
Lettera / Quale funerale per il padre (battezzato) diventato buddista?
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by Aldo Maria Valli 12 mag 2026
Caro. Valli,
scrivo per chiedere un parere in merito a un problema riguardante un mio amico cattolico praticante, il cui padre, negli ultimi anni di vita, aveva scelto di diventare buddista.
Di qui, alla morte dell’uomo, il problema: eseguire le volontà del padre e quindi celebrare esequie buddiste oppure seguire la propria fede e, ricordando che il padre era battezzato, celebrare un funerale cattolico?
Per rispetto del credo scelto da suo padre, l’amico ha deciso di andare nel tempio buddista e fare tutto lì.
Ora il mio cruccio, che le sottopongo, è il seguente. In un tempo in cui si dice di voler fare la volontà del defunto e invece lo si fa cremare contro la sua volontà, oppure per praticità lo si seppellisce in un cimitero fuori città quando invece il defunto avrebbe preferito stare da un’altra parte, o ancora, di fronte a lasciti testamentari che non aggradano, i figli entrano in conflitto laddove i genitori raccomandavano pace e serenità, ecco, di fronte a tutto questo, perché un figlio cattolico praticante dovrebbe decidere di non assicurare la benedizione del feretro?
Secondo lei, basterebbe far dare una benedizione da parte di un sacerdote prima di seppellire il morto? Il battesimo ci garantisce il sigillo della fede cristiana anche se non seguiamo più Gesù?
Scusi per queste domande, ma ormai dobbiamo cominciare a riflettere su tali questioni ed essere pronti ad affrontarle cristianamente, data la grande quantità di coloro che rinunciano al sacramento del battesimo impartito in età infantile e poi da adulti decidono di seguire altre religioni.
La ringrazio per l’attenzione.
Arianna
*
Risponde un amico sacerdote di “Duc in altum”.
Gentile Signora,
la ringrazio per la sua lettera e per la sensibilità con cui ha esposto un problema di coscienza che tocca questioni di rispetto filiale e coerenza con la propria fede. Comprendo quanto sia delicato affrontare tali argomenti in un contesto familiare segnato dal lutto, e apprezzo la sua volontà di riflettere su di essi.
Il caso che descrive – un padre che, in età avanzata, ha scelto di aderire al buddismo, e un figlio cattolico praticante che ha optato per un rito funebre buddista per rispetto delle volontà paterne – solleva interrogativi legittimi.
Secondo il Codice di diritto canonico (can. 1184), le esequie ecclesiastiche complete possono essere negate a chi sia notoriamente apostata, eretico o scismatico, qualora non abbia dato segni di pentimento prima della morte.
In presenza di una conversione esplicita e pubblica a un’altra religione, come nel caso riferito, la Chiesa cattolica riconosce generalmente la volontà del defunto di non essere accompagnato da un rito cattolico, al fine di rispettare la sua scelta religiosa e di evitare un’apparente contraddizione.
Tale disposizione non deriva da un giudizio sulla salvezza dell’anima (riservata unicamente a Dio), bensì dalla coerenza tra il rito celebrato e la professione di fede del defunto.
Lei distingue opportunamente questo aspetto da altre situazioni in cui le volontà del defunto vengono talvolta disattese per motivi pratici o familiari (ad esempio, la cremazione o la scelta del luogo di sepoltura). La differenza risiede nel fatto che il rito funebre concerne direttamente l’identità religiosa e non mere questioni logistiche o patrimoniali. Ignorare tale volontà potrebbe configurarsi come un’imposizione della fede altrui, contraria al principio di rispetto per la coscienza del defunto. La scelta del suo amico, dunque, appare improntata a un atto di carità e di pietà filiale, pur nel dolore di dover rinunciare a un elemento della propria fede che purtroppo il padre non condivideva più.
Quanto alla possibilità di una benedizione, è opportuno precisare che essa può essere impartita in forme diverse. Il rito completo delle esequie ecclesiastiche (con messa e sepoltura in forma cattolica) potrebbe non essere concesso in presenza di una volontà contraria manifesta. Tuttavia, un sacerdote può comunque impartire una benedizione semplice sul feretro, in ambito privato o al momento della sepoltura, come gesto di preghiera e di affidamento dell’anima a Dio. Tale benedizione non costituisce un “funerale cattolico” formale, ma rappresenta un atto di suffragio che molti parroci (di sana dottrina) sono disposti a concedere, su richiesta dei familiari, purché non crei scandalo pubblico.
Infine, riguardo al sacramento del battesimo: secondo la dottrina cattolica, esso imprime un carattere indelebile sull’anima. Anche nel caso di un abbandono della fede in età adulta, il sigillo battesimale non viene cancellato né annullato; la persona rimane segnata dal sacramento, e la Chiesa continua a pregare per lei come per un battezzato. Questo principio vale indipendentemente dalla rinuncia formale o dal mutamento di credo, e invita a una speranza nella misericordia divina che va oltre le scelte terrene.
Le sue riflessioni evidenziano l’importanza di prepararsi a queste situazioni con serietà e con un atteggiamento di fede matura, soprattutto in un contesto sociale ed ecclesiale, ahimè, per nulla favorevoli.
by Aldo Maria Valli 12 mag 2026
Caro. Valli,
scrivo per chiedere un parere in merito a un problema riguardante un mio amico cattolico praticante, il cui padre, negli ultimi anni di vita, aveva scelto di diventare buddista.
Di qui, alla morte dell’uomo, il problema: eseguire le volontà del padre e quindi celebrare esequie buddiste oppure seguire la propria fede e, ricordando che il padre era battezzato, celebrare un funerale cattolico?
Per rispetto del credo scelto da suo padre, l’amico ha deciso di andare nel tempio buddista e fare tutto lì.
Ora il mio cruccio, che le sottopongo, è il seguente. In un tempo in cui si dice di voler fare la volontà del defunto e invece lo si fa cremare contro la sua volontà, oppure per praticità lo si seppellisce in un cimitero fuori città quando invece il defunto avrebbe preferito stare da un’altra parte, o ancora, di fronte a lasciti testamentari che non aggradano, i figli entrano in conflitto laddove i genitori raccomandavano pace e serenità, ecco, di fronte a tutto questo, perché un figlio cattolico praticante dovrebbe decidere di non assicurare la benedizione del feretro?
Secondo lei, basterebbe far dare una benedizione da parte di un sacerdote prima di seppellire il morto? Il battesimo ci garantisce il sigillo della fede cristiana anche se non seguiamo più Gesù?
Scusi per queste domande, ma ormai dobbiamo cominciare a riflettere su tali questioni ed essere pronti ad affrontarle cristianamente, data la grande quantità di coloro che rinunciano al sacramento del battesimo impartito in età infantile e poi da adulti decidono di seguire altre religioni.
La ringrazio per l’attenzione.
Arianna
*
Risponde un amico sacerdote di “Duc in altum”.
Gentile Signora,
la ringrazio per la sua lettera e per la sensibilità con cui ha esposto un problema di coscienza che tocca questioni di rispetto filiale e coerenza con la propria fede. Comprendo quanto sia delicato affrontare tali argomenti in un contesto familiare segnato dal lutto, e apprezzo la sua volontà di riflettere su di essi.
Il caso che descrive – un padre che, in età avanzata, ha scelto di aderire al buddismo, e un figlio cattolico praticante che ha optato per un rito funebre buddista per rispetto delle volontà paterne – solleva interrogativi legittimi.
Secondo il Codice di diritto canonico (can. 1184), le esequie ecclesiastiche complete possono essere negate a chi sia notoriamente apostata, eretico o scismatico, qualora non abbia dato segni di pentimento prima della morte.
In presenza di una conversione esplicita e pubblica a un’altra religione, come nel caso riferito, la Chiesa cattolica riconosce generalmente la volontà del defunto di non essere accompagnato da un rito cattolico, al fine di rispettare la sua scelta religiosa e di evitare un’apparente contraddizione.
Tale disposizione non deriva da un giudizio sulla salvezza dell’anima (riservata unicamente a Dio), bensì dalla coerenza tra il rito celebrato e la professione di fede del defunto.
Lei distingue opportunamente questo aspetto da altre situazioni in cui le volontà del defunto vengono talvolta disattese per motivi pratici o familiari (ad esempio, la cremazione o la scelta del luogo di sepoltura). La differenza risiede nel fatto che il rito funebre concerne direttamente l’identità religiosa e non mere questioni logistiche o patrimoniali. Ignorare tale volontà potrebbe configurarsi come un’imposizione della fede altrui, contraria al principio di rispetto per la coscienza del defunto. La scelta del suo amico, dunque, appare improntata a un atto di carità e di pietà filiale, pur nel dolore di dover rinunciare a un elemento della propria fede che purtroppo il padre non condivideva più.
Quanto alla possibilità di una benedizione, è opportuno precisare che essa può essere impartita in forme diverse. Il rito completo delle esequie ecclesiastiche (con messa e sepoltura in forma cattolica) potrebbe non essere concesso in presenza di una volontà contraria manifesta. Tuttavia, un sacerdote può comunque impartire una benedizione semplice sul feretro, in ambito privato o al momento della sepoltura, come gesto di preghiera e di affidamento dell’anima a Dio. Tale benedizione non costituisce un “funerale cattolico” formale, ma rappresenta un atto di suffragio che molti parroci (di sana dottrina) sono disposti a concedere, su richiesta dei familiari, purché non crei scandalo pubblico.
Infine, riguardo al sacramento del battesimo: secondo la dottrina cattolica, esso imprime un carattere indelebile sull’anima. Anche nel caso di un abbandono della fede in età adulta, il sigillo battesimale non viene cancellato né annullato; la persona rimane segnata dal sacramento, e la Chiesa continua a pregare per lei come per un battezzato. Questo principio vale indipendentemente dalla rinuncia formale o dal mutamento di credo, e invita a una speranza nella misericordia divina che va oltre le scelte terrene.
Le sue riflessioni evidenziano l’importanza di prepararsi a queste situazioni con serietà e con un atteggiamento di fede matura, soprattutto in un contesto sociale ed ecclesiale, ahimè, per nulla favorevoli.
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