Intervista all’avv. Gianfranco Amato.
Gianfranco Amato a Cinzia Notaro
L’Europa ha rinnegato le sue radici cristiane perdendo identità, sovranità e futuro: il declino dell’Occidente
Sarebbe interessante ricordare, attraverso i libri di storia, come e quando sia caduto l’Impero d’Occidente. Andando a ritroso nel tempo e portando alla luce le cause della sua caduta, si potrebbe tracciare una linea di congiunzione con l’attuale crisi internazionale?
L’avv. Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione Giuristi per la Vita (un gruppo di avvocati, magistrati e docenti universitari che combattono a livello legale in difesa del diritto alla vita, della famiglia e della libertà di educazione), membro del Comitato Difendiamo i nostri figli, ci aiuta a comprendere questo parallelismo storico, in relazione all’instabilità politica, alla crisi dei valori e alle difficoltà economiche che caratterizzano il nostro tempo.
Qual è, secondo lei, la vera causa strutturale del declino dell’Occidente: crisi economica, perdita di valori, globalizzazione o trasformazione geopolitica?
Le cause sono tutte intrecciate. C’è una crisi economica, una perdita di valori, una trasformazione geopolitica e anche l’effetto della globalizzazione. Ma il punto centrale è che l’Europa ha rinnegato le proprie radici culturali e cristiane, perdendo quei principi ideali che avevano costruito la civiltà occidentale. L’Occidente ha scelto una economia finanziarizzata, mentre altre realtà come Cina e India hanno continuato a investire nell’economia reale. È una situazione che ricorda molto la fase finale del declino dell’Impero Romano: crisi economica, crisi morale, perdita di identità e crisi demografica.
L’attuale crisi internazionale rappresenta una fase temporanea oppure la fine dell’egemonia occidentale iniziata dopo il secondo dopoguerra?
Non credo sia una fase temporanea. Penso che stiamo assistendo alla fine dell’egemonia occidentale costruita dopo il secondo dopoguerra. L’Occidente sta vivendo un declino strutturale dovuto alla perdita di valori, all’indebolimento economico e al cambiamento degli equilibri mondiali.
Stiamo entrando in un ordine mondiale multipolare guidato da Cina, Russia e BRICS?
Non direi guidato, ma certamente stiamo entrando in una fase multipolare. L’Occidente non ha più il monopolio politico ed economico che aveva un tempo e le nuove potenze stanno modificando gli equilibri globali.
La guerra in Ucraina ha rafforzato o indebolito l’Europa sotto il profilo economico, energetico e diplomatico?
L’ha indebolita, soprattutto sul piano energetico ed economico. Le conseguenze delle sanzioni e della guerra hanno aggravato la crisi industriale europea. La Germania, che era la locomotiva d’Europa, vive una crisi profondissima. Inoltre l’Europa oggi è molto più dipendente dagli Stati Uniti e meno autonoma strategicamente.
Ritiene che l’Europa abbia ancora una reale sovranità politica e strategica oppure sia ormai dipendente da interessi esterni?
Ma quale sovranità? L’Europa è diventata una burocrazia soffocante, dominata dal politicamente corretto e da ideologie contrarie all’identità dei popoli europei. Non ha una vera politica estera comune, non ha una forza militare autonoma e continua a essere umiliata sul piano internazionale. Gli Stati Uniti non trattano più i Paesi europei come alleati, ma come subordinati.
Quanto pesa la perdita delle radici culturali e cristiane dell’Europa nell’attuale fragilità sociale e politica occidentale?
Pesa enormemente. L’Europa ha rinnegato le proprie radici cristiane e culturali e così ha perso identità, coesione sociale e stabilità morale. Alla fine dell’Impero Romano ci fu San Benedetto, il monachesimo, i monasteri che furono piccole luci nella notte e ricostruirono la civiltà cristiana. Oggi credo che la speranza siano le giovani famiglie fondate sulla fede e sui valori. Saranno i benedettini del XXI secolo.
In che modo la crisi demografica europea influenzerà gli equilibri geopolitici nei prossimi decenni?
La crisi demografica è uno dei problemi più gravi. Non credo che l’immigrazione possa sostituire gli europei o risolvere il problema della natalità. Anche gli immigrati tendono rapidamente ad adeguarsi ai bassi tassi di natalità occidentali. La vera soluzione è sostenere le famiglie che fanno figli e ricostruire una prospettiva esistenziale basata su valori, fede e stabilità familiare.
Quali sono oggi i maggiori rischi per la stabilità dell’Europa?
Sono tutti collegati: crisi economica, crisi valoriale, immigrazione incontrollata, frammentazione sociale e debolezza geopolitica. L’Europa vive una crisi esistenziale che coinvolge famiglia, scuola, educazione e persino la Chiesa.
Quale dovrebbe essere la priorità strategica dell’Europa per evitare il declino nei prossimi vent’anni?
Bisognerebbe ricostruire l’identità culturale e demografica europea. Recuperare valori, sostenere la natalità, rafforzare le famiglie e ritrovare una vera sovranità politica e strategica. Forse serve un vero reset per ricostruire società, educazione e civiltà.
Crede che i grandi media occidentali informino realmente in modo libero sulle crisi internazionali oppure esista una narrazione dominante?
Esiste una narrazione dominante. Ho vissuto personalmente in Messico durante l’arresto di un boss dei narcos e i media raccontavano un Paese sull’orlo della guerra civile. Ma io ero lì e la situazione reale era molto diversa. Anche il presidente di El Salvador mi raccontava che spesso non si fidavano dei media mainstream e mandavano persone sul posto per verificare direttamente le informazioni.
Le recenti preoccupazioni sui virus emergenti mostrano una crescente fragilità globale. Il tema sanitario diventerà uno degli strumenti centrali dei nuovi equilibri geopolitici?
Credo che le emergenze sanitarie diventeranno sempre più centrali. La pandemia è servita anche a verificare fino a che punto le popolazioni fossero disposte ad accettare restrizioni e controlli. In futuro potremmo vivere una successione continua di emergenze: sanitarie, energetiche, economiche, militari. Questo crea uno stato permanente di paura e di controllo.
In tutto questo, che ruolo avranno intelligenza artificiale, digitalizzazione e transumanesimo?
La tecnologia rischia di produrre individui sempre più soli, fragili e manipolabili. La dipendenza dagli smartphone e dall’intelligenza artificiale riduce la capacità critica e il pensiero autonomo. Il potere vuole individui isolati, senza identità, senza appartenenza e facilmente controllabili. Il sogno del Transumanesimo è il cyborg, un essere metà uomo e metà macchina. È un progetto prometeico: l’illusione dell’uomo di potersi sostituire a Dio. Vogliono appropriarsi della vita e del corpo umano. Ma l’uomo non può sostituirsi a Dio.
Quindi la sua è anche una lettura spirituale della crisi contemporanea?
Sì. Credo che siamo dentro una grande battaglia tra bene e male. Ma chi ha fede sa che il male è già stato sconfitto.

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