mercoledì 23 dicembre 2020

Buon Natale con Fulton Sheen: Diventare bambini, ovvero riconoscere la differenza tra la nostra povera vita e quella eterna

 



23DIC
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by Aldo Maria Valli


Cari amici di Duc in altum, nell’avvicinarsi del Natale vi propongo una meditazione dell’arcivescovo Fulton John Sheen (1895-1979).


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Il Natale di Cristo, la nascita del Dio-uomo, la festa dei bambini e degli adulti che tornano a esserlo

Il mondo, sempre incline a riconoscere la forza, non riesce mai ad afferrare in pieno il paradosso per cui solo i bambini sanno scoprire la grandezza dell’universo, e solo gli umili di cuore riescono a scoprire la grandezza di Dio. Il mondo non impara questa lezione perché confonde piccolezza con debolezza, l’infanzia con l’infantilismo, e l’umiltà col complesso di inferiorità. Immagina il potere solo in termini di forza fisica, e la sapienza solo in rapporto alla vana cultura dello spirito del giorno. Dimentica che una grande forza morale si può nascondere nella debolezza fisica, così come l’Onnipotenza venne avvolta strettamente nelle fasce; e che la grande saggezza si può trovare nella fede semplice, così come la Mente eterna si trovò nella persona di un Bambino. Ecco la forza, quella forza davanti alla quale tremano gli angeli, la forza cui s’inchinano le stelle, la forza di fronte alla quale persino il trono di Erode tremò di paura. È la forza di quel tremendo Amore divino che tutto affrontò pur di convincerci riguardo alla misura di Dio rispetto a ciò che è veramente grande e alto.


Ma la Sua legge dev’essere la nostra fatica eterna dove Lui si compiacque di cominciare la Sua, vale a dire dal più basso e umile gradino, che è il punto di partenza verso ciò che è più alto e più potente. Come successe che Dio stesso discese fin giù all’infanzia, facendo di essa il primo passo verso il trionfo eterno, così dobbiamo scendere dal nostro orgoglio ignorante al livello di ciò che siamo ai Suoi occhi. “Se non diventerete come i bambini, – Egli ci dice esplicitamente, – non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).


Diventare bambini significa semplicemente acquistare umiltà, vale a dire rendere chiaro ogni giudizio su noi stessi, riconoscere l’immensa differenza che passa tra la nostra povera vita e quella eterna che ci attende, ammettere la nostra debolezza, la nostra fragilità, le nostre colpe, la meschinità di tutto ciò che oggi facciamo, e insieme la forza e la sapienza che diventeranno nostre, purché siamo abbastanza umili per inginocchiarci davanti a un Bambino adagiato sulla paglia di una mangiatoia, e per confessare che Lui è il nostro Signore, la nostra Vita, il nostro Tutto.


Così la nascita del Dio-Uomo è la festa dei bambini, il giorno in cui gli anni retrocedono e le rughe del volto sono spianate dal tocco di una mano rigeneratrice, nel quale i superbi diventano bambini, i grandi piccoli, e tutti trovano il loro Dio…Chiniamo tutti il capo ed entriamo nella grotta; spogliamoci della sapienza mondana, dell’orgoglio, di ogni apparente superiorità, e di fronte all’insondabile mistero dell’umiliazione del Figlio di Dio, cerchiamo di farci piccoli. In questa veste, avviciniamoci alle ginocchia della più amabile donna del mondo, della donna che, sola tra tutte, è ornata della rosa rossa della maternità e di quella candida della verginità, della donna che, dando alla luce il Signore, divenne la Madre degli uomini; e chiediamole di insegnarci a servire Dio, ad amarlo e a pregarlo.


E dopo avere chiesto a Maria che ci insegni a pregare, ci rivolgeremo a Gesù, e se non abbiamo perduto quella nostra parte d’infanzia che sola ci può far scoprire i segreti dell’Infinito, Gli rivolgeremo una delle domande più importanti del mondo. Non gli chiederemo di svelarci i misteri dell’atomo, né vorremo sapere se lo spazio è curvo, o se la luce è un’onda, ma Gli chiederemo ciò che prova il re del cielo a vivere come un bambino su questa nostra povera terra. Se saremo ancora piccoli abbastanza per fare tutto questo intorno a un Presepio dove frusciarono e rombarono “inimmaginabili ali intorno a una incredibile stella”, allora sapremo scoprire l’Infinito; se saremo abbastanza umili per andare da Colui che non possiede una casa, troveremo la nostra casa; se saremo abbastanza semplici per diventare bambini, rinascendo nonostante i molti anni d’età, allora scopriremo la Vita che resiste quando il tempo ha finito di esistere.


Per alcuni Egli viene quando il loro cuore non contiene alcun attaccamento terreno; per altri viene quando il corpo avido esprime l’avidità dello spirito: per altri quando la gioia li avvolge nel suo abbraccio esclusivo; per altri quando il mondo, usato come un bastone per sorreggersi, ha ferito le loro mani; per altri viene soltanto quando hanno le guance bagnate di lacrime, perché Lui le asciughi. Ma per tutti e per ciascuno Egli viene con la dolcezza delle sue vie: Lui stesso, il Cristo; nella Messa del Cristo; nel Natale.

Fulton J. Sheen

da L’Uomo di Galilea

Edizioni Fede e Cultura











martedì 8 dicembre 2020

LA SOLENNITÀ. Amare l’Immacolata, la via per imitare Gesù





08-12-2020

Durante l’ultimo anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata? L’abbiamo servita? È cresciuto il nostro amore per Lei e perciò per il SS. Cuore di Gesù? Se non ci sono stati progressi, non bisogna scoraggiarsi ma volgersi ancora alla Vergine perché prepari il nostro cuore a purificarsi, accogliere suo Figlio nella Santa Comunione e guadagnare a Lei altre anime. Da un insegnamento di san Massimiliano Maria Kolbe sul significato di vivere come consacrati all’Immacolata.
Pubblichiamo ampi estratti di due meditazioni scritte da padre Massimiliano Maria Kolbe nel 1938 rispettivamente per il mensile Rycerz Niepokalanej (Il Cavaliere dell’Immacolata) e per la sua versione per bambini, il Rycerzyk Niepokalanej (Il Piccolo Cavaliere dell'Immacolata).

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Si sta avvicinando ancora un’altra volta l’annuale solennità, così cara al cuore, dell’Immacolata Concezione.
Noi, consacrati in proprietà all’Immacolata nelle schiere della sua Milizia, diamo uno sguardo all’intero anno trascorso dall’ultima sua festa e interroghiamoci personalmente:

- Durante quest’anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata?

- Il nostro amore verso di Lei è cresciuto?

- Ci siamo avvicinati maggiormente al SS. Cuore di Gesù attraverso l’Immacolata?

- Ci intratteniamo con più familiarità con Gesù nel tabernacolo? e più ancora dopo averlo ricevuto nella S. Comunione?

- L’amore di Gesù ci attrae verso la croce e ci spinge a contraccambiarlo con un amore disposto al sacrificio, a nostre, spese, con la sofferenza accettata per Lui?

In caso affermativo, ringraziamo di cuore l’Immacolata per le sorgenti di grazie che Ella ha impetrato per noi dal SS. Cuore di Gesù e ha riversato su di noi.

Se invece non vediamo dei grandi progressi nell’amore divino, non scoraggiamoci, ma umiliamoci, chiediamo sinceramente perdono all’Immacolata per non aver approfittato a sufficienza delle sue grazie; preghiamola di chiedere perdono al Salvatore, di offrire la giusta riparazione al SS. Cuore di Gesù e di volgere la nostra trascuratezza, la nostra ingratitudine in un bene ancora più grande, in modo che perfino le cadute divengano realmente per noi altrettanti gradini verso una più alta perfezione (per questo solo, infatti, Gesù le ha permesse); e con piena fiducia, con una fiducia illimitata nella sua particolare protezione, lasciamoci guidare da Lei in modo sempre più perfetto.

Ella ci insegnerà il modo di poter - giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, nel fedele adempimento dei nostri doveri ordinari e nell’impegno di conformarci alla volontà di Dio - ella ci insegnerà il modo di poter manifestare il nostro amore verso il Cuore divino: un amore generoso, mediante il compimento della sua volontà, nonostante le difficoltà, i sacrifici e le croci (…) [SK 1233].

(…) Allora come prepararci alla festa dell’Immacolata? Come fare per trascorrerla nel modo migliore? Innanzi tutto, laviamo la nostra anima nel sacramento della penitenza, per togliere le macchie del peccato: così facendo essa diventa, almeno un poco, simile all’Immacolata. Inoltre, supplichiamo l’Immacolata affinché prepari il nostro cuore ad accogliere in modo degno il suo divin Figlio Gesù, presente nel Santissimo Sacramento dell’altare: accostiamoci alla Santa Comunione in questo giorno dell’Immacolata Concezione, dedicato a Lei.

Dopo la Santa Comunione pregheremo nuovamente l’Immacolata affinché voglia Lei stessa tener compagnia a Gesù presente nella nostra anima e renderlo così felice come nessuno è mai riuscito a fare finora. La pregheremo affinché Ella voglia offrire a Gesù la giusta riparazione sia per le nostre attuali infedeltà sia per i numerosi torti che Egli subisce nel mondo intero da parte dei peccatori. Ancora, rinnoviamo il nostro atto di consacrazione all’Immacolata. (…) Infine, riflettiamo un poco per chiederci se finora abbiamo servito l’Immacolata con sufficiente entusiasmo (…). Gesù ama assai coloro che lo imitano nell’amore verso la Sua purissima Madre.

E finalmente, per amare con maggiore ardore l’Immacolata, ci impegneremo a pensare a Lei, a leggere e a conversare su di Lei, affinché ciascuno di noi possa conoscerla e amarla sempre di più e possa guadagnare a Lei schiere sempre più numerose di altre anime. La pregheremo soprattutto negli istanti di dubbio, nei momenti di tentazione e di tristezza. Confidando nell’Immacolata, l’anima non ha paura di nulla, non indietreggia di fronte a nessun dovere, fosse pure arduo, assai arduo. [SK 1234]















venerdì 4 dicembre 2020

Il professor Kwasniewski: la liturgia tradizionale è un esorcismo perpetuo, ecco perché il demonio la odia così tanto







Sul mensile Radici Cristiane (n.142) fu pubblicata un’intervista al professor Peter Kwasniewski. Quando l’intervistatrice Chiara Chiessi gli domanda se il demonio odia la Messa in rito antico, Kwasniewski risponde:

Il demonio odia la disciplina, l’ordine, la bellezza, l’umiltà, il sacrificio, la lode liturgica, la tradizione ed il sacerdozio. L’antica liturgia romana -e sto parlano qui non solo della Messa, ma anche dell’Ufficio divino e di tutti i sacramentali- è permeata di ordine e bellezza.

Richiede immensa umiltà e disciplina da parte dei ministri, che devono celebrare in maniera giusta ed adeguata. Sopprime deliberatamente l’individualità ed il desiderio di “apparire” o di “essere se stessi”. Tende all’adorazione ed alla glorificazione di Dio, con Cristo stesso come Sommo Sacerdote e tutti gli altri come servi. Paradossalmente, edifica ed avvantaggia gli stessi fedeli, proprio perché è teocentrica e cristocentrica, non antropocentrica come la moderna filosofia e cultura.

Lucifero, la più bella delle creature di Dio, si innamorò di se stesso. Il suo peccato era l’egocentrismo, l’autocelebrazione. Quindi qualsiasi movimento nella liturgia verso la liberazione, l’applauso, la celebrazione o la coltivazione dell’ego dei ministri e dei fedeli è diabolico nella sua origine e nei suoi effetti. La Chiesa, nella sua sapienza data da Dio, aveva da sempre compreso il pericolo della personalità ‘carismatica’ e si è guardata da essa grazie a riti caratterizzati dalla loro obiettività, stabilità, precisione, chiarezza dogmatica, requisiti ascetici e nobiltà estetica.

Queste stesse caratteristiche contrastano certe tendenze ricorrenti della natura umana, decaduta, come l’emotività o il sentimentalismo, il relativismo, l’ambiguità, la causalità, l’indulgenza e l’estetismo (la cui totale mancanza di gusto o di incuria è una mutazione genetica peculiare).

L’antica liturgia conferisce il ruolo inequivocabile di mediatore sacramentale al sacerdote ed, in varia misura, agli altri ministri. Questo ruolo di mediatore è icona vivente dell’Incarnazione dell’unico mediatore tra Dio e l’uomo, contro il quale Satana si ribellò.

L’unica ‘riforma liturgica’ che Satana cerca è sempre quella di allontanare la Chiesa dall’Incarnazione, da un’economia sacramentale radicata nella carne eucaristica di Cristo e dall’intera struttura di riti, cerimonie e preghiere che la incarnano. In ogni aspetto, l’ ‘uso antiquior’ è come un esorcismo perpetuo al diavolo ed indica continuamente il trionfo di Dio incarnato sull’antico nemico della natura umana. Il fatto stesso che la nuova liturgia abbia abolito o abbreviato gli esorcismi ovunque siano stati trovati -nel rito del battesimo, in varie benedizioni, nel rito stesso dell’esorcismo- parla da sé.

Ci si chiede se il confuso e tormentato papa Paolo VI stesse percependo questa verità quando nel 1972, solo poco dopo l’introduzione della monumentale rottura del ‘Novus Ordo’, disse: ‘Da qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio’. Forse quella fessura non erano altro che le incessanti riforme liturgiche del XX secolo, che culminarono con un cambiamento della ‘lex orandi’ delle proporzioni di un terremoto.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza



Il Cammino dei Tre Sentieri










domenica 29 novembre 2020

Novena tradizionale all'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria








(dal 29 Novembre al 7 Dicembre, ore 20:00 nella Basilica dei S.S. Celso e Giuliano. Via del Banco di Santo Spirito,5 Tradizionale Novena dell'Immacolata. Domenica 8 Dicembre solennità dell'Immacolata concezione di Maria santissima, Chiesa di Gesù e Maria via del corso,45 Santa Messa solenne ore 9:30, nella serata alle ore 19:00 solenne processione dell'Immacolata su via del Corso che si concluderà nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Presenzierà Sua Eminenza reverendissima il Signor Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dalla Chiesa
.


“Dopo aver offerto senza interruzione, nell'umiltà e nel digiuno, le Nostre private preghiere e quelle pubbliche della Chiesa a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio, affinché si degnasse di dirigere e sostenere la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato il soccorso di tutta la corte celeste, e invocato con gemiti lo Spirito consolatore, per sua ispirazione, a onore della Santa e indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, a esaltazione della fede cattolica, e a incremento della religione cristiana, con l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo la dottrina, che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli. Quindi, se qualcuno (che Dio non voglia!) deliberatamente presumerà di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito, conosca e sappia di essere condannato dal suo proprio giudizio, di aver fatto naufragio nella fede, di essersi separato dall'unità della Chiesa, e di essere inoltre incorso da sé, per il fatto stesso, nelle pene stabilite dalle leggi contro colui che osa manifestare oralmente o per iscritto, o in qualsiasi altro modo esterno, gli errori che pensa nel suo cuore”. 
(Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, 8 dicembre 1854)



Peter Paul Rubens, Immacolata Concezione, Museo del Prado, Madrid, Spagna, 1627.




℣. Deus, ✠ in adiutorium meum intende.



℞. Domine, ad adiuvandum meum festina.
Gloria Patri.


℣. O Dio, ✠ provvedi al mio soccorso.

℞. Signore, affrettati ad aiutarmi.
Gloria al Padre.


Veni, ✠ Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium et tui amoris in eis ignem accende.

℣. Emitte Spiritum tuum et creabuntur.
℞. Et renovabis faciem terrae.
Oremus. Deus, qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti: da nobis in eodem Spiritu recta sapere, et de ejus semper consolatione gaudere. Per Christum Dominum nostrum. Amen.


Vieni, ✠ Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
℣. Manda il tuo Spirito per una nuova creazione.
℞. E rinnoverai la faccia della terra.
Preghiamo. O Signore, che hai istruito i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo, donaci di gustare nello stesso Spirito la verità e di godere sempre della sua consolazione. Per Cristo nostro Signore. Amen.


ORAZIONE PREPARATORIA

Vergine purissima, concepita senza peccato, e fin da quel primo istante tutta bella e senza macchia, gloriosa Maria, piena di grazia, Madre del mio Dio, Regina degli Angeli e degli uomini, io umilmente vi riverisco come Madre del mio Salvatore, cui Dio m'ha insegnato, colla sua stima, col suo rispetto e colla sua sottomissione verso di Voi, quali onori e quali omaggi io debba prestare. Degnatevi, vi prego, ricevere ciò che in questa novena vi consacro. Voi siete il sicuro asilo dei peccatori penitenti; ho dunque ragione di ricorrere a Voi: siete Madre di misericordia; non potrete dunque non essere intenerita dalle mie miserie: siete, dopo Gesù Cristo, tutta la mia speranza; non potrete non gradire la tenera confidenza, che ho in Voi. Fatemi degno di chiamarmi vostro figlio, affinché possa dirvi con fiducia: Monstra Te esse Matrem.


Si diranno 9 Ave Maria ed un Gloria Patri, quindi la preghiera corrispondente al giorno della Novena.




PRIMO GIORNO

Eccomi ai vostri santissimi piedi, o Vergine Immacolata; io mi rallegro grandemente con Voi, che fino dall'eternità siete eletta Madre del Verbo eterno e preservata dalla colpa originale. Ringrazio e benedico la Santissima Trinità che vi ha arricchita di questi privilegi nella vostra Concezione; e vi supplico umilmente ad impetrarmi grazia di vincere quei tristi effetti, che in me ha prodotto il peccato originale: deh! Voi fate, che io li superi e non lasci mai di amare il mio Dio.




SECONDO GIORNO

O Giglio immacolato di purità, Maria, io mi congratulo con Voi, che fino dal primo istante della vostra Concezione siate stata ricolmata di grazia. Ringrazio ed adoro la Santissima Trinità, che vi ha compartito così sublimi doni, e mi confondo dinanzi a Voi nel vedermi così povero di grazia. Voi, che così pienamente ne foste ricolmata, deh! partecipatene all'anima mia, e fatene partecipe dei tesori del vostro Immacolato Concepimento.




TERZO GIORNO

O mistica Rosa di purità, Maria, io mi rallegro con Voi, che avete gloriosamente trionfato nella vostra Immacolata Concezione del serpente infernale, e che siete stata concepita senza macchia di peccato originale. Ringrazio e lodo con tutto il cuore la Santissima Trinità che vi ha concesso tal privilegio, e vi supplico di ottenermi valore a superare ogni insidia del nemico infernale e non macchiare col peccato l'anima mia. Deh! Voi sempre aiutatemi, e fate che colla vostra protezione trionfi sempre dei nemici della mia eterna salute.




QUARTO GIORNO

O Specchio di purità, Immacolata Maria Vergine, io godo al sommo nel vedere che sieno state infuse in Voi sin dalla vostra Concezione le più sublimi e perfette virtù, ed insieme tutti i doni dello Spirito Santo. Ringrazio e lodo la Santissima Trinità che vi ha favorita con questi privilegi: e vi supplico, o Madre benigna, di ottenermi la pratica delle virtù, e rendermi così degno di ricevere i doni e la grazia dello Spirito Santo.






QUINTO GIORNO

O Luna rilucente di purità, Maria, io mi congratulo con Voi, mentre il mistero del vostro Immacolato Concepimento è stato il principio della salute di tutto il genere umano e l'allegrezza di tutto il mondo. Ringrazio e benedico la Santissima Trinità, che ha così magnificato e glorificato la vostra Persona; e vi supplico di ottenermi grazia di saper approfittare della Passione e Morte del vostro Gesù, affinché non sia per me inutile il Sangue da Lui sparso sulla Croce.




SESTO GIORNO

O Stella risplendentissima di purità, Immacolata Maria, io mi rallegro con Voi, che l'immacolato vostro Concepimento abbia recato un gaudio grandissimo a tutti gli Angeli del Paradiso. Ringrazio e benedico la Santissima Trinità che vi ha arricchita di così bel privilegio. Deh! fate che io entri un giorno a parte di questa gioia, e possa in compagnia degli Angeli lodarvi e benedirvi in eterno.




SETTIMO GIORNO

O Aurora sorgente di purità, Immacolata Maria, io mi rallegro con Voi, ed ammiro che nel momento stesso della vostra Concezione siate stata confermata in grazia e resa impeccabile. Ringrazio ed esalto la Santissima Trinità che ha contraddistinto Voi sola con questo particolare privilegio. Deh! impetratemi, o Vergine santa, un totale e continuo abborrimento al peccato sopra ogni altro male, e fate che piuttosto io muoia, che commetterlo ancora.




OTTAVO GIORNO

O Sole senza macchia, Vergine Maria, io mi congratulo con Voi, e godo, che nella vostra Concezione sia stata da Dio conferita a Voi una grazia maggiore e più copiosa, che non ebbero tutti gli Angeli e tutti i Santi nel colmo dei loro meriti. Ringrazio ed ammiro la somma beneficenza della Santissima Trinità che vi ha dispensato questo privilegio. Deh! fate che io corrisponda alla grazia divina e mai non ne abusi: mutatemi il cuore e fate che fin d'ora incominci il mio ravvedimento.




NONO GIORNO
O Luce viva di santità, ed esempio di purità, Immacolata Vergine e Madre Maria, Voi appena concepita adoraste profondamente Iddio e lo ringraziaste, giacché col mezzo vostro, sciolta la maledizione antica, veniva la piena benedizione sopra i figli di Adamo. Deh! Voi fate, che questa benedizione accenda nel mio cuore l'amor verso Dio. Voi infiammatelo, acciocché io ami costantemente il Signore in terra, e poi lo goda eternamente in Paradiso, dove possa ringraziarlo più ardentemente dei singolari privilegi a Voi conceduti, e godere di Voi coronata in tanta gloria.




Si reciteranno le Litanie della Beata Vergine ovvero il seguente Inno:


Tota pulchra es, Maria.Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.
Et macula originalis non est in Te.
Tu gloria Jerusalem.
Tu laetitia Israel.
Tu honorificentia populi nostri.
Tu advocata peccatorum.
O Maria.
O Maria.
Virgo prudentissima.
Mater clementissima.
Ora pro nobis.
Intercede pro nobis ad Dominum Jesum Christum.


Tutta bella sei, Maria.
Tutta bella sei, Maria.
E il peccato originale non è in Te.
E il peccato originale non è in Te.
Tu gloria di Gerusalemme.
Tu letizia di Israele.
Tu onore del nostro popolo.
Tu avvocata dei peccatori.
O Maria.
O Maria.
Vergine prudentissima.
Madre clementissima.
Prega per noi.
Intercedi per noi presso il Signore Gesù Cristo.


Dopo le Litanie, ovvero dopo il suddetto Inno, si dirà:




℣. In Conceptione tua, Virgo, immaculata fuisti:℞. Ora pro nobis Patrem, cujus Filium peperisti.





℣. Nella tua Concezione, Vergine, fosti immacolata:℞. Prega per noi il Padre, di cui generasti il Figlio.





Orémus.

Deus, qui per Immaculatam Virginis Conceptionem dignum Filio tuo habitaculum praeparasti: quaesumus, ut qui, ex morte ejusdem Filii tui praevisa, eam ab omni labe praeservasti, nos quoque mundos, ejus intercessione, ad te pervenire concedas.
Deus, omnium fidelium Pastor et Rector, Famulum tuum N. quem Pastorem Ecclesiae tuae praeesse voluisti, propitius respice: da ei, quaesumus, verbo et exemplo, quibus praeest, proficere, ut ad vitam una cum grege sibi credito perveniat sempiternam.
Deus, refugium nostrum et virtus, adesto piis Ecclesiae tuae precibus auctor ipse pietatis, et praesta; ut quod fideliter petimus, efficaciter consequamur. Per Christum Dominum nostrum. ℞. Amen.



Preghiamo.
O Dio, che mediante l'Immacolata Concezione della Vergine preparasti al Figlio tuo una degna dimora: Ti preghiamo, come, in previsione della morte del tuo stesso Figlio, preservasti lei da ogni macchia, così concedi anche a noi, per sua intercessione, di giungere a Te purificati.O Dio, pastore e reggitore di tutti i fedeli, guarda propizio al tuo Servo N., che hai voluto Pastore della tua Chiesa: concedigli, Te ne preghiamo, di giovare con le parole e con l'esempio a coloro dei quali è capo, affinché, in un col gregge a sé affidato, giunga alla vita eterna.
O Dio, nostro rifugio e nostra forza, Tu che sei l'autore della pietà, presta l'orecchio alle pie suppliche della tua Chiesa, e fa che quanto Ti domandiamo con fede, efficacemente l'otteniamo. Per Cristo Signore nostro. ℞. Amen.




℣. Nos cum prole pia benedicat Virgo Maria.℞. Amen.




℣. La Vergine Maria benedica noi e tutti i suoi devoti.℞. Amen.


Indulgenza di trecento giorni per ciascun giorno.




Indulgenza Plenaria nel giorno della solennità dell'Immacolata Concezione, od in un giorno dell'ottava, per chi avrà praticato l'intera novena (Pio VII, 4 agosto 1808, 24 novembre 1808 e 11 gennaio 1809).











sabato 28 novembre 2020

Messa antica al Convento di Monte San Quirico a Lucca: cambio di orario dal 29 novembre 2020





Su gentile comunicazione di Stefano Stagi, Presidente del Coetus fidelium Lucio III Papa di Lucca, vi diamo notizia del cambio di orario della S. Messa a Lucca, a cura dell'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote - I.C.R.S.S. , alle ore 11.15 della domenica, sempre presso il Convento dei frati Cappuccini minori di Monte San Quirico (Lucca) a far data da domenica prossima 29 novembre 2020.












venerdì 27 novembre 2020

DISPENSA DI LITURGIA SUL TEMPO D'AVVENTO: rubriche, cerimonie e pratiche devote






27 novembre 2020

Caratteristiche generali

Il Tempo d’Avvento segna l’inizio di un nuovo anno liturgico. Esso incomincia con i Primi Vespri (anche solo commemorati) della I Domenica d’Avvento, e si conclude con l’Ufficio di Nona della Vigilia di Natale. La I Domenica d’Avvento è la Domenica che cade più vicina alla festa di S. Andrea Apostolo (30 Novembre): di conseguenza essa può capitare dal 27 Novembre al 3 Dicembre, né prima né dopo. La Vigilia di Natale è il 24 Dicembre, e non si può anticipare se cade di Domenica.

L’Avvento è un tempo di penitenza: dalla I Domenica fino al giorno di Natale incluso, uno dei precetti della Chiesa proibisce la celebrazione solenne delle nozze (non sono impedite le nozze stesse, come pensano erroneamente alcuni, ma è vietato celebrarle con pompa e solennità per rispetto all’attesa del Natale). Ciò malgrado, gli unici giorni di digiuno e astinenza di precetto sono le Quattro Tempora e la Vigilia di Natale.

Il colore liturgico de tempore dell’Avvento, cioè delle Domeniche e Ferie, è il violaceo; Il Diacono e il Suddiacono alla Messa solenne non possono usare dalmatica e tunicella, ma le pianete plicate. L’Altare non può essere ornato con fiori e l’organo non può suonare se non per sostenere il canto.

Il solo ed esclusivo giorno della III Domenica, detta Gaudete dalla prima parola dell’introito della sua Messa, le regole esposte al paragrafo precedente subiscono un’eccezione: si può facoltativamente usare il colore rosa, Diacono e Suddiacono indossano Dalmatica e Tunicella alla Messa, l’Altare si può ornare di fiori e l’organo essere suonato.

Il rito delle Domeniche è Semidoppio quanto al modo di ordinare l’Ufficio e la Messa (con qualche eccezione che si vedrà in seguito), tuttavia esse sono Domeniche Maggiori:


La I Domenica d’Avvento è una Domenica di I Classe: essa non cede nemmeno alle feste più solenni.
Le altre tre sono Domeniche di II Classe: esse cedono soltanto alle feste di rito Doppio di I Classe.



Quindi, per esempio, negli anni in cui la festa dell’Immacolata Concezione cade la II Domenica d’Avvento, la festa prevale e se ne fanno l’Ufficio e la Messa con la commemorazione della Domenica a entrami i Vespri, a Mattutino e Lodi, e alla Messa.

Le Ferie d’Avvento sono Ferie Maggiori non privilegiate, che cedono alle feste «delle nove lezioni» (quindi quelle di rito Doppio e Semidoppio) ma non a quelle di rito Semplice. Quando queste Ferie sono impedite se ne fa sempre la commemorazione a Lodi e Vespri e alla Messa. A Lodi e Vespri si usa l’Antifona al Benedictus o al Magnificat del giorno, col relativo Versetto e l’Orazione della Domenica precedente. Alla Messa si riprendono le tre Orazioni Colletta, Secreta e Postcommunio della Domenica precedente.

Durante tutto l’Avvento le Vigilie de Sanctis (per il calendario universale S. Andrea, Immacolata e S. Tommaso) sono omesse all’Ufficio e si commemorano solo alla Messa.

Dall’8 al 15 Dicembre si seguono le regole normali delle Feste Doppie di I Classe (della S. Vergine) con Ottava Comune.

Il Mercoledì, Venerdì e Sabato della III Settimana d’Avvento cadono le Quattro Tempora, che prendono il posto delle Ferie relative e hanno uguale rito al Breviario (ma Messa propria).

A partire dal 17 Dicembre si devono necessariamente interrompere tutte le Ottave particolari che potrebbero essere in corso.

La Vigilia di Natale è una Vigilia Privilegiata di I Classe che non cede a nessuna Festa. Quando essa è in occorrenza con la IV Domenica di Avvento, la Vigilia prevale sulla Domenica e se ne fanno l’Ufficio e la Messa, mentre la Domenica viene solo commemorata ai Primi Vespri, a Lodi e alla Messa. Questa Vigilia ha due particolarità assolutamente uniche: la prima è quella di avere ben due riti, Semplice a Mattutino e Doppio (di I Classe) da Lodi a Nona; la seconda quella del canto solenne del Martirologio di Natale, in cui gli Accoliti portano i ceri e il Sacerdote indossa il piviale, incensa il libro e canta l’elogium con un tono proprio, inginocchiandosi alle parole In Bethlehem Judae etc..



Al Breviario

Per tutto il tempo d’Avvento si legge, alla Scrittura occorrente del Mattutino, il Libro del Profeta Isaia, che ebbe da Dio il privilegio di profetizzare in maniera particolareggiata, con ben sette secoli di anticipo, la venuta del nostro Redentore. Si legge dalla I Domenica di Avvento fino al 23 Dicembre, con l’eccezione delle Quattro Tempora e delle eventuali feste che disponessero di lezioni proprie oppure prese dal Comune per il I Notturno (S. Andrea, l’Immacolata Concezione e S. Tommaso Apostolo nel calendario universale, ma i calendari particolari possono includerne altre).

Il Suffragio di Lodi e Vespri è abolito durante tutto il Tempo d’Avvento anche alle Feste, e verrà ripreso solo una volta terminata l’Ottava dell’Epifania, così come anche il Simbolo Atanasiano dell’Ufficio di Prima domenicale.

Le Domeniche viene omesso il Te Deum a Mattutino, che è sostituito dal IX Responsorio.

Essendo le Ferie Maggiori automaticamente Ferie di penitenza, all’Ufficio feriale vige l’obbligo di recitare le Preci Feriali a tutte le Ore da Lodi a Compieta, con lo Schema II delle Lodi (e il Mercoledì anche al III Notturno) e il quarto Salmo a Prima. Le Domeniche si dicono le Preci Domenicali a Prima e Compieta come al solito, se non si devono commemorare feste di rito Doppio o Ottave.

L’Avvento non dispone di Inni per ogni giorno della settimana: le Ore Maggiori, cioè Vespri, Mattutino e Lodi, hanno degli Inni fissi per tutto il tempo d’Avvento (tranne, ovviamente, alle Feste, le quali usano gli inni propri o quelli del Comune): Creator alme siderum a Vespri, Verbum supernum prodiens a Mattutino, En clara vox redarguit a Lodi. Le altre Ore hanno i loro soliti Inni fissi per tutto l’anno. Anche i Versetti di Vespri e Lodi sono fissi. Inoltre il Salterio fornisce due Invitatori: Regem venturum Dominum per le prime due settimane d’Avvento e Prope est jam Dominus per le ultime due, più uno particolare per la Vigilia di Natale. Al Versetto del Responsorio di Prima, anche dell’Ufficio festivo se non ce ne sono di propri, si dice Qui venturus es in mundum. La Festa e Ottava dell’Immacolata, eccetto la Domenica infra Octavam, gli Inni con metrica uguale hanno la conclusione Jesu tibi sit gloria qui natus es de Virgine, e al Responsorio di Prima il Versetto Qui natus es de Maria Virgine.

L’Antifona finale delle Ore è l’Alma Redemptoris Mater con il Versetto Angelus Domini e l’Orazione Gratiam tuam. Questa Antifona persiste fino al 2 Febbraio, ma il Versetto e l’Orazione cambiano a partire dai Primi Vespri di Natale.

L’organizzazione dell’Ufficio domenicale non presenta particolari problemi, tenendo conto di quanto detto sopra più il fatto che ogni Domenica ha il suo Proprio, composto dalle Antifone ai Salmi (per entrambi i Vespri, Lodi, Prima, Terza, Sesta e Nona), dalle Antifone al Magnificat e al Benedictus, dai Capitoli (quello unico per Vespri, Lodi e Terza, e quelli per Sesta e Nona, quest’ultimo come al solito corrispondente alla Lettura Breve di Prima); infine le Letture del Mattutino con i Responsori, e l’Orazione. Nel Salterio si trovano le Antifone per il Mattutino domenicale (specifiche per l’Avvento, da non confondere con quelle per il Tempo dopo l’Epifania), e normalmente tutti gli Inni e i Versetti.

Invece l’Ufficio feriale è un caos, il più complicato dell’intero anno liturgico. Cercando di riassumere e semplificare al massimo:


A Mattutino Invitatorio, Inno, Antifone, Salmi e Versetti sono nel Salterio, Letture e Responsori nel Proprio. Le Antifone sono le stesse che si dicono nel resto dell’anno.
A Lodi (ricordo ancora: Schema II) il Salterio presenta delle Antifone che si usano nelle prime tre settimane, e poi delle Antifone diversificate per le sei Ferie che precedono la Vigilia di Natale, nelle quali ogni giorno ha le sue Antifone proprie. I Salmi gli Inni, i Versetti e le Preci sono sempre nel Salterio. L’Antifona al Benedictus è propria del giorno, l’Orazione è quella della Domenica precedente.
A Prima, Terza, Sesta e Nona le Antifone sono organizzate per settimana e corrispondono a quelle della Domenica. Possono mancarne alcune, specialmente quelle della seconda settimana: non è un problema dato che in quel periodo cade l’Ottava dell’Immacolata, che prevale sull’Ufficio feriale. Anche in questo caso, le ultime sei Ferie prima della Vigilia di Natale hanno Antifone proprie. I Capitoli coi Responsori, i Versetti, le Preci e la Lettura Breve di Prima si trovano nel Salterio, l’Orazione è sempre quella della Domenica.
I Vespri dal Lunedì al Venerdì hanno le stesse Antifone del resto dell’anno (i Vespri del Sabato quelle domenicali). I Salmi e le Preci sono nel Salterio, l’Inno col Versetto anche, o male che vada nel Proprio o nell’Ordinario. Le Antifone al Magnificat sono proprie, tuttavia i giorni che vanno dal 17 al 23 Dicembre hanno Antifone speciali, le cosiddette Grandi Antifone conosciute anche come Antifone “O”, che a causa della loro particolare importanza vanno sempre raddoppiate.
Compieta è l’unica Ora Canonica che non subisce variazioni nel corso dell’anno. Semplicemente bisogna ricordarsi che le Preci, essendo Feriali, vanno recitate in ginocchio.



Per l’Ufficio festivo ci si regola come sempre, utilizzando le Antifone del Salterio che sono denominate per annum e lo Schema I delle Lodi, oppure quelle del Proprio o del Comune secondo il caso.

Il 21 c’è l’Antifona Nolite timere, che si dice o per la commemorazione della Feria nella Festa di San Tommaso, o, se è Domenica, come Antifona al Benedictus. Il 23 c’è l’Antifona al Benedictus Ecce completa sunt. La Vigilia di Natale ha Antifone e Salmi del Salterio a Mattutino, e nelle restanti Ore Salmi festivi e il resto proprio.



Al Messale

L’Avvento ha solo otto Messe proprie: cioè per le quattro Domeniche, i tre giorni delle Quattro Tempora, e la Vigilia di Natale. Nelle Ferie si riprende dunque la Messa domenicale, se non si vogliono celebrare Messe Votive o di Requiem; tuttavia a partire dal 17 Dicembre le Messe Votive comuni e quelle quotidiane di Requiem sono proibite (come anche alle Quattro Tempora e Vigilie de Sanctis). Ma le Messe Votive pro re gravi et publica simul causa sono comunque permesse, a eccezione della I Domenica d’Avvento e della Vigilia di Natale, e le Messe lette da Requiem per i giorni privilegiati (morte, funerale, 3°, 7° e 30° giorno, anniversario) lo sono altrettanto ma a eccezione anche delle altre Domeniche.

In tutte le Messe de tempore il Gloria in excelsis è soppresso, di conseguenza alla fine della Messa si dice Benedicamus Domino invece che Ite Missa est. Alla Messa feriale che riprende quella della Domenica si omette l’Alleluja.

Sia nelle Messe de tempore, che in quelle de Sanctis di rito Semidoppio, le Orazioni pro diversitate Temporum assignatae sono così regolate: la prima (dopo quelle della Messa e delle commemorazioni) è della Beata Vergine Deus qui de Beatae Mariae, la seconda quando viene recitata è quella contro i persecutori della Chiesa Ecclesiae tuae oppure per il Papa Deus omnium fidelium. Se la Messa è offerta in onore della Beata Vergine, o se la Beata Vergine è commemorata, o ancora se si tratta della Messa Votiva di Ognissanti, la prima orazione viene sostituita con quella dello Spirito Santo Deus qui corda fidelium.

Il Prefazio domenicale è di per sé quello della SS. Trinità, quello feriale è il Prefazio Comune; chi usufruisce dei Prefazi propri di Francia vi troverà però lo speciale Prefazio di Avvento da usare sia le Domeniche che le ferie e le Feste non aventi Prefazio proprio.

Per Santa Maria in Sabato e le Messe Votive de Beata si usa la Messa I Rorate coeli.

Le Messe delle Quattro Tempora seguono le loro regole normali: il Mercoledì si aggiunge una Profezia e il Sabato cinque, dotate sempre di Graduali e Orazioni.



All’Antifonale e al Graduale

Negli Uffici de tempore gli Inni e i Responsori delle Ore Minori seguono un tono proprio. Le Domeniche la Messa si canta col Kyriale XVII (che corrisponde, nell’Ufficio, al tono VIII del Benedicamus Domino); nelle Ferie la Messa ha il Kyriale XVIII (nell’Ufficio Benedicamus Domino col tono VII).




Al Caeremoniale Episcoporum



L’Avvento essendo come già detto un tempo di penitenza, i Prelati non regolari indossano l’abito corale penitenziale, nero per i Prelati inferiori e i Vescovi, e violaceo per i Cardinali, conservando ovviamente lo zucchetto, la berretta e il galero propri della loro dignità. Si eccettua la Festa dell’Immacolata, in cui si usa l’abito normale. Agli Uffici e Messe Pontificali de tempore si usa la mitria aurifregiata, ma la Domenica Gaudete e alle Feste la mitria preziosa. I paramenti non si indossano in sacrestia ma al Trono o al Faldistorio; il Suddiacono canta l’Epistola senza pianeta plicata, così il Diacono per il Vangelo, sostituendo anche la stola normale con la stola latior (la Domenica Gaudete si seguono invece le regole normali).



Pratiche

La più conosciuta è quella della Corona d’Avvento, una corona vegetale o floreale al cui centro stanno quattro ceroni, tre violacei e uno rosa, che si accendono progressivamente ognuno a ciascuna Domenica, e si possono tenere accesi tutti i giorni per la Messa, i Vespri o la Novena, fino alla Vigilia di Natale inclusa. La si colloca presso l'Altar Maggiore (e mai su di esso come fanno certuni!!).

Una pratica liturgica bellissima è quella della Messa Rorate. Vale a dire che si celebra l’omonima Messa, o per Santa Maria in Sabato o semplicemente come Votiva, prima dell’alba, quando il cielo è ancora scuro, alla luce delle sole candele dell’altare, che eccezionalmente possono essere aumentate di numero senza limiti, dato che il Sacerdote ne ha bisogno per leggere bene il Messale.

Prima della Divino Afflatu il Breviario indicava espressamente l’obbligo, per chi cantava l’Ufficio in coro, di recitare l’Ufficio dei Defunti tutti i lunedì d’Avvento in cui non ci fosse una Festa delle nove lezioni; chi non era tenuto all’Ufficio corale era solo invitato a farlo facoltativamente. Pur essendo stati soppressi quest’obbligo e questa indicazione, nulla vieta che si possa continuare a praticarla.

In Italia è molto sentita la tradizione della Novena di Natale, dal 16 al 24 Dicembre, che può essere cantata anche solennemente, col Sacerdote in piviale violaceo, Diacono e Suddiacono in pianete plicate (paramenti rosa la III Domenica d’Avvento, con Diacono e Suddiacono in dalmatica e tunicella; se la Novena viene cantata davanti al SS. Sacramento esposto i paramenti sono bianchi). Al Magnificat si incensano l’Altare, il celebrante, il Clero e i fedeli; o in caso di esposizione solo il SS. e l’Altare.

Esiste anche una melodia gregoriana per la Novena all’Immacolata Concezione, dal 30 Novembre al 7 Dicembre, cui può seguire l’esposizione del SS. Sacramento. La sua struttura è molto simile a quella di Natale e penso si possa officiare allo stesso modo.

Infine, esiste un'Antifona su San Gregorio Magno che si può cantare alla Messa della I Domenica d'Avvento prima dell'Introito, in riferimento all'inizio dell'anno liturgico e al fatto che San Gregorio ha organizzato il canto gregoriano, che da lui prende il nome. Purtroppo l'ho sentita una volta sola e non ne ho lo spartito.




Per ulteriori dettagli sulle rubriche dell'Avvento: L. Stercky, Manuel de liturgie et Cérémonial selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1935, Tomo II, pag. 211-220.

Per le Funzioni Episopali in Avvento: Id., Les Fonctions Pontificales selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1932, Tomo II, pag. 1-3.




Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger sul Tempo d'Avvento:


Storia dell'Avvento: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/avvento-lannoliturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitoloi-storia-dellavvento/
Mistica dell'Avvento: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/avvento-lannoliturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-ii-mistica-dellavvento/
Pratica dell'Avvento: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/avvento-lannoliturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitoloiii-pratica-dellavvento/





By Il Castigamatti
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giovedì 26 novembre 2020

Da “cristiani anonimi” a “Fratelli tutti”. Un contributo di padre Serafino Maria Lanzetta







26NOV 2020 

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by Aldo Maria Valli

Cari amici di Duc in altum, sono lieto di proporvi un contributo di padre Serafino Maria Lanzetta che collega la nozione di “cristiani anonimi” al centro della riflessione di Karl Rahner all’ultima enciclica di Francesco, Fratelli tutti, nella quale, scrive Lanzetta, manca Cristo, il Figlio di Dio, che ci rende figli del Padre e “c’è solo l’uomo che si affratella naturalmente agli altri uomini sulla mera base di istanze sociali o di un amore umano non ben precisato”.
L’autore ha dedicato a questo tema anche una catechesi che si può ascoltare sul suo canale YouTube. E, sempre sul tema della Fratelli tutti, ha scritto un editoriale per il numero in uscita di Fides Catholica.
A.M.V.


***



C’è un’affinità di non poco rilievo tra i cosiddetti “cristiani anonimi” di K. Rahner (1904-1984) e l’ultima enciclica di papa Francesco, Fratelli tutti. Ma anche un superamento considerevole della teoria teologica del gesuita tedesco nel discorso di Francesco sulla fratellanza universale. Vediamo perché partendo da un punto focale in entrambi che è l’uomo. Chi è costui?

«L’uomo – al dire di K. Rahner – è l’evento dell’auto-comunicazione assoluta di Dio». Questa è una delle espressioni più originarie del teologo tedesco che si trova nel suo Corso fondamentale sulla fede (or. 1974) e anche una delle più problematiche. Una sintesi della sua visione dell’uomo al centro della Rivelazione, non solo come colui che riceve, ma soprattutto come momento necessario di saldatura di Dio con il tempo e la storia. Per Rahner né si da un Dio che non si auto-comunichi né un uomo che non sia sempre uditore, luogo ed evento della Parola. Di conseguenza, Dio non ci sarebbe senza l’uomo e perciò l’uomo non potrebbe non essere in comunione con Dio. Per questo Dio è già in ogni uomo, che lo sappia o meno, che si ponga il problema o no. Importante è che sia sé stesso, che rimanga evento di Dio nel mondo.


Cosa intende Rahner per “evento”? Che Dio è presente nell’uomo come «termine della trascendenza», intesa quest’ultima come auto-trascendenza dell’uomo, cioè capacità di andare oltre sé stesso e di aprirsi alla totalità dell’essere e quindi a Dio. Ciò significa che noi conosciamo Dio come conosciamo noi stessi, nell’intima esperienza della libertà di scelta. Il termine (la nostra trascendenza) e l’oggetto (l’essere divino) coincidono. Quindi conoscenza, apertura dell’uomo a Dio e Dio stesso in fondo sono la medesima cosa.


Ciò che Rahner intende superare è un falso concetto teologico secondo cui il dono che Dio fa di sé stesso è o un evento storico o un’esperienza trascendentale. No, a suo giudizio il dono è entrambe le cose. Il Vangelo storico ci sollecita a rispondere, mentre la nostra risposta ci consente di trascendere quello che eravamo prima. Nella nostra esperienza intesa come auto-riflessione, auto-conoscenza e auto-trascendenza, riconosciamo Dio come colui che ci chiama, ci assiste e ci viene incontro.


Dio non lo riconosciamo più nella sua Rivelazione storica attraverso signa et verba (segni e parole divini), come vuole un sano approccio teologico al mistero. La Rivelazione diventa invece un’auto-comunicazione storica di Dio all’uomo attraverso la coscienza che l’uomo ha di sé in quanto aperto alla trascendenza; ciò in virtù dell’approccio trascendentale di Kant alla conoscenza, con il suo a-priori nelle dodici categorie conoscitive della ragion pura. Il tomismo rahneriano chiaramente non è quello di San Tommaso ma quello trascendentale del gesuita belga J. Marechal (1878-1944), a cui Rahner si ispira così da cucire insieme l’apriorismo conoscitivo di Kant e l’esistenzialismo di Heiddeger. L’uomo è aperto a tutto l’essere che poi è ciò che si dà come esistente, nel mondo, ma lo coglie in modo a-priori, prima ancora di conoscere le singole cose. Questo essere a cui l’uomo è aperto sarebbe già Dio, colto comunque in modo trascendentale e non ancora categoriale.


L’uomo perciò è aperto alla trascendenza in modo trascendentale, cioè in modo necessario e a-priori in virtù del primato del soggetto nella conoscenza. Tale apertura a Dio è resa possibile dal fatto che essa è sì insita nella conoscenza ma allo stesso tempo è anche una grazia, o meglio, più che grazia, è già presenza di Dio nell’uomo.

Questo legame indissolubile tra la presenza di Dio nell’uomo e l’apertura dell’uomo a Dio è dato dal cosiddetto “esistenziale soprannaturale”: una geniale invenzione di Rahner ma difatti un tertium quid, un’aggiunta superflua. Esso è esistenziale perché è offerto a tutti: ogni persona è ordinata alla comunione con Dio. Ma è anche soprannaturale, perché la comunione con Dio sarebbe impossibile se Dio non ci avesse già dato la capacità di raggiungerla. Addirittura l’esistenziale soprannaturale viene definito da Rahner quale vero essere della persona umana ordinata alla comunione con Dio. L’uomo può protestare contro questa auto-comunicazione divina ma l’offerta e il dono è per tutti e accade quale esistente.


Salta chiaramente il concetto di potenza obbedienziale della natura, cioè la capacità della natura di obbedire a Dio quando la libertà dell’uomo si apre al dono della grazia in virtù della grazia stessa che muove la libertà. E salta anche il concetto di grazia quale partecipazione alla natura divina. Non c’è partecipazione ma auto-comunicazione. Salta la distinzione tra natura e grazia e tra grazia sufficiente e grazia efficace. La grazia, cioè Dio nell’uomo, non può che essere sempre efficace e quindi la salvezza è già in tutti. L’uomo è già in comunione con Dio in modo irriflesso o atematico. Se lo sarà in modo categoriale è bene e più santo certamente, ma non pregiudica il fatto stesso di esserlo. Quindi ciò non toglie che ogni uomo sia già in comunione con Dio.

Di più, l’auto-comunicazione di Dio non è solo un dono gratuito e una grazia. Ma è anche «una condizione necessaria che rende possibile l’accettazione del dono». Con il dono di Sé stesso, Dio renderebbe partecipe l’uomo anche del dono di ricevere il dono medesimo. Il dono e colui che dona sono la medesima persona dice il teologo tedesco. Per cui l’uomo in qualche modo è “obbligato” da Dio in modo libero ad accettare il dono di Sé. Dov’è pertanto la libertà di rifiutare la grazia o la libertà di scegliere un’azione cattiva? Infatti, per Rahner, l’uomo che sceglie in modo trascendentale è sempre rivolto a Dio e quindi fa il bene; in modo categoriale potrebbe invece scostarvisi e scegliere qualcosa di inferiore, che sarà tuttavia un bene “pre-morale”. L’uomo in virtù di una “libertà fondamentale” o “opzione fondamentale”, di cui Rahner è il capostipite, non può che scegliere Dio. De facto il peccato non esiste più e non va più attribuito alle singole azioni morali. Il vero peccato è l’opzione contro Dio, che comunque sarebbe impossibile in virtù dell’apertura trascendentale-esistenziale a Lui. Se sono tutti anonimamente santi e tutti cristiani che ne sarà del peccato? Sarà qualificato come una scelta sbagliata o una reminiscenza del passato e basta, ma non un’offesa (aversio) a Dio. Ci dice qualcosa questo oggi?


Riflettiamo ancora e guardiamo a questo discorso in modo prospettico. Se l’uomo è lui stesso il mezzo necessario dell’auto-comunicazione di Dio, non potrebbe succedere che un domani si dimentichi di Dio, di essere la sua auto-comunicazione e diventi invece solo auto-comunicazione di sé a sé stesso? Se cioè stanco di Dio o dell’essere solo in funzione dell’auto-comunicazione di Dio inizi a interessarsi solo di sé stesso o in ambito cattolico si inizi perfino a giustificare l’ateismo come un’opzione possibile perché umana? Rahner potrebbe essere preso talmente sul serio da superare anche la capacità trascendentale dell’uomo di essere aperto a Dio, finendo in una mera apertura dell’uomo all’uomo. Il rischio però è che l’uomo si accontenti di essere fratello di tutti anche senza saperlo o senza esserlo. E così arriviamo ai nostri giorni.

C’è senza dubbio una continuità ma anche una discontinuità tra Rahner e la Fratelli tutti. La continuità consiste nel fatto che l’uomo è al centro e Dio è un postulato della conoscenza dell’uomo; si dà come termine della trascendenza della conoscenza umana. Cioè un Dio in vista dell’uomo e non l’uomo in vista di Dio. Questo è il cuore della svolta antropologica rahneriana e della Chiesa dei nostri giorni.

La discontinuità consiste invece nel fatto che Rahner ha a cuore il problema dell’ateismo occidentale e vuole trovare una soluzione perché l’uomo sia in qualche modo orientato a Dio. Per il gesuita tedesco il Cristianesimo primeggia tra le religioni perché è accesso a Dio, è poter vedere Dio che rimane invisibile. Per la Fratelli tutti invece Dio non c’è e sembra che non ce ne sia bisogno. Manca vistosamente Cristo, il Figlio di Dio, che ci rende figli del Padre. C’è solo l’uomo che si affratella naturalmente agli altri uomini sulla mera base di istanze sociali o di un amore umano non ben precisato. Amore eros, filos, filantropico, agape: non è dato di sapere. Ciò che si sa è che non si tratta di un amore-caritas, l’amore che Dio ha riversato su di noi nel Figlio e che ci muove. Tutto è volto nell’enciclica di papa Francesco a superare la religione e a trovare un accordo tra gli uomini più duraturo, ma a-religioso o forse super-religioso. Tutti dovrebbero reputarsi fratelli, anche se non lo sanno.


La Fratelli tutti fa a meno di Dio e di Cristo, in un passaggio-chiave quando si spiega la parabola del Buon Samaritano: «In quelli che passano a distanza c’è un particolare che non possiamo ignorare: erano persone religiose. Di più, si dedicavano a dare culto a Dio: un sacerdote e un levita. Questo è degno di speciale nota: indica che il fatto di credere in Dio e di adorarlo non garantisce di vivere come a Dio piace. Una persona di fede può non essere fedele a tutto ciò [che] la fede stessa esige, e tuttavia può sentirsi vicina a Dio e ritenersi più degna degli altri. Ci sono invece dei modi di vivere la fede che favoriscono l’apertura del cuore ai fratelli, e quella sarà la garanzia di un’autentica apertura a Dio» (n. 74).

Sembra che si dica che adorare Dio e non adorarlo sia dopotutto la stessa cosa. Per di più, se l’adorazione porta alla chiusura del cuore è meglio tralasciarla per soccorrere con le nostre forze quell’uomo incappato tra i briganti. In realtà, la vera adorazione, quella che si dà al Padre in Cristo suo Figlio per mezzo dello Spirito Santo, non conduce mai ad ignorare il prossimo, anzi ne è la ragion d’essere e il nutrimento necessario. L’uomo di oggi fa a meno di Dio, ma la soluzione non sta nel dare Dio a tutti indifferentemente. Altrimenti rischiamo di renderlo superfluo e di iniziare a pensare con il mondo, che fa tutto come se Egli non esistesse.

Padre Serafino Maria Lanzetta