giovedì 28 maggio 2026




NEURALINK E LA MENTE COME MERCE. Per inquadrare Magnifica humanitas


Di Andrea Mondinelli 28 mag 2026

Una data e un minuto


Il 28 giugno 2025, al Neuralink Summer Update, Elon Musk ha dichiarato al minuto 11:29 del video ufficiale:1

«So I think it’s actually very important for us to address that input-output bandwidth constraint in order for the collective will of humanity to match the will of artificial intelligence. That’s my intuition, at least.»

«Ritengo quindi che sia davvero molto importante affrontare questo vincolo di banda di ingresso e uscita affinché la volontà collettiva dell’umanità coincida con la volontà dell’intelligenza artificiale. È questa, almeno, la mia intuizione.»

Non è un incidente verbale. È il programma operativo di Neuralink dichiarato dal suo fondatore in sedici parole precise: non che l’IA si allinei alla volontà umana, ma che la volontà umana venga modificata strutturalmente per coincidere con quella dell’intelligenza artificiale. Il vincolo da eliminare non è tecnico: è antropologico. È la larghezza di banda della corteccia cerebrale umana, insufficiente rispetto alla velocità del sistema artificiale. La soluzione è l’impianto neurochirurgico N1 di Neuralink, progettato per elevare la banda passante del cervello biologico al livello del digitale.

Chi ha seguito la serie L’idolo nel silicio pubblicata su questo Osservatorio nell’aprile 20262 riconosce immediatamente la struttura: è il secondo isomorfismo della Pascendi Dominici Gregis di san Pio X, l’inversione causale dell’immanenza vitale, nella sua formulazione operativa più esplicita. Non «come possiamo costruire IA che serva l’uomo», ma «come possiamo modificare l’uomo perché serva l’IA». L’enciclica del 1907 aveva identificato questa inversione causale come errore strutturale del modernismo. Musk la formula come programma ingegneristico nel 2025.

La qualificazione finale, «That’s my intuition, at least», non attenua ma rivela: Musk sa di non sapere se è vero, ma procede come se lo fosse. È la struttura della congettura del documento Dartmouth del 1955, già analizzata nella serie citata: si avanza per intuizione dichiarata, assumendone l’inevitabilità come premessa di lavoro invece che come conclusione da dimostrare. Settant’anni separano i due documenti. La struttura logica è identica.

La risposta della neuroetica

Ciò che è interessante, e che questo articolo intende documentare, è che la comunità scientifica biomedica internazionale ha risposto a questa stessa deriva con una proposta che converge, da un piano completamente diverso, con la diagnosi della Pascendi.

Nel luglio 2025, sei ricercatori di cinque università europee — Amburgo, Ottawa, Heidelberg, Berlino, Friburgo — hanno pubblicato su Neuroethics, rivista peer-reviewed di Springer Nature, un articolo dal titolo: A Moratorium on Implantable Non-Medical Neurotech Until Effects on the Mind are Properly Understood.3 Il documento propone tre misure concrete: una Valutazione obbligatoria dell’Impatto Mentale da sviluppare prima di qualsiasi immissione sul mercato di neurotecnologie non mediche impiantabili; una moratoria su tali dispositivi fino a quando questa valutazione non sia sviluppata e i problemi etici risolti; un divieto assoluto di neurodispositivi non medici impiantabili per i minori.

Lo stesso mese, Jackson Tyler Boonstra della Vrije Universiteit Amsterdam e dell’Amsterdam University Medical Center pubblicava su IBRO Neuroscience Reports, rivista dell’International Brain Research Organization indicizzata su PubMed Central, un saggio intitolato Ethical Imperatives in the Commercialization of Brain-Computer Interfaces.4 La tesi centrale è che la rapida commercializzazione delle BCI — acronimo dell’inglese Brain-Computer Interface, le interfacce cervello-computer che stabiliscono una connessione diretta tra il cervello umano e un sistema informatico esterno senza l’intermediazione di movimenti corporei — ha superato lo sviluppo di quadri etici adeguati e rischia di privilegiare gli interessi di mercato sul benessere del paziente.

Due paper biomedici peer-reviewed, due metodi diversi, stessa diagnosi: il progetto di Neuralink non è medico. È filosofico e commerciale, con una veste medica.

La narrazione medica e il programma reale

Il 5 gennaio 2026, STAT News, la principale testata giornalistica del settore biomedico americano, titolava: What does Neuralink want — to help people with paralysis, or prepare for a war with AI?5 La risposta dell’inchiesta era precisa: la retorica pubblica dei vertici di Neuralink sulla simbiosi uomo-macchina diverge nettamente dal lavoro clinico dell’azienda che aiuta persone con SLA e quadriplegia a controllare un computer con la mente.

I dati clinici esistono e sono reali. Al settembre 2025 Neuralink aveva impiantato il dispositivo in 12 pazienti con paralisi grave in diversi paesi, tutti con risultati funzionali. Il primo paziente, Noland Arbaugh, paralizzato dalle spalle in giù da un incidente nel 2016, gioca a scacchi, naviga sul web e usa il telefono solo con il pensiero. Sono risultati medici concreti che meritano rispetto.

Ma il documento PRIME rivela con precisione inusuale la struttura del programma. L’obiettivo finale dichiarato non è aiutare i tetraplegici: è «creare una piattaforma di input/output generalizzata in grado di interfacciarsi con ogni aspetto del cervello umano.» E subito dopo: «Per raggiungere questo obiettivo a lungo termine, negli ultimi anni ci siamo dedicati alla realizzazione di un dispositivo progettato per interfacciarsi con diverse regioni del cervello al fine di risolvere patologie debilitanti.»6 La sequenza è esplicita: prima il fine universale, poi il mezzo medico. I tetraplegici non sono l’obiettivo: sono il percorso verso l’obiettivo.

Bublitz et al. identificano questa struttura con il nome di «ottimismo coercitivo».3 Il fenomeno per cui la promessa travolgente di benefici medici rivoluzionari influenza indebitamente le popolazioni vulnerabili, come i pazienti con paralisi grave, ad accettare rischi procedurali, minando un consenso realmente autonomo. Non è manipolazione deliberata: è la struttura del meccanismo. Il paziente disperato è la condizione al contorno che determina l’accettazione di rischi che, in condizioni diverse, non sarebbero accettabili.

Piscis gaudet quando hamum non videns escam devorat. Il pesce gioisce quando, non vedendo l’amo, divora l’esca.

I rischi tecnici che le narrazioni commerciali oscurano


Il paper di Boonstra è prezioso perché documenta con precisione ciò che le dichiarazioni pubbliche di Musk sistematicamente omettono.

Gli elettrodi impiantati nel cervello generano una risposta immunitaria: cicatrizzazione gliale e infiammazione cronica che degrada progressivamente il segnale. Gli Utah array esistenti mantengono registrazioni di alta qualità per circa due anni in media. Per il dispositivo N1 di Neuralink mancano completamente dati a lungo termine sottoposti a revisione paritaria che ne verifichino la durabilità negli esseri umani. Le affermazioni sulla maggiore longevità e biocompatibilità rimangono non dimostrate nella letteratura scientifica.

Il problema del «thread retraction» — i fili elettrodo che si ritraggono nel cervello — è reale e documentato. Nel primo paziente, una percentuale significativa dei fili si è staccata. Neuralink ha risolto la questione con aggiornamenti software, non con un nuovo intervento chirurgico: soluzione funzionale nell’immediato, ma che lascia aperte domande strutturali sulla durabilità del sistema.

Boonstra documenta anche la storia animale: quasi 1.500 animali, tra cui scimmie, maiali e pecore, sono morti durante i test di sviluppo del dispositivo. Il Physicians Committee for Responsible Medicine ha depositato un esposto alla SEC nel dicembre 2025 su queste questioni.

Infine, c’è il problema dei dati neurali. Quelli generati da un impianto Neuralink non sono dati sanitari ordinari: hanno il potenziale per ricostruire esperienze interne, approssimare pensieri o percezioni visive, identificare orientamenti politici e stati di salute mentale dai pattern neurali. Boonstra introduce la definizione di «commodificazione neurale»: il processo per cui i dati neurali vengono trasformati in un bene economico da acquistare, vendere o sfruttare a scopo di lucro. Synchron, azienda concorrente di Neuralink in partnership con Apple, ha già dichiarato esplicitamente di puntare alla «raccolta di dati neurali a livello di popolazione» per addestrare sistemi di intelligenza artificiale.7

La moratoria e i suoi argomenti

Bublitz et al. formulano la proposta di moratoria con argomenti che meritano attenzione precisa, perché rivelano la struttura del problema.

Il primo argomento è epistemologico: gli effetti a medio e lungo termine della stimolazione cerebrale non medica ricorrente sulla mente sono largamente sconosciuti. L’assenza di prove di effetti dannosi non è prova della loro assenza. Procedere senza questa conoscenza, come Neuralink sta facendo, è esattamente la struttura del documento Dartmouth del 1955, già analizzata nella serie citata: si avanza per congettura assumendone l’inevitabilità come premessa.

Il secondo argomento è il paragone con lo smartphone. Anche dopo molti anni, gli effetti deleteri di specifiche applicazioni sulle funzioni cognitive degli adolescenti sono insufficientemente compresi. I ricercatori propongono di non ripetere questo errore con una tecnologia incomparabilmente più invasiva: le BCI non aumentano solo la quantità di input e output, ma aprono canali nuovi per stimoli che bypassano i sensi e i meccanismi con cui vengono normalmente elaborati. Le persone hanno considerevolmente meno controllo sugli stimoli in entrata attraverso un impianto cerebrale rispetto a quelli che arrivano attraverso uno schermo.8

Il terzo argomento riguarda la proprietà della mente. Se il dispositivo impiantato diventa parte del corpo, i produttori possono mantenere diritti di proprietà intellettuale su di esso? Bublitz et al. citano la possibilità di «app store per il cervello» e abbonamenti mensili per «sbloccare il potenziale umano». La risposta giuridica tradizionale, radicata nell’abolizione della schiavitù, è che il corpo e le sue parti non possono essere posseduti da altri. Questo principio deve essere esplicitamente applicato alle neurotecnologie impiantabili prima che i modelli di business siano consolidati.

Il quarto argomento è geopolitico: la grande maggioranza della popolazione mondiale non ha visioni transumaniste. L’Unione Europea ha già regolato restrittivamente le neurotecnologie non invasive non mediche. La Cina ha emesso linee guida etiche per la ricerca BCI. L’OAS ha adottato nel 2025 un principio di «applicazione esclusivamente terapeutica» per il potenziamento cognitivo. I 194 stati membri dell’UNESCO hanno concordato una Raccomandazione che punta a «guidare la neurotecnologia in una direzione responsabile».

Il transumanesimo operativo di Musk non è un fenomeno isolato: è la manifestazione più esplicita di un programma che, come abbiamo documentato nella serie pubblicata su questo Osservatorio, attraversa istituzioni governative, fondazioni filantropiche e agenzie scientifiche da decenni. La National Science Foundation americana ha formalizzato nel 2002 il programma NBIC — Nanotecnologia, Biotecnologia, Informatica e Scienze Cognitive — come piano ufficiale di «convergenza per il miglioramento della performance umana», reiterato nel 2013 con aggiustamenti di linguaggio ma identici obiettivi.9

La diagnosi del magistero e i suoi limiti

Il 25 maggio 2026, mentre stavo scrivendo questo articolo, Papa Leone XIV ha presentato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Tre metodi radicalmente diversi convergono dunque sulla stessa diagnosi: la neuroetica scientifica di Bublitz e Boonstra, il magistero e la Pascendi del 1907 che avevamo analizzato nella serie di questo Osservatorio. Vale la pena notare, però, dove la convergenza si ferma.

L’enciclica descrive il transumanesimo come correnti che «costituiscono lo sfondo ideologico che abita alcuni centri di potere tecnologico» (n. 115) e che «modificano l’immaginario collettivo e, di conseguenza, orientano le scelte sociali, economiche e politiche» (n. 116). Quei «centri di potere tecnologico» hanno un nome, una data e un bilancio pubblico. La National Science Foundation americana ha formalizzato nel 2002 il programma NBIC come piano ufficiale di «convergenza per il miglioramento della performance umana»: non ideologia speculativa che orienta l’immaginario, ma politica pubblica finanziata con fondi statali, reiterata nel 2013. La DARPA americana, tra il 2018 e il 2019, ha finanziato sei istituti per sviluppare interfacce cervello-macchina bidirezionali ad alta risoluzione per militari in servizio attivo. Il suo direttore di programma Al Emondi ha dichiarato: «DARPA si sta preparando per un futuro in cui una combinazione di sistemi senza pilota, intelligenza artificiale e operazioni cyber potrebbe far sì che i conflitti si svolgano su scale temporali troppo brevi perché gli esseri umani possano gestirli efficacemente con la sola tecnologia attuale.»10 Il documento Human Augmentation — The Dawn of a New Paradigm, prodotto nel maggio 2021 congiuntamente dal Ministero della Difesa britannico e dall’omologo tedesco, con il supporto di tre ulteriori agenzie di difesa scandinave e britanniche, lo dice con una franchezza che nessun comunicato aziendale si permetterebbe: «La necessità di utilizzare il potenziamento umano potrebbe in ultima analisi essere dettata dall’interesse nazionale. I paesi potrebbero dover sviluppare e utilizzare il potenziamento umano o rischiare di cedere influenza, prosperità e sicurezza a chi lo farà. Il futuro del potenziamento umano non dovrebbe, tuttavia, essere deciso da eticisti o dall’opinione pubblica.»11 La Cina, con il China Brain Project approvato nel 2016 come parte del 13° Piano Quinquennale, persegue obiettivi diversi: ricerca neuroscientifica di base, diagnosi precoce delle malattie cerebrali e intelligenza artificiale ispirata al cervello, senza la componente esplicita di potenziamento militare.12 La distinzione è rilevante: non tutto ciò che riguarda il cervello è transumanesimo operativo. Ma il quadro complessivo mostra che non siamo di fronte all’iniziativa privata di un miliardario eccentrico: Musk porta alle sue conseguenze commerciali un programma che governi democratici finanziano da decenni con denaro pubblico, e che quegli stessi governi dichiarano sottratto al giudizio degli eticisti.

Non un hardware da ottimizzare, ma un mistero da affrontare con riverenza

La conclusione del paper di Boonstra merita di essere citata integralmente perché è la risposta biomedica alla dichiarazione di Musk al minuto 11:29:

«Il cervello non è una frontiera da conquistare, ma un mistero da affrontare con riverenza. Solo attraverso una scienza rigorosa, un’etica ponderata e una responsabilità incrollabile la neurotecnologia potrà onorare questa complessità.»

La riverenza. Un ricercatore della Vrije Universiteit Amsterdam che conclude un paper biomedico con la parola riverenza. Musk al minuto 11:29 descrive il cervello come hardware con collo di bottiglia da eliminare. Boonstra, con il rigore di chi ha analizzato le evidenze scientifiche disponibili, risponde che si tratta di un mistero da affrontare con riverenza. Non è una risposta religiosa: è una risposta epistemologica. Riverenza come riconoscimento dei limiti della nostra comprensione di fronte a qualcosa che trascende le categorie con cui lo stiamo cercando di misurare.

Il percorso che ha condotto a questa serie di articoli è cominciato dal primo contributo su McLuhan e De Corte pubblicato su questo Osservatorio nell’aprile 2024.13 McLuhan aveva già visto: «Il principe di questo mondo è un grande ingegnere elettronico.» De Corte aveva già diagnosticato: l’intelligenza in pericolo di morte. Neuralink porta questa diagnosi al piano del corpo. Non più la mente che delega funzioni cognitive al sistema digitale attraverso uno schermo, ma il sistema digitale che entra fisicamente nel cervello per eliminare il collo di bottiglia che rende l’uomo «troppo lento» rispetto all’intelligenza artificiale.

I ricercatori di Neuroethics propongono una moratoria motivata dal principio di precauzione. Boonstra chiude con la parola riverenza. Entrambi vedono che il problema è reale e urgente. Ma la domanda che la neuroetica laica non può rispondere è: riverenza verso cosa? Verso quale criterio normativo? Se tutto è processo ottimizzabile, se non esiste natura normativa fissa, se l’uomo è, come proclamava la strategia Osborn analizzata nella serie di questo Osservatorio,14 materiale plastico da riorganizzare secondo i parametri del sistema, la riverenza non ha fondamento. È un sentimento soggettivo privo di ancoramento oggettivo.

È esattamente il quinto nodo di autocontraddizione dell’immanentismo: il sistema non può fondare i propri valori senza presupporre ciò che afferma di escludere. La neuroetica laica vede il problema. Non può risolverlo con i propri strumenti.

La risposta non è nella neuroscienza. È nell’intus legere tomista che abbiamo analizzato nella prima puntata di questa serie: l’intelligenza come facoltà dell’anima incarnata che legge dentro le cose per cogliere l’essere. È nell’imago Dei, non come metafora edificante, ma come definizione ontologica di ciò che l’uomo è: immagine del Logos divino nell’atto intellettivo che orienta al vero.

Se questa definizione è vera, allora la proposta di Musk al minuto 11:29 non è un progetto di potenziamento: è un progetto di sostituzione. Non amplifica l’intus legere: lo bypassa, sostituendo il cammino verso il vero con l’ottimizzazione della banda passante verso il sistema immanente. Di conseguenza, la moratoria proposta da Bublitz et al. non è abbastanza: è necessaria ma non sufficiente. Il problema non è rallentare il processo. È identificare il principio che stabilisce perché ci sono cose che non si fanno: non perché siano tecnicamente impossibili, non perché manchino le prove di sicurezza, ma perché trasformare la mente umana in componente ottimizzata di un sistema artificiale è una degradazione che nessuna larghezza di banda compensa.

Weizenbaum lo aveva detto nel 1976:15 «Poiché non disponiamo attualmente di alcun modo per rendere i computer saggi, non dovremmo affidar loro compiti che richiedono saggezza.» Non è una tesi tecnica. È una tesi morale: ci sono compiti che non dovrebbero essere affidati alle macchine non perché queste non possano eseguirli, ma perché il solo fatto di affidarli a loro ci degrada. La stessa struttura vale per Neuralink: non perché l’impianto non funzioni — funziona per alcune indicazioni mediche documentate — ma perché trasformare il cervello umano in hardware da aggiornare per stare al passo con l’IA ci degrada. Indipendentemente dalla larghezza di banda che il dispositivo riesce a garantire.

Il problema è che la riverenza richiede qualcuno verso cui essere riverenti. E quella Presenza la neuroetica, da sola, non la può indicare.



(Foto: Screenshot youtube)

***

Note

1 Elon Musk, Neuralink Update, Summer 2025, Neuralink, 28 giugno 2025, min. 11:29. Video ufficiale: https://youtu.be/FASMejN_5gs. Internet Archive (copia permanente): https://archive.org/details/youtube-FASMejN_5gs.

2 A. Mondinelli, serie L’idolo nel silicio: Perché l’Intelligenza Artificiale interpella la Dottrina Sociale della Chiesa, Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân, 13 aprile 2026; La Pascendi e la scomposizione algoritmica del Logos, 14 aprile 2026; L’idolo nel silicio. Due principi primi, due destini, 20 aprile 2026.

3 C. Bublitz, J. A. Chandler, F. Molnár-Gábor, M. Sosa Navarro, P. Kellmeyer, S. R. Soekadar, «A Moratorium on Implantable Non-Medical Neurotech Until Effects on the Mind are Properly Understood», Neuroethics, vol. 18, n. 3, art. 46, 14 ottobre 2025. DOI: 10.1007/s12152-025-09612-6. PMCID: PMC12521269. Open access: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12521269/

4 J. T. Boonstra, «Ethical Imperatives in the Commercialization of Brain-Computer Interfaces», IBRO Neuroscience Reports, vol. 19, pp. 718-724, 10 ottobre 2025. DOI: 10.1016/j.ibneur.2025.10.004. PMCID: PMC12553070. Open access: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12553070/

5 M. Herper, «What does Neuralink want — to help people with paralysis, or prepare for a war with AI?», STAT News, 5 gennaio 2026. https://www.statnews.com/

6 Neuralink, PRIME Study Progress Update, 12 aprile 2024. https://neuralink.com/updates/prime-study-progress-update/

7 Synchron, Press Release, 19 marzo 2025: Synchron Unveils Chiral™, the World’s First Cognitive AI Brain Foundation Model. https://www.businesswire.com/news/home/20250319964709/en/

8 C. Bublitz et al., «A Moratorium on Implantable Non-Medical Neurotech», cit. (nota 3), sez. 3.2: «The Case Against Non-Medical Implants».

9 National Science Foundation, Converging Technologies for Improving Human Performance, a cura di M. C. Roco e W. S. Bainbridge, Kluwer Academic Publishers, Dordrecht 2003; Converging Knowledge, Technology, and Society: Beyond Convergence of Nano-Bio-Info-Cognitive Technologies, a cura di M. C. Roco et al., Springer, Dordrecht 2013.

10 Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), Six Paths to the Nonsurgical Future of Brain-Machine Interfaces, 20 maggio 2019. Dichiarazione del direttore di programma Al Emondi: «DARPA is preparing for a future in which a combination of unmanned systems, artificial intelligence, and cyber operations may cause conflicts to play out on timelines that are too short for humans to effectively manage with current technology alone.» Istituti finanziati: Battelle Memorial Institute, Carnegie Mellon University, Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, PARC, Rice University, Teledyne Scientific. https://www.darpa.mil/news/2019/nonsurgical-brain-machine-interfaces

11 UK Ministry of Defence — Development, Concepts and Doctrine Centre, in partnership con Bundeswehr Office for Defence Planning (con il supporto di Swedish Defence Research Agency, Finnish Defence Research Agency e UK Defence Science and Technology Laboratory), Human Augmentation — The Dawn of a New Paradigm, maggio 2021, p. 13: «The need to use human augmentation may ultimately be dictated by national interest. Countries may need to develop and use human augmentation or risk surrendering influence, prosperity and security to those who will. The future of human augmentation should not, however, be decided by ethicists or public opinion.» https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/986301/Human_Augmentation_SIP_access2.pdf

12 Mu-ming Poo et al., «China Brain Project: Basic Neuroscience, Brain Diseases, and Brain-Inspired Computing», Neuron, vol. 92, n. 3, pp. 591-596, 2 novembre 2016. DOI: 10.1016/j.neuron.2016.10.050.

13 A. Mondinelli, Il potere di Internet secondo McLuhan e De Corte, Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân, 4 aprile 2024. vanthuanobservatory.com/2024/04/04/il-potere-di-internet-secondo-mcluhan-e-de-corte/

14 A. Mondinelli, Dalla selezione della razza alla «scelta» riproduttiva: genealogia dell’ingegneria umana, Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân, 10 novembre 2025. vanthuanobservatory.com/2025/11/10/dalla-selezione-della-razza-alla-scelta-riproduttiva-genealogia-dellingegneria-umana/

15 J. Weizenbaum, Computer Power and Human Reason. From Judgment to Calculation, W.H. Freeman, San Francisco 1976, p. 227.






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