sabato 6 giugno 2026

Vescovo Suetta: “Tacere sulla fede cattolica non è carità”





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by Aldo Maria Valli 05 giu 2026


Vescovo Suetta: “Nel rapporto con i musulmani, tacere sulla fede cattolica non è carità”. E la rete dei convertiti applaude


di Edward Pentin

La St. Nicholas Tavelic Network (TavNet), rete che fornisce assistenza pastorale e sostegno a comunità clandestine di convertiti dalla fede musulmana a quella cristiana, ha dichiarato che le recenti parole di monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo, sull’annuncio del Vangelo ai musulmani che vivono nel territorio diocesano, li hanno “incoraggiati moltissimo” e sono d’accordo con lui sul fatto che tacere sulla fede “non è carità” e che “un’identità cristiana chiara e visibile è assolutamente necessaria per evangelizzare i musulmani”.

Nella lettera pastorale del 24 maggio intitolata “Non c’è amore più grande”, il vescovo Suetta lancia un appello all’evangelizzazione dei musulmani. Il crescente numero di migranti musulmani nella regione – afferma – solleva interrogativi inevitabili, come ad esempio quale debba essere l’atteggiamento cristiano nei loro confronti e la necessità di conciliare il rispetto per la loro fede con l’esigenza di annunciare il Vangelo.

Suetta ha quindi deciso di proporre nella sua diocesi un “programma specifico di formazione e occasioni di incontro”, impegnandosi a testimoniare e annunciare il Vangelo ai musulmani che vivono nel territorio. “In questo modo conosceremo meglio la fede e la cultura dei musulmani che incontriamo ogni giorno” e “impareremo anche, in modo più consapevole, come esercitare il nostro dovere di battezzati, che è un compito d’amore e quindi di annuncio di Colui che è la salvezza dell’umanità”.

La presenza di comunità musulmane nelle regioni del mondo tradizionalmente cristiane è in aumento negli ultimi decenni. Non sono disponibili statistiche precise sulla crescita della popolazione musulmana nell’Italia storicamente cattolica, ma stime approssimative suggeriscono un raddoppio negli ultimi due decenni: da circa 800 mila nel 2006 a più di un milione e mezzo nel 2023. La popolazione musulmana in Europa è aumentata dal 2% al 6% tra il 1950 e il 2020, da 11 milioni a 45 milioni. Anche negli Stati Uniti il numero di musulmani è in costante crescita, dal milione e mezzo del 2000 a poco meno di quattro milioni e mezzo nel 2026.

La lettera pastorale del vescovo Suetta, sottotitolata “Sulla carità e l’annuncio dell’amore di Dio ai musulmani che vivono nel nostro territorio”, coincide quest’anno con l’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi, che nel 1219 incontrò il sultano Al-Malik al-Kamil in Egitto. Il vescovo ricoda inoltre il sessantesimo anniversario, celebrato lo scorso anno, della dichiarazione interreligiosa “Nostra aetate” del Concilio Vaticano II.

Ricordando l’incontro di san Francesco con il sultano, il vescovo Suetta afferma che il santo raccomandò ai suoi frati non di “impegnarsi in litigi o dispute” con i musulmani, ma di confessare la fede cristiana, risvegliare la fede nel Dio trino e dire loro che “devono essere battezzati e diventare cristiani” altrimenti non potranno entrare nel regno di Dio.

I frati non dovevano nascondere la propria fede, ma, al contrario, dovevano “manifestarla, prima di tutto attraverso la testimonianza della loro vita, che è più importante delle parole, come ripete l’uomo di Assisi in diversi scritti”.

Il vescovo esorta i suoi fedeli a concentrarsi sugli “aspetti che abbiamo in comune con i musulmani”, soprattutto nell’aiutare un mondo che “si sta allontanando dal suo Creatore”, poiché ciò può favorire opportunità di collaborazione nel sostenere una moralità che la società secolarizzata spesso rifiuta.

I musulmani che arrivano nei paesi occidentali, osserva il vescovo, tendono ad associare l’immoralità pubblica alla fede cristiana, e solo quando incontrano cristiani che offrono una testimonianza coerente si rendono conto che “la secolarizzazione è una corruzione del cristianesimo”. Con l’accoglienza e la testimonianza, “l’annuncio è già iniziato”, quini ecco l’importanza di parlare ai musulmani di Gesù Cristo con carità.

In passato – osserva il vescovo – la missione della Chiesa era ad gentes, rivolta ai non cristiani nei paesi a maggioranza non cristiana, “ma ora è giunto il momento di assumerci questa responsabilità qui in patria e, per noi, in particolare nei confronti degli immigrati musulmani”.

Suetta ribadisce l’insegnamento della Chiesa secondo cui le anime possono essere salvate solo attraverso Cristo, aggiungendo che trascurare la proclamazione di questa verità significherebbe “deridere la croce salvifica e la mediazione universale” del Signore, non che “tradire la nostra missione di battezzati”. Il vescovo usa l’analogia del non lanciare una corda per salvare un uomo che sta annegando, pensando che questi possa salvarsi da solo e sentirsi così più libero, quando in realtà “la corda è la liberazione”.

“Quanti musulmani che vivono tra i cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio e diranno: perché non mi avete gettato la corda? Perché non mi avete fatto conoscere la verità? Per questo motivo comprendiamo l’urgenza della missione che spinse san Paolo a esclamare: guai a me se non annuncio il Vangelo!”.

Secondo Suetta, la “corda” può essere utilizzata, in primo luogo, risvegliando l’interesse per la fede attraverso una vita di testimonianza e amore cristiano, e poi rispondendo alle domande “con gentilezza e riverenza”.

“Questo è uno choc per un musulmano, abituato a vedere Dio come più distante, come qualcuno a cui dobbiamo sottometterci, ma che non possiamo conoscere. Anche se Dio è irraggiungibile con le facoltà umane naturali, i cristiani sanno che in Gesù abbiamo la piena rivelazione del suo amore”.

Occorre mostrare ai musulmani che seguiamo Gesù non per paura di una punizione o per ottenere una ricompensa, ma per amore. I cattolici non sono schiavi, ma figli e figlie amati da Dio Padre attraverso suo Figlio. Questo movente d’amore “ci spinge a condividere con gli altri la grande gioia che il Figlio di Dio è venuto a salvarci e ci insegna ad amarci gli uni gli altri”, e c’è un solo modo per far capire agli altri che Dio è veramente amore: dimostrandolo con la propria vita.

“L’amore deve essere libero, pertanto la proclamazione del Vangelo ai musulmani deve essere condotta con il massimo rispetto per la loro libertà”.

I fedeli devono prendere sul serio il Grande Mandato: fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Affidiamo alla Madonna, venerata anche dai musulmani, “questo desiderio di trasmettere l’amore di Dio a tutti, con la gioia e la forza che la Pasqua ci ha portato: Gesù Cristo è risorto, è veramente risorto”.

Numair R., responsabile della sezione britannica di TavNet, ha accolto con favore le parole del vescovo, dichiarando che molti credono che la missione verso i musulmani debba svolgersi solo nel mondo musulmano, “quando in realtà la missione è proprio qui, a due passi da noi”.

Numair concorda con il vescovo sul fatto che tacere sulla fede “non è carità”, e aggiunge che una forte identità cristiana è “assolutamente necessaria per evangelizzare i musulmani”, i quali credono che il cristianesimo sia la causa del degrado morale in Occidente.

Numair è d’accordo con il vescovo Suetta anche sul fatto che i musulmani devono comprendere che “la secolarizzazione è una corruzione del cristianesimo” e questo può avvenire solo attraverso autentici incontri con cattolici fedeli”.

Joseph L., responsabile della sezione francese di TavNet, afferma di sapere per esperienza che molti convertiti dall’Islam “non hanno bisogno di ambiguità e sottigliezze diplomatiche, ma di un accompagnamento serio, di una catechesi rigorosa, dei sacramenti e di una famiglia cattolica”. L’evangelizzazione “non deve mai essere coercitiva, ma nemmeno silenziosa”.

Numair conclude: “Ognuno di noi che collabora con TavNet pregherà per sua eccellenza il vescovo Suetta, per il successo del suo piano pastorale e affinché molti altri vescovi lo seguano”.

ncregister





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