Chiesa cattolica | CR 1950
di Roberto de Mattei, 13 Maggio 2026
De Maria numquam satis dice una sentenza attribuita a san Bernardo da Chiaravalle. Su questo tema si svolgerà nel prossimo mese di ottobre un convegno internazionale a Roma, allo scopo di approfondire il mistero insondabile delle grandezze della Beatissima Vergine Maria (https://demarianumquamsatis.org/).
Ma il 13 maggio ci ricorda che 109 anni sono passati dalle apparizioni della Madonna a Fatima, che iniziarono il 13 maggio 1917 e si conclusero il 13 ottobre dello stesso anno. In queste apparizioni la Madonna trasmise un messaggio profetico ai tre pastorelli, Lucia, Giacinta e Francesco, dedicato all’umanità intera. Il messaggio conteneva l’annuncio di una serie di catastrofi che sarebbero cadute sul mondo, se non fosse tornato al rispetto e all’amore della legge del Signore. Lo spirito di preghiera e di penitenza, la pratica della comunione riparatrice nei primi sabati del mese e la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato furono le condizioni esplicitamente richieste per allontanare il castigo incombente sul mondo a causa dei peccati degli uomini. Il messaggio era dunque condizionato, ma incondizionata era la sua conclusione: il trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria.
109 anni sono passati, ma noi, parafrasando san Bernardo, potremmo dire: De Fatima numquam satis. Su Fatima non si è detto e non si dirà mai abbastanza, anche perché è una profezia “aperta”, che attende ancora il suo compimento.
San Luigi Maria Grignion de Montfort inizia il suo celebre Trattato della Vera Devozione a Maria con queste parole: «Per mezzo della santissima Vergine Maria Gesù Cristo venne al mondo; ancora per mezzo di Lei deve regnare nel mondo» (n. 1).
Tutta la teologia della mediazione universale di Maria è racchiusa in questo assioma, che il santo sviluppa ampiamente in tutto il suo Trattato. E’ il mistero dell’Incarnazione del Verbo, che divide l’umanità in due epoche: prima e dopo la venuta di Gesù Cristo. Nessuno come Maria, la purissima figlia di san Gioacchino e sant’Anna, conosceva le profezie bibliche e la divina promessa dell’Antico Testamento, che annunciava la venuta di un Messia, il Redentore dell’umanità. Maria non aveva fatto studi teologici, ma la profondità del suo intelletto e l’ardore del suo Cuore Immacolato la immergevano ogni giorno di più nell’umile contemplazione del mistero che il Signore celava alla mente dei superbi.
Maria aveva di fronte ai suoi occhi la decadenza morale dell’Impero romano e la tragedia del suo popolo, quello di Israele, indurito e infedele alla sua missione. Eppure, Ella mai dubitò della realizzazione delle antiche promesse. Un Salvatore sarebbe giunto, in modo diverso da come il suo popolo lo aspettava, e con il suo sacrificio avrebbe redento il mondo. Tutti i mali della terra erano conseguenza del peccato originale dei progenitori, Adamo ed Eva. Lei sarebbe stata la nuova Eva, prescelta per essere associata al nuovo Adamo, Cristo il Redentore. La morte, dice san Girolamo, era giunta per Eva, la vita sarebbe giunta per Maria.
Questo mistero fu svelato dall’Arcangelo Gabriele alla Beatissima Vergine a Betlemme, nella notte dell’Annunciazione, ed Ella, con il suo Fiat, acconsentì alla Incarnazione del Verbo. Fu così che, attraverso di Lei, Gesù Cristo venne al mondo. Come potrà Gesù, attraverso di Lei, regnare sul mondo? Il Trattato della vera devozione lo spiega: il regno di Gesù Cristo sul mondo non è una regalità di diritto, che già gli appartiene, ma una regalità di fatto, una regalità storica, che ancora non ha esercitato nella sua pienezza. Questo secondo evento è ancora avvolto di mistero, ma come nell’Incarnazione del Verbo, Maria vi svolgerà un ruolo decisivo. «Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria – scriveva settant’anni fa Plinio Corrêa de Oliveira – che mai può essere, se non il Regno della Beatissima Vergine profetizzato da san Luigi Grignion de Montfort? E questo Regno che mai può essere, se non quell’epoca di virtù in cui l’umanità, riconciliata con Dio nel grembo della Chiesa, vivrà in terra secondo la Legge, preparandosi per le glorie del Cielo?» (“Catolicismo”, n. 84, dicembre 1957).
Il messaggio di Fatima lo conferma. Sarà attraverso la devozione al Cuore Immacolato di Maria che Cristo regnerà sul mondo e il Regno di Cristo sul mondo sarà anche il Regno di Maria, il trionfo splendente del suo Cuore Immacolato. Dopo le apparizioni di Fatima, sia la Madonna che Gesù stesso, confermarono numerose volte a santa Giacinta Marto, morta a 9 anni il 20 febbraio 1920, e a suor Lucia dos Santos, scomparsa a 97 anni il 13 febbraio 2005, l’urgenza e il significato di questa teologia della storia. Il 3 gennaio 1944, a Tuy, prima di scrivere il Terzo Segreto, suor Lucia ebbe la visione di una terribile catastrofe cosmica, ma poi sentì nel cuore, come un infallibile presagio, «una voce leggera che diceva: Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!».
Tutti i Papi del XX e del XXI secolo hanno riaffermato l’autenticità di questo Messaggio. Nel corso dei 109 anni trascorsi, si è sviluppata una grande devozione a Fatima. Le statue della Madonna pellegrina hanno percorso ogni angolo della terra; si sono stampati innumerevoli libri che hanno raggiunto la tiratura di milioni di copie, si sono organizzate conferenze e congressi, gli ultimi nel 2017, l’anno del centenario. Tante preghiere si sono elevate al Cielo. Eppure, oggi, la Madonna di Fatima appare come la grande dimenticata. Mai come in questo momento le vicende internazionali, nella loro drammaticità, rendono attuale quanto la Madonna annunciava nel 1917 e mai come oggi sarebbe importante alimentare la speranza nel trionfo finale che la Madonna ha promesso. Ma la fiducia in questo trionfo appare illanguidita nelle anime, che spesso mancano di vero spirito soprannaturale e fondano la loro devozione alla Madonna su sentimenti fragili e ondeggianti.
Eppure questa è l’ora della virtù teologica della speranza, fondata non sul sentimento, ma sulla ragione e sulla fede. Su Fatima non abbiamo detto tutto e tutto non si è realizzato: De Fatima numquam satis. Non è l’ora della stanchezza e della fuga, è l’ora del grande ritorno a Fatima, della lotta fiduciosa per la vittoria di Maria, la Mediatrice, la Corredentrice, la Regina trionfante del Cielo e della terra, perché, «per mezzo di Lei Gesù Cristo venne al mondo e ancora per mezzo di Lei deve regnare nel mondo».
De Maria numquam satis dice una sentenza attribuita a san Bernardo da Chiaravalle. Su questo tema si svolgerà nel prossimo mese di ottobre un convegno internazionale a Roma, allo scopo di approfondire il mistero insondabile delle grandezze della Beatissima Vergine Maria (https://demarianumquamsatis.org/).
Ma il 13 maggio ci ricorda che 109 anni sono passati dalle apparizioni della Madonna a Fatima, che iniziarono il 13 maggio 1917 e si conclusero il 13 ottobre dello stesso anno. In queste apparizioni la Madonna trasmise un messaggio profetico ai tre pastorelli, Lucia, Giacinta e Francesco, dedicato all’umanità intera. Il messaggio conteneva l’annuncio di una serie di catastrofi che sarebbero cadute sul mondo, se non fosse tornato al rispetto e all’amore della legge del Signore. Lo spirito di preghiera e di penitenza, la pratica della comunione riparatrice nei primi sabati del mese e la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato furono le condizioni esplicitamente richieste per allontanare il castigo incombente sul mondo a causa dei peccati degli uomini. Il messaggio era dunque condizionato, ma incondizionata era la sua conclusione: il trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria.
109 anni sono passati, ma noi, parafrasando san Bernardo, potremmo dire: De Fatima numquam satis. Su Fatima non si è detto e non si dirà mai abbastanza, anche perché è una profezia “aperta”, che attende ancora il suo compimento.
San Luigi Maria Grignion de Montfort inizia il suo celebre Trattato della Vera Devozione a Maria con queste parole: «Per mezzo della santissima Vergine Maria Gesù Cristo venne al mondo; ancora per mezzo di Lei deve regnare nel mondo» (n. 1).
Tutta la teologia della mediazione universale di Maria è racchiusa in questo assioma, che il santo sviluppa ampiamente in tutto il suo Trattato. E’ il mistero dell’Incarnazione del Verbo, che divide l’umanità in due epoche: prima e dopo la venuta di Gesù Cristo. Nessuno come Maria, la purissima figlia di san Gioacchino e sant’Anna, conosceva le profezie bibliche e la divina promessa dell’Antico Testamento, che annunciava la venuta di un Messia, il Redentore dell’umanità. Maria non aveva fatto studi teologici, ma la profondità del suo intelletto e l’ardore del suo Cuore Immacolato la immergevano ogni giorno di più nell’umile contemplazione del mistero che il Signore celava alla mente dei superbi.
Maria aveva di fronte ai suoi occhi la decadenza morale dell’Impero romano e la tragedia del suo popolo, quello di Israele, indurito e infedele alla sua missione. Eppure, Ella mai dubitò della realizzazione delle antiche promesse. Un Salvatore sarebbe giunto, in modo diverso da come il suo popolo lo aspettava, e con il suo sacrificio avrebbe redento il mondo. Tutti i mali della terra erano conseguenza del peccato originale dei progenitori, Adamo ed Eva. Lei sarebbe stata la nuova Eva, prescelta per essere associata al nuovo Adamo, Cristo il Redentore. La morte, dice san Girolamo, era giunta per Eva, la vita sarebbe giunta per Maria.
Questo mistero fu svelato dall’Arcangelo Gabriele alla Beatissima Vergine a Betlemme, nella notte dell’Annunciazione, ed Ella, con il suo Fiat, acconsentì alla Incarnazione del Verbo. Fu così che, attraverso di Lei, Gesù Cristo venne al mondo. Come potrà Gesù, attraverso di Lei, regnare sul mondo? Il Trattato della vera devozione lo spiega: il regno di Gesù Cristo sul mondo non è una regalità di diritto, che già gli appartiene, ma una regalità di fatto, una regalità storica, che ancora non ha esercitato nella sua pienezza. Questo secondo evento è ancora avvolto di mistero, ma come nell’Incarnazione del Verbo, Maria vi svolgerà un ruolo decisivo. «Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria – scriveva settant’anni fa Plinio Corrêa de Oliveira – che mai può essere, se non il Regno della Beatissima Vergine profetizzato da san Luigi Grignion de Montfort? E questo Regno che mai può essere, se non quell’epoca di virtù in cui l’umanità, riconciliata con Dio nel grembo della Chiesa, vivrà in terra secondo la Legge, preparandosi per le glorie del Cielo?» (“Catolicismo”, n. 84, dicembre 1957).
Il messaggio di Fatima lo conferma. Sarà attraverso la devozione al Cuore Immacolato di Maria che Cristo regnerà sul mondo e il Regno di Cristo sul mondo sarà anche il Regno di Maria, il trionfo splendente del suo Cuore Immacolato. Dopo le apparizioni di Fatima, sia la Madonna che Gesù stesso, confermarono numerose volte a santa Giacinta Marto, morta a 9 anni il 20 febbraio 1920, e a suor Lucia dos Santos, scomparsa a 97 anni il 13 febbraio 2005, l’urgenza e il significato di questa teologia della storia. Il 3 gennaio 1944, a Tuy, prima di scrivere il Terzo Segreto, suor Lucia ebbe la visione di una terribile catastrofe cosmica, ma poi sentì nel cuore, come un infallibile presagio, «una voce leggera che diceva: Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!».
Tutti i Papi del XX e del XXI secolo hanno riaffermato l’autenticità di questo Messaggio. Nel corso dei 109 anni trascorsi, si è sviluppata una grande devozione a Fatima. Le statue della Madonna pellegrina hanno percorso ogni angolo della terra; si sono stampati innumerevoli libri che hanno raggiunto la tiratura di milioni di copie, si sono organizzate conferenze e congressi, gli ultimi nel 2017, l’anno del centenario. Tante preghiere si sono elevate al Cielo. Eppure, oggi, la Madonna di Fatima appare come la grande dimenticata. Mai come in questo momento le vicende internazionali, nella loro drammaticità, rendono attuale quanto la Madonna annunciava nel 1917 e mai come oggi sarebbe importante alimentare la speranza nel trionfo finale che la Madonna ha promesso. Ma la fiducia in questo trionfo appare illanguidita nelle anime, che spesso mancano di vero spirito soprannaturale e fondano la loro devozione alla Madonna su sentimenti fragili e ondeggianti.
Eppure questa è l’ora della virtù teologica della speranza, fondata non sul sentimento, ma sulla ragione e sulla fede. Su Fatima non abbiamo detto tutto e tutto non si è realizzato: De Fatima numquam satis. Non è l’ora della stanchezza e della fuga, è l’ora del grande ritorno a Fatima, della lotta fiduciosa per la vittoria di Maria, la Mediatrice, la Corredentrice, la Regina trionfante del Cielo e della terra, perché, «per mezzo di Lei Gesù Cristo venne al mondo e ancora per mezzo di Lei deve regnare nel mondo».

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