domenica 23 agosto 2026

Il boom di conversioni tra i giovani in Francia. La vera rivoluzione





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by Aldo Maria Valli 23 agosto 2026

Lettera 


di Marco Anca

Ho letto con molto interesse e contentezza l’articolo [qui] sulle conversioni dei giovani, ma non solo, in Francia.

Certo, non sono numeri oceanici, ma è un segnale prezioso. Sono giovani che – almeno qui in Italia – disertano invece tutti gli incontri e gli eventi politici, sindacali, culturali, con organizzazioni categoriali eccetera, dove si vedono solo teste grigie (non solo alla riunione delle religiose statunitensi, quindi), con i vecchi corpi intermedi ridotti a RSA autoreferenziali o a lobby che questuano in continuazione sussidi pubblici.

Avevo segnalato questo fenomeno, riguardante soprattutto le donne, al ritorno dai periodici viaggi in Francia, ma questo articolo lo spiega in modo approfondito, mentre il sottoscritto è solo un semplice viandante.

Leggo che il percorso verso la conversione nasce da una consapevole maturazione interiore e personale, o dall’osservazione dell’esempio di persone vicine. Non è originato quindi, in modo effimero, dall’aggregazione in movimenti che poi guidano il gregge, o da mode. Anzi, le mode imporrebbero il contrario.

Quindi non esito a definire questo un gesto autenticamente rivoluzionario. E voglio confrontarlo, visto che ogni due per tre qualcuno straparla di “cambiamento”, “rivoluzione” eccetera, con due recenti fenomeni che hanno aggregato i giovani.

Il primo: le manifestazioni, partecipatissime, del movimento Pro-Pal.

Sono un convinto simpatizzante della causa palestinese (e grande amico e sostenitore dei cristiani palestinesi), però non mi sono mai minimamente mischiato con quel movimento. Perché se manifesti per i palestinesi e, come molti di loro, poi ti dici europeista, pro-ucraino, russofobo e straparli pure di liberare le donne iraniane, non hai capito nulla. Zero studio, zero analisi, zero conoscenza geopolitica, zero maturità politica.

Infatti, quando il mainstream ha incominciato a oscurare la tragedia palestinese, tuttora in corso, in piazza non si è visto più nessuno. Lenin con quelli non avrebbe mai preso non dico il Palazzo d’Inverno, ma nemmeno una cabina telefonica. Un movimento mosso solo dall’emozione veicolata dai media, e dalla moda.

Il secondo esempio mi è più facile, visto che sono un convinto e accanito contestatore del green e di tutte queste follie antieconomiche e liberticide (l’ecologia, non il green, è una cosa seria).

Abbiamo visto attivisti climatici che bloccavano strade e aeroporti, manifestavano, si ammalavano di “ecoansia” (ma un “ecoansioso” in trincea quanto durerebbe?). Ora spariti tutti.

Finché dovevano manifestare a favore dell’agenda di Davos veicolata dai media mainstream, allora scendevano in piazza, scioperavano nelle scuole eccetera. Ora che invece bisogna sostenere la guerra, che però inquina (gli aerei militari inquinano molto più di quelli civili, per non parlare di tutte le altre diavolerie volanti, e poi chiunque sia stato in grigioverde sa quanto inquini un veicolo militare), allora tutti in silenzio. “Rivoluzionari” che obbediscono al comando del potere come le reclute agli ordini del caporale istruttore.

Tutti questi soggetti avevano visibilità mediatica e numeri grandi, ma assolutamente effimeri, inconsistenti e incapaci di incidere sulla realtà.

Le conversioni in Francia non hanno numeri da manifestazione oceanica, ma sono una realtà vera e strutturale, e non dettata da mode effimere, in un ambiente europeo che non incoraggia certo la professione del cristianesimo (cattolico, ortodosso e armeno) e anzi gli è ostile.

Oggi non riesco a immaginare nulla di più realmente rivoluzionario. O forse per noi è un ritorno alle origini.





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