martedì 7 aprile 2015

Dove sono tutti i "Charlie"?






Dove sono finiti tutti i Charlie? Dove? Sono ritornati nelle buca dell'ipocrisia del politicamente corretto? Dell'indignazione a comando? Ma in fondo che cosa sono centinaia di ragazzi negri e per di più cattolici? Vuoi mettere il confronto con una dozzina di provocatori di professione laicisti, atei e bestemmiatori?

Su questo link potrete vedere i volti di queste vite spezzate non per il solo motivo di essere cristiani (come va blaterando qualcuno, come se potesse esserci in aggiunta anche solo un buon motivo per fare ciò) ma in odio alla fede cristiana! In odio a Cristo! In odium fidei!


http://www.repubblica.it/esteri/2015/04/06/foto/kenya_il_massacro_di_garissa_i_bvolti_e_le_storie_degli_studenti_uccisi-111286003/?fb_action_ids=962032183840853&fb_action_types=og.shares#10









Pubblicato da unafides 7 aprile 2015







sabato 4 aprile 2015

I cristiani muoiono a mani giunte, non con i pugni chiusi






Cantalamessa al Venerdì Santo: i cristiani sono perseguitati anche nel 2015





Chiara Santomiero

L'Ecce homo, Gesù nel cortile di Pilato, flagellato e schernito dai soldati con la parodia della regalità fatta di una corona di spine, una canna per scettro e un mantello di porpora consunto, è "il prototipo di tutti gli ammanettati della storia". Nella celebrazione della Passione del Venerdì Santo nella basilica vaticana il predicatore pontificio, padre Raniero Cantalamessa, ripercorre i tratti straziati di Gesù in agonia sovrapponendoli a quelli dei tanti cristiani che oggi sono perseguitati, torturati e uccisi.

E' tradizione che sia il predicatore pontificio a tenere l'omelia della solenne celebrazione del Venerdì Santo presieduta dal pontefice. Papa Francesco è entrato in silenzio nella basilica vaticana e si è prostrato davanti alla Croce.

"Quanti «Ecce homo» nel mondo! - ha esclamato Cantalamessa - Quanti prigionieri che si trovano nelle stesse condizioni di Gesù nel pretorio di Pilato: soli, ammanettati, torturati, in balia di militari rozzi e pieni di odio, che si abbandonano a ogni sorta di crudeltà fisica e psicologica, divertendosi a veder soffrire". L’esclamazione «Ecce homo!» non si applica solo alle vittime, ma anche ai carnefici e vuole dire: "ecco di che cosa è capace l’uomo!".

Il pensiero non può non andare alla stretta attualità e alla notizia di 147 cristiani trucidati dalla furia jihadista degli estremisti somali in un campus universitario del Kenya. Alle loro famiglie e a tutta la comunità cristiana keniota si è stretto papa Francesco con un telegramma inviato al presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici del Kenya dal Segretario di Stato, cardinale Parolin. "Un atto di brutalità insensata" ha definito la strage il pontefice che ha assicurato la preghiera per le vittime ma anche per la "conversione del cuore di coloro che hanno commesso questo orribile massacro". Il papa ha invitato "coloro che hanno autorità" perché raddoppino "gli sforzi per collaborare con tutti gli uomini e le donne in Kenya affinché si ponga fine a questa violenza e si acceleri così l'alba di una nuova era di fratellanza, giustizia e pace".

I cristiani, ha rilevato Cantalamessa "non sono certamente le sole vittime della violenza omicida che c’è nel mondo, ma non si può ignorare che in molti paesi essi sono le vittime designate e più frequenti". Una situazione rispetto alla quale l'indifferenza rischia di trasformare "istituzioni e persone del mondo occidentale" in dei Pilato che si lavano le mani.
Come cristiani, la risposta a questa violenza non può che venire dal modello di "generosità infinita" di Gesù che proprio dalla croce ha perdonato coloro che lo uccidevano. "Perdonare con la sua stessa grandezza d’animo – ha affermato Cantalamessa - non può comportare semplicemente un atteggiamento negativo, con cui si rinuncia a volere il male per chi fa del male; deve tradursi invece in una volontà positiva di fare loro del bene, se non altro con una preghiera rivolta a Dio, in loro favore. «Pregate per quelli che vi perseguitano»".

Gesù ha vinto la violenza "non opponendo ad essa una violenza più grande, ma subendola e mettendone a nudo tutta l’ingiustizia e l’inutilità". Ha inaugurato un nuovo genere di vittoria proprio "in quanto vittima", come affermava Sant'Agostino.

Il problema della violenza, ha rilevato il predicatore pontificio seguito dallo sguardo attento di papa Francesco e dei cardinali della Curia romana "ci assilla, ci scandalizza, oggi che essa ha inventato forme nuove e spaventose di crudeltà e di barbarie. Noi cristiani reagiamo inorriditi all’idea che si possa uccidere in nome di Dio".

Seguire Cristo non è "un votarsi passivamente alla sconfitta e alla morte" ma sul Calvario Gesù "pronuncia un definitivo «no!» alla violenza, opponendo ad essa, non semplicemente la non-violenza, ma, di più, il perdono, la mitezza e l’amore".

Se ci sarà ancora violenza, questa non potrà più richiamarsi a Dio e ammantarsi della sua autorità: altrimenti si farebbe regredire l’idea di Dio a "stadi primitivi e grossolani, superati dalla coscienza religiosa e civile dell’umanità".

I ventuno cristiani copti uccisi dall'Isis in Libia invocando il nome di Gesù testimoniano ancora oggi che "i veri martiri di Cristo non muoiono con i pugni chiusi, ma con le mani giunte". E anche gli altri cristiani, ha concluso padre Cantalamessa, sono chiamati a pregare "per i fratelli di fede perseguitati" anche nel 2015 e per "tutti gli Ecce homo che ci sono, in questo momento, sulla faccia della terra, cristiani e non cristiani" nutrendo pensieri di pace, misericordia e perdono.

Dopo la predica di Cantalamessa, la celebrazione è continuata con la preghiera universale, la processione della croce, l'adorazione - è il Papa a sollevare il legno e offrirlo alla preghiera dei fedeli - e la benedizione finale. Alle 21.15 Papa Francesco presiederà la consueta Via Crucis al Colosseo. 




sources: ALETEIA 03.04.2015




venerdì 3 aprile 2015

Tempus Passionis



Juan Manuel Miñarro, Santo Cristo sindónico de la Universidad, Universidad, Córdoba




Francesco Conti, Crocifissione, 1709, Basilica di S. Lorenzo, Firenze

giovedì 2 aprile 2015

Quel G. P. II che molti oggi non vogliono ricordare


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Dopo aver letto su Vatican Insider, a dieci anni dalla morte, un breve ricordo, molto selettivo, di Giovanni Paolo II,  a firma del direttore, Tornielli (chissà cosa avrebbe ricordato se fosse stato ancora al Giornale o alla Bussola?), ho buttato lì due ricordi (tralasciano quelli per me non positivi)
G.P. II è stato il pontefice di Evangelium vitae, Donum vitae, Familiaris consortio… Cioè dei documenti più chiari su vita e famiglia, contro aborto e divorzio.

E’ stato anche  il papa che ha istituito l’Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia.
Oggi, dunque, non starebbe con Kasper e Marx, ma con Mueller, Burke, Sarah….

Giovanni Paolo II è stato il papa che ha protetto e difeso i movimenti più minacciati, all’interno della Chiesa, dall’ala progressista. In particolare ha sostenuto attivamente:
Francescani dell’Immacolata; Legionari di Cristo; Opus dei; Cl…

Giovanni Paolo II è stato il papa di Assisi 1986, ma anche il papa che non ha più ripetuto un simile evento, in quei modi, ma ha anzi compreso le critiche fatte dal suo fedelissimo, il cardinal Ratzinger (di qui la Dominus Jesus).

Giovanni Paolo II è stato il nemico del comunismo, e nello stesso tempo l’avversario delle guerre occidentaliste, come la Guerra del Golfo.

Giovanni Paolo II è stato un papa mariano, in epoca in cui per molti cattolici progressisti la Madonna era ostacolo all’ecumenismo.

E’ stato un fedele seguace di padre Pio, il santo perseguitato sotto gli altri papi; il santo stigmatizzato di cui tutta l’intellighenzia progressista cattolica si vergognava.





Libertà e persona



mercoledì 1 aprile 2015

La vera misericordia





"Dio non può semplicemente ignorare tutta la disobbedienza degli uomini, tutto il male della storia, non può trattarlo come cosa irrilevante ed insignificante. Una tale specie di "misericordia", di "perdono incondizionato" sarebbe quella "grazia a buon mercato", contro la quale Dietrich Bonhoeffer, di fronte all'abisso del male del suo tempo, si è a ragione pronunciato. L'ingiustizia, il male come realtà non può semplicemente essere ignorato, lasciato stare. Deve essere smaltito, vinto. Solo questa è la vera misericordia. E che ora, poiché gli uomini non ne sono in grado, lo faccia Dio stesso - questa è la bontà "incondizionata" di Dio, una bontà che non può mai essere in contraddizione con la verità e la connessa giustizia".

( Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth, vol. II)


"La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza – diveniamo disponibili a completare nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24). "

(Joseph Ratzinger, omelia Missa pro eligendo Romano Pontifice 18 aprile 2005)

Burke: «Non sono contro il Papa. Vogliono screditare chi difende l'insegnamento della Chiesa»





di Riccardo Cascioli

«Non sono contro il Papa, non ho mai parlato contro il Papa, ho sempre concepito la mia attività come appoggio al ministero petrino. Io vorrei soltanto servire la verità». È amareggiato il cardinale Raymond Leo Burke per la campagna negativa che si è scatenata nei suoi confronti. Sessantasei anni, ordinato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1995, stimato esperto di Diritto canonico è chiamato a Roma da Benedetto XVI nel 2008 come prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica, per poi essere nominato cardinale nel 2010.

In questi mesi è stato dipinto come un fanatico ultraconservatore, anticonciliarista, complottista contro papa Francesco, addirittura pronto a uno scisma nel caso il Sinodo aprisse a cambiamenti sgraditi. La campagna è così forte che anche in Italia diversi vescovi si sono rifiutati di ospitare sue conferenze nelle proprie diocesi. E quando invece da qualche parte gli è consentito di tenere un incontro – come recentemente in alcune città del Nord Italia - trova immancabilmente dei sacerdoti che lo contestano, accusandolo di fare propaganda contro il Papa. 

«Sono tutte sciocchezze, proprio non capisco questo atteggiamento. Non ho mai detto una sola parola contro il Papa, mi sforzo solo di servire la verità, compito che abbiamo tutti. Ho sempre visto i miei interventi, le mie attività come un appoggio al ministero petrino. Le persone che mi conoscono possono testimoniare che non sono affatto un antipapista. Al contrario sono sempre stato molto leale e ho sempre voluto servire il santo Padre, cosa che faccio anche ora».
In effetti, incontrandolo nel suo appartamento a due passi da piazza San Pietro, con quei suoi modi affabili e il suo parlare molto spontaneo appare distante mille miglia dall’immagine di arcigno difensore della “fredda dottrina”, come viene descritto dalla grande stampa.

Cardinale Burke, eppure nel dibattito che ha preceduto e seguito il primo Sinodo sulla famiglia certe sue dichiarazioni sono effettivamente suonate come una critica a papa Francesco, o almeno così sono state interpretate. Ad esempio, recentemente ha fatto molto rumore quel suo “Resisterò, resisterò” come risposta a una eventuale decisione del Papa a concedere la comunione ai divorziati risposati.

Ma è stata una frase travisata, non c’era alcun riferimento a papa Francesco. Io credo che siccome ho sempre parlato molto chiaramente sulla questione del matrimonio e della famiglia, c’è chi vuole neutralizzarmi dipingendomi come nemico del Papa, o addirittura pronto allo scisma, proprio usando quella risposta che ho dato in una intervista a una rete televisiva francese.

E allora come va interpretata quella risposta?

È molto semplice. La giornalista mi ha chiesto cosa farei se ipoteticamente – non riferendosi a papa Francesco – un pontefice prendesse decisioni contro la dottrina e contro la prassi della Chiesa. Io ho detto che dovrei resistere, perché tutti siamo a servizio della verità, a cominciare dal Papa. La Chiesa non è un organismo politico nel senso del potere. Il potere è Gesù Cristo e il suo vangelo. Per questo ho risposto che resisterò e non sarebbe la prima volta che questo accade nella Chiesa. Ci sono stati nella storia diversi momenti in cui qualcuno ha dovuto resistere al Papa, a cominciare da San Paolo nei confronti di San Pietro, nella vicenda dei giudeizzanti, che volevano imporre la circoncisione ai convertiti ellenici. Ma nel mio caso io non sto affatto facendo resistenza a papa Francesco, perché lui non ha fatto nulla contro la dottrina. E io non mi vedo affatto in lotta contro il Papa, come vogliono dipingermi. Io non sto portando avanti gli interessi di un gruppo o di un partito, cerco solo come cardinale di essere maestro della fede.

Un altro "capo di imputazione" nei suoi confronti è la sua presunta passione per “pizzi e merletti”, come si dice in modo spregiativo, cosa che il Papa non sopporta.

Il Papa non mi ha mai fatto sapere di essere dispiaciuto del mio modo di vestire, che peraltro è stato sempre entro la norma della Chiesa. Io celebro la liturgia anche nella forma straordinaria del rito romano e ci sono per questo paramenti che non esistono per la celebrazione nella forma ordinaria, ma io indosso sempre quello che la norma prevede per il rito che sto celebrando. Non faccio politica contro il modo di vestirsi del Papa. Poi si deve anche dire che ogni Papa ha un suo stile, ma non è che poi impone questo a tutti gli altri vescovi. Non capisco perché questo deve essere un motivo di polemica.

Però sui giornali spesso viene usata una foto in cui lei indossa un copricapo decisamente fuori tempo…

Ah, quella, ma è incredibile. Posso spiegarle. È una foto che si è diffusa dopo che il Foglio l’ha utilizzata per pubblicare una mia intervista durante il Sinodo. L’intervista era stata fatta bene, ma purtroppo hanno scelto una foto fuori contesto, e mi dispiace perché in questo modo hanno dato l’impressione sbagliata di una persona che vive nel passato. Era infatti successo che, dopo essere stato nominato cardinale, sono stato invitato in una diocesi del Sud Italia per una conferenza sulla liturgia. Per l'occasione l’organizzatore ha voluto darmi in dono un antico cappello cardinalizio che non so dove avesse trovato. Ovviamente lo tenevo in mano e non avevo alcuna intenzione di indossarlo regolarmente, ma lui mi ha chiesto di poter fare almeno una foto con il cappello indosso. Questa è stata l’unica volta che ho messo quel cappello sulla mia testa, ma purtroppo quella foto ha girato tutto il mondo e qualcuno la usa per dare l’impressione che io vado in giro così. Ma io non l’ho mai indossato, neanche a una cerimonia.

Lei è stato anche indicato come l'ispiratore se non il promotore della “Supplica a papa Francesco sulla famiglia”, che è stata diffusa per la raccolta firme attraverso alcuni siti del mondo tradizionalista.Io ho firmato quel documento, ma non è affatto una mia iniziativa o una mia idea. Tantomeno ho scritto o collaborato alla stesura del testo. Chi dice il contrario afferma il falso. Per quel che ne so è una iniziativa di laici, a me è stato mostrato il testo e l’ho firmato, come hanno fatto molti altri cardinali.

Un’altra delle accuse che le viene rivolta è quella di essere anti-conciliarista, contro il Concilio Vaticano II.

Sono etichette che si applicano facilmente, ma non c’è alcun riscontro nella realtà. Tutta la mia educazione teologica nel seminario maggiore è stata basata sui documenti del Vaticano II, e mi sforzo ancora oggi di studiare più profondamente questi documenti. Non sono affatto contrario al Concilio, e se uno legge i miei scritti troverà che cito molte volte i documenti del Vaticano II. Quello su cui invece non sono d’accordo è il cosiddetto “Spirito del Concilio”, questa realizzazione del Concilio che non è fedele al testo dei documenti ma che ha la pretesa di creare qualcosa di totalmente nuovo, una nuova Chiesa che non ha niente da fare con tutte le cosiddette aberrazioni del passato. In questo io seguo pienamente la luminosa presentazione che ha fatto Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia Romana per il Natale 2005. È il famoso discorso in cui spiega la corretta ermeneutica che è quella della riforma nella continuità, contrapposta all’ermeneutica della rottura nella discontinuità che tanti settori portano avanti. L'intervento di Benedetto XVI è davvero brillante e spiega tutto. Molte cose che sono successe dopo il Concilio e attribuite al Concilio non hanno niente a che fare con il Concilio. Questa è la semplice verità.

Però resta il fatto che papa Francesco l’ha “punita” rimuovendola dalla Segnatura apostolica e affidandole il patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Il Papa ha dato un’intervista al quotidiano argentino La Nacion in cui ha già risposto a questa domanda spiegando le ragioni di questa scelta. Questo già dice tutto e non spetta a me commentare. Io posso solo dire, senza violare alcun segreto, che il Papa non mi ha mai detto né dato l’impressione che volesse punirmi per qualcosa.

Certo è che la sua “cattiva immagine” ha a che fare con quella che anche il cardinale Kasper, nei giorni scorsi, ha definito la “battaglia sinodale”. Che sembra crescere d’intensità man mano che ci si avvicina al Sinodo ordinario del prossimo ottobre. A che punto siamo?

Direi che adesso c’è una discussione molto più estesa sui temi trattati dal Sinodo e questo è un bene. C’è un numero maggiore di cardinali, vescovi e laici che stanno intervenendo e questo è molto positivo. Per questo non capisco tutto il rumore che è stato creato l’anno scorso attorno al libro “Permanere nella Verità di Cristo”, a cui io ho contribuito insieme ad altri 4 cardinali e 4 specialisti sul matrimonio.

È lì che è nata la tesi del complotto contro il Papa, tesi ribadita recentemente da Alberto Melloni sul Corriere della Sera e che gli è costata una querela dall’editore italiano Cantagalli.

È semplicemente assurdo. Come è possibile accusare di complotto contro il Papa coloro che presentano quello che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato sul matrimonio e sulla comunione? È certo che il libro è stato scritto come aiuto in vista del Sinodo per rispondere alla tesi del cardinale Kasper. Ma non è polemico, è una presentazione fedelissima alla tradizione, ed è anche della più alta qualità scientifica possibile. Sono assolutamente disponibile a ricevere critiche sui contenuti, ma dire che noi abbiamo partecipato a un complotto contro il Papa è inaccettabile.

Ma chi è che sta fomentando questa caccia alle streghe?

Non ho alcuna informazione diretta ma sicuramente c’è un gruppo che vuole imporre alla Chiesa non solo questa tesi del cardinale Kasper sulla comunione per i divorziati risposati o per persone in situazioni irregolari, ma anche altre posizioni su questioni connesse ai temi del Sinodo. Penso ad esempio all’idea di trovare gli elementi positivi nei rapporti sessuali extramatrimoniali o omosessuali. È evidente che ci sono forze che spingono in questa direzione, e per questo vogliono screditare noi che stiamo tentando di difendere l’insegnamento della Chiesa. Io non ho nulla di personale contro il cardinale Kasper, per me la questione è solo presentare l’insegnamento della Chiesa, che in questo caso è legato a parole pronunciate dal Signore.

Guardando ad alcuni temi emersi con forza al Sinodo, si è tornato a parlare di lobby gay.

Non sono in grado di individuare con precisione, ma vedo sempre di più che c’è una forza che va in questo senso. Vedo individui che, consciamente o inconsciamente, stanno portando avanti un’agenda omosessualista. Come questo sia organizzato non lo so, ma è evidente che c’è una forza di questo genere. Al Sinodo abbiamo detto che parlare di omosessualità non c’entrava nulla con la famiglia, piuttosto si sarebbe dovuto convocare un Sinodo apposito se si voleva parlare di questo tema. E invece abbiamo ritrovato nella Relatio post disceptationem questo tema che non era stato discusso dai padri.

Una delle giustificazioni teologiche a sostegno del cardinale Kasper che oggi viene molto ripetuta è quella dello “sviluppo della dottrina”. Non un cambiamento, ma un approfondimento che può portare a una nuova prassi.

Qui c’è un grande equivoco. Lo sviluppo della dottrina, come è stato per esempio presentato dal beato cardinale Newman o da altri buoni teologi, significa un approfondimento nell’apprezzamento, nella conoscenza di una dottrina, non il cambiamento della dottrina. Lo sviluppo in nessun caso porta al cambiamento. Un esempio è quello dell’esortazione post-sinodale sull’Eucarestia scritta da papa Benedetto XVI, la “Sacramentum Caritatis”, in cui è presentato lo sviluppo della conoscenza della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, espresso anche nell’adorazione eucaristica. Ci sono stati alcuni infatti contrari all’adorazione eucaristica perché l’Eucarestia è da ricevere dentro. Ma Benedetto XVI ha spiegato - anche citando s. Agostino - che se è vero che il Signore ci dà se stesso nell’Eucarestia per essere consumato, è anche vero che non si può riconoscere questa realtà della presenza di Gesù sotto le specie eucaristiche senza adorare queste specie. Questo è un esempio dello sviluppo della dottrina, ma non è che la dottrina sulla presenza di Gesù nell’Eucarestia è cambiata.

Uno dei motivi che tornano nelle polemiche sul Sinodo è la presunta contrapposizione tra dottrina e prassi, dottrina e misericordia. Anche il papa insiste spesso sull’atteggiamento farisaico di chi usa la dottrina impedendo che passi l’amore.

Credo che bisogna distinguere tra quello che il Papa dice in alcune occasioni e coloro che affermano una contrapposizione tra dottrina e prassi. Non si può mai ammettere nella Chiesa un contrasto tra dottrina e prassi perché noi viviamo la verità che Cristo ci comunica nella sua santa Chiesa e la verità non è mai una cosa fredda. È la verità che apre a noi lo spazio per l’amore, per amare veramente si deve rispettare la verità della persona, e della persona nelle situazioni particolari in cui si trova. Così stabilire un tipo di contrasto tra dottrina e prassi non rispecchia la realtà della nostra fede. Chi sostiene le tesi del cardinale Kasper – cambiamento della disciplina che non tocca la dottrina – dovrebbe spiegare come sia possibile. Se la Chiesa ammette alla comunione una persona che è legata in un matrimonio ma sta vivendo con un’altra persona un altro rapporto matrimoniale, cioè è in stato di adulterio, come si può permettere questo e ritenere nello stesso tempo che il matrimonio sia indissolubile? Quello tra dottrina e prassi è un falso contrasto che dobbiamo rigettare.

Però è vero che si può usare la dottrina senza amore.

Certo, ed è questo che il papa sta denunciando, un uso della legge o della dottrina per avanzare un’agenda personale, per dominare le persone. Ma questo non significa che c’è un problema con la dottrina e la disciplina; soltanto ci sono persone di cattiva volontà che possono commettere abusi per esempio interpretando la legge in un modo che danneggia le persone. O applicando la legge senza amore, insistere sulla verità della situazione della persona ma senza amore. Anche quando una persona si trova in peccato grave noi dobbiamo amare la persona e aiutare come ha fatto il Signore con l’adultera e la samaritana. Lui è stato molto chiaro nell’annunciare lo stato di peccato in cui loro stavano, ma nello stesso tempo ha dimostrato un grande amore invitandole a uscire da questa situazione. Ciò che non facevano i farisei, che invece dimostravano un legalismo crudele: denunciavano la violazione della legge ma senza dare nessun aiuto alla persona per uscire dal peccato, così da ritrovare pace nella sua vita.









La nuova Bussola Quotidiana 01-04-2015