
(Fox5 – New York)
Monsignor Hicks denuncia la contraddizione che c'è tra salvare persone con intenti suicidi dai ponti e prescrivere farmaci letali durante le visite mediche
Lo Stato di New York ha approvato la legge sul suicidio assistito e pubblicato i regolamenti attuativi. Il meccanismo di morte, prima concessa, poi suggerita, poi magari imposta, entrerà dunque in vigore dal 5 agosto. Ci insospettisca benevolmente, almeno, la data che celebra la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, la festa della Madonna della Neve. A riprova che nulla è impossibile a Dio (e quindi questo orrore può essere fermato), ma nemmeno l'uomo scherza, quando ci si mette e si lascia trascinare dal nemico per eccellenza, menzognero e omicida fin dal principio. A protestare con forza si leva la voce chiara dell'arcivescovo metropolita di New York, monsignor Ronald Hicks. Secondo quanto riporta anche il sito Infocatolica, Hicks ha definito la legge «"l'ultimo attacco alla vita umana, il prossimo passo verso una cultura dello scarto totale", mentre attivisti e organizzazioni avvertono che la legge danneggerà le persone più vulnerabili».
Il commento dell'arcivescovo è una lucida e angosciante profezia sull'effetto sistemico, addirittura "epocale" che questa legislazione avrà, sulla falsariga di altre normative che abbiamo visto investire e pervertire la mentalità comune nel giro di pochi decenni: l'aborto non era forse una legge per pochi casi estremi? Non è invece diventato opzione sempre disponibile, imposizione e ricatto, e persino diritto? In un articolo del 2 giugno su First Things, riporta sempre Infocatolica, Hicks ha considerato la legge sul suicidio assistito come coerente espressione di quella cultura dello scarto denunciata da Papa Francesco: «una mentalità in cui "chiunque sia considerato scomodo, non più utile o un peso viene scartato". L'arcivescovo ha collegato il suicidio assistito a oltre 50 anni di aborto legalizzato negli Stati Uniti e ad atteggiamenti simili nei confronti degli immigrati, dei senzatetto, all'indifferenza verso le calamità della guerra e alle richieste di estensione della pena di morte».
La normativa ha come sempre una serie di condizioni e limitazioni che dovrebbero regolamentarne l'applicazione, ma non è cinismo o fanatismo pensare che molto presto questi argini di cartapesta saranno travolti. Peraltro, anche entro i limiti della legge, l'orrore di uno stato che consente che una persona in grande sofferenza si auto infligga la morte resta in tutta la sua immoralità. Il Medical Aid in Dying Act, che porta la firma della governatrice Kathy Hochul, prevede la possibilità per chi ha la diagnosi di malattia terminale di chiedere farmaci letali. Serviranno due richieste verbali da parte del paziente a distanza di almeno 48 ore, una richiesta scritta con due testimoni, un modulo di dichiarazione finale da compilare 48 ore prima dell'assunzione del farmaco e un'attesa di ben 5 giorni tra prescrizione e consegna del farmaco. Fino all'ultimo, questi cittadini, saranno accompagnati dalla rassicurante perversione della burocrazia fine a sé stessa. A cosa servono davvero quelle attese? saranno davvero rispettate le condizioni di verifica dell'intenzione della persona? ora l'accesso è solo per adulti: resterà a lungo così?
Che una persona esprima il desiderio di morire o manifesti pensieri suicidari è una voce che in moltissimi bugiardini appare come grave effetto collaterale e in molte diagnosi come sintomo di un grave decadimento della salute mentale. In questo caso no: è fattore principe per chiedere e ottenere dallo stato un farmaco letale.
Il paziente dovrà auto somministrarsi il farmaco e, si badi bene, la causa del decesso sul certificato di morte dovrà essere la malattia di base, non il suicidio. «Quando questa legge entrerà in vigore, a New York inizierà una nuova, terrificante era», ha avvertito il vescovo Hicks. «Quanto tempo passerà prima che questa cosiddetta ‘compassione’ per i malati terminali si trasformi da una ‘scelta’ in un’aspettativa di suicidio per ogni tipo di persona vulnerabile, compresi i disabili, gli anziani e coloro che vivono in comunità disagiate con accesso limitato ai servizi medici?»
Vero è che le distanze nel continente nord-americano sono sconfinate, ma il comunque vicino Canada sta già mostrando a cosa si va incontro: la legge inizialmente ammessa per pochi casi estremi è diventata una prassi estesa a sempre più pazienti, in molti casi viene suggerita, a breve, ricorda Hicks, sarà allargata a persone con malattie croniche nemmeno letali, per quanto odiose, come l'artrite o a persone affette da depressione o anoressia. Monsignore ha anche sottolineato come le forze dell'ordine, ma anche normali cittadini, si diano da fare per dissuadere disperati che minacciano il suicidio. Sarà ancora così o i cuori si induriranno al punto che non sarà più naturale o, come dice l'arcivescovo, sfuggiranno all'attenzione perché basterà chiedere, magari via app (diciamo noi, aggiungendo dettagli distopici), la prescrizione di una pillola letale?
In ogni caso, come abbiamo già visto accadere in Francia, la mobilitazione dei vescovi quando c'è si vede eccome. Monsignor Roland Hicks, nominato da Leone XIV, è un vescovo che sfugge a molte letture ecclesiali superficiali, come abbiamo già raccontato agli abbonati (qui per abbonarsi), ma è sicuramente un sincero pro life. Considerando appieno il potere della preghiera, abbiamo come cristiani il dovere di chiedere al Cielo la grazia che questi disegni di legge, di cui conosciamo il segreto autore, vengano fermati. Possiamo altresì auspicare che anche entro i nostri confini nazionali la voce dei vescovi si faccia sentire forte e chiara per scoraggiare quella parte di Parlamento che, sebbene senza troppo entusiasmo - nel centrodestra - , intende procedere a favore di una legge simile. (Screenshot Fox5 – New-York, YouTube).
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