Interessante la seguente Lettera aperta all’attenzione di S. E. Cardinale Matteo Zuppi, Presidente CEI (già inviata).
30 ottobre 2026
Schede sull'Islam...
Schede sull'Islam...
Egr. Cardinale
Rieccomi così a perorare una sua riflessione, auspicando una sua retrocessione, non nel senso sportivo del termine, da cui sarei pure tentato; e se non una revisione, almeno una rivalutazione..
Alludo alla presentazione del suo progetto “Schede per conoscere l’Islam”, realizzato dalla CEI in sinergia al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica e destinato agli studenti delle scuole. Non a caso presentato in un contesto istituzionale, l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, involge al contempo connotazioni religiose e implicazioni giuridiche connesse e caratterizzanti l’iniziativa; inusitata e improvvida; e a ben vedere, inusitata proprio perché improvvida. Mi segua.
Improvvida perché non costituzionale
Se per l’articolo 8 della Costituzione tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge e hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, se non contrastano con l'ordinamento giuridico italiano; i loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Ora non v’è dubbio che la sua iniziativa insista proprio su questi rapporti, in quanto investe un settore altamente delicato, quello dell’istruzione scolastica, di altrettanto rilievo interno costituzionale. Ciò detto, al contrario di altre confessioni religiose che hanno stretto intese con lo Stato, non risulta che alcuna rappresentanza istituzionale unitaria islamica abbia mai chiesto o proposto allo Stato un’intesa. Che ciò risponda a una vocazione settaria o a una prospettiva prematura, ciò non muta l‘erroneità e l’arbitrarietà di tale iniziativa.
Improvvida perché non legittima
A seguito di Accordo modificativo del Concordato, esecutivo ai sensi di legge n.121 del 1985, e di Intesa tra Ministro della P.I. e Presidente della CEI, esecutiva ai sensi del d.P.R. n.751 del 1985, si è disciplinato l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali d’ogni ordine e grado. La legge n.186 del 2003 definisce i ruoli dei docenti che possono insegnare la religione cattolica. E che solo per tale offerta formativa sono retribuiti con i tributi versati dai cittadini, me compreso.
Perciò distoglierli sia pure in parte, dalle loro prerogative istituzionali e prestazioni contrattuali., come nei suoi intenti, è in conflitto con ordinamento scolastico statale e norme tributarie stesse. Per non dire poi che si profila anche come una abiura a chi lo ha preceduto alla guida della CEI.
Improvvida perché non didattica
Inammissibile nelle norme, l’iniziativa è anche avulsa dalle basilari dinamiche di apprendimento. Posto che l’Islam si esprime con una varietà tipologica da rendere improba una disamina unitaria, una trattazione che risponda a un minimo di utilità didattica richiederebbe margini di tempo che non solo non sono riservati alla stessa religione cattolica, ma neppure ad altre materie curriculari. Sì che le schede da propinare si rivelano accomodanti negli intenti e lacunose negli argomenti. Inducendo disamine non solo superficiali ma persino fuorvianti su temi che meriterebbero ben altri approfondimenti e avallando semplificazioni buoniste inidonee a un’esaustiva acquisizione.
Con esiti prevedibili, del tutto antitetici rispetto agli asseriti intenti che si vorrebbero perseguire.
Improvvida perché non ecclesiale
Inammissibile nelle norme, l’iniziativa è anche avulsa dalle basilari dinamiche di apprendimento. Posto che l’Islam si esprime con una varietà tipologica da rendere improba una disamina unitaria, una trattazione che risponda a un minimo di utilità didattica richiederebbe margini di tempo che non solo non sono riservati alla stessa religione cattolica, ma neppure ad altre materie curriculari. Sì che le schede da propinare si rivelano accomodanti negli intenti e lacunose negli argomenti. Inducendo disamine non solo superficiali ma persino fuorvianti su temi che meriterebbero ben altri approfondimenti e avallando semplificazioni buoniste inidonee a un’esaustiva acquisizione.
Con esiti prevedibili, del tutto antitetici rispetto agli asseriti intenti che si vorrebbero perseguire.
Improvvida perché non ecclesiale
Per cimentarsi nel tentativo di conoscere gli altri, occorre prima assicurarsi di conoscere sé stessi. Diversamente si corre il rischio di vedere sfumare, fin a eclissare, le differenze che delimitano le rispettive identità e al contempo garantiscono la dignità stessa della propria e delle altrui culture. Rischio che in ambito di fede assume le configurazioni di un sincretismo sempre più dilagante. Nella crisi che attanaglia le famiglie un baluardo a difesa della fede può essere lo studio a scuola. Con la chiese sempre più svuotate, le comunità sempre più asfittiche; le vocazioni sempre più latenti e di conseguenza i fedeli sempre più spaesati; invece di ripartire dall’ABC, dal cuore della nostra Fede e dai Novissimi, che nella CEI non pochi hanno obliato e ritenuto ormai obsoleti; ma dico io, invece di concentrare la propria dedizione per l’altrui vocazione al Cristo Re Salvatore, avete sprecato risorse di tempo, energia e intelligenza su come fare conoscere a scuola l’islam? Incomprensibile. Tornando alla terminologia calcistica di cui sopra, questo si definisce autogoal. Riscoprire e coltivare la propria vocazione per evangelizzare, unica vera mission di ogni credente.
Improvvida perché non evangelica
Ci si attende infatti, che occupazione precipua, se non esclusiva, della CEI sia l‘evangelizzazione. Da espletare senza una propedeutica pseudoculturale, ma alla sequela del Vero Evangelizzatore.
Quando il Signore manda i discepoli non li sottopone prima a corsi di formazione sulle altre fedi. E non per un intento di prevaricazione, ma perchè essi si rivolgano non alle menti, ma ai cuori. E li invita a non recare altro con sé; in termini attuali, un approccio non culturale ma esperienziale. Così quando dopo la Resurrezione gli apostoli parlano ai convenuti d’ogni dove, non si curano prima di conoscerne la cultura, perché consapevoli che non da ciò dipenderà l’esito (At. 2 e 3).
Essi li comprendono e si convertono perché è lo Spirito Santo ad agire in loro e essi lo accolgono. Non il nostro attivismo, che può fare solo proseliti; è la nostra confidenza in Dio a ispirare i fedeli.Ricordiamolo di tanto in tanto… e rinunciamo a un’idea che per la Fede non ha né capo né coda.
Perdere talora la rotta è segno di smarrimento; ritrovarla, di coerenza; correggerla, di umiltà.
Maranatha.
Avv. Prof. Giuseppe Longo

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