martedì 19 maggio 2026

Roma o la Tradizione? Falso dilemma



Alcuni si chiedono: dobbiamo rompere con Roma per conservare la Tradizione? La domanda vera non è “Roma o la Tradizione?”. La domanda vera è: come restare pienamente cattolici dentro una delle più grandi crisi ecclesiali degli ultimi secoli?

Pubblicato 17 Maggio 2026

di Julio Loredo

Continua a crescere lo scandalo provocato dal rapporto finale del gruppo di studio 9 del Sinodo sulla sinodalità, che apre ostensivamente al peccato di omosessualità, tanto che la stessa segreteria del Sinodo ha provato a mettere le mani avanti. La grande domanda è: che cosa farà adesso la Santa Sede?

In un interessante articolo, la vaticanista Diane Montagna rivela un aspetto molto inquietante del rapporto sinodale. Si è scoperto che i due testimoni citati dal rapporto sono intimamente legati a padre James Martin, il gesuita sostenitore della lobby LGBT. Ora è chiaro che la mente dietro il rapporto sia proprio lui, commenta Diane Montagna.

Le rivelazioni minano ulteriormente la credibilità del Sinodo sulla sinodalità, a lungo presentato dal Vaticano come un esercizio di ascolto di tutta la Chiesa. Adesso, commento io, è chiaro che non ascoltano tutta la Chiesa, ma solo alcuni attivisti radicali scelti da loro stessi perché portano acqua al loro mulino. Allora, perché continuano a parlare di sinodo, di sinodalità e di ascolto di tutto il popolo di Dio?

Il rapporto, ricordiamo, propone un cambio di paradigma, ossia una rivoluzione nelle stesse fondamenta della Chiesa. Lo conferma adesso il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo. Questo rapporto, dice, tocca il cuore stesso della vita ecclesiale.

E qui rispondo a una domanda che mi viene spesso fatta nei commenti ai miei video: perché si parla tanto di omosessualità? Senza fare un’analisi profonda, va detto che ogni rivoluzione ha le sue idee guida e i suoi slogan. In concreto, il tema dell’omosessualità viene usato oggi come grimaldello per scardinare tutto l’edificio dottrinale e morale della Chiesa. Dicono di voler difendere i diritti delle minoranze emarginate. In realtà vogliono distruggere la Chiesa così come è stata fondata da Gesù Cristo per farne una diversa, come poco fa ipotizzò il cardinale Müller.

Il rapporto del gruppo 9 ha sollevato autorevoli reazioni. Il rapporto recentemente pubblicato dal gruppo di studio sinodale 9 rappresenta un preoccupante allontanamento dalla dottrina morale della Chiesa cattolica, scrive il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht, nei Paesi Bassi.

E continua: la metodologia e la struttura del rapporto minano sistematicamente la capacità della Chiesa di proclamare e applicare la propria dottrina morale. Non si tratta di una semplice carenza tecnica, bensì di una contraddizione fondamentale con l’insegnamento cattolico. Questo esige una risposta decisa.

Toccando il cuore del rapporto sinodale, il prelato olandese afferma: il problema più profondo risiede nell’intero quadro metodologico del rapporto. Gli autori subordinano tutto alla descrizione di un processo sinodale. Sostengono che, per giungere alla conoscenza morale, sia necessario un lungo processo sinodale di ascolto tra culture ed esperienze diverse. Questo è semplicemente falso. La morale della Chiesa cattolica è una verità universale stabilita una volta per tutte.

Il cardinale Eijk conclude: l’insegnamento della Chiesa non è soggetto a revisioni attraverso processi sinodali. È la verità che ci rende liberi.

Scrivendo sulla rivista The Catholic Thing, il noto intellettuale cattolico Robert Royal dice: si è spesso detto che il diavolo sa citare le Scritture a proprio vantaggio. Non c’è dubbio che le persone che hanno scritto il rapporto finale del gruppo di studio del Sinodo fossero impegnate in un abuso seriale delle Scritture.

Interessante questa espressione, continua Royal. Certo, non sono soli. Gran parte dell’attuale esegesi nella Chiesa sembra il lavoro di un avvocato alla ricerca di scappatoie legali a favore dei soliti soggetti emergenti: LGBT, ordinazione femminile e via dicendo.

Royal critica fortemente il modo stravagante, così palesemente insensato, in cui il recente rapporto tratta la Scrittura e la Tradizione. E poi tocca un punto interessante: il rapporto presenta l’omosessualità, il sacerdozio femminile e altri errori come “emergenti”, cioè introdotti dalla modernità.

Royal si domanda: ma che cosa hanno di moderno queste cose, così diffuse nell’antichità pagana? Perché non emersero nella Chiesa primitiva? E la risposta, ovviamente, è che la Chiesa primitiva rimase fedele alla parola di Dio, non come adesso.

Conclude Robert Royal: abbiamo adesso il rapporto di un gruppo di studio sinodale secondo cui è necessario un cambio di paradigma a causa dell’esperienza vissuta della comunità LGBT. Un tempo anche i non cattolici dicevano: almeno i cattolici sanno in cosa credono. È ancora così?

Solo papa Leone è in grado di fare chiarezza in questa diabolica confusione che non può ignorare.

Uno dei punti più controversi del rapporto del gruppo 9 è l’attacco frontale alle associazioni cattoliche che portano avanti un vero apostolato con le persone con attrazione omosessuale. Specialmente presa di mira dal rapporto sinodale è l’associazione Courage International, fondata nel 1980 da padre John Harvey, che dal 1955 si occupava della cura spirituale delle persone con tendenze omosessuali.

Lo scopo dell’associazione, leggiamo nel loro sito, è aiutare uomini e donne con attrazioni omosessuali a vivere una vita casta, nella fraternità, nella verità e nell’amore. Va detto che si tratta di un’associazione canonicamente riconosciuta, cioè ufficiale della Chiesa. Eppure il rapporto del gruppo sinodale 9 muove forti critiche al modo in cui svolge il suo apostolato, evidentemente perché non accetta la moralità dell’atto omosessuale.

Lo scorso 8 maggio, Courage ha emesso un comunicato stampa nel quale accusa il rapporto sinodale di calunniare l’organizzazione e i suoi membri. Il rapporto sinodale, dice il comunicato, è fondamentalmente ingiusto nel modo in cui presenta il nostro apostolato.

Il rapporto sinodale è intellettualmente disonesto e ferisce la Chiesa stessa, afferma padre Brian Gannon, attuale direttore di Courage, e continua: presentare l’atto omosessuale come un dono di Dio contraddice duemila anni di insegnamento morale cattolico. Inoltre, visto che nessun membro di Courage è stato consultato per la stesura del rapporto sinodale, io mi domando: ma quale sinodalità praticano questi signori?

La reazione contro lo scandaloso documento è stata talmente forte che, un paio di giorni fa, un portavoce del Sinodo ha tentato di mettere le mani avanti: i rapporti non possono essere attribuiti alla segreteria generale, i gruppi di studio lavorano in modo autonomo. In fondo si tratta soltanto di strumenti di lavoro.

A me sembra voler coprire il sole con un dito.

Finisco sollevando un quesito centrale, il fulcro di tutto il dramma spirituale personale che voi ed io stiamo vivendo. Reagendo al mio ultimo video sul rapporto sinodale, e anche ad altri video in cui tratto aspetti della terribile crisi che colpisce Santa Madre Chiesa, molti ascoltatori si dicono tentati dalla disperazione.

Da una parte non possono accettare gli indirizzi che alcuni ambienti ecclesiastici hanno intrapreso, perché palesemente contrari alla tradizione. Dall’altra non vogliono rompere con la Chiesa, che è l’unica arca di salvezza. Che fare?

Proprio in questi giorni, sul blog del noto vaticanista Aldo Maria Valli, è apparso un articolo di Giulio Ferri che, a mio parere, tratta la questione in modo molto equilibrato. E cito:

“La domanda vera non è: Roma o la tradizione? La domanda vera è: come restare pienamente cattolici dentro una delle più grandi crisi ecclesiali degli ultimi secoli? Ed è qui che serve evitare due tentazioni opposte. La prima è il progressismo ecclesiale, che relativizza la tradizione in nome dell’adattamento al mondo. La seconda è la tentazione di costruire una contro-Chiesa parallela, convinta di incarnare da sola la purezza della fede. Entrambi, in modi diversi, finiscono per ferire l’unità della Chiesa cattolica.

La vera fedeltà oggi è molto più difficile e dolorosa. Consiste nel custodire integralmente la tradizione senza spezzare il vincolo ecclesiale. Consiste nel resistere alle ambiguità senza trasformare la resistenza in autosufficienza. È una posizione scomoda, meno eroica in apparenza, molto più faticosa nella realtà, perché obbliga a vivere una tensione.

Amare Roma anche quando si soffre, difendere la tradizione senza trasformarla in ideologia, rimanere nella Chiesa senza smettere di vedere le ferite della Chiesa. Il grande errore contemporaneo è pensare che la purezza possa salvare separandosi. Ma la storia della Chiesa insegna qualcosa di diverso: i santi più grandi hanno sofferto le crisi dall’interno, non costruendo una Chiesa alternativa, ma restando fedeli nel cuore stesso della tempesta. Ed è probabilmente questa la strada più difficile, ma anche la più cattolica.”

Ecco la posizione che io vorrei che tutti i carissimi ascoltatori di questo canale assumessero: fedeltà in mezzo alla tempesta. Abbiamo appena celebrato la festa della Madonna di Fatima, che ha promesso: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”.





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