di Sabino Paciolla 8 agosto 2026
Un articolo pubblicato nel numero di luglio 2026 del New England Journal of Medicine ha riacceso il dibattito bioetico sul programma canadese di eutanasia (MAiD), proponendo che i pazienti ammessi al programma possano morire direttamente attraverso il prelievo dei propri organi, senza attendere che venga prima dichiarato il decesso.
Di questa proposta ne parla un articolo pubblicato da InfoCatolica.
La regola messa in discussione
Gli autori — tra cui i medici canadesi Carter Winberg e Ian Ball — partono da un problema tecnico: attendere la morte del donatore prima del prelievo lascia gli organi per minuti senza flusso sanguigno, riducendone la vitalità per il trapianto. Di fronte alle lunghe liste d’attesa, propongono di abolire la cosiddetta “regola del donatore deceduto” (dead donor rule), che oggi impone una sequenza rigorosa: prima la certificazione della morte, poi l’intervento chirurgico. Valerie Hudson, della Texas A&M University, ricorda che alterare questa sequenza ha un nome preciso nella storia della medicina: vivisezione, pratica giudicata crimine di guerra dopo le atrocità naziste.
Dal protocollo attuale alla “morte per donazione”
Oggi il paziente riceve l’iniezione letale, si attendono cinque minuti di “non contatto” dopo l’arresto cardiaco, e solo allora si procede al prelievo. La nuova proposta è radicalmente diversa: il paziente verrebbe portato direttamente in sala operatoria, sedato, e l’intervento chirurgico stesso causerebbe la morte tramite il prelievo degli organi vitali. Secondo gli autori, questo permetterebbe di ottenere organi (compresi i cuori, oggi quasi impossibili da donare dopo il MAiD) con una vitalità paragonabile a quella dei donatori con morte cerebrale.
Il consenso come giustificazione
Per gli autori, se il paziente ha scelto liberamente l’eutanasia, la differenza tra morire pochi istanti prima o durante il prelievo non avrebbe rilevanza etica: conterebbe solo il rispetto della sua decisione autonoma. Hudson osserva che la logica è internamente coerente, ma la definisce comunque “una giustificazione della vivisezione”.
Le reazioni dei bioeticisti
La bioeticista Lainie Friedman Ross ha definito la proposta un chiedere ai chirurghi di portare in sala una persona viva e uscirne con una morta — a suo giudizio, un vero e proprio omicidio. Kerry Bowman, dell’Università di Toronto, teme invece pressioni indirette: molti pazienti che avviano il percorso MAiD poi rinunciano, ma se hanno già discusso della donazione potrebbero sentirsi obbligati a proseguire. Bowman segnala anche la fragilità psicologica di chi chiede l’eutanasia, spesso convinto di essere un peso per gli altri, in un contesto dove la generosità del donatore viene socialmente premiata.
I numeri del Canada
Il Canada è il primo Paese al mondo per donazioni di organi dopo l’eutanasia: 136 casi tra il 2019 e il 2021, con 41 solo nel 2021 (contro 20 in totale tra Belgio, Paesi Bassi e Spagna). Il programma MAiD è cresciuto costantemente: dai 1.018 decessi del 2016 (meno dell’1% dei decessi nazionali) ai 16.500 del 2025 (oltre il 5%). Dal marzo 2027 sarà incluso l’accesso per malattie mentali, con un ulteriore aumento atteso.
Un sistema di incentivi “perverso”
Hudson denuncia una struttura di incentivi problematica in un sistema sanitario pubblico: chi sceglie di morire fa risparmiare risorse allo Stato, mentre chi sceglie di vivere non riceve un’assistenza equivalente. Per la studiosa, la legalizzazione dell’eutanasia nel 2016 ha eroso la capacità del Canada di opporsi eticamente a proposte come questa.

Nessun commento:
Posta un commento