lunedì 15 giugno 2026

Sul controsenso della processione soppressa





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by Aldo Maria Valli 15 giu 2026




Lettera di Liliana De Angelis



Caro Aldo Maria,

all’azione diabolica, operata pubblicamente sotto falsi pretesti, che consiste nel tentativo di demolizione di una delle cerimonie più solenni dell’anno liturgico, ovvero la processione del Corpus Domini, vorrei tentare di contrapporre un modesto promemoria sulla profonda sapienza che sta alla base di tale pratica. Ciò per sottolineare, se mai ce ne fosse bisogno, lo sfacelo a cui conduce l’iniziativa di considerare la madre di tutte le processioni cattoliche come un ostacolo al flusso delle merci e dei turisti, come è successo a Milano.

Prima di tutto, è utile ribadire le fondamentali ragioni teologiche ed antropologiche per le quali la Chiesa ha istituito le processioni: mostrare visibilmente e dinamicamente che la fede in Dio non è un fatto privato e/o relegato dentro una chiesa, ma è un cammino da fare insieme, alla luce del sole, in mezzo alle strade, nella vita di tutti i giorni. Essere cristiani significa camminare dietro a Gesù Cristo (la sequela Christi), conformando la propria esistenza alle sue parole, alle sue azioni e al suo stile di vita. Nelle processioni questo viene visualizzato concretamente, trasformando una verità teologica in un movimento fisico e comunitario. Il popolo di Dio cammina dietro al suo Signore, rappresentato primariamente dalla croce astile che guida il corteo religioso.

Nel caso specifico della processione del Corpus Domini, è dal XIII secolo che la Chiesa usa mostrare pubblicamente e onorare il Santissimo Sacramento, l’Ostia consacrata che, riposta in un ostensorio a raggiera, sotto un baldacchino, viene portata in trionfo tra le strade cittadine, tra incenso e candele accese. Questa luce divina investe e benedice i luoghi della vita quotidiana – case, negozi, piazze – e li sottrae momentaneamente al profano.

Il rito processionale del Corpus Domini, come tutti i riti liturgici cattolici, è ricco di oggetti sacri e gesti dal profondo significato simbolico, che ci facilitano la percezione dell’invisibile, cioè dei misteri divini. A esso sono legati i cinque meravigliosi inni composti da san Tommaso d’Aquino, tra i quali il “Pange lingua” e l’"Adoro Te devote”, veri e propri compendi di teologia scritti in versi sublimi.

Nella processione l’ostensorio dorato a raggiera richiama il simbolismo solare, per manifestare Gesù Cristo come vera luce del mondo, che incarna la promessa evangelica: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre” (Gv 8,12). Il baldacchino, un drappo di tessuto pregiato sorretto da quattro o più aste, che copre il sacerdote mentre porta l’ostensorio, simboleggia la protezione divina e lo spazio sacro in movimento. Il velo omerale, una grande sciarpa rettangolare di stoffa pregiata, solitamente seta, avvolge il sacerdote che porta l’ostensorio, impugnando coprendosi le spalle e le mani per indicare che è Gesù Cristo a benedire, non lui. Il fumo dell’incenso simboleggia la preghiera e l’adorazione che si elevano a Dio, mentre la luce delle candele esalta lo splendore dell’oro dell’ostensorio. Infine, relativamente alla postura, ecco la genuflessione dei partecipanti nelle varie stazioni, durante le benedizioni.

Come non considerare la sapiente e perfetta sintesi del grande mistero dell’Eucaristia?

L’iniziativa presa a Milano dal vescovo Delpini lascia senza parole e accresce il già elevato stato di confusione e smarrimento tra i fedeli.

Mentre eventi legati alla moda, alla pubblicità, alle manifestazioni politiche e ai grandi concerti ottengono regolarmente la chiusura di strade e piazze strategiche, un rito millenario e radicato viene confinato al chiuso, il che è un controsenso. Una celebrazione nata per far trionfare Gesù Cristo fuori dalla chiesa non può restare nascosta al suo interno.





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