
Un libro tutto da leggere.
Europa Cristiana, Cristina Siccardi, 12-05-2026
Giusto un anno fa, nel maggio dell’Anno del Giubileo, usciva un volumetto di Padre Stefano M. Manelli, monaco dei dei Francescani dell’Immacolata[1], pubblicato dalla Casa Mariana Editrice che, a causa della forzata pausa di «Europa Cristiana», non avevamo potuto parlarne su queste colonne. Rimediamo nel maggio di quest’anno per proporre queste pagine dense di amabilità tutta e solo cattolica, non esistono infatti parametri di intensità simile in altri generi all’interno di panorami culturali e/o religiosi presenti nel mondo. Stiamo parlando di Padre Pio. Ricordi personali, memorie, esempi, riflessioni, un testo che ripercorre il nutrito e toccante bagaglio di memorie di Padre Manelli legate al Santo cappuccino di Pietrelcina.
Ricordiamo che padre Pio nacque nel mese mariano di primavera, il 25 maggio 1887, mentre padre Stefano M. Manelli il 1° maggio 1933.
I genitori dell’autore, Settimio Manelli di Teramo e Licia Gualandris di Bergamo, furono figli spirituali di Padre Pio: profondamente cattolici, in tutto e per tutto, ebbero 21 figli e dopo la loro dipartita venne subito avviato il lavoro per l’apertura del processo di beatificazione e di canonizzazione e l’indagine diocesana si concluse rapidamente per passare alla Congregazione dei Santi, dove i due sposi sono già stati iscritti come Servi di Dio.
I toccanti racconti degli incontri con padre Pio della sua famiglia e personali, aprono orizzonti di celestiale beltà. Tutta la numerosa famiglia Manetti era sotto la sacra ala del santo cappuccino. Le annotazioni scrupolosamente registrate avvicinano il lettore al cuore di Padre Pio.
Quando Padre Stefano M. Manelli aveva 7-8 anni e faceva il chierichetto sperimentò cosa significava baciare la mano stimmatizzata e senza guanto del santo. Fra i pochi ammessi a baciarla.
«ci doveva essere sempre l’inserviente della Messa di Padre Pio, e come ci tenevo! […] mi trovavo piccolo piccolo in mezzo a uomini, non permettevo a nessuno di togliermi quel privilegio dell’inserviente che poteva baciare la mano stimmatizzata […] In tal modo, ebbi la grazia di poter baciare molte volte la stimmata viva della mano di padre Pio, vedendola sempre coperta dai grumi di sangue e gustandone il profumo intenso che emanava!» (p.30).Leggendo queste memorie abbiamo la possibilità di carpire e capire qual era la santità nel quotidiano del figlio d’elezione di Gesù Cristo e di san Francesco d’Assisi:
«In seguito, tornando da padre Pio fino agli anni ’60 […] notavo altri elementi in più di edificazione e di commozione:
Le lagrime di padre Pio, frequenti e a volte struggenti;Ogni volta che padre Pio celebrava la Santa Messa era un vivere il Calvario: amore e dolore di Gesù crocifisso si riverberavano in lui.
Le pause misteriose di silenzio durante il rito della Messa;
Certi sguardi lunghi e profondi verso un punto o l’altro;
La sua difficoltà a voltare le pagine del messale;
La pietà e l’unzione grave nelle letture, nelle genuflessioni, nei movimenti;
La difficoltà a toccare con le mani le Ostie consacrate;
La drammaticità angosciosa nel pronunciare le parole della Consacrazione;
Il senso di adorazione e di trasfigurazione nel trattare le Specie eucaristiche (come padre Pio purificava i vasi sacri, con quale delicatezza e premura, per salvare ogni minimo frammento eucaristico!» (pp. 30-31).
«Nessuno poteva sottrarsi a questa potente impressione», afferma padre Manelli, «che spesso sconvolgeva gli animi, che attraeva irresistibilmente anche le folle a salire sul monte Gargano e a trovarsi là, nel Santuario della Madonna delle Grazie, alle quattro del mattino […]» (p. 33).Una famiglia d’eccezione è stata quella di padre Stefano M. Manelli, che si considera particolarmente fortunato perché, nel 1933, suo papà e sua mamma si recarono da padre Pio prima e dopo la sua nascita. La mamma consacrò il loro piccolo sia prima che dopo la nascita alla Madonna di Loreto e lo affidò a padre Pio sia prima che dopo la nascita. I genitori si premuravano di tenere sempre i figli vicini al santo di San Giovanni Rotondo il più possibile. Ciò accadde soprattutto quando la famiglia Manelli visse a Lucera, in provincia di Foggia.
Alcuni dei figli ricevettero il battesimo dalle mani di padre Pio e tutti i 13 figli viventi ebbero la grazia di ricevere la prima comunione da lui. Tre sorelle di padre Stefano M. Manelli ebbero il loro matrimonio benedetto da lui e fino «alla morte di padre Pio, papà e mamma non facevano assolutamente nulla di importante senza la guida di padre Pio: poiché noi eravamo davvero la sua famiglia!» (p. 10).
Un giorno padre Pio chiese a padre Stefano di quanti figli era composta la sua famiglia ed egli rispose «Viventi siamo tredici figli», ma padre Pio incalzò «No, no, tutti insieme quanti figli siete?», perché egli viveva già fuori dal tempo, respirava con i polmoni dell’eternità.
Un’altra volta gli chiese che numero fosse nell’ordine dei 21 figli e l’autore di queste speciali memorie gli rispose che era il sesto e a queste parole padre Pio lo fissò per alcuni attimi e con voce molto profonda, meditata e significative gli disse: «Oggi non saresti mai nato!».
Per richiedere il testo di padre Stefano M. Manelli – con donazione minima di 5,00 € – è sufficiente rivolgersi alla Casa Mariana Editrice, cliccando su questo link:
https://www.casamarianaeditrice.it/prodotto/padre-pio-ricordi-personali-memorie-esempi-riflessioni/

[1] Dopo un lungo periodo di meditazione sulle Fonti francescane e sugli scritti di san Massimiliano Maria Kolbe, nel 1970 insieme a padre Gabriele Maria Pellettieri, con il permesso dei suoi superiori, inizia un percorso di rinnovamento spirituale di impronta mariana e così costituisce la prima Casa mariana presso il Santuario di Nostra Signora del Buon Consiglio in Frigento. Dopo molti anni di vita comunitaria con altri frati che ne condividevano l’impronta spirituale, nell’estate del 1990, riceve il decreto di erezione in Istituto di diritto diocesano dall’arcivescovo di Benevento su mandato del papa e successivamente nel 1998 quello di erezione in Istituto di diritto pontificio.
Nel 1982 ha fondato la prima comunità delle Suore Francescane dell’Immacolata, a Manila nelle isole Filippine. Durante la festività della natività di Maria Santissima, nel 1990 nella Basilica della Santa Casa di Loreto ha fondato diverse associazioni di laici che condividono la spiritualità francescana e mariana del movimento da lui creato con diversi gradi di consacrazione all’Immacolata ed esattamente: i Missionari o Frati francescani dell’Immacolata con l’Atto di Consacrazione, i Missionari dell’Immacolata con voto privato, e infine i Terziari Francescani dell’Immacolata per gli adulti e la gioventù francescana per i giovani sotto i 30 anni di età. Queste associazioni sono state approvata nel 1991 dall’Arcivescovo di Benevento.
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