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Redazione UCCR, 25 Lug 2026
Torniamo a parlare dell’incredibile calibrazione dell’Universo.
Il cosiddetto “fine-tuning” è una scoperta della fisica moderna: diverse costanti fondamentali della natura sembrano essere state perfettamente sincronizzate per permettere la comparsa della vita intelligente.
Non esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un universo casuale e caotico ma, piuttosto, è ciò che probabilmente ci si attenderebbe se fosse il prodotto di una progettualità.
Ne abbiamo parlato in un recente articolo ed è stata l’occasione per entrare in contatto con uno degli studiosi citati.
Si tratta di Roberto Fumagalli, filosofo della scienza e docente presso il King’s College London, nonché autore di un recente studio sul fine-tuning dell’universo.
Fumagalli ha concluso che la calibrazione fine dell’Universo rappresenta un dato di fatto che richiede necessariamente una spiegazione filosoficamente adeguata, senza la possibilità di poterla liquidare come “fatto bruto”.
Abbiamo rivolto al filosofo alcune domande di approfondimento.
L’intervista sul fine-tuning
DOMANDA – Prof. Fumagalli, alcuni fisici sostengono che il fine tuning non richiede spiegazioni. Cosa ne pensa?
RISPOSTA – Grazie per l’interesse mostrato nei confronti del mio articolo e per questa stimolante domanda.
La mia tesi è che, nel caso specifico del fine tuning dell’universo per la vita intelligente, considerarlo come un fatto bruto non costituisce una posizione epistemicamente soddisfacente.
DOMANDA – Su cosa si basa la sua tesi?
RISPOSTA- Secondo le migliori teorie fisiche attualmente disponibili, soltanto un intervallo straordinariamente ristretto di valori dei parametri fondamentali consente l’esistenza della vita intelligente, e i valori dei parametri fondamentali del nostro universo ricadono precisamente all’interno di questo intervallo.
Questa corrispondenza è eccezionalmente precisa e – per quanto oggi sappiamo – estremamente improbabile, qualora si assuma l’ipotesi del caso.
E’ proprio questa estrema improbabilità a esercitare una forte pressione epistemica verso la ricerca di una spiegazione più profonda, piuttosto che accontentarsi di appellarsi a un fatto bruto.
Tanto nella scienza quanto nella filosofia, infatti, esiste una consolidata metodologia volta a evitare di assumere coincidenze altamente improbabili come punti d’arresto definitivi dell’indagine, ogniqualvolta sia ipotizzabile una spiegazione più profonda e plausibile.
DOMANDA – Uno dei temi centrali del suo articolo riguarda i criteri in base ai quali giudichiamo una spiegazione soddisfacente. Quali sono, a suo avviso, i fraintendimenti più diffusi circa l’affermazione secondo la quale il fine tuning dell’universo richiede una spiegazione?
RISPOSTA – La ringrazio per invitarmi a chiarire questo aspetto, che considero particolarmente importante. Individuerei tre fraintendimenti ricorrenti.
Il primo consiste nel confondere l’affermazione secondo la quale il fine tuning richiede una spiegazione con l’affermazione, molto più stringente, secondo la quale il fine tuning è spiegato da una specifica ipotesi. Il mio articolo difende esclusivamente la prima affermazione.
In particolare, sostengo che le principali critiche rivolte agli argomenti del fine tuning non riescano a confutare la conclusione che richieda effettivamente una spiegazione non casuale.
DOMANDA – Il secondo fraintendimento?
RISPOSTA – Consiste nell’interpretare l’affermazione che il fine tuning richiede una spiegazione come la mera espressione di uno stato psicologico quale la sorpresa o il desiderio di trovare una risposta.
Un fenomeno non richiede una spiegazione semplicemente perché ci appare enigmatico, né una richiesta di spiegazione è giustificata soltanto perché desideriamo trovare una risposta.
La tesi che difendo è di natura epistemica, non psicologica: poiché la probabilità del fine tuning sembra essere significativamente maggiore assumendo ipotesi non casuali rispetto a quanto sia assumendo l’ipotesi del caso, risulta insoddisfacente ritenere che il caso, da solo, costituisca una spiegazione adeguata.
DOMANDA – Infine, il terzo fraintendimento…
RISPOSTA – Sì, consiste nel ritenere che difendere gli argomenti del fine tuning richieda necessariamente l’assegnazione di probabilità quantitativamente precise ai valori dei parametri fondamentali dell’universo oppure l’applicazione del principio d’indifferenza su uno spazio parametrico illimitato.
A mio avviso, nessuna di queste assunzioni è indispensabile. Gli argomenti del fine tuning formulano infatti una tesi comparativa: la probabilità è significativamente più elevata assumendo ipotesi non casuali di quanto sia assumendo l’ipotesi del caso.
Questione scientifica, filosofica o soprannaturale?
DOMANDA – Ritiene che il dibattito sul fine tuning sia più una questione scientifica o filosofica? Oppure coinvolga entrambe le discipline?
RISPOSTA – Domanda eccellente.
A mio avviso, il dibattito sul fine tuning coinvolge inevitabilmente sia considerazioni scientifiche che filosofiche.
Il contributo della scienza è imprescindibile. È infatti la fisica – non la filosofia – a dirci quali siano i parametri fondamentali dell’universo, quali intervalli di valori tali parametri possano plausibilmente assumere e quanto sensibilmente la complessità chimica necessaria alla vita intelligente (almeno per come la conosciamo) dipenda da tali valori.
Il contributo della filosofia, tuttavia, è altrettanto indispensabile.
Domande quali se il fine tuning richieda realmente una spiegazione non casuale, che cosa renda una spiegazione soddisfacente e in quali circostanze sia giustificato considerare un fenomeno come un fatto bruto appartengono all’epistemologia della spiegazione. Si tratta di questioni che non possono essere risolte esclusivamente mediante l’evidenza empirica.
Vorrei però aggiungere un’osservazione ulteriore di carattere metodologico…
DOMANDA – Prego…
RISPOSTA – L’approccio naturalistico metodologico, che sospende la considerazione di spiegazioni soprannaturali nell’ambito della ricerca scientifica, costituisce un principio operativo pienamente legittimo per la fisica.
Tuttavia, esso rappresenta un vincolo metodologico interno alla pratica scientifica e, di per sé, non risolve la questione filosofica se il fine tuning dell’universo richieda o meno una spiegazione non casuale.
Cosa spiega il fine tuning dell’Universo?
DOMANDA – Dopo aver analizzato le principali spiegazioni proposte per il fine tuning dell’universo, quale ritiene abbia oggi il maggiore potere esplicativo?
RISPOSTA – Questa è una domanda da un milione di dollari!
La mia difesa degli argomenti del fine tuning è deliberatamente compatibile con valutazioni molto diverse circa il merito delle principali ipotesi non casuali, ossia le ipotesi del multiverso, del designer cosmico e il ricorso a teorie fisiche future.
Nel mio articolo raggruppo tali ipotesi nella più ampia categoria delle ipotesi non casuali non perché le ritenga ugualmente plausibili, ma perché tutte rifiutano l’idea che i valori dei parametri fondamentali siano ricaduti nell’intervallo estremamente ristretto compatibile con la vita intelligente semplicemente per caso.
Di conseguenza, il mio articolo non prende posizione in merito a quale ipotesi non casuale sia la più convincente o la più verosimile.
DOMANDA – Ma se dovesse scegliere…
RISPOSTA – A mio avviso, ciascuna delle principali ipotesi non casuali incontra serie (e tuttora irrisolte) difficoltà riguardo alla propria testabilità empirica.
Infatti, le principali ipotesi del multiverso assumono che le diverse regioni spazio-temporali che compongono un eventuale multiverso sono causalmente isolate tra loro. Ma molti filosofi e fisici ritengono che tali ipotesi non siano (allo stato attuale) testabili empiricamente.
Per quanto riguarda invece l’ipotesi del designer cosmico, numerosi autori dubitano che siamo in grado di stabilire con quale probabilità un designer cosmico contribuirebbe all’attualizzazione di un universo finemente (anziché non finemente) calibrato.
Quanto, infine, al ricorso a teorie fisiche future, rimane difficile comprendere quale evidenza empirica potrebbe oggi consentirci di valutare affermazioni concernenti leggi o meccanismi fisici che non abbiamo ancora neppure concepito.
Vorrei essere chiaro su un punto. Queste difficoltà di testabilità empirica non confutano nessuna delle principali ipotesi non casuali.
DOMANDA – Cioè?
RISPOSTA – Intendo che affermare che un’ipotesi non sia stata confutata è cosa ben diversa dall’affermare che essa sia stata corroborata o che costituisca la migliore spiegazione disponibile.
Per questa ragione, il mio articolo non mira a stabilire quale ipotesi non casuale possieda il maggiore potere esplicativo.
Piuttosto, si propone di dimostrare il punto preliminare da cui tale confronto valutativo dipende: che il fine tuning dell’universo per la vita intelligente richiede effettivamente una spiegazione non casuale, che tale richiesta di spiegazione è epistemicamente legittima e che le principali ipotesi non casuali meritano di essere prese seriamente in considerazione.
Quale, tra queste ipotesi, possa rivelarsi infine corretta è una questione ulteriore, che il mio articolo lascia volutamente aperta.
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