domenica 14 giugno 2026

La messa tradizionale? L’antitesi assoluta del mondo di oggi. Parola d’Asburgo






Saved in: Blog
by Aldo Maria Valli 13 giu 2026




di Edward Pentin

L’ex ambasciatore ungherese presso la Santa Sede rievoca il suo primo, disorientante incontro con il rito antico e spiega come, con il suo libro, intenda aiutare gli altri ad accostarsi al vetus ordo con serenità.

La messa tradizionale è diventata negli ultimi anni oggetto di devozione e al contempo di controversie, attirando un numero crescente di giovani fedeli nonostante le restrizioni imposte da Roma.

Al primo incontro incontro con il rito antico, porta d’accesso a una vita di preghiera più profonda e a un rinnovato senso del sacro, c’è un problema di comprensione. Aiutare a colmare questa lacuna è uno degli obiettivi di “Discovering the Latin Mass. A Travel Guide for the Curious” (Alla scoperta della messa in latino: una guida per i curiosi), concepito come un vademecum semplice e pratico per chi si avvicina per la prima volta a questa liturgia.

L’autore del libro è l’arciduca Eduardo d’Asburgo-Lorena, discendente della dinastia degli Asburgo, che ha ricoperto la carica di ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede dal 2015 al 2025.

L’arciduca spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il libro, l’impatto significativo e positivo che il vetus ordo ha avuto sulla sua vita e sulla fede sua e della sua famiglia, e perché ritiene che stia guadagnando popolarità tra i giovani. Illustra inoltre la sua opinione sul perché la liturgia tradizionale susciti tanto fervore, sia in termini di sostegno che di opposizione.

Ambasciatore Habsburg, cosa spera di ottenere con “Discovering the Latin Mass. A Travel Guide for the Curious” e cosa l’ha spinta a scriverlo?

Ho scritto questo piccolo libro perché quando sono andato per la prima volta alla messa tradizionale non avevo a disposizione un pratico opuscolo esplicativo e così sono rimasto completamente disorientato, anzi, persino irritato. Nessuno mi aveva preparato alle differenze esistenti in quasi ogni aspetto della liturgia rispetto al novus ordo. Quindi inizialmente non sono riuscito ad apprezzarla. Spero pertanto che, con questo piccolo libretto a portata di mano, le persone si potranno avvicinare alla loro prima messa tradizionale meglio preparate e non si chiudano subito a riccio.

A chi è principalmente rivolto? Si può portare l’opuscolo a messa per parteciparvi meglio?

Questo libro non è destinato in primo luogo a chi già frequenta la santa messa tradizionale. È pensato piuttosto per coloro che desiderano provarla perché ne hanno sentito parlare, o che sono semplicemente curiosi e vogliono conoscere questa forma del rito romano. Si rivolge anche a chi, pur essendo inizialmente infastidito dalla messa tradizionale, è disposto a mettersi in discussione. Sì, si può portare questo libro alle prime messe tradizionali. C’è una sezione in cui spiego le diverse parti della liturgia, con alcuni disegni che mostrano, ad esempio, le varie parti della messa in base alla posizione del sacerdote e del chierichetto. Quindi è ideale per questo scopo.

Che impatto ha avuto la messa tridentina sulla sua vita e quanto è stata importante per lei come genitore, soprattutto nell’aiutare a formare i suoi figli nella fede cattolica?

Sono rimasto molto colpito nel vedere l’effetto che la messa tradizionale ha avuto sui miei figli. Siamo tutti cattolici fin dalla nascita e andavamo regolarmente a messa. Recitavamo le nostre preghiere, facevamo pellegrinaggi e così via. Ma quando abbiamo scoperto la messa tradizionale, circa cinque o sei anni fa, tutta la famiglia – compresi coloro che ci venivano a trovare a Roma solo sporadicamente – ha intrapreso un percorso completamente nuovo per approfondire la nostra fede e il nostro rapporto con Cristo, e anche per acquisire una maggiore comprensione della liturgia. Soprattutto, ho potuto constatare come la vita liturgica si riversasse nella nostra quotidianità. Ad esempio, ora vedo molta più fedeltà nella preghiera quotidiana, nella recita del Rosario, nelle novene e nelle altre pratiche, e tutto ciò trasforma la vita. Ho trovato qualcosa che ha davvero dato a tutta la nostra famiglia un nuovo inizio nella fede.

Per secoli la famiglia Asburgo ha svolto un ruolo chiave nella conservazione della liturgia antica, che a sua volta ha avuto un impatto significativo sulla cultura e sulla politica dei suoi regni. Pensa che il suo ruolo oggi sia di aiutare i fedeli a conoscere e amare la messa tridentina e contribuire così a preservare la civiltà cattolica europea, soprattutto ora che è fortemente minacciata dal secolarismo, dall’Islam e da altre forze?

Credo sia troppo presto per prevedere quale ruolo giocherà in Europa la riscoperta della messa tradizionale. I numeri sono ancora molto esigui e la stragrande maggioranza dei cattolici continua a partecipare a quella che chiamiamo la messa del novus ordo, la messa riformata. Vedo il mio ruolo, forse, come quello di un ambasciatore della messa tradizionale presso coloro che non ne hanno mai sentito parlare, vorrebbero scoprirla o desiderano superare i propri pregiudizi nei confronti di questa forma del rito. Ho iniziato a scrivere questo opuscolo quasi subito dopo aver terminato il mio incarico di diplomatico presso la Santa Sede. Come diplomatico dovevo essere piuttosto discreto riguardo alle mie preferenze, anche in materia liturgica. Ora sono molto più libero di parlare di ciò che ho nel cuore.

Si registra ovunque un rinnovato interesse per la messa tridentina, soprattutto tra i giovani. Come spiega questa crescente popolarità, in particolare alla luce dei recenti tentativi del Vaticano di limitarla?

Ha perfettamente ragione: i giovani sono molto attratti dalla messa tradizionale. È un fenomeno che osserviamo in tutta Europa e nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, ma anche in Austria, Germania e Ungheria, ovunque. Mi chiede perché. Non lo so con certezza, ma la mia ipotesi personale è che questa messa sia l’esatto opposto del mondo di oggi. È un luogo molto riverente e silenzioso, davvero silenzioso. Il silenzio è ciò che più mi ha attratto, e ha attratto anche la mia famiglia. È un luogo di grande devozione. Credo che i giovani di oggi che desiderano essere cattolici vogliano esserlo in modo profondo e significativo. La messa tradizionale trasmette l’impressione di radici molto profonde. L’estraneità della lingua latina a quella di tutti i giorni, la riverenza dei gesti, tutto comunica la serietà e la sacralità di ciò che accade. Credo che sia proprio questo che i giovani di oggi cercano, se vogliono costruire la propria vita su basi solide.

Perché, secondo lei, la messa tridentina suscita passioni così forti, sia tra coloro che desiderano preservarla sia tra coloro che vi si oppongono?

Partendo dall’opposizione, credo che la resistenza aggressiva alla messa tradizionale sia in gran parte dovuta a due fattori, il primo dei quali è probabilmente un pregiudizio che risale agli anni Cinquanta e Sessanta. Diverse generazioni di sacerdoti – alcuni dei quali ora vescovi – sono cresciute con l’idea che si tratti di qualcosa “del passato”, qualcosa che ci siamo lasciati alle spalle per aprirci alla liturgia di oggi. È stato loro insegnato che non dovremmo approfondire troppo il problema, che è in qualche modo meccanico, qualcosa di bianco o nero: da una parte il passato, dall’altra il presente. Tutto ciò potrebbe aver portato alcune persone a crescere con la forte convinzione che la liturgia tradizionale sia qualcosa da superare, un’eredità polverosa e obsoleta. Quindi, quando vedono che altri invece cercano di riscoprirla, reagiscono in modo aggressivo. Credo che questa sia una possibile spiegazione. L’altro fattore – e questo lo trovo molto spiacevole – è il modo in cui alcuni cattolici convertiti di recente, spesso intervenendo tramite il web, si presentano come difensori della tradizione e della messa tridentina. A volte si sentono in dovere di parlare in modo aggressivo e a voce alta per dimostrare di essere “veramente” cattolici. Questo crea l’immagine dei tradizionalisti come un gruppo di persone dure, giudicanti e inospitali. Sono abbastanza sicuro che molte delle misure adottate contro la messa tradizionale negli ultimi anni siano il risultato di questa impressione. Internet può essere un ottimo luogo per parlare della propria fede, ma farlo con rispetto, carità e comprensione delle altre forme di vita cattolica è probabilmente molto più utile che dimostrare aggressività.

Nonostante il rinnovato interesse, il numero di fedeli rimane relativamente basso rispetto alla popolazione cattolica nel suo complesso. Considera coloro che partecipano alla messa tridentina come il “resto”, quella minoranza creativa a cui si riferiva il cardinale Ratzinger, che preserverà l’ordine cattolico e la tradizione apostolica quando tutto intorno sembra essere in uno stato di declino e collasso?

È vero che la messa tradizionale è frequentata da un numero relativamente esiguo di cattolici in tutto il mondo. Dico “relativamente” perché se confrontiamo il numero di coloro che frequentano questa messa con il numero di coloro che vanno regolarmente alla messa riformata – anche durante la settimana – vediamo che in molti paesi dell’Europa occidentale il numero dei fedeli che partecipano alla messa tradizionale appare molto più elevato di quanto si possa immaginare. Tuttavia, rispetto al numero complessivo di persone battezzate nella Chiesa cattolica, rimangono numeri molto esigui. Sarà questo il baluardo, il piccolo resto? Non credo. Credo che ciò di cui ha parlato Benedetto XVI si applichi sia a coloro che partecipano alla messa tradizionale sia a coloro che frequentano parrocchie in cui la messa riformata è celebrata con devozione e riverenza e dove la vita cattolica è viva e fiorente. Insieme, questi due gruppi formano il piccolo resto, ed entrambi stanno crescendo esponenzialmente. Se guardiamo al numero di persone che sono state battezzate, cresimate o che sono tornate alla Chiesa cattolica negli ultimi quattro o cinque anni, possiamo vedere che qualcosa sta succedendo nella Chiesa, in tutto il mondo occidentale. Nutro piena speranza che non diventeremo quel piccolissimo residuo di cui parlava Benedetto XVI.








Nessun commento:

Posta un commento