
Di Marco Lepore, 25 giu 2026
Giugno, mese di conclusione delle attività didattiche e anche di bilanci per gli studenti: promozioni, bocciature, rinvii a settembre. Ma anche di riflessioni sulla condizione generale del sistema nazionale di Istruzione.
A questo riguardo, vale la pena soffermarsi su quanto riportato da Tuttoscuola relativamente alla recente pubblicazione sul Portale unico MIM dell’anagrafe delle scuole statali e paritarie, e in particolare sulla situazione delle scuole paritarie, il cui decremento a causa della flessione demografica e delle difficoltà di gestione economica-finanziaria pare inarrestabile.
Rispetto a questo anno in corso -ci informa Tuttoscuola- anche per il prossimo anno si conferma la riduzione complessiva del numero di scuole funzionanti: 11 in meno nelle scuole dell’infanzia, una in meno nella primaria e due in meno nella secondaria di I grado.
Si tratta di una contrazione certamente molto contenuta, ma che va comunque ad aggiungersi a quanto avvenuto ininterrottamente nell’ultimo decennio: in totale, tra infanzia e primo ciclo hanno chiuso circa 1.300 scuole (esattamente 1.293), cioè mediamente 130 scuole ogni anno, di cui circa il 50% nel Mezzogiorno.

È, come prevedibile, il settore della scuola dell’infanzia a registrare il maggior numero di scuole chiuse: 1.132, pari al 14,4% di quelle funzionanti dieci anni fa (una scuola ogni sette). Prevedibile: innanzitutto perché è tradizionalmente il più numeroso, composto da tante piccole realtà nate all’interno di strutture parrocchiali e/o per iniziativa di piccole associazioni di famiglie, che non hanno avuto la possibilità o la capacità di far fronte agli ingenti obblighi (non bilanciati da un corrispondente diritto di natura economica…) introdotti nell’anno 2000 con la Legge 62 “di parità”, voluta dall’allora ministro Luigi Berlinguer e ingenuamente salutata da tanta parte del sistema scolastico privato come una vittoria. E poi, perché l’inverno demografico, che ha investito e sta trasformando il nostro paese in una gelida landa abitata solo da anziani, ha reso superflua o non più sostenibile l’offerta di tante scuole. In ultimo, perché lo Stato, con le sue scuole gratuite, ha esercitato una concorrenza sleale, in barba ad ogni principio di sussidiarietà, invece di sostenere e favorire quanto realizzato “dal basso” ad opera della società civile. Ma questa è ormai storia vecchia…
Per completare il quadro del sistema paritario che nell’ultimo decennio ha visto ridursi il numero delle scuole di ogni ordine e grado, occorre dare un’occhiata anche al segmento della secondaria di II grado. Sempre Tuttoscuola ci informa che “i dati ufficiali disponibili sui diversi siti ministeriali sono riferiti erroneamente agli indirizzi di studio, anziché alle scuole vere e proprie”, traendo in inganno sulla effettiva realtà dei fatti. E “non si tratta di una differenza da poco, perché il numero effettivo delle scuole è meno della metà degli indirizzi di studio (47%-48%)”. Sulla base di rilevazioni corrette, pertanto, sono 87 le scuole paritarie della secondaria di II grado chiuse nel corso dell’ultimo decennio. Non un gran numero, ma comunque una perdita dolorosa, che va ad aggiungersi ai 1.293 di infanzia e primo ciclo, per un totale di 1.380 scuole (su circa 13.000, quindi più del 10%) che hanno chiuso i battenti nell’arco dell’ultimo decennio.
E gli alunni? L’ultima rilevazione disponibile, al 31 agosto 2025, contava in totale 759.595 studenti, mentre un decennio prima (anno 2015) superava il milione di studenti. Circa il 25% in meno…
Insomma, un declino preoccupante, che spinge a fare alcune riflessioni, che vanno ben al di là della cronica, grave e drammatica mancanza di sussidiarietà che vige nel nostro Paese dall’unità in avanti.
La prima è tutto sommato la più semplice e superficiale: la scuola paritaria, che pare reggere solo nel segmento della secondaria di secondo grado (che è pure la più costosa), sembra avviata a diventare sempre più, nel nostro Paese, una scuola di élite, riserva indiana di chi ha le possibilità economiche e cerca percorsi di eccellenza o ambienti protetti, nonostante i molteplici ed eroici sforzi di tanti gestori.
Ma ben più grave, da un certo punto di vista, appare il fatto che si parla e si dibatte sempre meno di libertà di educazione. Persino la Chiesa cattolica pare aver dato la precedenza ad altre tematiche, accettando ormai come un dato di fatto (e neanche tanto scandaloso) il monopolio statale dell’educazione delle nuove generazioni.
Come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, l’argomento è diventato sempre più “di nicchia”, riservato a pochi specialisti e qualche politico; di conseguenza, abbiamo assistito ad un progressivo indebolimento della coscienza collettiva a riguardo della imprescindibile importanza della libertà di scelta educativa. Quanti giovani, oggi, anche nel mondo cattolico, sanno di cosa si tratta e perché è fondamentale? Quanti sarebbero realmente disposti a scendere in piazza per difenderla?
Non possiamo che ripetere quanto già affermato: l’indifferentismo, il livellamento verso il basso di tutti i valori, l’omologazione del pensiero, delle parole e delle azioni, hanno reso quasi obsoleta questa battaglia. Perché mai chiedere di sostenere la scuola paritaria e, in generale, gli spazi di educazione libera, quando in fin dei conti tutti – a parte qualche superstite di un’epoca considerata ormai passata, che cerca rifugio nell’istruzione parentale – la si pensa nello stesso modo e il nuovo vangelo della società post-moderna pare essere (anche per tante scuole non statali e realtà ecclesiali…) l’Agenda Europea 2030?
Nessuna sorpresa, dunque, se il declino delle scuole paritarie non interessa più di tanto…
Probabilmente, dovremo giungere dolorosamente a toccare il fondo di questa crisi epocale, affinché le coscienze si ridestino. Perché, come notava il teologo Reinhold Niebuhr, non c’è davvero nulla di più paradossale che offrire la risposta a una domanda che non si pone più.
Marco Lepore
Foto di Kim Ukill su Unsplash
Per completare il quadro del sistema paritario che nell’ultimo decennio ha visto ridursi il numero delle scuole di ogni ordine e grado, occorre dare un’occhiata anche al segmento della secondaria di II grado. Sempre Tuttoscuola ci informa che “i dati ufficiali disponibili sui diversi siti ministeriali sono riferiti erroneamente agli indirizzi di studio, anziché alle scuole vere e proprie”, traendo in inganno sulla effettiva realtà dei fatti. E “non si tratta di una differenza da poco, perché il numero effettivo delle scuole è meno della metà degli indirizzi di studio (47%-48%)”. Sulla base di rilevazioni corrette, pertanto, sono 87 le scuole paritarie della secondaria di II grado chiuse nel corso dell’ultimo decennio. Non un gran numero, ma comunque una perdita dolorosa, che va ad aggiungersi ai 1.293 di infanzia e primo ciclo, per un totale di 1.380 scuole (su circa 13.000, quindi più del 10%) che hanno chiuso i battenti nell’arco dell’ultimo decennio.
E gli alunni? L’ultima rilevazione disponibile, al 31 agosto 2025, contava in totale 759.595 studenti, mentre un decennio prima (anno 2015) superava il milione di studenti. Circa il 25% in meno…
Insomma, un declino preoccupante, che spinge a fare alcune riflessioni, che vanno ben al di là della cronica, grave e drammatica mancanza di sussidiarietà che vige nel nostro Paese dall’unità in avanti.
La prima è tutto sommato la più semplice e superficiale: la scuola paritaria, che pare reggere solo nel segmento della secondaria di secondo grado (che è pure la più costosa), sembra avviata a diventare sempre più, nel nostro Paese, una scuola di élite, riserva indiana di chi ha le possibilità economiche e cerca percorsi di eccellenza o ambienti protetti, nonostante i molteplici ed eroici sforzi di tanti gestori.
Ma ben più grave, da un certo punto di vista, appare il fatto che si parla e si dibatte sempre meno di libertà di educazione. Persino la Chiesa cattolica pare aver dato la precedenza ad altre tematiche, accettando ormai come un dato di fatto (e neanche tanto scandaloso) il monopolio statale dell’educazione delle nuove generazioni.
Come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, l’argomento è diventato sempre più “di nicchia”, riservato a pochi specialisti e qualche politico; di conseguenza, abbiamo assistito ad un progressivo indebolimento della coscienza collettiva a riguardo della imprescindibile importanza della libertà di scelta educativa. Quanti giovani, oggi, anche nel mondo cattolico, sanno di cosa si tratta e perché è fondamentale? Quanti sarebbero realmente disposti a scendere in piazza per difenderla?
Non possiamo che ripetere quanto già affermato: l’indifferentismo, il livellamento verso il basso di tutti i valori, l’omologazione del pensiero, delle parole e delle azioni, hanno reso quasi obsoleta questa battaglia. Perché mai chiedere di sostenere la scuola paritaria e, in generale, gli spazi di educazione libera, quando in fin dei conti tutti – a parte qualche superstite di un’epoca considerata ormai passata, che cerca rifugio nell’istruzione parentale – la si pensa nello stesso modo e il nuovo vangelo della società post-moderna pare essere (anche per tante scuole non statali e realtà ecclesiali…) l’Agenda Europea 2030?
Nessuna sorpresa, dunque, se il declino delle scuole paritarie non interessa più di tanto…
Probabilmente, dovremo giungere dolorosamente a toccare il fondo di questa crisi epocale, affinché le coscienze si ridestino. Perché, come notava il teologo Reinhold Niebuhr, non c’è davvero nulla di più paradossale che offrire la risposta a una domanda che non si pone più.
Marco Lepore
Foto di Kim Ukill su Unsplash
Nessun commento:
Posta un commento