lunedì 6 luglio 2026

La vecchia leggenda della profezia di Padre Pio contro Mons. Lefebvre è falsa




La vecchia leggenda (divulgata da un “piduista”) della profezia di Padre Pio contro Mons. Lefebvre viene ripescata all’occasione



Maurizio Blondet 5 Luglio 2026




di Red

Il mondo cons-moderato – né turbo-modernista né fedele alla Tradizione, dunque travolto nello scontro – è nello sbaraglio più completo dopo le consarcazioni episcopali del 1° luglio. E quando si è a corto di argomenti si arriva ripescare leggende che una semplice ricerca online demolirebbe in pochi istanti. C’è da sperare che questa ennesima operazione boomerang sia dettata da dozzinalità, impreparazione e fretta, ma oltre un certo limite anche queste non sono più incolpevoli.

Andiamo con ordine. Fra gli episodi più citati nella pubblicistica religiosa contemporanea figura il presunto colloquio tra Padre Pio e mons. Marcel Lefebvre, durante il quale il frate cappuccino avrebbe predetto all’arcivescovo francese la “ribellione” e le conseguenze del suo operato.¹ L’episodio è frequentemente riportato in opere divulgative e devozionali, ma, sottoposto a un esame storico, presenta – per usare un eufemismo – gravi problemi di attendibilità.

L’incontro tra Padre Pio e Lefebvre avvenne realmente a San Giovanni Rotondo nel periodo pasquale del 1967, quando già l’arcivescovo francese era riconosciuto come uno dei protagonisti della resistenza alle innovazioni del Vaticano II: celebre la foto del bacio della mano. Ciò che manca, invece, è qualsiasi testimonianza contemporanea e valida che documenti il dialogo profetico.

La narrazione compare infatti solo molti anni dopo, quando il contrasto tra Mons. Lefebvre e la Santa Sede era ormai divenuto pubblico e Padre Pio era morto. Una delle prime diffusioni note risale al 1983, quando lo scrittore Pier Carpi pubblicò sulla Domenica del Corriere un racconto attribuito al professor Bruno Rabajotti, presentato come testimone diretto dell’incontro.²

La figura di Pier Carpi merita qualche precisazione. Non si trattava di uno storico della Chiesa né di un biografo accademico di Padre Pio, bensì di uno scrittore noto soprattutto per le sue opere dedicate all’esoterismo, all’occultismo, alla teosofia, alle società segrete e alle presunte profezie. Il suo nome compare negli elenchi degli appartenenti alla loggia P2 (sebbene lui disse di essere in lista senza fare parte della loggia).³ Questi elementi non dimostrano, di per sé, che la vicenda sia inventata, ma spiegano perché la storiografia utilizzi le sue testimonianze con particolare prudenza, soprattutto quando non sono sostenute da riscontri indipendenti.

Ancor più problematica è la figura del presunto testimone Bruno Rabajotti. Al di fuori della tradizione che tramanda questo episodio, non risultano documenti indipendenti che ne confermino il ruolo di testimone privilegiato dell’incontro⁴. Un ulteriore elemento di cautela emerge dal contenuto stesso della testimonianza estesa attribuita a Rabajotti, pubblicata per la prima volta in forma completa nel 1987.⁵ In quel testo egli attribuisce a Padre Pio affermazioni dottrinalmente anomale – fra cui l’idea che la glossolalia fosse una facoltà naturale accessibile a chiunque, e non un carisma sovrannaturale – del tutto estranee al pensiero del frate così come documentato da fonti attendibili. Non risulta che tra i figli spirituali riconosciuti di Padre Pio vi sia chi ha confermato l’esistenza di questo presunto “prediletto”.

Lo stesso Mons. Lefebvre, in una lettera dell’8 agosto 1990, scritta per rispondere a un sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X che gli chiedeva chiarimenti sulla vicenda, definì il racconto una «diffamazione» priva di fondamento. Secondo la sua testimonianza, l’incontro con Padre Pio durò soltanto pochi minuti: egli chiese una benedizione per il Capitolo Generale dei Padri dello Spirito Santo e la ricevette, senza alcun dialogo riguardante il Papa, l’obbedienza o il futuro della Chiesa.⁶

Dal punto di vista della metodologia storica, la situazione è quindi piuttosto chiara. Da un lato esiste un incontro realmente avvenuto; dall’altro, il lungo dialogo profetico compare soltanto sedici anni dopo, è privo di documentazione contemporanea, non trova conferme indipendenti ed è esplicitamente smentito dal principale protagonista.

Per queste ragioni, la maggior parte degli studiosi considera la cosiddetta “profezia di Padre Pio a Lefebvre” non un fatto storicamente dimostrato, bensì una tradizione tardiva o una leggenda devozionale sviluppatasi quando gli eventi che avrebbe annunciato erano già in larga misura conosciuti.

La smentita di Lefebvre, benché netta, non ha arrestato la circolazione del racconto. Il testo ha continuato a diffondersi soprattutto in ambienti anglofoni – un volume statunitense intitolato Padre Pio Gleanings lo riporta come autentico – e ha conosciuto una nuova ondata di attenzione mediatica in occasione della canonizzazione di Padre Pio, nel giugno 2002.⁷ La vicenda è quindi un caso paradigmatico di come una tradizione tardiva, priva di riscontri contemporanei e originata in un contesto dubbio, possa acquisire nel tempo lo status di “fatto noto” per semplice ripetizione, indipendentemente dalla sua fondatezza storica.

Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale, CREDERE, SPERARE, COMBATTERE e altri volumi.






Note

¹ Il testo della presunta profezia è riportato in numerose opere divulgative dedicate a Padre Pio, fra cui alcuni volumi di Saverio Gaeta, senza che siano però prodotte fonti contemporanee al 1967.

² La prima ampia diffusione pubblica nota del racconto risale all’articolo pubblicato da Pier Carpi su La Domenica del Corriere (23 aprile 1983), che attribuisce la testimonianza al prof. Bruno Rabajotti.

³ Sulla biografia di Pier Carpi si vedano le informazioni relative alla sua appartenenza alla Massoneria, alla Società Teosofica, ai rapporti con Licio Gelli e alla sua vasta produzione editoriale dedicata a occultismo, magia, società segrete e presunte profezie.

⁴ Per approfondimenti vedere Il Giornale, nell’edizione del 14 giugno 2002.

⁵ Il testo completo della testimonianza attribuita a Rabajotti fu pubblicato in Franco Fede, Il segreto di Padre Pio, Edizioni Albero, Milano 1987, pp. 8-38, con il titolo “L’eccezionale testimonianza del figlio spirituale preferito”.

⁶ Lettera di Marcel Lefebvre dell’8 agosto 1990, pubblicata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, nella quale l’arcivescovo smentisce integralmente il presunto dialogo con Padre Pio e descrive un incontro limitato alla richiesta di una benedizione.

⁷ Sulla ripresa mediatica del racconto in occasione della canonizzazione (16 giugno 2002) e sulla sua persistenza in ambienti tradizionalisti anglofoni, cfr. il volume Padre Pio Gleanings, che riporta l’episodio come autentico senza confronto critico con la lettera di Lefebvre.






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