giovedì 22 ottobre 2026

Nascite, nuovo minimo Istat. Il Papa: «Famiglia, impegno urgente»



(Imagoeconomica)


355.772 nati, 1,14 figli per donna: mai così pochi. E il Papa chiede alla politica di difendere la famiglia, mentre arrivano buone notizie sulla sua salute: non è necessaria alcuna terapia



INVERNO DEMOGRAFICO


Paola Belletti, 22 ottobre 2026

C'è un grande silenzio, in Italia, anche in questi giorni di vetrine distrutte, saccheggi e feriti. Sotto il frastuono di chi si dà appuntamento per spaccare tutto, manca la voce di chi doveva nascere. Si tratta soprattutto di mancati concepimenti, non solo di vite spezzate in utero. I numeri sono impietosi: l'anno scorso in Italia sono nati 355.772 bambini, quasi il 4% in meno dell'anno precedente che già era un disastro. Scende ancora il tasso di fecondità che è di 1,14 figli per donna, mentre l'età media al parto sale a 32,7 anni. Altro dato impressionante, ma prevedibile, è la diminuzione delle nascite tra le coppie straniere: dal 2012, anno del picco, al 2025 sono scese del 38,7 per cento. Il rapporto Istat "Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2025" è uscito ieri, 21 ottobre, e di sorprese non ne riserva. Le cose vanno male da tempo, continuano a peggiorare e non si vedono segnali di ripresa. Siamo nel gelido inverno di una Narnia senza nemmeno i due figli di Adamo e le due figlie di Eva. Al massimo 1,14.

Bisogna fare qualcosa in fretta, bene e a lungo. A lanciare l'appello più sensato e carico al contempo di speranza è il Papa. E a proposito della salute di Leone XIV, ieri sera è stato diffuso dalla Sala stampa vaticana un comunicato firmato dai medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora che ha confermato «che si trattava di un adenocarcinoma polmonare e che la malattia era localizzata», pertanto «una successiva valutazione oncologica, ha confermato che non è necessaria alcuna ulteriore terapia».

Ma ieri mattina il Papa, al suo secondo appuntamento pubblico dopo le dimissioni dal Gemelli, nell'udienza generale, ha prima di tutto ringraziato di cuore quanti lo hanno sostenuto con la preghiera e Dio per la sua generosità. Quindi, «nella catechesi, - leggiamo su Vatican News - incentrata ancora sulla Gaudium et spes, [il Papa] sottolinea che la politica è chiamata a sostenere il matrimonio e la famiglia e ribadisce che “la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura”, scongiurando “l’aborto e l’infanticidio”». «Rinnoviamo tutti la nostra fiducia nella bontà e la misericordia di Dio», ha detto durante i saluti iniziali. Armati di questa fiducia occorre guardare alle questioni più importanti e ormai anche particolarmente urgenti per il bene di tutta la società.

Questo bene, dice con chiara lungimiranza la Costituzione pastorale promulgata nel 1965, è direttamente connesso con lo stato di salute della famiglia e degli sposi: «L’attenzione si concentra in primo luogo sul matrimonio e sulla famiglia, nella convinzione che «il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare» (GS, 47)». L'amore coniugale non è mortificato dalle leggi divine, anzi, esse lo sostengono e gli permettono di compiere il suo alto compito che comprende anche l'espressione erotica. Dono reciproco e apertura alla trasmissione della vita sono sempre presenti nell'amore degli sposi e non si contraddicono:«quando si tratta di mettere d’accordo l’amore coniugale con la trasmissione […] della vita» si deve «mantenere «in un contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione e della procreazione umana» , ricorda Leone citando il documento. Queste riflessioni non sono riservate agli addetti ai lavori, né devono restare solo sui quaderni di catechesi di sacerdoti e coppie sposate, ma interessano tutti e servono il bene di tutti. Se la famiglia è troppo fragile a soffrire è la comunità intera.

«L’insegnamento di Gaudium et spes sulla comunità coniugale e familiare giunge quindi a evidenziare la funzione sociale della famiglia, definita «una scuola di umanità più ricca» e «il fondamento della società» (GS, 52), richiamando tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di «collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia (ibid.)». La Chiesa ne è consapevole, ricorda infine il Papa: lo dimostra la sollecitudine dei pontefici che lo hanno preceduto, dal Concilio Vaticano II fino al Sinodo voluto da Papa Francesco. L'impegno per sostenere la famiglia è urgente, non più rimandabile.

Ciò che emerge dal rapporto Istat è non solo un calo progressivo delle nascite, ma anche un radicale cambiamento nelle cosiddette "scelte riproduttive" rilevabile nel passaggio da una generazione all'altra. Tra le donne nate nel 1947, solo una su dieci arrivava alla fine della sua età fertile senza figli, tra quelle nate nel 1976 si arriva fino a quasi una su quattro. A questo quadro va aggiunta la nota cupa degli aborti procurati: l'ultimo dato disponibile a livello nazionale riguarda il 2023, anno in cui il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità hanno registrato 65.493 interruzioni volontarie di gravidanza. Se dunque la fecondità è il «dono più eccellente del matrimonio» e le nuove vite sono bene supremo per l'esistenza del popolo, allora l'appello del santo Padre è il primo punto da mettere in ogni agenda politica, a tutti i livelli.







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