiducia che tutti i suoi cari vivono felici accanto a Dio. Questo dà speranza, voglia di vivere e di fare il bene. Questa speranza ci aiuta a essere brave persone con tutti”.
Tutto molto bello. Ma c’è un piccolo particolare: è tutto in contrasto con la dottrina cattolica.
Il Catechismo ricorda che “coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati […] soffrono dopo la morte una purificazione”. E aggiunge che la Chiesa chiama purgatorio quella “purificazione finale degli eletti”, dottrina più volte formulata e confermata.
Chi ha messo quell’avviso forse non si è reso conto della contraddizione stridente: la scena superiore mostra un sacerdote che celebra l’Eucaristia proprio perché la messa offerta per i defunti è uno dei principali suffragi per le anime del purgatorio. Il Catechismo insegna che fin dai primi tempi la Chiesa ha offerto per i defunti “in particolare il sacrificio eucaristico” affinché, purificati, possano raggiungere la visione di Dio.
Dio è misericordioso, ma ciò non significa che la salvezza sia automatica. Il cattolico può e deve sperare nella salvezza dei suoi defunti, e proprio per questo deve affidarli alla misericordia divina e pregare per loro. Ciò che non può fare è trasformare tale speranza in un diritto, come se Dio avesse il dovere di perdonare.
Ma per la chiesa accogliente, sinodale e in uscita (di testa) tutto ciò è troppo difficile da digerire. E allora ecco una nuova dottrina. Tanto zuccherosa quanto falsa.

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