sabato 2 maggio 2026

Aboliamo il matrimonio: il solito vecchio nichilismo comunista




Aboliamo il matrimonio. È solo una sovrastruttura borghese inventata per sfruttare le donne a beneficio del patriarcato. La proposta dei giovani socialisti tedeschi non è altro che una riproposizione di un bisogno comunista. Con punte nichiliste moderne.


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Famiglia 



Aboliamo il matrimonio. È solo una sovrastruttura borghese inventata per sfruttare le donne a beneficio del patriarcato. Al suo posto mettiamo un patto che può essere stretto tra chi ha una relazione romantica o tra amici, parenti, colleghi, conoscenti e in un numero che va da due all’infinito. Questa è la proposta della sezione giovanile del Partito Socialdemocratico (SPD) di Berlino inserita in una mozione dal titolo eloquente: Abbasso il patriarcato, anche se sembra romantico: abolire il matrimonio civile, istituire le unioni di responsabilità.

Secondo i giovani socialisti (Jusos) la storia del matrimonio è una «storia millenaria di oppressione delle donne […] da parte degli uomini cisgender». Cisgender nell’esperanto arcobaleno sta per eterosessuale: un modo per impossessarsi dell’unico orientamento sessuale naturale e snaturarlo. Ma proseguiamo: il matrimonio serve «allo stato-nazione maschilista e capitalista come strumento per imporre politiche misogine, omofobe, classiste e razziste» e chi più ne ha più ne metta. Insomma il matrimonio è il vaso di Pandora che deve andare distrutto. I Jusos poi ricordano che «molte di queste norme oppressive sono state abolite o indebolite negli ultimi decenni», vedi l’indissolubilità e la differenza sessuale per potersi sposare. Ma nonostante questo «le strutture di potere e violenza patriarcali continuano a operare, in particolare all'interno della sfera domestica». Ciò che brucia a questi giovani è soprattutto il seguente punto: le donne con il matrimonio sono costrette «a passare da un impiego retribuito a un lavoro di cura non retribuito o a un lavoro part-time (involontario)». Ne discende che le donne si impoveriscono e dipendono dal loro maschio patriarcale. E pensare che vi sono invece alcune donne che non vedono l’ora di essere mantenute oppure – e l’ipotesi è di ben altra natura – di rimanere a casa ad accudire i figli.

Vero è, aggiungono i Jusos, che il matrimonio può offrire una serie di sicurezze sociali ed economiche per le donne, ma l’abolizione del matrimonio comporterà che questi diritti verranno trasferiti solo in un’altra struttura sociale, meno vincolante, più libera: la comunità di responsabilità. Si tratta di una sorta di coppia di fatto allargata a parenti, ad amici e a chi vogliamo, in numero variabile e senza distinzioni di sesso naturalmente. Nella comunità di responsabilità verranno regolate tutte le questioni ora regolate nel matrimonio: diritti e doveri reciproci, la successione, la residenza, l’assistenza, l’educazione della prole, etc.

Voi direte: ma non facciamo prima a tenerci il matrimonio così com’è? Chi parla così non è idealista. L’idealista la vede facile e non si accorge di tutte le conseguenze pratiche delle sue proposte: tipico esempio è il comunismo che non ha mai fatto i conti con il peccato originale. Infatti c’è da notare che la mozione è stata vergata e sottoscritta da chi, in buona parte, non è sposato. E dunque queste anime belle pensano che bastino quattro regolette scritte dal Parlamento e il gioco sarà fatto. In modo analogo la nascita e la morte della comunità di responsabilità dovranno essere regolate solo da un minimum burocratico: una firma all’anagrafe per costituirla e un’altra firma nel caso di recesso «senza il consenso degli altri membri dell'accordo di responsabilità congiunta», perché ognun per sé e basta.

Se si vuole, si può fare anche un periodo di prova, mimando ciò che già accade con la convivenza, che in realtà è solo una prova protratta nel tempo. Quindi fai un test, come quando provi un’auto prima di acquistarla, poi se ti convince la vita a due o a tre, firmi, con la garanzia che te ne puoi andare il giorno dopo. Bontà loro gli attuali matrimoni rimarrebbero validi. Unica nota di speranza che è anche la più importante: è molto improbabile che la mozione non solo passerà alla conferenza regionale del partito a Berlino che si terrà l'8 e il 9 maggio, ma anche che verrà messa ai voti.

Questi giovani socialisti non sono né giovani né socialisti, ma sono vecchi comunisti. Infatti leggete qui cosa scrivevano nel 1848 Karl Marx e Friedrich Engels ne Il Manifesto del Partito Comunista: «Abolizione della famiglia! […] Il borghese vede nella moglie un semplice strumento di produzione […]. Si tratta proprio di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione». Sono i medesimi concetti espressi dai nipotini di Marx ed Engels: aboliamo il matrimonio perché strumento di sfruttamento della donna. I mariti le sfruttano dal punto di vista economico perché le tengono a casa senza retribuirle per il loro lavoro domestico e le sfruttano sessualmente. Nel Manifesto infatti si definisce il rapporto coniugale come prostituzione ufficiale: tu, donna, ti mantengo e in cambio mi soddisfi a letto.

Dietro alla proposta di Marx, Engels e dei Jusos c’è l’eterno principio di liquefazione di ogni identità. Il matrimonio è un istituto di diritto naturale ed ha una sua struttura, ossia una sua natura, una sua forma. Le parole “struttura” e “natura” provocano shock anafilattici ai rossi (anche se poi sono rimasti insuperati nel costruire immense e complicate strutture burocratiche per gestire il potere). Ogni struttura è a forma di gabbia e quindi bisogna evadere da essa. Occorre distruggere la gabbia e quindi destrutturare tutto, ossia liquefare tutto, mischiare tutto, rendere indistinto tutto e quindi uguale tutto: ecco il concetto, non di uguaglianza, ma di egualitarismo. Ogni identità è tale perché ha suoi confini, limiti precisi che la individuano. Se volete disegnare su un foglio un triangolo occorre che ne disegniate i contorni, quei tratti di penna che da una parte lo individuano e lo fanno venire ad esistenza e dall’altra lo differenziano dagli altri oggetti che potreste disegnare sulla carta. Ma il limite viene vissuto con rabbia dai progressisti, perché pare a loro essere una barriera, un muro che per l’appunto limita la libertà, quando invece è dentro il limite, ossia dentro all’identità personale che possiamo davvero essere liberi perché pienamente noi stessi. Il triangolo per essere pienamente triangolo deve essere composto da tre lati. Se gli togliete anche un solo lato non diventerà qualunque cosa – questa è l’utopia libertaria dei rossi – ma due insignificanti segmenti.

E quindi, la volontà di cancellare il matrimonio alla fine si ispira alla lotta contro qualsiasi identità, contro qualsiasi forma. Destrutturiamo il matrimonio, de-formiamolo e sostituiamolo con un istituto più soft, più liquido tanto che ci possono finire dentro anche tre amici di calcetto. Niente più differenze perché niente più identità.

La mozione presentata dai socialisti in erba, che sembra così bizzarra, in realtà si sta già attuando de facto e de iure da tempo. Le convivenze che nei Paesi occidentali stanno per superare o hanno già superato per numero i matrimoni, attestano come questo processo di liquefazione della natura del matrimonio sia già in corso. Lo stesso istituto del divorzio serve per sciogliere, liquefare ciò che è per sua natura indissolubile, ossia non solubile, non scioglibile. Aprire le porte ai “matrimoni” omosessuali è un altro tentativo di liquefare il matrimonio perché, come nel triangolo, gli si toglie un lato, ossia una proprietà fondante: la differenza sessuale.

Togli un lato qui, togli un lato là e il triangolo non c’è più. E cosa rimane al suo posto? Nulla. La proposta di questi giovani socialisti prima di essere una proposta politica, è una proposta nichilista.





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