martedì 6 febbraio 2024

Se l'intelligenza artificiale è istruita dalla censura umana



L'Emilia Romagna sperimenterà un algoritmo che ripulisce i testi da ogni sorta di linguaggio "non inclusivo". Al posto della conclamata neutralità c'è l'ideologia dei programmatori.



LINGUISTICAMENTE CORRETTO

EDITORIALI 



Si diffondono sempre più alcuni luoghi comuni sull’Intelligenza Artificiale (IA). Uno di questi predica che i suoi oracoli siano sempre equilibrati, non partigiani, oggettivi e neutri. La vicenda che andiamo a raccontare ci dice altro. Un team di esperti informatici ha messo a punto un algoritmo che ripulisce da ogni sorta di linguaggio non inclusivo e discriminatorio tutti i documenti redatti da un’amministrazione pubblica. A farne parte è anche la prof.ssa Rachele Raus, docente del dipartimento di Interpreti e Traduttori del Campus di Forlì.

La prof.ssa Raus spiega così questo progetto linguistico a il Resto del Carlino: «gli scritti vengono sottoposti al programma che comincia a cercare eventuali elementi non inclusivi. Una volta trovati li segnala agli utenti finali e propone loro alcune possibili correzioni che potranno essere accettate o rifiutate». La giornalista Sofia Nardi poi chiede: «Come siete riusciti a educare l’algoritmo?». Segue la risposta della professoressa: «Abbiamo caricato materiali autentici: comunicati stampa, regolamenti, verbali… Questi testi hanno consentito all’algoritmo di ‘imparare’ ed estendere gli esempi a tutte le casistiche possibili». La Raus aggiunge che sono state persone in carne ed ossa ad aver istruito l’IA, nel senso che le hanno insegnato quali termini, frasi, modi di dire, etc. sono censurabili e quali encomiabili. Insomma hanno instradato l’IA nella direzione giusta e poi lei ha imparato in “autonomia”.

E dunque il risultato è stato questo: «il nostro sistema consente di ‘tradurre’ un testo non inclusivo in uno non discriminatorio. […] Molto frequentemente non si usa il femminile per alcuni ruoli o professioni, pensiamo a frasi come ‘il ministro Maria Rossi’, oppure si fa uso di stereotipi legati al genere. Entrando nel campo della disabilità, in molti testi si trova ancora ‘il sordo’, o ‘il cieco’, o peggio si usano molte denominazioni che ormai non si usano più». Questo traduttore dal Buon senso al Politicamente corretto verrà utilizzato a marzo inizialmente dalla Regione Emilia Romagna.

Quindi se l’impiegato del catasto scriverà “architetto” l’IA correggerà in “architetta” se riferito ad una donna, “sindaco” diventerà “sindaca”, “ministro” “ministra”. Ma cosa accadrà con “capoufficio”? Si muterà in “capaufficio”? Idem per “capostazione” che, obbedendo più alla grammatica neoborghese che all’eufonia, si abbruttirà in “capastazione”? E qualora il genere grammaticale sia deducibile unicamente dall’articolo, l’IA, se davvero intelligente, cambierà solo l’articolo – il/la responsabile – oppure presa da stupidità ideologica conierà, ad esempio, il neologismo “responsabilessa”? Son problemi.

Per non parlare del campo della disabilità. L’IA perorerà la causa del rispetto menzognero perché i diversamente abili non esistono, ma esistono solo persone che hanno perso alcune abilità, ma non ne hanno acquisito altre diverse dai normodotati. Di contro se dici “persona di colore” indichi tutti gli abitanti del pianeta Terra perché non c’è persona che non abbia un colore. E dunque non è discriminatorio per tutti gli altri che solo chi ha la pelle scura si possa fregiare dell’appellativo “di colore”? Perché questo ingiusto privilegio linguistico?

Proseguendo, non è svilente per una persona essere definita per quello che non è piuttosto per quello che è? Il non vedente, il non udente. Quale peloso e falso riguardo poi si cela dietro le espressioni “operatore ecologico” e “operatore scolastico”? La mancanza di rispetto nell’usare parole come “sordo”, “cieco”, “spazzino”, “bidello” non sta nelle parole stesse, ma può essere presente eventualmente solo nell’intenzione di chi le usa. Non diamo la colpa alle parole, ma alle persone. Non discriminiamo quei termini che indicano da sempre alcune ferite inferte dal peccato originale o alcuni lavori che splendono di nobilità nella loro umiltà e che come tali sono termini innocui e semmai, il più delle volte e quando la societas era cristiana, hanno mosso più che al dileggio alla pietà, per le menomazioni, e all’apprezzamento, per i lavori umili.

Beethoven stesso parlava di sé come un sordo e, in quel caso, benedetta sordità perché anche grazie a lei quel rozzo orso renano, come lo definì Cherubini quando non c’era ancora l’IA, scrisse capolavori di allucinante bellezza. Omero significa anche “cieco”: vogliamo cambiare il nome al sommo poeta per non offendere nessuno? E poi, quale studente liceale lo hai mai preso in giro – qui l’IA correggerebbe in “bullizzato” – per la sua cecità? Tra l’altro, l’IA come tradurrebbe cecità? Mancanza della capacità di vedere? Ma le parole non sono nate anche per sintetizzare concetti e realtà? E infatti chi mai sarebbe andato a vedere un cartone animato chiamato “Biancaneve e le sette persone di bassa statura”?

Si diceva: l’IA dato che ha un quoziente intellettivo pari a dieci Einstein elevato al cubo si libra sicuramente al di sopra alle minute partigianerie di noi omuncoli, vola alto nei cieli della cristallina oggettività, perché la discriminazione è sempre frutto dell’ignoranza, della stupidità. Questo progetto linguistico ci rivela invece che dietro l’IA c’è sempre la mente umana, intelligente o stupida a seconda dei casi, che la imbecca, la indirizza orientandola verso certi valori o disvalori, informandola di particolari ed umanissime angolature culturali. L’IA perciò è tutto fuorché super partes perché esprime gli orientamenti dei suoi programmatori.

E dunque l’IA più che un traduttore è un traditore, perché non rappresenta la realtà per quello che è, ma per quello che una certa ideologia vorrebbe che fosse. Oggi, allora, il vero cieco e sordo è l’IA. Inoltre non è originale, dal momento che sforna copie su copie di polverosi stereotipi. L’IA, poi, più che correttore è un corruttore, corruttore dei costumi perché piega il percepito comune secondo i canoni della vulgata corrente. Non correttore, ma algoritmo assai scorretto perché allineato al politicamente corretto che è quel filtro a trame fittissime che permette di trattenere le impurità come le differenze di sesso e di abilità. «Redazione di testi puliti» ha detto in modo rivelatorio la prof.ssa Raus indicando la finalità di questo progetto, testi privi delle scorie del buon senso che chiama un sindaco donna “sindaco” e gli importa solo che sappia fare bene il suo dovere e non che sia uomo o donna. Testi sterilizzati, disinfettati, candeggiati nella grammatica e nel dizionario di un nuovo idioma che però ancora puzza di ideologia perché concepito non per far parlare bene, ma per far tacere.





La ribellione agricola smaschera i pifferai dell'utopia green



È in atto uno scontro tra l'ideologia dell'ambientalismo apocalittico e la grande sollevazione degli agricoltori. In palio c'è la totale alienazione dalla realtà che tiene insieme tutte le politiche “euro-green”, la sua distanza incolmabile da ogni razionalità pratica e le implicazioni dispotiche e distopiche di una loro applicazione.



VERSO L'UOMO NUOVO

ATTUALITÀ 



Eugenio Capozzi, 06-02-2024

Il segno distintivo inequivocabile di qualsiasi ideologia è la sua contrapposizione frontale con la realtà concreta, la sua costruzione di un mondo immaginario, astratto, alienato in cui la società viene completamente smontata e riedificata secondo il lucido delirio pseudoreligioso e scientista che punta a costruire l'”uomo nuovo”, immune da difetti e conflitti, “costretto” alla felicità. Una realtà artificiale e alternativa che inevitabilmente, quando i sostenitori di quell'ideologia conquistano il potere totale e cercano di realizzarla, si configura come distopia: non paradiso ma inferno sulla terra, prigione, manicomio e luogo di tortura per le società sfortunate condannate a subirla.

Per quanto riguarda l'ideologia dell'ambientalismo apocalittico oggi dominante tra le élites intellettuali e politiche occidentali, e soprattutto europee, la sua contrapposizione con la realtà concreta sta balzando ai nostri occhi plasticamente proprio in questi giorni con la grande sollevazione degli agricoltori contro le folli, rovinose politiche imposte da anni dall'Ue ai suoi popoli a partire dallo spauracchio di una presunta emergenza climatica e, più in generale, ecologica.

Da un lato, la presunzione fatale di ridisegnare completamente l'economia, la produzione, i consumi, la vita quotidiana di centinaia di milioni di persone in ossequio alla dogmatica idea che, se non si fa questo, una catastrofe cosmica incombe sull'intera civiltà umana, e se invece i cittadini europei obbediranno tale catastrofe sarà scongiurata. Dall'altro, la reazione delle società concrete del continente, dettata dall'istinto di sopravvivenza e dalla fondata paura che quelle politiche genereranno danni irreparabili al loro benessere, alla loro autonomia, alla loro convivenza.

Per ora tale reazione, che sfata di colpo la messa in scena ideologica con cui si è dipinto il rischio dell'apocalisse ambientale come priorità assoluta, viene dai ceti produttivi dell'agroalimentare, che sono stati più duramente colpiti dalle misure pseudo-ambientaliste delle classi dirigenti euriste, guidate da figuri inquietanti come l'ex vice-presidente della Commissione Frans Timmermans. Ma altri settori della produzione sono già in via di mobilitazione (come gli operai e gli imprenditori in Germania e in alcuni altri paesi), e soprattutto la stragrande maggioranza dei cittadini europei sta già amaramente sperimentando sulla propria pelle, in una forma o in un'altra, le gravissime conseguenze di quelle misure per i propri interessi vitali: dalla totalità delle imprese sottoposte a costi insostenibili a causa di ottusi criteri di “sostenibilità” ai proprietari di case su cui incombe l'incubo di ristrutturazioni obbligatorie inutili, dannose ed economicamente improbe, ai possessori di veicoli a motore costretti a una riconversione onerosissima e impossibile all'elettrico, fino a tutti i consumatori che stanno già amaramente constatando come la ricaduta di ogni provvedimento “ecologista” dell'Ue sia l'impennata dei prezzi di ogni genere essenziale, e l'abbattimento della loro qualità: di cui la pressione per imporre la “carne” artificiale, spinta dagli interessi di grandi multinazionali extraeuropee, è il più sintomatico e quasi beffardo compendio.

Le prossime elezioni per il Parlamento europeo ci diranno quanto la frustrazione e la rabbia delle società davanti a questa deriva cambieranno gli equilibri politici continentali. Ma, al di là di esse, la battaglia tra realtà e delirio ideologico sembra destinata a protrarsi a lungo: almeno fino a quando quell'ideologia non si troverà a contrastare una cultura alternativa sufficientemente forte da demolirne l'egemonia nel dibattito pubblico.

D'altra parte il carattere di totale alienazione dalla realtà che tiene insieme tutte le politiche “euro-green”, la sua distanza incolmabile da ogni razionalità pratica, le implicazioni dispotiche e distopiche di una loro applicazione sono già evidenti a chiunque non sia accecato dalla narrazione dei pifferai magici di Bruxelles che stanno conducendo i loro popoli nel burrone.

Tutte quelle misure convergono infatti in uno tra i più radicali progetti di “uomo nuovo” che si siano mai manifestati nella storia delle ideologie, prefigurando esiti catastrofici almeno quanto quelli a cui esse nel Novecento sono già approdati. Proviamo a “collegare i puntini” dell'ideale di “sostenibilità” a cui esse sostengono di rifarsi, e vediamo qual è il profilo dello Homo Europaeus che esse ambiscono a creare.

La popolazione della futura (anzi imminente) “Europa sostenibile” a “impatto zero” sulle tanto temute “emissioni”, voluta dalle attuali classi dirigenti dell'Unione, vivrà in territori in cui la produzione agricola e l'allevamento, in omaggio alla “sostenibilità” e al “ripristino della natura”, saranno sempre più scarsi, con prezzi sempre più alti e una crescente dipendenza dalla produzione di altri continenti per il suo sostentamento; per giunta consumando beni la cui filiera produttiva è molto meno controllabile.

Vivrà utilizzando solo energie rinnovabili, per diffondere le quali il territorio e il paesaggio verranno completamente snaturati (altro che “ripristino della natura!”): energie che senza idrocarburi né centrali nucleari potranno comunque coprire solo una percentuale minoritaria del fabbisogno di società industrializzate. E dunque o tornerà a uno stadio di civiltà più primitiva o sarà totalmente dipendente dall'energia prodotta altrove, anche qui con costi enormemente maggiorati.

Perderà quasi interamente l'industria manifatturiera, impossibilitata a sopravvivere in queste condizioni, sprofondando in una disoccupazione cronica di massa. Non avrà possibilità di spostarsi per i costi altissimi della mobilità elettrica privata a cui è costretta, e del trasporto pubblico.

Insomma vivrà in una “bolla” quasi irreale in cui solo una ristretta élite potrà mantenere un tenore di vita soddisfacente (i ceti dirigenti dell'imprenditoria digitale e della ricerca scientifica d'avanguardia, e quelli legati al carro della politica) mentre il resto della società sarà ridotta a una massa informe di poveri in cerca di sussidi, o emigrerà altrove, con conseguente accentuazione ulteriore del calo demografico e/o spopolamento. Mentre il resto del mondo, libero da vincoli così soffocanti, continuerà a crescere, fino a che “colonizzerà” ciò che resta del Vecchio Continente.

L'utopia “verde” si rivelerà, si sta già rivelando, la distopia di uno spicchio di mondo, fino a poco tempo fa forza trainante dello sviluppo, che si suicida. Un esito ancora evitabile soltanto se le società sottoposte a questo giogo smetteranno immediatamente di seguire, ipnotizzate, i loro pifferai.






lunedì 5 febbraio 2024

Non bisogna desiderare le consolazioni di Dio, bensì il Dio delle consolazioni …perché la fede non è un “sentimento”


Pray in the Morning , Woman praying with hands together. 
Unrecognizable woman praying, hands clasped together

5 FEBBRAIO 2024


Rubrica a cura di Corrado Gnerre

Oggi è molto diffusa, per cause che trovano la loro spiegazione nel modernismo teologico, una “sentimentalizzazione” della fede. Non è più la verità che garantisce l’esperienza, bensì contrario: è l’esperienza che deve garantire la verità. Si cercano, nella fede, consolazioni e stati di entusiasmo. Dimenticando che non vanno amate le consolazioni di Dio, quanto il Dio delle consolazioni. Indipendentemente da quello che si “sente”, bisogna amare Dio con tutto se stessi. Questa è la vera fede. Leggiamo cosa scrive in proposito padre Gabriele di Santa Maria Maddalena (1893-1953) nel suo Intimità Divina.

O Signore, fa’ che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa’ che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia.

[…] Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l’essenza dell’amore sta nell’atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest’atto vada facilmente congiunto con l’affetto sensibile e allora l’amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell’emozione del sentimento, ma nell’atto della volontà. 

La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell’atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l’anima, ma anche con tutto il cuore. 

Tutte le nostre forze -intellettuali, volitive, affettive – vengono impegnate nell’atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non «senti» nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore – perché sentire di amare è assai più dolce – ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l’appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all’atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d’amore. 

Appunto perché la sostanza dell’amore sta nell’atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso lo priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena, ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose. 

Del resto, sentire l’amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d’amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere.






domenica 4 febbraio 2024

Messa in latino al Campidoglio degli Stati Uniti. Un momento da far tremare i muri di Gerico.


Photo Credit Ed CondonPillar Media (cropped)


Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da padre John A. Perricone e pubblicato su Crisis Magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da noi curata.





La tradizionale Messa in latino tenutasi al Campidoglio degli Stati Uniti la scorsa settimana è stata un momento da far tremare i muri di Gerico.


Padre John A. Perricone

Se mai c’è stato un messaggio di emergenza a Roma, è questo. Poteva essere l’SOS di un anno fa, quando alcuni vescovi hanno visto un gran numero di altri vescovi usare il loro privilegio pastorale canonico per aggirare le ferree prescrizioni della Traditionis Custodes. Ma è certamente l’allarme spaventato alla luce della Messa nella Forma Straordinaria tenutasi al Campidoglio degli Stati Uniti martedì scorso.

È stato un momento in cui si sono sentite scricchiolare le mura di Gerico. Questa volta non sono stati i sacerdoti ebrei e gli israeliti a girare intorno alla città e a suonare le corna, ma i cattolici di tutto il mondo a prendere d’assalto il Paradiso. Oppure, un parallelo più recente, la demolizione del Muro di Berlino da parte dei tedeschi dell’Est, ma questa volta ad opera di appassionati cattolici millennials che non lasceranno che la Messa di secoli diventi un fossile di epoche passate. Il suo significato non può essere enfatizzato oltre. Questa Messa straordinaria è stata celebrata su richiesta del Presidente della Camera, Mike Johnson, in un’arcidiocesi che ha assistito alla quasi abrogazione di tutte le Messe tradizionali. L’ironia non poteva essere più dolce.

Johnson voleva che la Messa segnasse l’anniversario dell’indagine dell’FBI sulle Messe tradizionali come potenziali focolai di terrorismo interno. La Camera ha indagato adeguatamente su questa grave accusa con l’interrogatorio del suo direttore, Wray, in un’udienza aperta del Congresso. Per quanto si sia dimenato, non è riuscito a sfuggire alla responsabilità per la scioccante attività dei suoi agenti.

La Messa era originariamente prevista nella piccola sala da pranzo del Presidente della Camera, fino a quando non si è scoperto che la richiesta di partecipazione superava la sua capacità. È stata quindi spostata in una sala riunioni più grande in fondo al corridoio dell’ufficio del Presidente della Camera. Un gruppo di giovani cattolici, uomini e donne, provenienti da vari uffici della Camera e del Senato, ha offerto la propria assistenza nell’organizzare l’evento.

Ma organizzare è un eufemismo. Si sono messi al lavoro con l’entusiasmo e la passione di uomini in missione. Non tanto per l’anniversario, quanto per la celebrazione della Messa in forma straordinaria. Gli organizzatori si sono avvalsi dell’aiuto di un sacerdote noto solo a loro, per proteggerlo da qualsiasi azione punitiva. L’intera operazione è stata eseguita con precisione militare e attenzione ai dettagli.

Ha catturato l’attenzione del mondo.

Non appena la cappella improvvisata è stata smontata, la stampa cattolica è entrata in azione. Prima le solite organizzazioni giornalistiche online tradizionali, poi altre. Il più interessante è stato il reportage della rivista America, la rivista gesuita di riferimento per la sinistra cattolica d’avanguardia. Il loro titolo gridava: “Messa latina illecita celebrata nel Campidoglio degli Stati Uniti“. Era una notizia interessante.

È interessante che la Nuova e Migliorata Compagnia di Gesù utilizzi la datata parola “illecito”. Dopo tutto, i loro teologi di punta hanno bandito da tempo quel termine dal linguaggio teologico del bien pensant. Questa è la stessa Società che secoli fa ha proibito anacronismi come gli assoluti morali (eccetto, ovviamente, i nuovi assoluti morali della Sinistra Woke).

Questa è la Società il cui tentacolare apparato universitario/collegiale è diventato la fabbrica ronzante del cattolicesimo anticattolico. Molto tempo fa, questa società sempre più moderna innalzava la bandiera del cattolicesimo laissez-faire. Eppure, eccoli qui con la furia dei puritani che appendono la lettera scarlatta al collo di Hester Prynne. Quale potrebbe essere la prossima mossa della Società terribilmente au courant? Una nuova ripetizione del processo alle streghe di Salem?

Ma perché ci sarebbe stato allarme in alcune cancellerie? Perché questa non era la traiettoria prevista dai nemici della Messa tradizionale. Dopo sessant’anni di saggezza convenzionale del Novus Ordo, i suoi elettori erano certi che la Messa tradizionale sarebbe stata ormai dimenticata da tempo. Erano abbastanza sicuri che i loro sforzi nell’ultimo mezzo secolo o giù di lì avrebbero assicurato il suo posto sul cumulo di cenere della storia. Avrebbe fatto la fine dei venerdì senza carne, delle devozioni del Sacro Cuore, delle novene e del peccato mortale.

Non avevano previsto che una Rivoluzione Giovanile avrebbe catapultato la Messa Tradizionale in piena luce.

Due incidenti storici hanno contribuito a questa rivoluzione: un virus pandemico e la Traditionis Custodes. Quando il Covid ha colpito e le chiese sono state chiuse, i cattolici desiderosi di andare a messa si sono rivolti a Internet. Mentre i motori di ricerca facevano le fusa, migliaia, decine di migliaia di persone si sono imbattute in questa strana Messa tradizionale latina fino ad allora sconosciuta. La sua trascendenza, la sua bellezza e il suo palpabile mistero li hanno contagiati.

Hanno iniziato a indagare sulle sue origini. La loro indagine ha aperto nuovi orizzonti, ha suggerito una serie di domande e ha creato una fame irresistibile. Non è sfuggito loro il Summorum Pontificum di Papa Benedetto, quando ha scosso le fondamenta stesse della prassi liturgica convenzionale di oltre mezzo secolo:
Ciò che le generazioni precedenti ritenevano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente vietato o addirittura considerato dannoso. È necessario che tutti noi preserviamo le ricchezze che si sono sviluppate nella fede e nella preghiera della Chiesa e che diamo loro il giusto posto.

Quando la pandemia si attenuò e le chiese riaprirono le porte, le Messe tradizionali disponibili aumentarono. Finalmente una religione per adulti.

Allo stesso modo, la promulgazione della Traditionis Custodes. Molti cattolici curiosi si chiesero cosa potesse essere questo rito proibito della Messa. Che tipo di malvagità portava con sé per meritare una tale condanna universale? La sua malvagità deve essere senza precedenti. Questa Messa proibita deve incarnare un pericolo spaventoso per le anime da meritare l’immediata soppressione, come un cancro che si diffonde nel Corpo Mistico di Cristo.

Quale altra conclusione si potrebbe trarre? Dopo tutto, il papato che ha sferrato le sue sanzioni più brutali contro di essa si è vantato del suo “non giudizialismo”, dell’andare verso le “periferie”, della tolleranza di pratiche mai ammesse prima dalla Chiesa per il bene dell'”accompagnamento”, per una preferenza a creare “casini”. Stava sviluppando nuovi paradigmi (come la “teologia contestuale”) che avrebbero reso le condanne un imbarazzante passato medievale. Non devono sbocciare mille fiori? Per un papato di questo tipo agire in modo così anomalo doveva significare che si stava confrontando con una malignità al di là delle parole. Si poteva quasi sentire il lamento di Voltaire: “écrasez l’infâme!“.

Altrimenti, perché una censura così draconiana? Che cos’era questa nuova allettante e ineguagliabile malvagità?

La curiosità è stata stuzzicata. In cerca di risposte, si è andati su Internet. Quando gli occhi dei millennial si sono posati su questa pratica illecita, sono rimasti perplessi. Questa Messa fuorilegge sembrava parlare loro di Dio, dei suoi misteri e del suo amore. Era una solennità che nutriva i loro cuori affamati. Presentava un’economia ordinata di verità al cui potere non potevano resistere. Questa è la malvagità? Questo merita il timbro dell’illiceità?

Le giovani menti si sono ripromesse di scavare più a fondo. Si vedevano come colombiani del XXI secolo alla ricerca di un nuovo mondo. Anche all’interno dei confini claustrofobici della Traditionis Custodes scoprirono il tesoro e si ritrovarono trasformati. Non si trattava di malvagità. Questo era il Paradiso.
L’ufficialità fece una smorfia. I teologi scrissero diatribe. I liturgisti ringhiarono.

Roma, abbiamo un problema.

Si poteva quasi sentire la voce spaventata degli apparati di cancelleria e della classe accademica omologata: sta succedendo qualcosa che non avrebbe mai dovuto accadere. Decenni di consolidata liturgia riformata sembravano a rischio. La terraferma liturgica stava tremando sotto i loro piedi. Più di mezzo secolo di erudizione liturgica stava scivolando dalle loro mani.

Non c’è da preoccuparsi. Dopo tutto, il numero di persone che affollavano queste Messe era minuscolo rispetto alla popolazione cattolica generale. Ma questo non era di grande consolazione. Perché nel numero apparentemente insignificante di queste Messe c’era una passione, una devozione e un impegno inspiegabili. Ancora più irritante era la loro deferenza nei confronti dell’autorità della Chiesa, la loro modestia, il loro spirito irenico e il loro, diciamo così, desiderio di essere semplicemente buoni cattolici.

Roma, abbiamo un problema.

A tutto questo, Graham Greene in Brighton Rock, in perfetti toni di ortodossia cattolica, scrisse: “Non posso capire, né voi potete, la sconvolgente stranezza della misericordia di Dio”.





* Fr. John A. Perricone, Ph.D., è professore a contratto di filosofia allo Iona College di New Rochelle, New York. I suoi articoli sono apparsi su St. John’s Law Review, The Latin Mass, New Oxford Review e The Journal of Catholic Legal Studies. Può essere raggiunto all’indirizzo frjohn1765@icloud.com.






Il Green Deal europeo uccide l'agricoltura e minaccia l'ambiente

 Taglio drastico dei fitofarmaci, estensione del biologico, riduzione dei terreni coltivati sono misure che puntano a una "decrescita" che minaccia l'intera società. È necessario che Bruxelles riapra un dialogo con il mondo agricolo.




di Flavio Barozzi e Luigi Mariani

Fra i cittadini europei è oggi più che mai diffusa l’idea secondo cui solo un ‘agricoltura “naturale” e non intensiva sia l’unica davvero sostenibile sul piano ambientale. Al contrario, i dati scientifici in nostro possesso indicano con chiarezza che l’ambiente si tutela proprio intensificando l’agricoltura con l’ausilio di tecnologie a base scientifica (genetica animale e vegetale, tecniche colturali e di allevamento, ecc.) innovative e “low impact”, mentre i sistemi agricoli a bassa efficienza produttiva generano impatti ambientali per unità di prodotto molto più elevati e generalmente insostenibili.

Basti riflettere ad esempio sul fatto che per ottenere la stessa quantità di beni con un’agricoltura estensiva che per unità di superficie produce la metà rispetto a una intensiva occorre il doppio della terra, reperibile oggi solo abbattendo boschi e dissodando praterie naturali con danni enormi alla biodiversità. Oppure si rifletta sul fatto che per produrre un litro di latte e farlo giungere fino alla tavola del consumatore si emettono oggi 1,3 kg di CO2 equivalente se tale latte deriva da zootecnia intensiva in grandi stalle aperte, mentre si sale a 3,7 kg di CO2 se lo stesso latte è prodotto da bestiame al pascolo. Scriviamo questo non tanto per demonizzare l’allevamento al pascolo (il pastore errante per l’Asia non è un “poco di buono” e il malgaro della montagna alpina e appenninica è una risorsa per la tutela del territorio!) quanto per stigmatizzare l’insensata demonizzazione dell’allevamento intensivo da tempo in atto.

Purtroppo affermare presso l’opinione pubblica i meriti dell’agricoltura intensiva basata sulla ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica è sempre più difficile: da anni prevalgono infatti visioni grottesche e pseudoscientifiche che attraverso i media influenzano le idee dell’opinione pubblica e della politica a livello nazionale ed europeo. Anche da queste visioni fuorvianti deriva l’impostazione generale UE del “green deal” che in agricoltura si declina nelle strategie “farm to fork”, “biodiversità” e “rinaturalizzazione” Da tali strategie stanno prendendo corpo provvedimenti sconcertanti fra i quali ricordiamo:

1. Il proposito di ridurre del 50-60% il quantitativo di fitofarmaci ammessi all’impiego, basato su un rigido “algoritmo” che non considerando alcun aspetto razionale mette a rischio tutta la protezione fitosanitaria delle coltivazioni: se non si tutelano le colture da insetti, funghi patogeni, batteri, malerbe e altri nemici i prodotti ricavati saranno in molti casi meno salubri (molti funghi patogeni e batteri sono in grado di produrre tossine con effetti negativi sulla salute) ed in molti casi tanto scarsi da rendere antieconomica la loro raccolta. Giova ricordare che l’impatto di un simile approccio “proibizionista” si presenta particolarmente pericoloso per le agricolture dei Paesi mediterranei (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo), fondate su colture (fruttiferi, vite e colture orticole) che hanno necessità rilevanti in termini di difesa fitosanitaria.

2. Il proposito di espandere l’agricoltura biologica portandola dal 9% al 30% della superficie agricola utile. Tale scelta determinerà cali di resa del 20-70% a seconda delle colture, con conseguente esplosione delle importazioni proprio in un momento in cui a livello globale la sicurezza degli approvvigionamenti di cibo e energia è una priorità assoluta per gli Stati che vogliano mantenere la propria sovranità. Possibile che la guerra russo – ucraina non ci abbia insegnato nulla?

3. La decisione di “rinaturalizzare” vasti territori in cui l’attività agricola si svolge da migliaia di anni, senza domandarsi cosa potrà derivarne in termini di difesa dalle inondazioni o in termini di difesa dell’attività agricola dalle specie selvatiche invasive.

Tutto questo si sviluppa in un contesto europeo improntato ad una persistente diffidenza verso le tecnologie innovative di miglioramento genetico (OGM, NBT), il cui rifiuto preconcetto pone gli agricoltori europei in condizioni di inferiorità quanti-qualitativa rispetto ai competitor di altre aree agricole del mondo.

In definitiva il cahier de doléances degli agricoltori è davvero pieno, tanto sul versante dei meriti non riconosciuti quanto su quello di politiche di “decrescita”, pericolose non solo per il settore agricolo ma per l’intera società.

Ma sarà davvero utile questa protesta?

La protesta degli agricoltori sarà utile solo se aiuterà a comprendere una realtà che va ben oltre le “lamentazioni” del momento ma investe l’intera politica europea. Perché il "malinteso ambientalismo" che sembra condizionare le Istituzioni comunitarie (ma pure governi nazionali piuttosto intorpiditi) rischia di fare danni all’economia, alla società e paradossalmente pure all’ambiente. In specie la politica agricola comunitaria sembra orientata ad un rigido dirigismo che appare sempre più come una surrettizia “kolkosizzazione” dell’agricoltura europea, per cui una “classe dirigente” avulsa dalla realtà ma saldamente insediata nei “palazzi” di Bruxelles, dei Ministeri o delle Regioni vorrebbe imporre ai produttori un assistenzialismo soffocante, fatto di sovvenzioni simili ad elemosine a fronte di impraticabili ed assurde regole operative da applicare "in campo".

Per accompagnare la protesta alla proposta sarebbe oggi necessario intavolare quel "dialogo strategico" sull'agricoltura cui la Presidente von der Leyen si è detta finalmente disponibile. Ancor più sarebbe utile rifondare su nuove basi quella "alleanza" tra agricoltura e società su cui si fonda una sicurezza alimentare oggi esposta a rischi concreti. Perché ciò accada è tuttavia indispensabile una base culturale rispetto alla quale tanto il mondo agricolo quanto il decisore politico forse oggi sono carenti, e su cui le Istituzioni accademiche dovranno impegnarsi sempre più a fondo nell’interesse generale.



da La Bussola quotidiana 31-01-2024


venerdì 2 febbraio 2024

Cattolico è ciò che è sempre stato cattolico. Il vecchio “Catechismo Romano” come guida per l’oggi.




Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Joachim Heimerl, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul Catechismo di San Pio V, edito di recente a cura del card. Raymond Leo Burke. Buona lettura e condivisione.


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2 Febbraio 2024 Pubblicato da Marco Tosatti 





Di Joachim Heimerl

Quando Papa Giovanni Paolo II approvò il Catechismo mondiale, diede a tutti i cattolici una “guida sicura” per la loro fede, che cadde su un terreno fertile in tutto il mondo.

Come sempre, in Germania le cose sono diverse. Lì il Catechismo è visto solo come una cava per una nuova riforma. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca sostiene addirittura che la Chiesa è essenzialmente quella di Giovanni Paolo II e che ha al massimo 150 anni. In altre parole, la Chiesa esistente e il suo catechismo dovrebbero essere aboliti. – Questo e nient’altro è l’obiettivo dei vescovi tedeschi, e l’attuale crollo del magistero papale fa il loro gioco. Il fatto che la Chiesa risplenda nello splendore delle verità eterne non è più considerato “compatibile” da entrambi i lati delle Alpi. Chi insiste su questo deve al massimo sopportare la controdomanda di Pilato: “Che cos’è la verità?”. (Giovanni 18:38).

Lo ammetto: in questa situazione, a volte mi chiedo: i principi della fede cattolica erano solo villaggi Potemkin e sono ora vittime degli iconoclasti del nostro tempo? E: abbiamo davvero creduto solo in una Chiesa che aleggiava nel vuoto del secolo scorso e che il Catechismo mondiale ha “trasfigurato” un’ultima volta?

Fortunatamente, in questa situazione è apparsa una nuova edizione del “Catechismo Romano”, voluta da Papa San Pio V in accordo con il Concilio di Trento. Il cardinale Burke scrive nella sua prefazione: “Il Catechismo Romano offre una presentazione assolutamente chiara degli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa. Esso attinge alle ricche fonti della Parola di Dio, cioè alla Scrittura e alla Tradizione, che vanno entrambe accettate e onorate con uguale amore e rispetto”. – Si tratta di questo, che è stato perso di vista sia in Germania che a Roma.

Il lettore del Catechismo Romano, invece, si rende conto già dopo poche pagine di quanto sia stato duraturo l’insegnamento della Chiesa attraverso i secoli e di quanto sia profondamente radicato nella Sacra Scrittura. Si percepisce che questo catechismo respira lo spirito dei secoli e conduce il lettore assetato alle fonti della fede.

Lo si vede, ad esempio, nell’insegnamento morale cattolico, che in Germania si sostiene essere stato trasformato dalle moderne “scienze umane”. Il Catechismo Romano chiarisce abbondantemente che non è così, con numerosi esempi tratti dalle Sacre Scritture. Dopo 500 anni, questo gli conferisce una rinfrescante atemporalità e un’autorità che si pone ben al di sopra dello Zeitgeist della Chiesa di oggi.

Naturalmente, gli autori del Catechismo Romano erano consapevoli che le verità della fede cattolica erano in contrasto con il mainstream di allora come lo sono ancora oggi. Ma questo non li ha fermati. Al contrario: il Catechismo irradia ancora oggi lo splendore della verità, che non è mai solo condizionata e umana, ma eterna e divina.

Eppure: il Catechismo Romano lascia anche perplessi se si pensa che il suo santo redattore non è stato solo un predecessore del Papa di oggi, ma anche del suo Prefetto della Fede, Fernandez. Come sappiamo, Fernandez è un teologo al di sotto della media, le cui opere “catechetiche” sono fantasie pornografiche. E anche Papa Francesco non fa una bella figura in confronto a Pio V.

Allo specchio del Catechismo Romano, molte delle sue idee appaiono a malapena cattoliche; questo vale, ad esempio, per la sua strana “dottrina della benedizione”, con la quale vuole giustificare le relazioni peccaminose, o per la sua superficiale “teologia ambientale”, che non può negare le influenze pagane. Ovviamente, Francesco è diventato un supporto per i riformatori tedeschi che vogliono subordinare il dogma della fede a una “Chiesa omo e climatica” completamente adattata al mondo. – San Pio V si rivolterebbe nella tomba se sapesse che 500 anni dopo gli sono succeduti Fernandez e Francesco, che liquidano con leggerezza ciò che è veramente cattolico come “arretrato”.

Se si confronta il Catechismo Romano con quello di Giovanni Paolo II da questo punto di vista, ci si rende conto con gratitudine che la fede cattolica è sempre rimasta essenzialmente la stessa e ha resistito a tutti gli attacchi. Poiché oggi questi attacchi provengono dall’interno e dai vertici della Chiesa, la guida offerta dal Catechismo Romano è ancora più importante. Cattolico è solo ciò che è sempre stato cattolico ed è ciò che questo Catechismo insegna nello spirito del Concilio di Trento. Solo per questo motivo, dovrebbe essere familiare a tutti i cattolici. La nuova edizione, molto ben realizzata, dovrebbe ora rendere questo più facile.




giovedì 1 febbraio 2024

L’obiettivo di molte politiche ambientaliste è la eliminazione dell’uomo




Conferenza tenuta da Stefano Fontana, direttore del nostro Osservatorio, su invito della parrocchia San Giuseppe a Marina di Ravenna, domenica 28 gennaio 2024 in una sala gremita di ascoltatori. Si è trattato del primo di tre appuntamenti dei quali VI INVITIAMO A VEDERE IL PROGRAMMA QUI. I relatori dei prossimi incontri saranno il prof. Tommaso Scandroglio e il dott. Don Samuele Cecotti. Vi invitiamo a partecipare.




Ci vogliono estinti. Il nuovo ecologismo ideologico


Di Stefano Fontana, 1 FEB 2024


Un breve quadro della situazione


In questo tempo si parla molto di ritorno alla natura. Esso viene proposto come stile di vita dalle nuove tendenze new age che invitano ad abbracciare gli alberi per condividerne l’energia pulsante o che prescrivono di non tagliare l’erba del giardino perché si interverrebbe dispoticamente sui ritmi naturali. Il ritorno alla natura si esprime anche violentemente con il cosiddetto terrorismo ecologico o “ecoterrorismo”[1]: L’Animal Liberation Front, la Sea Sheperds, Earth First, Earth Liberation Front, la ZAD (Zones à défendere), Extinction Rebellion ne sono degli esempi.

L’animalismo è un altro aspetto del ritorno alla natura, inteso come la riduzione e magari la negazione della differenza tra animale e uomo, avvenga questo secondo la versione forte di Peter Singer[2] o tramite quella più debole o dolce di Marta Nussbaum[3]. L’animalismo tende a lambire o a confluire nell’anti-specismo[4] il quale, come titolava il famoso libro di Jean-Marie Schaffer[5], proclama la fine della “eccezione umana”, con la negazione nell’uomo di una natura specifica e diversa da quella degli altri animali. Di antispecismo parla anche la nuova cultura Woke[6] che allarga il divieto di discriminare i neri ad altre presunte discriminazioni, come quella verso le donne, gli omosessuali e, appunto, gli animali.

Il ritorno alla natura anima anche le politiche globali con la cosiddetta transizione ecologica e con l’obiettivo di sostituire gli idrocarburi con le energie rinnovabili. Questo progetto globalista non è praticabile perché troppo costoso: il progetto richiederebbe la spesa di 150.000 miliardi di dollari in 10 anni secondo la stima della recente Cop28 di Dubai e avrebbe bisogno della ricostruzione globale del sistema mondiale di rifornimento. Inoltre, esso non è un ritorno alla natura perché anche le nuove tecnologie delle cosiddette rinnovabili sono inquinanti, ha alle spalle disegni geopolitici di destabilizzazione e impoverimento dell’Europa, però viene proposto come eticamente obbligatorio.

Fanno parte di questi obiettivi di ritorno alla natura la lotta ai cambiamenti climatici a base antropica, la guerra alla proprietà privata e il progetto C40 delle città in 15 minuti. Il primo – il nuovo climatismo – assume l’idea che il riscaldamento globale ci sia e che sia frutto delle eccessive emissioni di CO2 da parte delle produzioni umane e, nonostante non ci siano prove adeguate a riguardo, intende impostare tutte le politiche su questa base. L’Unione Europea, per esempio, vuole dimezzare l’emissione di gas serra entro il 2030 e arrivare alla “neutralità climatica” entro il 2050. Il secondo – le città in 15 minuti – è un progetto in atto in 40 metropoli mondiali per ridurre o eliminare obbligatoriamente il traffico automobilistico e aereo, il ricambio di vestiti, il libero uso del cibo, il libero uso di materiali da costruzione. L’obiettivo è obbligare alla inamovibilità. Il terzo – la guerra alla proprietà privata – intende fare interventi limitanti la proprietà in base a presunte emergenze ambientali come il riscaldamento globale. L’Unione Europea, per esempio, sta intervenendo sull’auto, sulla casa, sui mutui. Inoltre si vuole diminuire l’allevamento dei bovini, ridurre la produzione agricola per diminuire le emissioni di azoto (è di questi giorni la notizia dei contributi europei agli agricoltori italiani perché lascino incolti molti loro terreni), far pagare una tassa per compensare l’emissione di CO2 quando si usa l’aereo (anche i vescovi giunti con l’aereo a Roma per il Sinodo l’hanno pagata), ridimensionare l’industria delle costruzioni, accettare un notevole aumento del prezzo delle abitazioni a seguito della applicazione delle normative verdi, non adoperare più il gas naturale nel riscaldamento delle abitazioni, rispettare limiti di velocità molto ridotti nelle città, come stabilito dal progetto C40 e come si è visto a Bologna nei giorni scorsi.

Un discorso a parte meriterebbe l’atteggiamento della Chiesa attuale rispetto a queste problematiche. Durante il sinodo dell’Amazzonia del 2019 sono emerse molte valutazioni teologiche e pastorali che lodavano il rapporto dei popoli primitivi nei confronti della natura, indicandoli come esempio anche per i cristiani, mentre si sa che il rapporto pagano e animista con la natura era fonte di orrenda paura e violenza in quei popoli da cui il cristianesimo li ha liberati. L’uso nella Chiesa dell’espressione “conversione ecologica” è piuttosto ambiguo. C’è anche una preoccupante tendenza della teologia a ridurre o a negare la “gerarchia dell’essere”[7], parlando di una unica famiglia dei viventi frutto della creazione di Dio e da Lui tutti egualmente amati: l’uomo non avrebbe un primato e la vita eterna non sarebbe destinata solo a lui. La teologa americana Elizabeth A. Johnson sostiene che “tutte le creature formano una sola, amata comunità di creazione”. Per la Johnson “esiste una sola comunità di vita sulla Terra. In termini scientifici, c’è una sola biosfera. In termini teologici, c’è una sola comunità di creazione”. Aver negato questo punto e aver parlato di un primato dell’uomo ha generato lo sfruttamento della terra e poi, a cascata, tutti gli altri sfruttamenti. L’ecologismo sarebbe fonte di giustizia e di pace. L’enciclica Laudato sì’ (24 maggio 2015) e la dichiarazione Laudate Deum (4 ottobre 2023) di Francesco aprono in modo consistente all’ambientalismo e al climatismo ideologico di oggi. Molti vescovi hanno redatto dei “Decaloghi” per l’acquisizione di nuovi stili di vita per tutelare l’ambiente e dalla Settimana sociale di Taranto era partita l’iniziativa di creare in ogni parrocchia una “comunità energetica”.

Dall’esame di questi dati emergono già alcune tendenze evidenti del nuovo ecologismo che qui brevemente riassumo: 1) per la salvaguardia della natura si finisce per negare la natura dell’uomo collocandolo dentro un indistinto genere animale; 2) Con la scusa di presunte emergenze ambientali e climatiche si mira a contrastare il diritto alla proprietà privata e a impoverire la famiglia; 3) La decrescita felice, che in realtà vuol dire impoverimento, viene proposta come soluzione green indispensabile per la transizione ecologica alle rinnovabili e verso una società in cui non “possederemo niente e saremo felici” come prospettato dal WEF di Davos; 4) Sempre secondo le necessità imposteci dall’emergenza ambientale si vuole sorvegliare le persone e le famiglie, costringendole ad abitare in città da 15 minuti, controllando i loro consumi compreso il cibo, monitorando i loro comportamenti al fine di ridurre quelli che provocano un aumento della CO2 (carbon card), considerata erroneamente un veleno mentre è fondamentale per la vita, e rieducando la popolazione a cominciare dalle scuole; 5) infine il nuovo culto della Madre Terra, della intangibilità della natura, del rifiuto della civiltà che avrebbe compromesso l’innocenza originaria diventa la nuova religione secolare di oggi, il Bio diventa il nuovo Dio.[8]

Il corretto significato del termine “natura”

Passiamo ora a considerare brevemente cosa si debba intendere correttamente per natura. Ogni cosa che esiste è “qualcosa”, è qualcosa di quel tipo lì, diversa dall’altra cosa che è di quel tipo là. La natura indica cos’è una certa cosa, per esempio cosa è un geranio, un gatto o un uomo. Se le cose non avessero una essenza o natura sarebbero o tutte uguali o tutte diverse, non potremmo confrontarle tra loro, distinguere né tra un cane e un uomo, che hanno nature diverse, né tra un cane e un altro cane, che sono ambedue cani proprio perché hanno la stessa natura. Si chiama nominalismo lo sguardo di chi non pensa che esistano delle essenze o nature ma ritiene che ciò che esiste sia solo un insieme di fenomeni l’uno diverso dall’altro che si possono incontrare nella esperienza ma non rivelano nessuna proporzione, ordine, analogia tra di loro. Si susseguono, si accostano, si sommano ma non rivelano nessun ordine e nessun disegno complessivo. Tra di essi non si possono stabilire gerarchie di valore, se non per motivi di utilità e praticità.

La parola natura è sinonimo di essenza, ma anche vi si distingue perché significa l’essenza come guida all’azione. Infatti, ogni cosa agisce (vive) in base a quello che è. Si dice che la natura dell’uomo è di essere libero, allora imprigionarlo senza giusta causa è una cattiva azione. Se una gallina ha una natura gerarchicamente inferiore all’uomo, costui se ne può servire governandone sapientemente l’allevamento. Gli animali di natura inferiore vanno allevati e utilizzati secondo natura, il che vuol dire essi sono finalizzati all’uomo e non viceversa ma anche che l’uomo li deve usare appunto sempre secondo natura, per esempio senza trattarli con violenza ingiusta o senza abbandonarli.

Quello naturale allora non è un’accozzaglia di cose sparse a caso, è invece un ordine finalistico che riguarda non solo la natura in senso fisico-materiale ma anche la società degli uomini. Ordine finalistico significa che ogni cosa è quello che è da ciò deriva anche i propri fini, il cui esito viene garantito dalla natura stessa per gli esseri inferiori, mentre per l’uomo diventa un dovere morale e una responsabilità. Il governo della società deve corrispondere all’ordine finalistico delle persone, delle famiglie, delle comunità naturali, come le leggi e le politiche. Vivere secondo natura non vuol dire abbracciare gli alberi o lasciare libero sfogo agli istinti materiali, compresi quelli contro natura, ma significa vivere nel rispetto di un ordine che ha già in se stesso le proprie finalità. Così considerate le cose, c’è una gerarchia dell’essere, la cura dell’ambiente deve avvenire nel rispetto di questa gerarchia, l’uomo ne è il vertice responsabile, animali e persone non hanno lo stesso valore e non esiste un’unica famiglia degli esseri viventi, la gestione delle risorse avviene tenendo conto primariamente delle persone, delle famiglie e delle comunità organiche della società, la “decrescita felice” non è accettabile in quanto manca di fiducia nell’uomo[9], costui non è il cancro del pianeta ma è la principale risorsa[10], non si deve combattere la denatalità per salvaguardare l‘ambiente perché l’ambiente è a servizio dell’uomo e non viceversa[11], non si può programmare la povertà per soddisfare esigenze di un ambientalismo artificiale.

Questa corretta visione della natura risulta alla ragione e viene confermata ed elevata dalla rivelazione. L’uomo è il vertice del creato e tutte le forme di vita inferiori sono a lui finalizzate, affinché egli le governi, facendo proseguire così la creazione di Dio[12]. Da quando il cristianesimo ha posto un Punto di vista esterno al mondo e ha rivelato che l’uomo è fatto ad immagine di quel Punto, anche l’uomo ha acquisito una certa trascendenza rispetto alle cose, cessando di essere “cosa tra le cose” ed emergendo al compito di governarle. Da qui l’invito divino a sottometterle a sé e a moltiplicarsi. La tutela dell’ambiente non può richiedere la denatalità e il nuovo ambientalismo non è un umanesimo[13].

La differenza tra le due visioni può essere sintetizzata nel contrasto tra “ambiente” e “creato”[14]. La parola ambiente presenta la cosiddetta natura come altro dall’uomo, un ambito originario, bastevole a se stesso, igienicamente autosufficiente, nel quale l’uomo ad un certo punto è entrato in modo dirompente e con fare dispotico, asservendola scriteriatamente a sé. La soluzione consiste allora nel ridurre o eliminare la presenza nociva dell’uomo nella natura. La parola creato, invece, rimanda all’uomo come la prima delle creature, con un compito affidatogli da Dio di adoperarle per il proprio bene rispettando un ordine che gli è indisponibile, non è nelle sue mani fino in fondo perché gli è stato affidato come un dovere. Si noti un punto importante: nella parola ambiente è quindi contenuto un progetto irreligioso, non solo un progetto di superamento dell’uomo ma un progetto di superamento di Dio. La natura è vista in contrasto con l’uomo perché è vista in contrasto con Dio. Il nuovo ambientalismo assume una irreligiosità dalla forza religiosa.

Le origini teoretiche del nuovo ambientalismo ideologico

Il nostro compito a questo punto è di cercare le fonti di pensiero che stanno all’origine del nuovo naturalismo ambientalista. Per farlo possiamo trovare un aiuto in una costatazione semplice ma importante. Le stesse forze culturali, economiche e politiche che promuovono il Grande Reset su basi ambientaliste sono anche impegnate sul fronte della biopolitica e della bioingegneria, e non solo perché vogliono contemporaneamente eliminare gli allevamenti bovini e produrre carne sintetica. Da un lato promuovono il ritorno alla natura, dall’altro negano la naturalità delle dimensioni umane e vogliono riplasmarle artificialmente. L’aborto, il suicidio assistito, la procreazione in laboratorio, l’utero in affitto, le coppie omosessuali, la fine della famiglia naturale sono obiettivi promossi dalle stesse forze che propongono come ideale il ritorno alla natura. Esse si spingono anche oltre, preparando il transumanesimo, la creazione del “nuovo Adamo”[15], un misto di animale, uomo e macchina mediante l’incrocio delle nuove tecnologie in grado di riprodurre i tessuti, dell’elettronica applicata al cervello umano, della connessione continua e integrata con la Rete e con l’intelligenza artificiale. Le stesse spinte che riconducono l’uomo alla natura, denaturalizzandolo nel senso di negare la sua natura di vertice del creato, lo spingono verso il superamento di ogni natura, in un contesto di pura artificialità[16]. Si vede benissimo che, sia nel primo percorso che nel secondo, si mira ad un superamento dell’umano, ad un postumanesimo che pretende di essere un transumanesimo. L’antispecismo di cui abbiamo già parlato rientra in questo quadro: si riduce l’uomo ad animale per poterlo poi manipolare con le nuove tecnologie.

Stabilito questo nesso fondamentale e compresa l’unità di questo progetto diviso in due percorsi, vengono alla luce anche altre connessioni. Nella presentazione del quadro iniziale abbiamo potuto vedere che l’obiettivo di molte politiche ambientaliste è la eliminazione dell’uomo. Gli attacchi alla proprietà privata minano la famiglia, il controllo sociale impone comportamenti collettivi e riduce la libertà delle persone, la natalità viene sconsigliata, resa inopportuna e difficoltosa, sostenendo che generare più di due figli vuol dire danneggiare l’ambiente e avvalorando una sessualità non procreativa tramite la diffusione dell’omosessualismo e del genderismo, l’estinzione degli uomini è perfino presente nel nome di movimenti dell’ecologismo estremo come Extinction Rebellion e la denatalità provocata ad arte viene poi assunta per provare la necessità dell’immigrazionismo[17]. Ebbene, la stessa cosa viene eseguita con l’aborto legalizzato e promosso anche in forma chimica, con l’eutanasia e con le pratiche eugenetiche. L’eugenetica è ampiamente in uso nelle democrazie avanzate: selezione degli embrioni, aborto selettivo dopo aver verificato anche solo ipotetici problemi di salute del feto, eutanasia per persone affette da varie patologie. Il potenziamento dell’umano nel transumano richiede anche queste forme di selezione forzata: in epoca Covid si è sperimentata una vaccinazione preventiva a scopo eugenetico che potrebbe essere trasferita anche in una prevenzione genetica, con interventi ingegneristici sul DNA, formalmente per prevenire malattie, realmente per sottomettere l’uomo. Del resto, gli esperti documentano che i movimenti ecologisti moderni hanno origine dalle società eugenetiche di fine Settecento e inizi Ottocento le quali, contrariamente a quanto si pensa, nascevano nel contesto dell’illuminismo e del darwinismo della selezione naturale trasportata in ambito sociale.[18]

Il discorso sulle origini, però, si può ulteriormente retrodatare. Come ho cercato di dimostrare in un mio libro[19], il modo di pensare moderno in quanto tale, nelle sue categorie fondanti e originarie, rifiuta che ci sia una realtà normativa davanti a noi, ma pretende di costruire la realtà partendo da se stesso. L’oggetto viene sempre posto dal soggetto. Certamente ci sono differenze tra i pensatori ascrivibili alla modernità, intesa qui come modo di pensare, ma ci sono principi fondamentali che tracciano la linea portante che, alla fine si impone. Fin dal primo passo del pensiero moderno diventa impossibile ritenere che esista una realtà data e non costruita dalla nostra mente. L’essenza della filosofia moderna è l’artificio e la progressiva negazione della realtà vista come intollerabile limite alla originaria e libera espressone di noi stessi. Il costruttivismo è la prospettiva unitaria della modernità filosofica che necessariamente conduce alla negazione della natura e alla sua sostituzione con l’artificio. Si situa qui il carattere gnostico[20] del nuovo ecologismo che, in fondo, è un progetto di virtualizzazione dell’intera realtà o, se vogliamo, una “nuova creazione”.

Stefano Fontana

Marina di Ravenna – 28 gennaio 2024




[1] H. Thery – D. Dory, Approche préliminaire de l’écoterrorisme, “Liberté politique”, n. 95, Ma4s 2023, pp. 99-110.

[2] P. Singer, Liberazione animale, (1975), Il Saggiatore, Milano 2015; Id., Animal Liberation Now, 2023.

[3] M. Nussbaum, Giustizia per gli animali, Il Mulino, Bologna 2023; S. Fontana, L’animalismo dolce di Marta Nussbaum: https://lanuovabq.it/it/lanimalismo-dolce-di-martha-nussbaum

[4] P. Sugy, L’antispécisme, une idéologie qui entend déconstruire l’idée d’humanité, “Liberté Politique , n. 97, Octobre 2023, pp. 69; E. Pavesi, L’antispecismo e l’invito a farsi animale, Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa, XII (2016) 2, pp. 69-73.

[5] J-M. Schaffer, La fin de l’exception humaine, Gallimard, Paris 2002.

[6] S. Fontana, Il wokismo, ultimo stadio della decostruzione: https://lanuovabq.it/it/il-wokismo-lultimo-stadio-della-decostruzione

[7] S. Fontana, Il “dio ecologico” e la lotta della teologia cattolica alla gerarchia dell’essere: https://vanthuanobservatory.com/2023/09/06/il-dio-ecologico-e-la-guerra-cattolica-contro-la-gerarchia-dellessere/

[8] G. Vignelli, Da Dio al Bio. L’ecologismo come religione del nuovo ordine mondiale, Maniero del Mirto, Roma 2020.

[9] Cfr., Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, n. 14.

[10] Cfr., Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus annus, n. 32: “La principale risorsa dell’uomo, insieme con la terra, è l’uomo stesso”.

[11] “C’è spazio per tutti su questa nostra terra: su di essa l’intera famiglia umana deve trovare le risorse necessarie per vivere dignitosamente, con l’aiuto della natura stessa, dono di Dio ai suoi figli, e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva” (Caritas in veritate, n. 50).

[12] M. Gagliardi, L’ecologismo alla luce della corretta dottrina della creazione, “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie – 12mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo”, Osservatorio cardinale Van Thuân, Cantagalli, Siena 2020, pp. 63-96.

[13] Va quindi rovesciata la dottrina espressa in E. Felice, L’ecologismo è un umanesimo, Il Mulino, n. 523 (3/2023), pp. 170-182

[14] R. Cascioli, Ecologismo: una storia inquietante, “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie – 12mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo” cit., pp. 27-46.

[15] AA.VV., Transumanesimo: lo spaventoso laboratorio del nuovo Adamo, “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, XII (2016) 2.

[16] AA.VV., Ritorno al reale o dominio del virtuale. Il suicidio della rivoluzione, “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa, XX (2024) 1.

[17] E. Gotti Tedeschi, Le migrazioni epocali e il progetto di re-ingegneria gnostica mondiale, in Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa, Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos, VIII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, Cantagalli 2016, pp. 159-170.

[18] Cfr. R. Cascioli, Ecologismo: una storia inquietante cit.

[19] S. Fontana, Ateismo cattolico? Quando le idee sono fuorvianti per la fede, Fede & Cultura, Verona 2022.

[20] G. Vignelli, Gnosi contro Cristianesimo. Il vero conflitto di Civiltà, Maniero del Mirto, Roma 2021; S. Fontana, Chiesa gnostica e secolarizzazione. L’antica eresia e la disgregazione della fede, Fede & Cultura, Verona 2018.