lunedì 24 agosto 2026

Un possibile miracolo eucaristico in Guatemala


A Cuilapa (Guatemala) un possibile miracolo eucaristico. Il vescovo procede con esami, la Chiesa è prudente: conosce le possibili spiegazioni naturali.

Ultimissime



Redazione 24 ago 2026

Qualcosa è accaduto a una particola consacrata a Cuilapa, in Guatemala.

Non si è dissolta nell’acqua e, dopo una settimana, ha presentato alcune macchie rossastre.

La parrocchia El Niño Dios, chiesa cattedrale della diocesi di Santa Rosa de Lima, ha comunicato l’accaduto parlando con estrema prudenza di una «possibile manifestazione eucaristica».

La Chiesa, infatti, sa benissimo che possono esserci spiegazioni naturali.


Il possibile miracolo eucaristico

I fatti risalgono al 30 luglio, durante la Settimana Eucaristica Missionaria.

Al momento della Comunione, un adolescente avrebbe cercato di togliersi dalla bocca la particola appena ricevuta. Il sacerdote, accortosi della situazione, è intervenuto prima che potesse gettarla a terra.

Secondo la prassi prevista in questi casi, la particola è stata quindi posta in un bicchiere di vetro con acqua, nella cappella della casa parrocchiale, perché si dissolvesse.

Il giovedì successivo, durante la pulizia della cappella, un collaboratore si è accorto che l’Ostia era ancora visibile e presentava macchie rosse, che «potrebbero essere sangue».

La presenza delle macchie è stata quindi verificata da un diacono e da un sacerdote. Il parroco ha raccolto la testimonianza del collaboratore e, nei giorni seguenti, la particola è stata osservata anche da altri tre laici.

Il 15 agosto il parroco ha mostrato le fotografie al vescovo, mons. José Cayetano Parra Novo.


Gli studi su spiegazioni naturali

La diocesi, però, non ha parlato di miracolo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante finora della vicenda.

Il comunicato precisa infatti che simili fenomeni «non si possono chiamare miracoli» prima della conclusione di un’indagine, che richiederà molto tempo di studio e analisi.

Come previsto in questi casi, la particola è stata conservata in un luogo riservato e non sarà esposta pubblicamente, mentre spetterà al vescovo stabilire come procedere con gli eventuali esami scientifici.

La Chiesa è perfettamente consapevole dell’ipotesi naturalistica che la ricerca scientifica rende tutt’altro che marginale.

Uno studio pubblicato nel 2025 su “Applied Microbiology and Biotechnology ha esaminato 25 casi reali di ostie che avevano sviluppato alterazioni rossastre o violacee.

I ricercatori hanno individuato diversi microrganismi, tra cui Serratia marcescens, Epicoccum e Fusarium, proponendo una metodologia specifica per distinguere contaminazioni biologiche da fenomeni realmente anomali.

C’è poi un secondo studio intitolato “Scientific Analysis of Eucharistic Miracles: Importance of a Standardization in Evaluation”, che contiene anche esperimenti controllati.

Gli autori hanno collocato ostie non consacrate in acqua e osservato che, dopo alcuni giorni, potevano comparire formazioni rossastre. Hanno poi inoculato le ostie con una coltura di Serratia marcescens: già dopo 24-48 ore compariva una zona rossa dall’aspetto simile al sangue.

Un terzo studio recente, realizzato da ricercatori messicani, ha esaminato sette casi di ostie consacrate che presentavano colorazioni rossastre, utilizzando microscopia elettronica e test biochimici.

In nessuno dei casi è stata identificata la presenza di tessuto umano; sono state invece osservate ife fungine, micelio e bacilli, elementi compatibili con contaminazione microbiologica.

Il dato è particolarmente rilevante per Cuilapa: la particola è rimasta immersa nell’acqua per circa una settimana, cioè in condizioni nelle quali batteri e funghi possono proliferare e produrre pigmentazioni capaci di assumere un aspetto simile al sangue.


La Chiesa e la prudenza

Questo non dimostra che il caso guatemalteco ha certamente una spiegazione naturale, occorreranno infatti analisi sulla specifica particola.

Ma rappresenta una possibilità concreta che la Chiesa ben conosce e che una ricerca seria dovrà necessariamente verificare.

La fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, del resto, non è mai dipesa dai miracoli eucaristici o da altri fenomeni straordinari. I quali, tutt’al più, possono diventare una conferma.





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