Mentre la “chiesa” d’Inghilterra si sfacella, la sua leader spirituale è ricevuta in Vaticano con grande pompa.
Pubblicato 4 Maggio 2026
di Julio Loredo
Se siete riusciti a seguire le notizie del Vaticano, questa settimana è stata particolarmente ricca di eventi, ahimè, perlopiù inquietanti. Vediamo che cosa è successo a Roma.
Il 20 aprile il quotidiano tedesco Die Tagespost ha riportato che il cardinale Reinhard Marx di Monaco ha dato istruzioni ai sacerdoti e agli operatori pastorali dell’arcidiocesi di utilizzare un opuscolo intitolato La benedizione dà forza all’amore come base per l’assistenza pastorale alle persone LGBT e a quelle che vivono in unioni irregolari. In altre parole, ha autorizzato la benedizione alle coppie omosessuali e irregolari.
La risposta del Papa è arrivata durante una conferenza stampa a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma dopo la visita apostolica in Africa. E cito: «La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con le benedizioni formali delle coppie dello stesso sesso o delle coppie in situazioni irregolari, al di là di quanto Papa Francesco abbia specificamente consentito, affermando che tutte le persone dovrebbero ricevere la benedizione».
Pertanto, dopo aver formulato il suo rifiuto a tali benedizioni, Papa Leone si rimette a quanto è stabilito da Papa Francesco. Ora, precisamente uno dei problemi del precedente pontificato è stata la mancanza di regole chiare, vanificata tra palesi contraddizioni da quelle che all’epoca gli analisti chiamarono le dissonanze cognitive di Francesco e il rifiuto di fissare norme oggettive, lasciando invece che la prassi facesse da padrona. Era il famoso primato della pastorale sulla dottrina.
Allora c’è da chiedersi: ma esattamente cosa ha specificamente consentito Papa Francesco? Ognuno lo interpreta come vuole. A nostro umile avviso, Papa Leone dovrebbe chiarire nettamente che le persone che ricevono la benedizione lo fanno in quanto individui e non in quanto coppia. La parola individuo è fondamentale se si vuole evitare una confusione che favorisca oggettivamente l’agenda LGBT.
Gli analisti ritengono che, vista l’aria che tira, non sembra probabile che il cardinale Marx sia punito per questa palese violazione delle norme del Vaticano, né che la Santa Sede definisca regole chiare su questo argomento. Invece è più probabile che i progressisti tedeschi, sempre meno numerosi ma sempre più chiassosi, portino avanti la loro agenda eretica indisturbati.
Nella stessa conferenza stampa, Papa Leone fece un’affermazione di per sé perfettamente corretta, ma facilmente manipolabile, e disse: «Credo sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbero ruotare attorno alle questioni sessuali. Tendiamo a pensare che, quando la Chiesa parla di moralità, l’unica questione morale sia quella sessuale. In realtà credo che ci siano questioni molto più ampie e importanti come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà degli uomini e delle donne e la libertà religiosa che dovrebbero avere la priorità su quella particolare questione». Sì, questo è perfettamente corretto, per carità.
Ci sono infatti questioni che teologicamente sono molto più importanti della questione sessuale. Il problema è che, concretamente, possiamo dire pastoralmente, le questioni sessuali hanno somma importanza. Ricordiamo ciò che ha detto Santa Giacinta di Fatima: i peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne. Ora bisogna assolutamente impedire che le anime vadano all’inferno. Questa è la missione della Chiesa.
Questi e altri simili recenti interventi di Leone XIV hanno portato il vaticanista britannico Michael Haynes a tessere qualche commento sullo stile di questo pontificato. Scrivendo sul blog Pelican Brief, Haynes afferma: «Lo stile di Leone, come è emerso sempre più chiaramente nelle ultime settimane, sembra consistere nel prendere qualcosa di Francesco e adattarla in qualche modo all’ortodossia». Sembra che Leone stia adottando un approccio molto cauto per uscire dal baratro in cui Fiducia supplicans aveva condotto la Chiesa. La domanda è: funzionerà?
Io giro la domanda a voi, cari ascoltatori: cosa ne pensate? Questo approccio cauto di Papa Leone funzionerà?
Un’altra notizia ha richiamato l’attenzione degli analisti la scorsa settimana: la visita in Vaticano della pseudo arcivescova, o arcivescovo, veramente non saprei come chiamarla, di Canterbury, Sarah Mullally, capo spirituale della Chiesa d’Inghilterra. Perché la chiamo pseudo arcivescova?
Nel 1896, con la bolla Apostolicae curae, Papa Leone XIII metteva fine a una vecchia discussione teologica, dichiarando con autorità che le ordinazioni sacerdotali e quindi anche quelle episcopali degli anglicani erano da ritenersi assolutamente nulle e del tutto prive di validità. In altre parole, non esistono sacerdoti anglicani e, a fortiori, non esistono vescovi anglicani. Sono tutti laici che si fregiano di un titolo che non appartiene loro. Nel 2025, per la prima volta nella storia, gli anglicani hanno eletto una donna, appunto Sarah Mullally, per la sede arcivescovile di Canterbury. E lei così è diventata capo spirituale della Chiesa d’Inghilterra. La mossa ha scioccato gli stessi anglicani, non solo per la rivoluzione religiosa che ciò significa, ma anche per il fatto che Mullally è proaborto e favorevole pure alle benedizioni delle coppie omosessuali.
A proposito, vorrei presentare due riflessioni. La visita di Miss Mullally in Vaticano ha rivestito un carattere non solo diplomatico, ma anche liturgico. Nella cappella di Urbano VIII in Vaticano, Papa Leone ha recitato l’ora media, una preghiera canonica insieme alla leader anglicana. Non solo: nella cappella Clementina, proprio sopra la tomba di San Pietro, la pseudo arcivescova ha impartito la benedizione a tutti i presenti, compresi vescovi che si sono chinati devotamente per farsi il segno della croce. Più tardi, Mrs. Mullally ha impartito pure la benedizione insieme a cardinali e vescovi.
Al di là delle finezze del discorso ufficiale che uno specialista saprebbe cogliere, mi chiedo se nell’immaginario popolare un tale gesto non rischi di essere interpretato come un riconoscimento, almeno implicito, del sacerdozio anglicano e, quel che è peggio, del sacerdozio femminile.
Ma c’è un altro commento che vorrei fare con voi. In assenza di un’autorità centrale che serva da freno, la comunione anglicana si è lasciata trascinare facilmente dalle spinte progressiste al suo interno, abbandonando ogni pretesa di fondarsi su verità trascendentali. Dagli anni Cinquanta del secolo scorso gli anglicani hanno cominciato a introdurre novità sempre più eversive, fino ad accettare l’ordinazione di omosessuali e l’ordinazione di donne. Ciò ha provocato due reazioni parallele. Da una parte, gli anglicani più osservanti hanno cominciato a reclamare.
Nel 2008, per esempio, rappresentanti di diverse confessioni anglicane, contrariati dalla piega che stava prendendo Canterbury, cioè l’Inghilterra, formarono la GFCON, Global Fellowship of Confessing Anglicans, che emise un comunicato di resistenza noto come le Jerusalem Statements. Il comunicato lamentava che «un falso Vangelo sembra aver paralizzato la comunione anglicana» e convocava gli anglicani di buona volontà a lottare contro questa deriva progressista.
Negli anni successivi le tensioni peggiorarono finché, il 16 ottobre 2025, la GFCON, che rappresenta l’85% degli anglicani nel mondo, ruppe ufficialmente con Canterbury. La goccia che fece traboccare il vaso fu proprio la nomina di Sarah Mullally. In altre parole, oggi la pseudo arcivescova di Canterbury non rappresenta più del 15% degli anglicani. E io mi domando: a prescindere da ogni altro criterio, lei merita tutta questa attenzione? Accoglierla trionfalmente in Vaticano non rischia di estraniare l’altro 85% degli anglicani?
Ma c’è un altro punto molto importante che vorrei condividere con voi. Questo cedimento nella Chiesa anglicana ha espulso centinaia di migliaia di fedeli a convertirsi alla Chiesa cattolica. Le conversioni hanno interessato anche il clero. Negli ultimi anni si sono convertiti più di 700 pastori e una decina di vescovi, compreso il vescovo di Londra, Graham Leonard. Oggi i sondaggi mostrano che i cattolici praticanti sono il doppio degli anglicani in Inghilterra. Cresce l’onda di conversione alla Chiesa. Le conversioni alla Chiesa esplodono. Numero da record di battesimi di adulti. Mai così tante persone si sono convertite. Questi sono alcuni titoli dei giornali inglesi di queste ultime due settimane.
Mettiamo questi due fenomeni insieme e abbiamo una Chiesa d’Inghilterra in pieno disfacimento. Lo ammettono perfino loro. «La Chiesa d’Inghilterra è destinata al fallimento?», si chiede il Telegraph di Londra. «Mi domando se i giorni della Chiesa anglicana non siano contati», scrive padre Matthew Topham, vicario anglicano convertitosi qualche anno fa al cattolicesimo.
È triste, per dire poco, vedere il Vaticano che puntella con il suo prestigio una realtà moribonda a scapito dell’apostolato con quelli che invece si voltano verso la Chiesa cattolica. Anziché favorire l’unità dei cristiani, l’accoglienza esuberante riservata a Roma a Sarah Mullally rischia di diventare un ostacolo al suo raggiungimento, commenta il noto vaticanista britannico Edward Pentin. Non solo alcuni membri dell’ordinariato creato da Papa Benedetto per accogliere i chierici anglicani che passano nella Chiesa cattolica si lamentano che l’episcopato cattolico inglese fa ostruzionismo alla loro azione pastorale per i convertiti dall’anglicanesimo, e tutto ciò in nome dell’unità dei cristiani.
Diverse profezie, tra cui quelle di San Domenico Savio e di San Paolo della Croce, prevedono la conversione dell’Inghilterra. La rinascita della fede in atto può ritenersi, credo io, una visione o almeno una prefigurazione di quella conversione. Per il bene della Chiesa non converrebbe fomentare le conversioni anziché puntellare la traballante realtà dalla quale stanno fuggendo?

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