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IntolleranzaIl bersaglio preferito di queste violenze? Ovviamente le chiese
Federica Di Vito, 03 agosto 2026
Il Ministero dell’Interno austriaco ha pubblicato il rapporto ufficiale sui crimini d’odio relativo all’anno 2025, evidenziando un netto aumento dell’ostilità nei confronti dei cristiani. Secondo i dati governativi, i casi di cristianofobia documentati sono saliti a 133, con una crescita del 29% rispetto all’anno precedente. I numeri dell’odio religioso parlano chiaro: nel corso dell’anno le autorità hanno registrato complessivamente 6.751 reati motivati da pregiudizio. Di questi, 696 hanno avuto una matrice religiosa, configurandosi come il terzo movente più frequente dopo la visione del mondo e l’origine etnica. All’interno della categoria religiosa, la distribuzione vede: islamofobia: 264 casi (38%), antisemitismo: 247 casi (35%), 133 casi (19%) e altri gruppi: 52 casi (7%). Nonostante non sia la categoria numericamente più alta, la cristianofobia è quella che ha fatto registrare l’incremento più rapido.
In particolare, nel mirino ci sono i luoghi sacri. Su 21 incidenti diretti contro spazi sacri, ben 12 hanno avuto una motivazione anticristiana. Di fatto, oltre la metà degli attacchi contro luoghi religiosi in Austria ha colpito chiese, cimiteri o monumenti cristiani, con il danneggiamento grave della proprietà come modalità delittuosa prevalente. Al contrario, i reati islamofobi si concentrano maggiormente negli spazi pubblici e quelli antisemiti nell’ambiente digitale. Il rapporto rivela dettagli significativi sul profilo dei sospettati di atti anticristiani. Si tratta di un fenomeno che coinvolge i giovanissimi: il gruppo più numeroso di sospettati è composto da adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Nell’islamofobia, invece, predominano gli over 40 (87 sospetti) e quelli dai 25 ai 40 (70); nell’antisemitismo, gli over 40 (68) e quelli dai 25 ai 40 (55). Un altro dato rilevante riguarda la nazionalità: il 57% dei sospettati per reati di cristianofobia non possiede la cittadinanza austriaca. Si tratta della percentuale di stranieri più elevata tra tutte le categorie di crimini d’odio analizzate (nella media generale è del 28%, nell’islamofobia del 43% e nell’antisemitismo del 26%).
Il Ministro dell’Interno, Gerhard Karner, ha avvertito che la criminalità d’odio nel Paese sta diventando «sempre più giovane e digitale», sottolineando che un terzo dei sospettati ha meno di 21 anni. Karner ha puntato sulle iniziative di prevenzione e sul Piano nazionale contro i crimini d’odio attualmente in fase di sviluppo. Dalle fila dell’opposizione, Mario Lindner (SPÖ) ha definito «terrificante» il bilancio complessivo dei reati d’odio, chiedendo di agire sulle cause profonde: «La nostra società non dovrebbe abituarsi ai nostri cittadini che vengono attaccati per orientamento sessuale, colore della pelle, religione o status sociale», ha affermato. David Stögmüller (Verdi) ha invece criticato il governo per i ritardi nell’attuazione del piano d’azione, sollecitando un maggiore impegno nella prevenzione scolastica. Nonostante l’aumento dei casi, la polizia austriaca ha dimostrato un’alta efficacia investigativa, risolvendo il 71% dei crimini d’odio, una percentuale significativamente superiore alla media nazionale per la criminalità generale.
Il recente rapporto ufficiale sui crimini d’odio austriaco non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno che sta attraversando l’intero continente. Come abbiamo già dato conto di recente, l’Austria registra un’impennata del 29% di atti di cristianofobia in un solo anno, i dati dell’Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC) confermano che il 2026 si sta aprendo con numeri da record per l’odio religioso.
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