Arciv. Salvatore Cordileone – (gettyimages-171854963)
di Sabino Paciolla, 1 ago 2026
L’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone, recentemente nominato da Leone XIV a membro della Segnatura apostolica, il più alto tribunale del Vaticano, ha messo in discussione la tenuta a lungo termine delle restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino dalla Traditionis Custodes, replicando indirettamente alle recenti dichiarazioni del cardinale Arthur Roche. Le sue considerazioni sono arrivate durante un’intervista con Raymond Arroyo per il programma The World Over Live.
Ne parla Niwa Limbu nel suo articolo pubblicato su AdVaticanum.
Il cardinale Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, aveva dichiarato al Tablet il 29 luglio che Papa Leone XIV non intende né abrogare la Traditionis Custodes né ripristinare la Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Roche si era inoltre mostrato critico verso le comunità legate alla liturgia tradizionale, chiedendosi perché continuassero a lamentare persecuzioni nonostante le autorizzazioni già concesse dai vescovi, e contestando i toni ostili di certa retorica contro i vertici della Chiesa.
Cordileone ha preferito non speculare sulle intenzioni del Papa, ma ha osservato che l’insistenza di Leone XIV sull’unità dovrebbe tradursi in un approccio pastorale più aperto verso i fedeli tradizionalisti. Secondo l’arcivescovo, mantenere restrizioni rigide rischia di produrre un effetto opposto a quello voluto: spingere alcuni fedeli fuori dalla piena comunione con Roma, verso comunità che non vi appartengono. Allo stesso tempo, ha precisato che un accesso più generoso alla liturgia antica dovrebbe accompagnarsi a garanzie sulla piena adesione dei fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II — una condizione che, a suo dire, negli Stati Uniti risulta già sostanzialmente rispettata.
Il passaggio più netto dell’intervista riguarda la sostenibilità futura di Traditionis Custodes: interrogato in proposito, Cordileone ha risposto senza mezzi termini: «Ad essere onesto, non credo sia realistico». L’arcivescovo ha motivato il giudizio con l’interesse crescente delle nuove generazioni per le forme più classiche della liturgia: «Anche l’ordine della Messa così come lo conosciamo oggi, celebrato in modo più tradizionale con il sacerdote ad orientem e la musica sacra, con grande solennità e riverenza, riflette il loro desiderio di questa tradizione profonda». «Guardiamo alla generazione più giovane. Tutti amano la tradizione. Amano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto», ha aggiunto. Ha definito questa attrazione «un fenomeno inarrestabile».

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