venerdì 29 gennaio 2021

LA CHIESA E LA NUOVA ECUMENE ECOLOGISTA. Intervento di Stefano Fontana al Convegno “Eco-globalismo, nuova religione del secolo”







Intervento al Convegno “Eco-globalismo, nuova religione del secolo”
28 gennaio 2021

[Puoi seguire l’intero convegno: QUI ]



Ogni anno, da dodici anni, l’Osservatorio Cardinale Van Thuân pubblica un Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Quest’anno abbiamo dedicato il Rapporto al tema dell’ambientalismo o ecologismo. Perché abbiamo scelto questa problematica per il nostro 12mo Rapporto? Vorrei soffermami brevemente su quanto ritengo essere il motivo principale di questa scelta.

Si sta formando una nuova ecumene globale che fa dell’ecologismo la propria religione civile. Ogni religione civile è a servizio del potere e serve a rendere gli uomini contenti di essere oppressi. Ogni potere ha bisogno di non mostrare il proprio volto di nudo potere e quindi adotta una religione civile che tenga uniti i cittadini per convinzione e che faccia loro credere che il potere abbia un senso. La religione civile non indebolisce il potere, lo rafforza perché lo rende accettabile a accettato.

La Chiesa cattolica ha intrapreso la strada di entrare a far parte di questa nuova ecumene e di collaborare per questa nuova religione civile ecologista globale. Su questo non ci possono essere più dubbi, se ormai i parroci, nel giorno della prima comunione, regalano ai ragazzi comunicandi una pianticella per salvaguardare il pianeta. Il rischio che la Chiesa corre però è molto alto. Rischia di uscirne con le ossa rotte. Questa è la grande preoccupazione che ci ha indotti alla redazione di questo Rapporto dedicato all’ecologismo.

L’ecumene ecologista è una nuova chiesa (Kant direbbe una chiesa morale, la le chiese solo morali diventano facilmente immorali) e l’ecologismo ecumenico è una nuova religione. Essa ha il suo dio (la Madre Terra), i suoi dogmi indiscutibili (come il riscaldamento globale prodotto dall’uomo), ha i suoi testi sacri (come i libri di Lovelock), ha i suoi fini ultimi (come gli obiettivi ONU del 2030), ha le sue Inquisizioni (come l’IPCC, il panel intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici), ha le sue parole sacre da pronunciare con reverenza come “sostenibilità”, ha i suoi sacerdoti e le sue sacerdotesse (come la giovane Greta), ha i suoi eretici (come per esempio il prof. Molion che nel nostro Rapporto nega i dogmi ambientalisti), ha i suoi strumenti di propaganda come la grande stampa e la grande TV, ha le sue catechesi impartite dagli insegnanti di religione nelle scuole di Stato in ossequio ai nuovi insegnamenti di educazione civica … alla nuova religione mancano solo due cose: i martiri e la croce, infatti essa è gradita al mondo, che per essa non prepara un Calvario, non è proscritta, anzi è essa a stendere le liste di proscrizione.

Ma cosa succede se la Chiesa cattolica entra a collaborare con questa nuova religione? prima di tutto deve rinunciare all’uso della ragione. Deve anch’essa prendere per buono il riscaldamento globale antropico e deve perfino invitare alla vaccinazione come imperativo categorico eticamente assoluto, unico modo per realizzare il Vangelo e collaborare al bene comune, nascondendo che la ragione scientifica stessa sul punto è assolutamente incerta. Su questi temi la Chiesa sta perdendo l’uso della ragione. Prende per veri i dati assolutamente improbabili circa l’esaurimento delle risorse non rinnovabili come mostra, in riferimento al petrolio, il prof. Battisti nel nostro Rapporto, prende per buoni i dati sui morti per Covid forniti dalle istituzioni, non vede che l’inquinamento maggiore è prodotto dalle società arretrate e non da quelle sviluppate, sposa ciecamente le tecnologie per le energie alternative senza considerare i costi di smaltimento, appoggia leader politici funzionali all’ecumene ecologista nonostante siano sostenitori dell’aborto universalizzato.

Come la Chiesa italiana diventa “Chiesa di Stato” e sulla questione Covid ragiona con le ragioni del governo italiano, così la Chiesa universale accetta l’assimilazione in una indistinta ecumene ecologista voluta dall’ONU.

Oltre a perdere la ragione, la Chiesa cattolica che si propone come agenzia di animazione della nuova ecumene ecologista perde anche le proprie ragioni, ossia le ragioni della fede.

Elenco in breve tre ragioni della fede cattolica che oggi sono in pericolo.

La prima è il principio della creazione del mondo di Dio dal nulla. La teologia cattolica accreditata ormai tace su questo punto, oppure lo interpreta in altro modo, come una creazione dall’interno dell’evoluzione. Così la intendono i seguaci di Teihlard de Chardin e di Karl Rahner, che oggi sono la maggior parte dei teologi. Nessun pastore ci ha invitato a pregare affinché Dio faccia terminare la pandemia da Covid, nessuno ciha invitato a riflettere spiritualmente sul suo senso nella provvidenza divina … perché Dio non opera dall’esterno ma solo dall’interno dell’evoluzione della storia. Dio opera solo con le nostre mani, con le mani di tutti.

La seconda ragione della fede è la creazione immediata dell’anima di ogni singolo uomo da parte di Dio. Anche su questo oggi la teologia tace, oppure sostiene che anche l’anima è frutto di una creazione evolutiva interna, sicché dalla materia nascerebbe lo spirito, ciò che richiede di negare il principio secondo cui il più non viene dal meno.

In terzo luogo oggi la teologia rifiuta l’idea di Dio come fine ultimo, alla cui gloria tutto è destinato e soprattutto l’uomo. Dio non si sostituisce – così si dice – ai fini umani e storici ma coincide con essi, vive in essi, si snoda e si fa valere dentro di essi.

Questi tre nuovi principi che ho elencato hanno una caratteristica comune, pongono Dio stesso, e a maggior ragione l’uomo, dentro l’evoluzione della natura e della storia. La creazione è evoluzione, l’anima è uno sviluppo della materia, il fine ultimo coincide con i fini intermedi.

Come si vede l’ingresso della Chiesa nell’ecumene ecologista globale ha alle spalle una lunga preparazione. Per questo dobbiamo essere molto preoccupati e per questo bisogna sforzarci di impostare bene il problema ecologico, fuori di ogni ecologismo.

Stefano Fontana














giovedì 28 gennaio 2021

Lettera alla legge naturale. Di Don Morselli







EDITORIALI
Don Alfredo Maria Morselli, 28-01-2021


Non permetti di uccidere l’innocente, nemmeno nel grembo della madre. Non permetti il divorzio, l’adulterio, la menzogna, esigi la famiglia formata indissolubilmente da un uomo e una donna, e non chiami genitore uno o due il padre e la madre. Non permetti ciò che tante costituzioni non solo permettono, ma dichiarano “incostituzionale” il contrario. Lettera alla legge naturale, visto che è così trascurata.



Carissima legge naturale,
Il mio caro Vescovo, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Matteo Maria Zuppi (che saluto filialmente), ha scritto una Lettera alla Costituzione italiana. Seguendo il Suo esempio, ho pensato di scrivere a Te: vedendo che sei così dimenticata, trascurata, e che nessuno ti scrive, ti scrivo io, povero parroco di un paesino di montagna.

Non c'è più pietas per gli anziani e tu hai più anni della Costituzione italiana, che al tuo confronto è meno di una neonata. Tu esisti da quando è stato creato il cuore del primo uomo, e sei come relegata in casa di riposo. L’assemblea costituente che ti ha generato era composta da Tre Persone non elette, ma, a differenza dei non eletti che attualmente governano l’Italia, avevano tutto il diritto di promulgarti.

Erano l’On. Padre, l’On. Figlio, e l’On. Spirito Santo. Pur non conoscendo personalmente gli Autori, anche i pagani ti hanno riconosciuto nel profondo del loro cuore e hanno compreso che ciò che percepivano non era farina del loro sacco, ma opera di qualcuno più grande di loro.

Ad esempio Cicerone aveva già spiegato che «certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si riscontra in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti richiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore; ma essa però non comanda o vieta inutilmente agli onesti né muove i disonesti col comandare o col vietare. A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal Senato né dal popolo, né dobbiamo cercare come suo interprete e commentatore Sesto Elio; essa non sarà diversa da Roma ad Atene o dall’oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che elaborò e sanzionò questa legge; e chi non gli obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la stessa natura umana, sconterà le più gravi pene» (1).

Tu non permetti all’uomo di decidere ciò che è giusto, ma insegni agli uomini a fare i giusti. Non ti moltiplichi in mille articoli o commi, ma sei di poche parole; in dieci parole dici già tutto a chi vuole intendere.

Non permetti di uccidere l’innocente, nemmeno nel grembo della madre. Non permetti il divorzio, non permetti l’adulterio, non tolleri la menzogna, esigi la famiglia formata indissolubilmente da un uomo e una donna, e non chiami genitore uno o due il padre e la madre. Non permetti in pratica ciò che tante costituzioni non solo permettono, ma dichiarano “incostituzionale” il contrario.

Non permetti che l’uomo si ponga come centro assoluto, non sei “naturalista”, ma rimandi a un ordine superiore, non creandolo tu stessa, ma quasi aspettando un cenno dall’alto. Ci dici che siamo fratelli, ma ci dici che per esserlo dobbiamo avere lo stesso Padre.

Sei molto discreta, o Legge naturale; non imponi vaccini, non dici di accogliere indiscriminatamente tutti gli immigrati; ma ci dici di amare la vita e di essere solidali, e lasci all’uomo il compito di decidere prudentemente e generosamente come.

Sopra di Te non c'è una corte costituzionale, e neppure un parlamento, perché sei immutabile, come la natura umana. La ragione può leggerti, ma non ti può contraddire.

Accetti di buon grado che il Magistero della Chiesa ti ricordi agli uomini quando questi, feriti dal peccato e attratti un po’ troppo dal male, fanno finta di non sentirti e dimenticano qualche tuo dettame.

Ma anche il Magistero non si mette sopra di Te, ma ti ribadisce inchinandosi alla Tua autorità. O cara legge naturale, così dimenticata e negletta, ma così grande ed eterna, ricevi l’omaggio non di un Cardinale, ma di un povero parroco; a Bologna c'è un proverbio che dice “Piuttosto che niente, meglio… piuttosto”.

Ma quando trionferà il Cuore Immacolato di Maria – e trionferà sicuramente, perché la Madonna a Fatima non era in campagna elettorale e, a differenza di tanti politici che invocano la costituzione, mantiene le promesse – riceverai di nuovo gli onori dovuti, gli onori della fede e della ragione, ovvero – come diceva S. Giovanni Paolo II – delle ali dell’anima umana per volare fino a Dio.

(1) “Est quidem vera lex recta ratio naturae congruens, diffusa in omnis, constans, sempiterna, quae vocet ad officium iubendo, vetando a fraude deterreat; quae tamen neque probos frustra iubet aut vetat nec improbos iubendo aut vetando movet. Huic legi nec obrogari fas est neque derogari aliquid ex hac licet neque tota abrogari potest, nec vero aut per senatum aut per populum solvi hac lege possumus, neque est quaerendus explanator aut interpres Sexus Aelius, nec erit alia lex Romae alia Athenis, alia nunc alia posthac, sed et omnis gentes et omni tempore una lex et sempiterna et immutabilis continebit, unusque erit commune quasi magister et imperator omnium deus: ille legis huius inventor, disceptator, lator; cui qui non parebit, ipse se fugiet ac naturam hominis aspernatus hoc ipso luet maximas poenas”; Cicerone, De Republica, III, 22,33.








mercoledì 27 gennaio 2021

Londra: paziente lasciato morire di fame e di sete, per sentenza della magistratura

 




Angela Napoletano martedì 26 gennaio 2021


Colpito da arresto cardiaco, da tre mesi in stato vegetativo, l'ospedale aveva decretato lo stop ai trattamenti. Ma da Varsavia era partita la mobilitazione a suo favore. Invano




E' morto oggi, dopo 12 giorni senza alimentazione e idratazione, l’uomo di origine polacca, cattolico, da tre mesi in stato vegetativo, condannato dal Tribunale di Protezione britannico alla sospensione dei trattamenti vitali «nel suo miglior interesse». La vita di R.S., queste le iniziali, si è spenta nel pieno di uno scontro tra il Regno Unito, dove l’uomo risiedeva da anni con moglie e figli, e il governo polacco, determinato a rimpatriare il concittadino, come chiesto dalla famiglia di origine, per fornirgli cure e riabilitazione.

Un elicottero polacco era già pronto per il suo trasferimento da Plymouth, dove era ricoverato, a Varsavia.

L’uomo era finito in coma lo scorso 6 novembre a causa di un arresto cardiaco che lo ha lasciato senza ossigeno per 45 minuti. La sospensione dei trattamenti vitali era stata disposta dall’ospedale con il consenso della moglie.

L’opposizione dei parenti, in Polonia, passata anche attraverso un ricorso (respinto) alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, è stata sostenuta dalla Conferenza episcopale polacca e, dall’altra parte della Manica, dalla Chiesa cattolica di Galles e Inghilterra. L’ultimo tentativo di ottenere da Londra l’autorizzazione al rimpatrio è stata una sentenza con cui, sabato scorso, il tribunale distrettuale di Varsavia ha decretato per R.S. l’incapacità di intendere e volere, a cui è seguita la concessione di un’immunità diplomatica. Irremovibili le autorità britanniche intervenute a sottolineare l’«indipendenza» del tribunale.






fonte

sabato 23 gennaio 2021

SPOSALIZIO DI GIUSEPPE E MARIA VERGINE






Tutto ciò che sappiamo sulle nozze di Giuseppe e Maria Vergine ci arrivano dai “Vangeli apocrifi” come “Il Protovangelo di Giacomo“ e “La storia di Giuseppe il falegname“, ma qualcosa è stato scritto anche dalla mistica tedesca Anna Katharina Emmerick fino ad ascoltare le pagine di Maria Valtorta
Racconto e riflessioni del Protovangelo di Giacomo
Il Protovangelo di Giacomo dà un adeguato risalto al matrimonio di Maria e Giuseppe, inserendolo in un giusto contesto storico-ambientale. Così rileva che la Vergine fu promessa sposa a Giuseppe per scelta di Dio, con la narrazione della colomba che uscì dalla verga di lui, indicando l’uomo prescelto: episodio che richiama alla mente il bastone di Aronne che verdeggiò, manifestando così che lui era stato scelto da Dio per aiutare il fratello Mosè; e richiama anche l’evento della colomba che, al Battesimo di Gesù nel Giordano, lo indicò come il Figlio di Dio [cfr. Gv 1, 32-34].
“La Storia di Giuseppe il falegname” …

…invece, è un testo apocrifo pervenutoci in copto (boairico e saidico) e arabo ma probabilmente redatto inizialmente in greco, databile in maniera incerta al VI secolo o ai secoli immediatamente successivi. Nella prima parte si tratta di una rielaborazione del materiale presente nel Protovangelo di Giacomo e nel Vangelo dell’infanzia di Tommaso relativamente al matrimonio tra Giuseppe e Maria. In questo testo abbiamo Gesù che predica sul Monte degli Ulivi ai discepoli dicendo: “Vi voglio raccontare la vita di mio padre Giuseppe“. E inizia la narrazione parlando di Giuseppe di Betlemme, sposato con una donna e con 4 figli (Giuda, Joseto, Giacomo e Simeone) e 2 figlie (Lisia e Lidia). Ma ben presto la moglie muore. Nel frattempo Maria cresce nel tempio dove i sacerdoti le cercano un marito. Convocata la tribù di Giuda e la sorte cade su Giuseppe, il quale però deve partire per lavoro e Maria trascorre 2 anni nella sua casa.

E, a proposito della “coabitazione” dei due promessi sposi, viene osservato che, dovendo Giuseppe attendere al suo lavoro di carpentiere, questo lo portava a lunghi giri per il paese che potevano anche durare fino a sei mesi di seguito; quasi a dire che Maria condusse nella casa di Giuseppe una vita “monacale” come quella che aveva fino ad allora vissuto nel Tempio.
AUDIO RACCONTO dello sposalizio della Vergine tratto dall’opera di MARIA VALTORTA
Pagine ‘agiografiche’ suggestive di Anna Katharina Emmerick

Pagine molto suggestive, al limite di un’agiografia romanzata, ha dettato a sua volta Anna Katharina Emmerick sul fidanzamento e sullo sposalizio di Maria con Giuseppe [cfr. Vita della Santa Vergine Maria, Ed. San Paolo 2004, pp. 82-87]. Così è narrata dalla mistica tedesca la scelta di Giuseppe come promesso sposo di Maria:

“Viveva dunque la santa Vergine nel Tempio con parecchie altre vergini, sotto la sorveglianza di pie matrone. […] Quando queste fanciulle erano cresciute, si sposavano. I loro genitori, portandole al Tempio, le avevano offerte completamente a Dio e gli Israeliti più osservanti nutrivano da molto tempo la tacita fiducia che uno di questi matrimoni avrebbe portato un giorno alla nascita del Messia promesso. Quando la santa Vergine ebbe quattordici anni e insieme ad altre fanciulle doveva prepararsi al matrimonio, ho visto sua madre Anna andare al Tempio e farle visita […]. Quando alla Vergine fu detto che doveva lasciare il Tempio e sposarsi, rimase turbata e disse ai sacerdoti che non voleva lasciare il Tempio perché si era promessa a Dio e non voleva sposarsi. In seguito ho visto la santa Vergine piangere e pregare Dio nella sua cella […].



“La capigliatura della Vergine era abbondante e di un biondo-oro. Ella aveva le ciglia brune, grandi occhi luminosi, naso ben modellato, bocca nobile e graziosa, mento fine. Indossava una bella veste; il suo incedere era dignitoso“.

Ho visto anche il Sommo Sacerdote inviare messaggeri nel territorio e convocare al Tempio tutti gli uomini non sposati della stirpe di Davide. Quando questi si furono riuniti nel Tempio vestiti dei loro abiti migliori, fu loro presentata la santa Vergine, e tra loro vidi un giovane molto devoto della regione di Betlemme; anche lui aveva sempre pregato con grande zelo per l’adempimento della promessa e io ho riconosciuto nel suo cuore il grande desiderio di diventare lo sposo di Maria. Ella però si ritirò di nuovo nella sua cella, versò sante lacrime e cercò di non pensare al fatto che non doveva rimanere vergine. Poi ho visto il Sacerdote, che aveva avuto un’intuizione interiore, consegnare ad ogni uomo un ramoscello e ordinare ad ognuno di contrassegnarlo col proprio nome e tenerlo in mano durante la preghiera e l’offerta […]. A loro fu spiegato che quello il cui ramoscello fosse fiorito era destinato dal Signore a sposare la Vergine Maria di Nazareth.

[…] Successivamente, altri uomini della stirpe di Davide furono convocati nel Tempio; e tra questi Giuseppe, dal cui ramoscello posto sull’altare uscì un fiore simile a un giglio bianco, e vidi una luce come fosse lo Spirito Santo scendere su di lui. In questo modo Giuseppe fu riconosciuto come lo sposo destinato dal Signore alla Vergine Maria, alla quale fu presentato dai Sacerdoti alla presenza della madre Anna”.



Secondo questa veggente tedesca, i genitori di Giuseppe possedevano una grande casa a Betlemme, dove il patriarca trascorse la fanciullezza insieme a cinque fratelli. Poichè Giuseppe era pio, semplice e di carattere mite, i fratelli lo molestavano e talvolta lo maltrattavano. Giuseppe non reagiva, ma preferiva cercarsi un altro sito dove abbandonarsi alla preghiera. Arrivato all’età di 12 anni cominciò a frequentare la bottega di un falegname e imparò il mestiere, ma poichè i fratelli continuavano a rendergli insopportabile la vita, Giuseppe lasciò Betlemme e visse del suo lavoro presso altri artigiani. All’ età di circa 30 anni lavorava a Tiberiade per un altro padrone, ma abitava da solo in una casetta vicina. Nel frattempo i suoi genitori erano morti e i suoi fratelli si erano dispersi. Da tempo il santo giovane non solo credeva nella venuta del Messia, ma pregava Dio che lo inviasse sulla terra. Un giorno, mentre se ne stava occupato a sistemare un oratorio nei pressi della sua casetta allo scopo di avere un posto riservato dove raccogliersi in preghiera, gli apparve un angelo che gli comandò di recarsi al Tempio di Gerusalemme per diventare sposo di una fanciulla ivi custodita. Prima di questo messaggio Giuseppe non aveva mai pensato al matrimonio e perciò evitava la compagnia delle donne.

Dopo il fidanzamento Giuseppe si recò a Betlemme per motivi di famiglia, poi si trasferì a Nazareth. In questa cittadina S. Anna possedeva una casa e la preparò per Maria e per Giuseppe. Essa era situata dove attualmente sorge la basilica dell’Annunciazione e, secondo la Emmerich, è proprio quella che si venera a Loreto, ivi trasportata dagli Angeli. Secondo la tradizione Giuseppe aveva, oppure acquistò per la circostanza del matrimonio, una casetta poco distante da quella di Maria. Quivi, al suo ritorno da Betlemme, stabilì la sua bottega di falegname.

PROTOVANGELO DI GIACOMO

Ma riportiamo i passi testuali del Protovangelo di Giacomo, che narrano l’affidamento di Maria a Giuseppe [cap. IX]

Maria è affidata a Giuseppe – “Giuseppe, gettata l’ascia, uscì incontro [agli araldi di tutta la regione della Giudea]. Quindi, adunatisi [tutti i vedovi del popolo] e prese le verghe, si portarono dal Gran Sacerdote. Questi entrò con le verghe di tutti nel Santuario e pregò. Terminata la preghiera, uscì con le verghe e le diede loro. Ma in esse non c’era alcun prodigio. Giuseppe ricevette l’ultima verga; ed ecco che una colomba uscì dalla verga e volò sulla testa di Giuseppe. Allora il Sacerdote disse: ‘Giuseppe, Giuseppe, tu sei stato eletto dalla sorte a prendere la Vergine del Signore in custodia per te’.

Ma Giuseppe rifiutò, dicendo: ‘Ho già figli e son vecchio; ella invece è giovane; temo di diventar lo scherno dei figli d’Israele’. Ma il Sacerdote replicò a Giuseppe: ‘Temi il Signore Dio tuo e ricordati ciò che Iddio fece a Datan, Abiron e Core: la terra si aprì e furono inghiottiti per la loro ribellione. Ed ora, Giuseppe, temi che una cosa del genere non accada in casa tua’. Giuseppe, intimorito, prese la Vergine [Maria] in custodia per sé e le disse: ‘Ecco, io ti ho ricevuta dal Tempio del Signore; ora ti lascio a casa mia perché io devo andare fuori per le mie costruzioni. Tornerò poi da te; nel frattempo il Signore veglierà su di te’ ” [cap. IX, 1-3].

MARIA VALTORTA

Nel primo volume dell‘Evangelo di Maria Valtorta Maria Santissima le fa questa rivelazione:


Dio m’aveva chiesto d’esser vergine. Ho ubbidito. … d’essere sposa. Ho ubbidito, riportando il matrimonio a quel grado di purezza che era nel pensiero di Dio quando aveva creato i due Primi. … mi chiedeva d’esser Madre. Ho ubbidito. Ho creduto che ciò fosse possibile e che quella parola venisse da Dio, perché la pace si diffondeva in me nell’udirla. … Eva volle il godimento, il trionfo, la libertà. Io accettai il dolore, l’annichilimento, la schiavitù. Quel “si” ha annullato il “no” di Eva al comando di Dio.

Fonti: http://www.stpauls.it/madre/0701md/0701md20.htm; http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/maria%20la%20vita%20e%20i%20suoi%20prodigi.htm; 1° volume dell’Evangelo di Maria Valtorta

 





mercoledì 23 dicembre 2020

Buon Natale con Fulton Sheen: Diventare bambini, ovvero riconoscere la differenza tra la nostra povera vita e quella eterna

 



23DIC
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by Aldo Maria Valli


Cari amici di Duc in altum, nell’avvicinarsi del Natale vi propongo una meditazione dell’arcivescovo Fulton John Sheen (1895-1979).


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Il Natale di Cristo, la nascita del Dio-uomo, la festa dei bambini e degli adulti che tornano a esserlo

Il mondo, sempre incline a riconoscere la forza, non riesce mai ad afferrare in pieno il paradosso per cui solo i bambini sanno scoprire la grandezza dell’universo, e solo gli umili di cuore riescono a scoprire la grandezza di Dio. Il mondo non impara questa lezione perché confonde piccolezza con debolezza, l’infanzia con l’infantilismo, e l’umiltà col complesso di inferiorità. Immagina il potere solo in termini di forza fisica, e la sapienza solo in rapporto alla vana cultura dello spirito del giorno. Dimentica che una grande forza morale si può nascondere nella debolezza fisica, così come l’Onnipotenza venne avvolta strettamente nelle fasce; e che la grande saggezza si può trovare nella fede semplice, così come la Mente eterna si trovò nella persona di un Bambino. Ecco la forza, quella forza davanti alla quale tremano gli angeli, la forza cui s’inchinano le stelle, la forza di fronte alla quale persino il trono di Erode tremò di paura. È la forza di quel tremendo Amore divino che tutto affrontò pur di convincerci riguardo alla misura di Dio rispetto a ciò che è veramente grande e alto.


Ma la Sua legge dev’essere la nostra fatica eterna dove Lui si compiacque di cominciare la Sua, vale a dire dal più basso e umile gradino, che è il punto di partenza verso ciò che è più alto e più potente. Come successe che Dio stesso discese fin giù all’infanzia, facendo di essa il primo passo verso il trionfo eterno, così dobbiamo scendere dal nostro orgoglio ignorante al livello di ciò che siamo ai Suoi occhi. “Se non diventerete come i bambini, – Egli ci dice esplicitamente, – non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).


Diventare bambini significa semplicemente acquistare umiltà, vale a dire rendere chiaro ogni giudizio su noi stessi, riconoscere l’immensa differenza che passa tra la nostra povera vita e quella eterna che ci attende, ammettere la nostra debolezza, la nostra fragilità, le nostre colpe, la meschinità di tutto ciò che oggi facciamo, e insieme la forza e la sapienza che diventeranno nostre, purché siamo abbastanza umili per inginocchiarci davanti a un Bambino adagiato sulla paglia di una mangiatoia, e per confessare che Lui è il nostro Signore, la nostra Vita, il nostro Tutto.


Così la nascita del Dio-Uomo è la festa dei bambini, il giorno in cui gli anni retrocedono e le rughe del volto sono spianate dal tocco di una mano rigeneratrice, nel quale i superbi diventano bambini, i grandi piccoli, e tutti trovano il loro Dio…Chiniamo tutti il capo ed entriamo nella grotta; spogliamoci della sapienza mondana, dell’orgoglio, di ogni apparente superiorità, e di fronte all’insondabile mistero dell’umiliazione del Figlio di Dio, cerchiamo di farci piccoli. In questa veste, avviciniamoci alle ginocchia della più amabile donna del mondo, della donna che, sola tra tutte, è ornata della rosa rossa della maternità e di quella candida della verginità, della donna che, dando alla luce il Signore, divenne la Madre degli uomini; e chiediamole di insegnarci a servire Dio, ad amarlo e a pregarlo.


E dopo avere chiesto a Maria che ci insegni a pregare, ci rivolgeremo a Gesù, e se non abbiamo perduto quella nostra parte d’infanzia che sola ci può far scoprire i segreti dell’Infinito, Gli rivolgeremo una delle domande più importanti del mondo. Non gli chiederemo di svelarci i misteri dell’atomo, né vorremo sapere se lo spazio è curvo, o se la luce è un’onda, ma Gli chiederemo ciò che prova il re del cielo a vivere come un bambino su questa nostra povera terra. Se saremo ancora piccoli abbastanza per fare tutto questo intorno a un Presepio dove frusciarono e rombarono “inimmaginabili ali intorno a una incredibile stella”, allora sapremo scoprire l’Infinito; se saremo abbastanza umili per andare da Colui che non possiede una casa, troveremo la nostra casa; se saremo abbastanza semplici per diventare bambini, rinascendo nonostante i molti anni d’età, allora scopriremo la Vita che resiste quando il tempo ha finito di esistere.


Per alcuni Egli viene quando il loro cuore non contiene alcun attaccamento terreno; per altri viene quando il corpo avido esprime l’avidità dello spirito: per altri quando la gioia li avvolge nel suo abbraccio esclusivo; per altri quando il mondo, usato come un bastone per sorreggersi, ha ferito le loro mani; per altri viene soltanto quando hanno le guance bagnate di lacrime, perché Lui le asciughi. Ma per tutti e per ciascuno Egli viene con la dolcezza delle sue vie: Lui stesso, il Cristo; nella Messa del Cristo; nel Natale.

Fulton J. Sheen

da L’Uomo di Galilea

Edizioni Fede e Cultura











martedì 8 dicembre 2020

LA SOLENNITÀ. Amare l’Immacolata, la via per imitare Gesù





08-12-2020

Durante l’ultimo anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata? L’abbiamo servita? È cresciuto il nostro amore per Lei e perciò per il SS. Cuore di Gesù? Se non ci sono stati progressi, non bisogna scoraggiarsi ma volgersi ancora alla Vergine perché prepari il nostro cuore a purificarsi, accogliere suo Figlio nella Santa Comunione e guadagnare a Lei altre anime. Da un insegnamento di san Massimiliano Maria Kolbe sul significato di vivere come consacrati all’Immacolata.
Pubblichiamo ampi estratti di due meditazioni scritte da padre Massimiliano Maria Kolbe nel 1938 rispettivamente per il mensile Rycerz Niepokalanej (Il Cavaliere dell’Immacolata) e per la sua versione per bambini, il Rycerzyk Niepokalanej (Il Piccolo Cavaliere dell'Immacolata).

***




Si sta avvicinando ancora un’altra volta l’annuale solennità, così cara al cuore, dell’Immacolata Concezione.
Noi, consacrati in proprietà all’Immacolata nelle schiere della sua Milizia, diamo uno sguardo all’intero anno trascorso dall’ultima sua festa e interroghiamoci personalmente:

- Durante quest’anno ci siamo avvicinati di più all’Immacolata?

- Il nostro amore verso di Lei è cresciuto?

- Ci siamo avvicinati maggiormente al SS. Cuore di Gesù attraverso l’Immacolata?

- Ci intratteniamo con più familiarità con Gesù nel tabernacolo? e più ancora dopo averlo ricevuto nella S. Comunione?

- L’amore di Gesù ci attrae verso la croce e ci spinge a contraccambiarlo con un amore disposto al sacrificio, a nostre, spese, con la sofferenza accettata per Lui?

In caso affermativo, ringraziamo di cuore l’Immacolata per le sorgenti di grazie che Ella ha impetrato per noi dal SS. Cuore di Gesù e ha riversato su di noi.

Se invece non vediamo dei grandi progressi nell’amore divino, non scoraggiamoci, ma umiliamoci, chiediamo sinceramente perdono all’Immacolata per non aver approfittato a sufficienza delle sue grazie; preghiamola di chiedere perdono al Salvatore, di offrire la giusta riparazione al SS. Cuore di Gesù e di volgere la nostra trascuratezza, la nostra ingratitudine in un bene ancora più grande, in modo che perfino le cadute divengano realmente per noi altrettanti gradini verso una più alta perfezione (per questo solo, infatti, Gesù le ha permesse); e con piena fiducia, con una fiducia illimitata nella sua particolare protezione, lasciamoci guidare da Lei in modo sempre più perfetto.

Ella ci insegnerà il modo di poter - giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, nel fedele adempimento dei nostri doveri ordinari e nell’impegno di conformarci alla volontà di Dio - ella ci insegnerà il modo di poter manifestare il nostro amore verso il Cuore divino: un amore generoso, mediante il compimento della sua volontà, nonostante le difficoltà, i sacrifici e le croci (…) [SK 1233].

(…) Allora come prepararci alla festa dell’Immacolata? Come fare per trascorrerla nel modo migliore? Innanzi tutto, laviamo la nostra anima nel sacramento della penitenza, per togliere le macchie del peccato: così facendo essa diventa, almeno un poco, simile all’Immacolata. Inoltre, supplichiamo l’Immacolata affinché prepari il nostro cuore ad accogliere in modo degno il suo divin Figlio Gesù, presente nel Santissimo Sacramento dell’altare: accostiamoci alla Santa Comunione in questo giorno dell’Immacolata Concezione, dedicato a Lei.

Dopo la Santa Comunione pregheremo nuovamente l’Immacolata affinché voglia Lei stessa tener compagnia a Gesù presente nella nostra anima e renderlo così felice come nessuno è mai riuscito a fare finora. La pregheremo affinché Ella voglia offrire a Gesù la giusta riparazione sia per le nostre attuali infedeltà sia per i numerosi torti che Egli subisce nel mondo intero da parte dei peccatori. Ancora, rinnoviamo il nostro atto di consacrazione all’Immacolata. (…) Infine, riflettiamo un poco per chiederci se finora abbiamo servito l’Immacolata con sufficiente entusiasmo (…). Gesù ama assai coloro che lo imitano nell’amore verso la Sua purissima Madre.

E finalmente, per amare con maggiore ardore l’Immacolata, ci impegneremo a pensare a Lei, a leggere e a conversare su di Lei, affinché ciascuno di noi possa conoscerla e amarla sempre di più e possa guadagnare a Lei schiere sempre più numerose di altre anime. La pregheremo soprattutto negli istanti di dubbio, nei momenti di tentazione e di tristezza. Confidando nell’Immacolata, l’anima non ha paura di nulla, non indietreggia di fronte a nessun dovere, fosse pure arduo, assai arduo. [SK 1234]















venerdì 4 dicembre 2020

Il professor Kwasniewski: la liturgia tradizionale è un esorcismo perpetuo, ecco perché il demonio la odia così tanto







Sul mensile Radici Cristiane (n.142) fu pubblicata un’intervista al professor Peter Kwasniewski. Quando l’intervistatrice Chiara Chiessi gli domanda se il demonio odia la Messa in rito antico, Kwasniewski risponde:

Il demonio odia la disciplina, l’ordine, la bellezza, l’umiltà, il sacrificio, la lode liturgica, la tradizione ed il sacerdozio. L’antica liturgia romana -e sto parlano qui non solo della Messa, ma anche dell’Ufficio divino e di tutti i sacramentali- è permeata di ordine e bellezza.

Richiede immensa umiltà e disciplina da parte dei ministri, che devono celebrare in maniera giusta ed adeguata. Sopprime deliberatamente l’individualità ed il desiderio di “apparire” o di “essere se stessi”. Tende all’adorazione ed alla glorificazione di Dio, con Cristo stesso come Sommo Sacerdote e tutti gli altri come servi. Paradossalmente, edifica ed avvantaggia gli stessi fedeli, proprio perché è teocentrica e cristocentrica, non antropocentrica come la moderna filosofia e cultura.

Lucifero, la più bella delle creature di Dio, si innamorò di se stesso. Il suo peccato era l’egocentrismo, l’autocelebrazione. Quindi qualsiasi movimento nella liturgia verso la liberazione, l’applauso, la celebrazione o la coltivazione dell’ego dei ministri e dei fedeli è diabolico nella sua origine e nei suoi effetti. La Chiesa, nella sua sapienza data da Dio, aveva da sempre compreso il pericolo della personalità ‘carismatica’ e si è guardata da essa grazie a riti caratterizzati dalla loro obiettività, stabilità, precisione, chiarezza dogmatica, requisiti ascetici e nobiltà estetica.

Queste stesse caratteristiche contrastano certe tendenze ricorrenti della natura umana, decaduta, come l’emotività o il sentimentalismo, il relativismo, l’ambiguità, la causalità, l’indulgenza e l’estetismo (la cui totale mancanza di gusto o di incuria è una mutazione genetica peculiare).

L’antica liturgia conferisce il ruolo inequivocabile di mediatore sacramentale al sacerdote ed, in varia misura, agli altri ministri. Questo ruolo di mediatore è icona vivente dell’Incarnazione dell’unico mediatore tra Dio e l’uomo, contro il quale Satana si ribellò.

L’unica ‘riforma liturgica’ che Satana cerca è sempre quella di allontanare la Chiesa dall’Incarnazione, da un’economia sacramentale radicata nella carne eucaristica di Cristo e dall’intera struttura di riti, cerimonie e preghiere che la incarnano. In ogni aspetto, l’ ‘uso antiquior’ è come un esorcismo perpetuo al diavolo ed indica continuamente il trionfo di Dio incarnato sull’antico nemico della natura umana. Il fatto stesso che la nuova liturgia abbia abolito o abbreviato gli esorcismi ovunque siano stati trovati -nel rito del battesimo, in varie benedizioni, nel rito stesso dell’esorcismo- parla da sé.

Ci si chiede se il confuso e tormentato papa Paolo VI stesse percependo questa verità quando nel 1972, solo poco dopo l’introduzione della monumentale rottura del ‘Novus Ordo’, disse: ‘Da qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio’. Forse quella fessura non erano altro che le incessanti riforme liturgiche del XX secolo, che culminarono con un cambiamento della ‘lex orandi’ delle proporzioni di un terremoto.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza



Il Cammino dei Tre Sentieri