
Una ricerca austriaca indaga l’aspettativa di vita maggiore nei monaci. Perché l'”ora et labora” funziona? Le risposte del demografo Marc Luy.
Ultimissime
Redazione UCCR 08 ago 2026
Vivere in monastero fa bene anche alla salute.
È quanto emerge da una ricerca di lungo periodo condotta dall’Istituto di Demografia dell’Accademia austriaca delle scienze e coordinata dal demografo Marc Luy.
Secondo i risultati, i monaci appartenenti a comunità religiose cattoliche vivono mediamente circa cinque anni in più rispetto a coloro che conducono una vita al di fuori dei monasteri.
In monastero si riduce divario uomini-donne
Il dato è particolarmente interessante perché riduce quasi completamente il tradizionale divario di longevità tra uomini e donne.
Nella popolazione generale, infatti, le donne hanno un’aspettativa di vita sensibilmente superiore. In Austria, per esempio, per i bambini maschi nati nel 2025 è stata stimata un’aspettativa di 80,15 anni, contro gli 84,6 delle bambine.
Tra i moanci, invece, la differenza si riduce a circa un anno.
Si prevedono battute e facili obiezioni: vivono di più perché non fanno nulla di stressante, si limitano a pregare tutto il giorno.
In realtà, secondo il demografo autore dello studio, la spiegazione per questo elemento non è in un singolo fattore, ma nella combinazione di condizioni che caratterizzano la vita monastica.
Un ritmo quotidiano stabile, tempi dedicati al lavoro e alla preghiera, una chiara missione spirituale, un’alimentazione regolata, la meditazione e una rete sociale costante. Insomma, comportamenti salutari.
La comunità svolgerebbe inoltre una funzione paragonabile, sotto alcuni aspetti, a quella di una sana e stabile relazione familiare: eventuali problemi fisici o psicologici vengono individuati più facilmente e i membri si sostengono reciprocamente.
Le disuguaglianze sociali si azzerano
Un altro risultato riguarda il livello di istruzione.
Al contrario di quanto accade nella popolazione generale, a trarre il maggior vantaggio dalla vita religiosa sarebbero gli uomini con un’istruzione più bassa.
Questo perché nel monastero tendono a ridursi le differenze sociali normalmente associate alla salute: alimentazione, assistenza medica e condizioni di vita sono infatti molto più uniformi.
Una ricerca pubblicata nel 2024 sul “Journal of Health and Social Behavior” ha approfondito proprio l’assenza di significative disuguaglianze socioeconomiche nella mortalità dei monaci cattolici.
Fede e benessere
Il punto, sottolinea lo stesso prof. Luy, «non è che i monaci adottino questo stile di vita per vivere più a lungo. Si tratta piuttosto di un effetto collaterale».
In altre parole, il motto benedettino “ora et labora” non è e non è nato per essere una ricetta per l’immortalità, ma -coincidenza vuole- alcune delle sue caratteristiche coincidono con ciò che la ricerca demografica considera favorevole a un invecchiamento più lungo.
E, soprattutto, più sano.
Nessun commento:
Posta un commento