Uno dei tanti attentati alla libertà di parola in Francia.
16 giugno 2026
Il caso nasce da una puntata del programma “Quelle époque!”, trasmesso su France 2 il 15 ottobre 2022 e condotto da Léa Salamé, durante un dibattito con Marie Cau, all’epoca sindaca di Tilloy-lez-Marchiennes, nel dipartimento del Nord, in Francia, e nota come prima sindaca transgender eletta nel Paese. Durante quel confronto, Moutot aveva parlato di identità di genere, sport femminile, carceri femminili e sicurezza delle donne, citando anche esempi legati a California, Stati Uniti e Inghilterra. La frase contestata riguardava il fatto che, come donne, sia legittimo essere prudenti davanti a persone biologicamente maschili negli spazi femminili.
Il tribunale ha stabilito che quelle parole non costituivano incitamento alla violenza, alla discriminazione o all’odio, ma le ha comunque considerate un’ingiuria pubblica perché ritenute offensive nei confronti delle donne transgender.
Dora Moutot è stata condannata a pagare 1.000 euro di multa, più 500 euro di risarcimento a ciascuna delle tre associazioni parte civile — Mousse, STOP Homophobie e Adhéos — oltre a 2.000 euro di spese legali, per un totale di 4.500 euro.
Che si sia d’accordo o no con Dora Moutot, il punto è enorme: se una donna non può discutere pubblicamente di sicurezza femminile, sport, carceri, privacy e spazi separati per sesso senza rischiare una condanna penale, allora non siamo più davanti a un semplice dibattito.
Siamo davanti a un precedente pericoloso per la libertà di parola.

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