giovedì 21 maggio 2026

Nella Chiesa del “todos, todos, todos” va bene tutto. Tranne la fedeltà della FSSPX







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by Aldo Maria Valli 21 mag 2026



di Giovanni Lugaresi

La decadenza senile che mi caratterizza per via dell’anagrafe (e non soltanto) non comprende, per il momento, la memoria. Ho ricordi ben precisi di eventi, figure, fenomeni accaduti tantissimi anni fa.

Uno in particolare si riferisce a una battuta del mitico Mario Missiroli (1886-1974), direttore di quotidiani, ingiustamente dimenticato dalle giovani generazioni di colleghi e intellettuali.

Il succo di quella battuta era che in Italia non c’era bisogno dei partiti; bastava la Dc, perché dentro, con le correnti, ce li aveva tutti.

Il ricordo l’ho collegato all’oggi della Chiesa cattolica. Sì, perché dentro c’è di tutto e di più, dai neocatecumenali ai movimenti gay (con scandalosi esponenti pure della gerarchia, notoriamente praticanti) e altri che tacciono di fronte a blasfemie, bestemmie e azioni sacrileghe commesse a vari livelli, fuori e dentro i luoghi sacri.

Manca ancora la negazione ufficiale del Decalogo e poi le avremo sentite e viste tutte.

Le gerarchie accettano, se non esaltano, di tutto, a incominciare dalle altre religioni che vanno tutte bene, per cui Gesù Cristo mettiamolo pure in un angolo. Eredità del defunto Francesco, alla quale pare nessuno voglia rinunciare.

Ma c’è una eccezione. Proprio lì dove si accetta di tutto, comprese schifezze morali, vere e proprie eresie e scismi di fatto (vedi Chiesa tedesca) esiste un rifiuto netto, assoluto: quello nei confronti della Fraternità sacerdotale San Pio X, sulla quale mi soffermo appena, perché la situazione è ben nota.

Da povero cristiano ignorante, ma onesto, trovo scandalosa questa incoerenza. Ma come? Va bene tutto, tranne chi è fedele alla Verità evangelica e prosegue sulla via percorsa dalla Chiesa cattolica per duemila anni? E nessuno che agli alti livelli gerarchici si ponga un interrogativo sulla logica e sulla coerenza.

Forse, in realtà, qualcuno se lo pone, ma non vuole poi agire di conseguenza. Per comodità? Per quieto vivere? Per non dispiacere ad altri superiori? Per viltà?

Ricordo il Manzoni, laddove nel colloquio con il cardinal Federigo il patetico don Abbondio avverte che “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare!”, e mi chiedo quanti cardinal Federigo e quanti don Abbondio ci siano oggi in Vaticano.

Anche perché un’altra scena manzoniana mi sovviene: il colloquio fra il padre provinciale dei Cappuccini e il Conte Zio, con quel “sopire, troncare” che in Vaticano, da parte delle gerarchie, è né più né meno che un tacere completo, silenzio assordante sulle malefatte di presuli, preti, teologi.

E dopo il mitico giornalista, dopo il celebre letterato, a proposito dei sopracitati interrogativi, inevitabile il riferimento alla nota battuta fatta propria da Giulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

La risposta agli interrogativi? La diano i lettori, ognuno con la propria mente e la propria coscienza.





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