mercoledì 13 maggio 2026

Quando il diritto parte dal desiderio





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by Aldo Maria Valli 13 mag 2026


Il triangolo sì! Bimbo con due padri e una madre. 


di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

il triangolo si, lo avevamo considerato.

Una volta esisteva il vecchio e noioso principio secondo cui un bambino nasceva da un padre e una madre. Non era perfetto, certo. A volte il padre spariva, a volte la madre pure, a volte sparivano entrambi. Il dato antropologico, tuttavia, restava ostinatamente semplice: due genitori biologici, maschio e femmina, e una società che cercava – bene o male – di dare un ordine giuridico a questa realtà.

Finalmente siamo entrati in una nuova era, in una fase più creativa in cui, come era d’altro canto prevedibile, il desiderio supera la realtà e il diritto certifica ogni fantasia.

La Corte d’appello di Bari ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, un bambino con tre genitori: una madre e due padri. Nessuna maternità surrogata – per carità – ma una sorta di genitorialità condivisa, pianificata, consensuale, moderna, e già che ci siamo, ecosostenibile, inclusiva e verosimilmente biodegradabile come il buon senso: ancora presente in natura, ma socialmente sempre meno tollerato.

Il bambino è stato concepito naturalmente da una donna amica della coppia maschile; poi il secondo partner ha ottenuto l’adozione in Germania e infine l’Italia ha trascritto tutto. Risultato: tre genitori riconosciuti. Una madre e due padri.

Già si parla di “sentenza storica”, di “un grande passo avanti”. E a ragione: si tratta senz’altro di un grande passo avanti, ma verso il baratro, con un bambino trasformato nell’oggetto di un esperimento sociale in cui la natura lascia spazio a nuove realtà inventate dal nulla.

Una volta il diritto cercava di prendere atto di ciò che esisteva in natura e cercava di regolarlo. Oggi funziona al contrario: prima si decide quale modello sociale si vuole imporre e poi si piega il diritto per renderlo inevitabile, con la finestra di Overton spalancata sulla progressiva ridefinizione dell’uomo al di fuori di ogni ordine naturale.

Si comincia sempre così: si parte da un caso particolare che diventa precedente, che diventa orientamento giurisprudenziale, che diventa principio, che diventa dogma civile.

Abbiamo già visto il film. L’unione civile? “Non è un matrimonio”. Poi di fatto è stata parificata al matrimonio. “Non riguarda i figli”. Poi sono arrivati i figli e adesso siamo alla genitorialità multipla. Tre genitori, e perché non quattro cinque o cinquemila? In fondo se il criterio non è più la realtà biologica ma l’intensità dell’affetto (come si misura poi?), qual è il limite razionale?

Se il principio è che il diritto deve riconoscere ogni configurazione affettiva purché stabile e desiderata dagli adulti, il numero diventa un dettaglio burocratico. Sia ben inteso, la Corte d’appello di Bari non ha inventato nulla e la decisione altro non è che la logica evoluzione di una giurisprudenza, innanzitutto costituzionale, che vuole il “genitore intenzionale” parificato al “genitore reale”.

Il punto decisivo resta, comunque, un altro: è il bambino ad avere diritto ai genitori o sono i genitori ad aver diritto al bambino? Perché la vulgata moderna ha compiuto un prodigio linguistico degno di Orwell: il desiderio dell’adulto è stato trasformato in diritto, mentre il diritto del minore è diventato un accessorio. Ciò che conta è l’amore, è il refrain assordante che sentiamo. Sennonché anche gli zii, i nonni, gli amici possono amare. Persino il cane mostra spesso una fedeltà superiore a certi esseri umani. Il diritto di famiglia, però, non si fonda sull’affetto indistinto e l’“interesse superiore del minore” resta quello di avere un padre e una madre, non un’indistinta pletora di “genitori intenzionali”.

In realtà, quella che da tempo sta accadendo è la progressiva distruzione della famiglia, ritenuta un mero orpello del passato. La famiglia non più come qualcosa da custodire, ma materiale da ridefinire all’infinito, secondo le esigenze emotive del momento. O meglio, è qualcosa da distruggere, come se ogni civiltà non iniziasse dalla famiglia ma potesse sopravvivere tranquillamente alla sua dissoluzione. Salvo poi scoprire, speriamo non troppo tardi, che demolire le fondamenta non rende più moderno un edificio ma lo fa solo crollare.





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