venerdì 21 agosto 2026

Usa, i vescovi si mobilitano contro l’aborto via posta


(Imagoeconomica/Usccb.org)

Mons. Coakley e Thomas chiedono invocazioni a San Giuseppe e lanciano una campagna nazionale contro le pillole abortive ordinate per corrispondenza

A difesa della vita


Manuela Antonacci, 21 agosto 2026 

La distribuzione di massa dei farmaci abortivi tramite corrispondenza è diventato uno dei principali fronti della battaglia pro-life negli Stati Uniti. Parliamo, infatti, di un fenomeno che copre oltre il 60% delle interruzioni di gravidanza del paese. Per questo, la Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha lanciato un'iniziativa nazionale che unisce preghiera, educazione e mobilitazione civica per fermare quella che i prelati definiscono una "industria dell'aborto per posta" attraverso l’impiego di mifepristone e misoprostolo.

La campagna, annunciata il 18 agosto, dall'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della USCCB, e dal vescovo Daniel E. Thomas, durerà fino al 31 ottobre, ricomprendendo il mese in cui la Chiesa negli Stati Uniti commemora il cosiddetto Mese del Rispetto alla Vita. L’iniziativa mira a contrastare una pratica che, secondo i prelati, isola le donne e aumenta i rischi per la loro salute perché le priva di qualunque supervisione medica. «Ogni aborto comporta la morte di un bambino». «Ogni aborto comporta la morte di un bambino e un danno alla madre», questi sono gli slogan inseriti dai due vescovi nella lettera che accompagnava il lancio dell'iniziativa. I dati a riguardo, in realtà, supportano l'allarme episcopale.

Secondo una stima del Guttmacher Institute, un'organizzazione legata all'industria dell'aborto, negli Stati Uniti, sono stati effettuati 1,12 milioni di aborti nel 2025, con un aumento del 21% rispetto al 2020, l'ultimo anno per cui erano disponibili stime nazionali. E tutto questo, nonostante la storica sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization del 2022 ha stabilito che la Costituzione USA non garantisce un diritto all'aborto. Lo stesso istituto, infatti, ha avvertito che la cifra reale potrebbe essere ancora più alta, poiché molte persone acquistano le pillole abortive tramite canali diversi dalle cliniche. Non solo, uno studio (JAMA, 2026) ha analizzato come vengono evase le prescrizioni di mifepristone: negli Stati Usa dove aborto e telehealth (assistenza medica digitale) sono permessi, solo il 2% delle prescrizioni è stato ritirato in una farmacia fisica, mentre il restante 97–98% è stato evaso tramite farmacie per corrispondenza (ordinato per mail), con le pillole inviate direttamente a casa.

I prelati, inoltre, sottolineano che è stata la Food and Drug Administration (FDA) a rendere possibile espandere questa pratica permettendo che i farmaci abortivi vengano prescritti tramite le consulenze online e venduti sia nelle farmacie di quartiere sia via internet, aggirando le leggi statali che proteggono la vita dei non nati. In realtà la situazione attuale è frutto di un percorso piuttosto articolato. Tra il 2017 e il 2019 il tasso di aborti ha raggiunto il minimo storico, con poco più di 862.000 casi, per poi riprendersi durante la prima amministrazione Trump, con l’approvazione del primo farmaco generico di mifepristone

In seguito, l'amministrazione Biden ha autorizzato la distribuzione di mifepristone per posta, una politica che anche la seconda amministrazione Trump ha mantenuto. Nel 2025, questa stessa amministrazione ha anche approvato un secondo farmaco generico di mifepristone, con grande sorpresa dei gruppi pro-life. L’aborto, insomma, si sta sempre più privatizzando, entrando direttamente nelle case delle donne. Entro dicembre 2025, circa il 29% di tutti gli aborti negli Stati Uniti risultava fornito tramite telehealth (visita remota più invio per posta di mifepristone e misoprostolo). Un trend che si è rivelato in crescita: se dal 5% nell’aprile 2022 si è passati al 25% del dicembre 2024, fino al 29% del dicembre 2025. In totale, nel 2025 sono stati oltre 300.000 gli aborti forniti via telehealth. Con il risultato, sottolineano i vescovi, che la prescrizione online delle pillole abortive finisce, di fatto, per aggirare le restrizioni anche negli stati con leggi a favore della vita.

Questa situazione lascia le donne totalmente «vulnerabili nel momento in cui vivono un aborto, a casa, da sole, senza alcuna supervisione medica» e «genera ulteriori opportunità di sfruttamento da parte di partner violenti o reti di traffico di esseri umani». La USCCB ha chiesto, allora, ai fedeli di invocare l'intercessione di San Giuseppe, Difensore della Vita, durante le settimane della loro campagna pro life. Inoltre, ha incoraggiato i partecipanti ad informarsi sui rischi dei farmaci abortivi e a inviare messaggi di protesta a farmacie, distributori e aziende farmaceutiche coinvolte in questo business. Infine, i vesscovi stanno preparando materiali didattici che spiegano la differenza clinica ed etica tra l’assistenza sanitaria in caso di aborto spontaneo e l’interruzione volontaria di gravidanza, una distinzione che i vescovi considerano essenziale. 


(Foto: Imagoeconomica/Usccb.org)



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