
«Mai stati vivi»: nella città toscana Avs e soci si scagliano contro il seppellimento dei feti abortiti. Una pratica per loro intollerabile perché va a minare l'intoccabilità della legge 194. Quelle tombe dicono proprio ciò che non vogliono sentirsi dire: dentro non ci sono grumi di materia, ma bambini vittime della cultura della morte.
Aborto
Sinistra pistoiese contro il cimitero dei "bambini mai nati"
I morti ci interrogano più dei vivi. Siamo a Pistoia ed è lunedì 7 ottobre. Lavinia Ferrari, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) prende la parola in Consiglio comunale. Oggetto del suo intervento: lo spazio nel cimitero della Misericordia dedicato ai "bambini mai nati". Esiste infatti una convenzione tra la Misericordia di Pistoia e la Cappellania dell’ospedale San Jacopo per il seppellimento dei feti abortiti. Questa pratica, diffusa in diverse regioni italiane, è ovviamente disciplinata dalla legge, quindi permessa (clicca qui per un approfondimento).
Ecco le parole della Ferrari: «Mi chiedo chi siano questi bambini mai nati. Se non sono nati non sono mai stati vivi. Spesso questi luoghi diventano posti per recriminare qualcosa alle donne che scelgono di abortire. Prima di dare rispetto a chi non è mai nato dovremmo dare rispetto alle scelte delle donne».
Per fortuna che scoppia la polemica anche perché pare che le parole siano state pronunciate con un tono di scherno. L’opposizione di centro-destra giudica gravissima la mancanza di rispetto per quei genitori che hanno scelto questo gesto di rispetto, di onore e pietà per i loro figli.
Le sigle Avs-Sce-Possibile non si scusano, anzi rincarano la dose: «Non è nostra intenzione svilire il dolore o la perdita. L’obiettivo è fare chiarezza sui casi in cui luoghi come questi vengono usati come strumenti per tornare sul diritto all’aborto. L’accordo tra la cappellania dell’ospedale San Jacopo e la Misericordia riguarda le interruzioni di gravidanza fino a venti settimane. Presentarlo come “luogo per i bambini mai nati” è fuorviante». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Giovanni Capecchi in quota centro-sinistra: «La nostra comunità deve saper coniugare il rispetto per il dolore privato e la tutela delle decisioni personali delle donne». Il gruppo consigliare del Pd è più conciliante, ma comunque intende il seppellimento dei bambini mai nati come un attacco alla 194: «Difendiamo pienamente la legge 194, […] ma proprio perché difendiamo la libertà delle donne, non possiamo negare o sminuire il dolore di chi una perdita sente il bisogno di piangerla e ricordarla».
Poi torna a parlare la diretta interessata, la Ferrari: «Trovo grave usare il dolore delle persone per una battaglia politica. […] Mi sarei dovuta spiegare meglio, è vero. Niente toglie il dolore di un aborto spontaneo e nessuno lo mette in discussione. Perché parlo di aborto? Perché il luogo di sepoltura fa capo a un accordo tra Cappellania dell’ospedale San Jacopo e Misericordia di Pistoia che tratta i feti solo al di sotto delle venti settimane ovvero grossomodo il periodo in cui sono consentite le interruzioni volontarie di gravidanza, nella fattispecie per quei genitori che hanno scelto di non occuparsi della sepoltura». Un’altra pezza per rattoppare il buco da parte della Ferrari è poi arrivata il 13 ottobre scorso.
Tutta la questione si risolve in un solo punto: i nascituri sono esseri umani. Ucciderli è un assassinio. Che siano esseri umani lo dice con limpida evidenza l’embriologia e da tempo (cfr. Pontificia Academia Pro Vita, Identità e statuto dell’embrione umano, Lev, Città del Vaticano 1998, in cui è possibile trovare ricchissima bibliografia scientifica che, essendo scientifica, è laica). Ce lo dice la stessa normativa italiana che qualifica il concepito come soggetto di diritto. Tra essa spicca per contraddizione proprio la 194: perché dotarsi di una legge speciale se nel ventre della madre non ci fosse un essere altrettanto speciale? Se fosse solo un grumo di materia basterebbe l’ordinaria disciplina normativa che regola gli interventi sanitari. Quindi la 194 ci conferma che l’aborto è l’uccisione di un essere umano. Che lo sia ce lo dice poi l’istituto dell’obiezione di coscienza presente nella 194: se abortire fosse un normale intervento chirurgico o farmacologico non si potrebbe permettere al medico di obiettare. Ma, dato che è un assassinio, ecco che il legislatore è stato costretto ad inserire l’obiezione di coscienza.
Ma infine a dirci in modo definitivo e incontrovertibile che il bambino mai nato è un essere umano e che quindi l’aborto è un assassinio sono proprio i sostenitori dell’aborto. Spesso si riferiscono all’aborto come una scelta dolorosa e drammatica. Ma se il nascituro non fosse un essere umano, perché parlare di dolore e di dramma? La donna soffre in modo incredibile perché sa che ha ucciso suo figlio. Anche la Ferrari, il sindaco e il Pd parlano del dolore dell’aborto.
La Ferrari esplicitamente si riferisce solo al dolore dell’aborto spontaneo e forse così anche i suoi colleghi. Ma se, come abbiamo visto, parlare di dolore connesso all’aborto significa ammettere che si sta uccidendo qualcuno e non eliminando qualcosa, poco rileva che l’aborto sia spontaneo o volontario, perché l’aborto, che sia spontaneo o volontario, è sempre la morte di una persona, non voluta o voluta. È irrilevante dal punto di vista scientifico che la madre riconosca il feto come essere umano. Senza poi ricordare che anche la quasi totalità delle donne che hanno abortito volontariamente non sfugge alla sofferenza della sindrome post-abortiva, come attestano diversi studi scientifici.
Ma per la Ferrari i bambini mai nati non solo non sono esseri umani e quindi persone, ma addirittura, contro ogni evidenza scientifica e del buon senso, non sono mai stati vivi. Dunque le donne incinte porterebbero nel proprio ventre un cadavere. Però il punto più interessante delle uscite della Ferrari è un altro, su cui siamo perfettamente d’accordo: il seppellimento degli aborti spontanei e voluti è una critica alla 194 e dunque alla scelta di abortire delle donne. Scelta che, contrariamente a quanto asserito dalla Ferrari, non va rispettata, così come qualsiasi altra scelta volta ad uccidere un innocente. Ciò non toglie la doverosa compassione verso queste donne sia per il dramma che vivono e che si sono autoinferte sia, soprattutto, per il grado di responsabilità che non di rado è fortemente attenuato a motivo della enorme pressione culturale anti-life in cui sono immerse.
I militanti sinistrorsi insorgono contro la pratica compassionevole del seppellimento dei bambini non nati perché i riti, la pietà espressa da chi partecipa alla tumulazione, le preghiere e molto altro gridano alle loro orecchie ciò che non vorrebbero mai sentirsi dire: dentro quelle bare ci sono i cadaveri della vostra ideologia di morte. Lì dentro ci sono dei bambini morti.
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