lunedì 11 maggio 2026

Il paradosso dell'IA: la Generazione Z è connessa, ma disinteressata






di Gary Isbell

La maggior parte delle persone presume che i membri della Generazione Z siano entusiasti utenti dell'IA. Tuttavia, un recente studio Gallup ha rivelato una conclusione opposta. La Generazione Z, la fascia demografica dai 14 ai 29 anni, accede alle piattaforme di intelligenza artificiale, ma ne esce con meno speranza e molta più delusione.

In altre parole, gli innumerevoli articoli che descrivono questa generazione come composta da studenti o con il cervello marcio o con maghi high-tech non sono accurati. Il lato profondamente umano della Generazione Z dimostra che i suoi membri si rifiutano di arrendersi all’IA perché temono i danni che essa provoca.

Circa il 50% degli adolescenti, dei membri della Generazione Z e dei millennial ha evitato del tutto l'IA. Una parte significativa di coloro che la utilizzano la guarda con una sana dose di diffidenza. Succede che a volte, sono le generazioni più anziane quelle più desiderose di utilizzare l'IA rispetto ai più giovani.

Ad esempio, un recente rapporto di Substack ha messo in luce questo divario generazionale. Da un sondaggio condotto su 2.000 utenti con account Substack è emerso che solo il 38% dei minori di 45 anni utilizza l'intelligenza artificiale, contro oltre la metà degli utenti di età superiore ai 45 anni.


Sviluppo intellettuale contro algoritmo


Le ragioni alla base di questa sorprendente esitazione sono due. In primo luogo, i giovani scrittori che affollano piattaforme come Substack apprezzano il pensiero indipendente derivante dallo sforzo umano arduo. Temono di perdere quelle competenze che hanno acquistato senza l’assistenza sterile di un algoritmo.

In secondo luogo, la Generazione Z ha una visione in prima fila dei danni che una tecnologia sfrenata e i social media hanno causato alla propria generazione. Sono i figli del vuoto digitale, che hanno visto le proprie abilità sociali atrofizzarsi mentre la società si spostava viepiù verso la desolata consolazione delle attività online. Ora si rendono conto che l’intelligenza artificiale non fa altro che accelerare quel profondo isolamento.

Le generazioni più anziane invece hanno già superato le prove del mondo aziendale. Hanno affinato le loro abilità sociali e professionali nel corso di decenni. A questo punto della loro carriera, sono ben più felici di utilizzare l’efficienza offerta dall’IA.

Intanto, la Generazione Z sta appena entrando nel mondo del lavoro. Con occhi lucidi e ansiosi, questi giovani vedono che il genio dell'IA non tornerà mai più nella sua lampada. Si accorgono che arrendendosi alle scorciatoie dell'IA, potrebbero non imparare mai a scrivere bene, a pensare in modo critico o a confrontarsi con problemi complessi. Potrebbero rimanere bloccati e schiavi degli algoritmi per tutta la vita.


Esternalizzare l'esperienza umana

Oggi, più della metà dei membri della Generazione Z negli Stati Uniti utilizza regolarmente l'IA. Tuttavia, l'uso è spesso riluttante poiché la fase di luna di miele è decisamente finita. La percentuale di giovani adulti che ha dichiarato di sentirsi "ottimista" riguardo all'IA è crollata dal 27% dello scorso anno a un misero 18% attuale. Quasi un terzo degli intervistati ha affermato che la tecnologia li fa semplicemente arrabbiare.

Questa crescente animosità rivela una generazione alle prese con chioschi, chatbot e automazione che stanno soppiantando le opportunità di lavoro per chi ha ancora poca esperienza. Nelle interviste, molti giovani hanno ammesso che l'IA potrebbe renderli più veloci nei compiti scolastici o in ufficio. Tuttavia, sono profondamente terrorizzati da ciò che esso comporterà in termini di creatività e pensiero critico.

Questo quadro è reso ancora più complesso dall'intrusione dell'IA in ambiti che vanno oltre la risoluzione di problemi pratici. I giovani si rivolgono ora a bot come Google Gemini e ChatGPT per consigli sulle relazioni e persino per decisioni che cambiano la vita, come la scelta del coniuge o dell'università da frequentare. Si tratta di conversazioni complesse e fondamentali che i giovani adulti dovrebbero avere con i propri genitori e mentori, non con un modello linguistico. I risultati disastrosi riflettono spesso l'errore.


In fuga dall'algoritmo

Nelle interviste del sondaggio Gallup, i giovani adulti hanno espresso profonde riserve riguardo alla preoccupante erosione dei legami umani autentici causata dall’IA e alla diffusione incontrollata di disinformazione alimentata dall’intelligenza artificiale. Nonostante questo timore, quasi la metà degli studenti delle scuole superiori intervistati accetta con rassegnazione il fatto che la padronanza dell’IA sarà una competenza indispensabile per la sopravvivenza nelle loro future carriere. Se costretti a utilizzare uno strumento solo per restare a galla, gli utenti ne proveranno risentimento.


Un futuro svuotato

In un ironico capovolgimento di ribellione, molti giovani si stanno già orientando verso percorsi "a prova di IA". Stanno abbracciando mestieri specializzati che si basano sulle mani umane e sullo sforzo fisico che sono fuori dalla portata dell'automazione. Tali mestieri includono la cosmetologia, i lavori elettrici, il riscaldamento, la ventilazione e il condizionamento dell'aria, l'idraulica, l'edilizia e alcuni settori manifatturieri.

In un disperato tentativo di cercare una realtà tangibile, alcuni giovani si stanno allontanando dagli schermi, sostituendo il "doomscrolling" (l’abitudine di navigare a lungo per contenuti depressivi o noiosi) e i giochi digitali con giochi fisici e auto con cambio manuale.

In definitiva, la rivoluzione dell'IA potrebbe andare incontro alla propria distruzione. Una forza lavoro svuotata dall'automazione diventa inevitabilmente una base di consumatori svuotata e impoverita. Coloro che saranno stati sostituiti dalla automazione proveranno un profondo risentimento verso la tecnologia. Le aziende che attualmente stanno correndo per rimpiazzare i propri lavoratori con l'IA potrebbero svegliarsi un giorno e trovarsi in un mondo con pochissime persone disposte, o in grado, di acquistare ciò che vendono.



Fonte: Return to Order, 27 aprile 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.




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