martedì 20 ottobre 2026

«La famiglia tradizionale non è mai esistita». Caro Elio Germano, sbagli di grosso



Elio Germano|Imagoeconomica


In un’intervista a “Repubblica”, l’attore Elio Germano sposa una tesi smentita da fior di riscontri


LA SPARATA



Paola Belletti, 20 Ottobre 2026 

Avrà fatto un corso sull'assertività? Chissà a quale slide, Gemini generated, veniva detto di affermare come verità assodata una mera ipotesi senza sentirsi in dovere di dimostrarla o almeno citare a sostegno qualche fonte che non fosse la sua personale sicumera. Tant'è: Elio Germano, attore e regista italiano, ha appena presentato alla festa del cinema di Roma l'ultima fatica di Daniele Lucchetti ,"Noi, un po' meglio". Nella commedia interpreta Simone, vigile del fuoco, che in coppia con Lucia, infermiera, si imbarca nell'ardua impresa di un'adozione internazionale, nel loro caso dall'Olanda. Ne ha parlato nell'intervista a Repubblica di ieri dove alla seconda domanda, che domanda non è ma assist ideologico, ci fa dono della sua visione: «Il concetto di famiglia oggi è molto ideologizzato. La vostra coppia cerca di costruirne una a modo suo». «La famiglia tradizionale è una narrazione che è stata creata in qualche maniera e poi imposta, ma non esiste nella pratica e non è mai esistita, neanche nel tempo».

Ah. Appuntiamocelo mentre peschiamo dalla memoria che certamente Google modalità AI soccorre per ricordare alcune gigantesche evidenze storiche e antropologiche. Quelle che serenamente restano tali anche dopo i red carpet apodittici dei nostri attori. Innanzitutto la definizione precisa di quella che Germano chiama famiglia tradizionale è in realtà "famiglia naturale"; una realtà che si riscontra in modo continuo e statisticamente rilevante in centinaia di civiltà umane e in un arco di svariati millenni. Naturale significa che precede i costrutti culturali, non certo che li escluda perché anzi li modella, né che esista come idea platonica nell'iperuranio.

Autori come Lévi-Strauss (1967), G.P. Murdock (1968), R.N. Anshen (1974), J. Askhain (1984), tutti studiosi laici, affermano non solo l'esistenza di questa realtà, che chiamano però "famiglia nucleare", composta da padre, madre e figli, ma anche la sua universalità. Lo dicono a fronte di osservazioni antropologiche senza alcun riferimento alla fede cattolica. Ciò che emerge dai loro studi è che esiste un nucleo originale simile, presente in 250 civiltà, in ogni epoca fino ad ora studiata. Forse l'inciampo si trova nel termine natura o naturale, che fa pensare a qualcosa che la sola biologia corporea impone, come l'istinto mirabile delle api le porta ad organizzarsi in alveari. Non si tratta di pura spinta biologica perché l'uomo non è solo biologia, anche se quella c'è e chiede spesso il conto.

Per questo val la pena una piccola digressione: la coprotagonista del film, Maria Chiara Giannetta, parlando in conferenza stampa del film, disponibile su Netflix dal 29 ottobre, spiega come le ragazze oggi possano e debbano dire con più coraggio e libertà che non è obbligatorio volere figli, né farli entro una certa età, come la società è stata abituata a dire fino ad ora.

Verissima la prima: non è obbligatorio volere figli e il proprio valore non è affatto intaccato dal diventare o meno madri, anche se non ha senso farne una bandiera di identità. Perché spesso, come le bandiere, questi desideri cambiano direzione e forma e allora la seconda affermazione, che sia la società a imporre alle donne di diventare madri entro un certo limite, si mostra in tutto il suo inganno. Non è la società a imporre limit arbitrari, è la natura, e non sono così arbitrari. Ce lo aveva ricordato, fuori da ogni sospetto, Silvia Salis parlando del suo ultimo libro, E' già domani, salvo poi promuovere social freezing e fecondazione extracorporea come soluzioni al "problema".

La soluzione della famiglia nucleare, quella fatta di padre, madre e figli, ha conosciuto adattamenti, varianti e mimetizzazioni ma esiste e ha un valore che non è solo funzionale e pratico. "Fornisce" servizi, ma non è sostituibile da nessun altro "soggetto erogatore". Come dice il sociologo Piepaolo Donati nel suo La famiglia nella società relazionale essa non è rifugio privato o fornitore di prestazioni utili all'individuo e alla società, ma consiste in sé stessa come soggetto da cui certo scaturiscono beni che vanno a vantaggio di tutti e che nessun altro aggregato è in grado di offrire. Che il nucleo originale della famiglia abbia una sua universalità non significa però che si esprima in modo identico sempre e ovunque. Forse è pensando a questo che Elio Germano si è confuso? Gli va riconosciuto almeno il beneficio del dubbio. 


(Foto: Imagoeconomica)





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