
In Irlanda del Nord un pastore protestante in pensione, Clive Johnston, è stato condannato ai sensi dell’Abortion Services Act per il reato di aver predicato un versetto di Giovanni (3:16) ai margini di una zona cuscinetto di fronte all’ospedale Causeway di Coleraine, dove si praticano aborti. Johnston ha definito l’accaduto «un giorno buio per la libertà cristiana».
Ricordiamo il contenuto di Giovanni 3:16: «Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Nessun riferimento diretto all’aborto, eppure il 7 maggio un giudice distrettuale del tribunale di Coleraine ha dichiarato Johnston, ex presidente dell’Associazione delle Chiese Battiste in Irlanda, colpevole perché con il suo sermone avrebbe ostacolato, influenzato e causato molestie, allarme o disagio alle persone entro un raggio di 100-150 metri dalla clinica che pratica aborti.
Il Christian Institute, che sostiene il pastore, fa notare che Johnston «ora rischia di avere la fedina penale macchiata e una multa di 450 sterline» e probabilmente presenterà ricorso contro la condanna.
Johnston, un nonno di 78 anni, tenne il suo sermone all’aperto nel luglio del 2025. Nel messaggio, incentrato esclusivamente sul Vangelo, non fece alcun cenno all’aborto. Inoltre durante l’evento, alla presenza di una dozzina di persone, non c’erano cartelli pro-vita.
«Abbiamo celebrato una piccola funzione religiosa domenicale all’aperto vicino all’ospedale», ha dichiarato Johnston dopo la condanna. «Non abbiamo fatto alcun riferimento alla questione dell’aborto. Eppure la legge sulle zone cuscinetto è così ampia che celebrare una funzione religiosa domenicale è stato considerato un reato. E così a 78 anni mi ritrovo, per la prima volta, condannato per un crimine».
«Non stavo aggredendo nessuno» ha spiegato il pastore. «Lo dimostra il video della polizia e lo dicono tutti i presenti. Ora discuteremo con il nostro team legale su come procedere».
Nel Regno Unito si sono già verificati numerosi arresti per presunte violazioni delle zone cuscinetto, tra cui quello, nel settembre dell’anno scorso, di Rose Docherty, una nonna di 75 anni.
«Nonostante le rassicurazioni contrarie fornite durante la fase di esame di questa legge, ora constatiamo che una normativa già controversa e profondamente ingiusta è stata applicata in modo selettivo per criminalizzare la predicazione del Vangelo», ha dichiarato Ciarán Kelly, direttore del Christian Institute. «Si tratta di una censura strisciante. Se la sentenza a carico del pastore Johnston verrà confermata, rappresenterà una nuova e sconvolgente restrizione alla libertà di religione e di parola».
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