giovedì 23 luglio 2026

Gli uomini di cui abbiamo bisogno






Società | CR 1960



di Roberto de Mattei, 22 luglio 2026

Prima della confusione delle strutture, la confusione delle intelligenze. È questa la chiave con cui occorre leggere il momento storico che stiamo vivendo. La crisi che investe oggi il mondo cattolico non è anzitutto una crisi organizzativa o strategica: è una crisi spirituale e culturale, che investe il modo stesso di pensare, di giudicare e di reagire agli avvenimenti.

Per molti decenni il progressismo politico e culturale ha esercitato un dominio quasi incontrastato sull’Occidente, controllando i partiti politici, i grandi organi di informazione, le case editrici, il mondo universitario, l’industria dell’intrattenimento e, infine, una parte significativa delle stesse strutture ecclesiastiche. L’obiettivo era quello di costruire un nuovo ordine mondiale fondato sull’abolizione delle identità naturali e religiose, sulla dissoluzione di ogni autorità tradizionale e sulla sostituzione dell’ordine cristiano con una nuova religione secolare.

Questa egemonia appariva, fino a pochi anni fa, pressoché irreversibile. Chiunque si opponesse veniva marginalizzato, censurato o semplicemente ignorato. Eppure ogni costruzione artificiale contiene in sé i germi della propria dissoluzione. L’inizio del XXI secolo ha segnato infatti l’emergere di una crisi profonda di questo sistema. Molti attribuiscono tale cambiamento alla diffusione di Internet e dei social media. Sarebbe però un errore confondere lo strumento con la causa.

Internet non ha creato la reazione; l’ha semplicemente portata alla luce, rendendola efficace. La Provvidenza si serve spesso di mezzi inattesi per favorire i propri disegni. La rete ha permesso di aggirare il monopolio dell’informazione, di far circolare idee censurate, di mettere in comunicazione persone che fino ad allora erano rimaste isolate. Ma la causa vera e profonda della reazione sta nell’ordine naturale, che precede ogni costruzione ideologica. Quando questo ordine viene sistematicamente violato, la realtà stessa reagisce. La natura dell’uomo possiede una forza di resistenza che nessuna propaganda può eliminare definitivamente. Si può oscurare la verità, ma non si può cancellare completamente quella legge naturale che Dio ha inscritto nel cuore di ogni uomo.

Questa capacità di reazione negli ultimi venticinque anni è emersa con particolare evidenza, soprattutto nel mondo cattolico. Molti fedeli hanno intuito che qualcosa di essenziale veniva smarrito e hanno cercato di recuperare la liturgia tradizionale, il catechismo di sempre, la filosofia realista, la teologia classica, il patrimonio spirituale della Chiesa. Ma proprio quando sembrava delinearsi una possibile convergenza di queste energie, si è manifestato quello che può essere definito il colpo di coda del processo rivoluzionario.

Negli ultimi anni si è succeduta una serie di eventi che hanno profondamente destabilizzato il mondo cattolico. La pandemia del 2020-2021 ha introdotto un clima di paura collettiva e di sospetto reciproco. La guerra russo-ucraina, esplosa nel 2022, ha ulteriormente confuso e polarizzato gli animi. Le vicende interne della Chiesa, nel passaggio dal pontificato di Francesco a quello di Leone XIV, hanno accentuato entusiasmi e scoraggiamenti, spesso sproporzionati rispetto alla reale portata degli avvenimenti. Quest’atmosfera psicologica è stata utilizzata come strumento per impedire ogni possibile ricomposizione del mondo cattolico legato alla Tradizione, provocando una frammentazione che forse non ha precedenti nella storia.

L’effetto più grave di questa situazione non è organizzativo, ma intellettuale. Plinio Corrêa de Oliveira, in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, ha più volte denunciato l’atrofia dell’intelligenza come uno dei fenomeni caratteristici del mondo moderno; Marcel De Corte ha dedicato a questo tema un libro penetrante, L’intelligenza in pericolo di morte. Lo sviluppo tecnologico ha accelerato questo processo. L’uomo contemporaneo vive immerso in un flusso continuo di informazioni, immagini, emozioni e polemiche. I social media – Facebook, Instagram, TikTok e le piattaforme che continuamente nascono – non si limitano a trasmettere notizie: il loro stesso funzionamento è concepito per indebolire l’esercizio dell’intelligenza. Essi sollecitano reazioni immediate, privilegiano l’emozione rispetto al giudizio, la velocità rispetto alla profondità. Non si cerca più la verità, ma la rapidità della risposta.

Questo fenomeno ha investito anche ambienti che si definiscono tradizionalisti e che, proprio per la loro formazione, dovrebbero esserne i più immuni. Si rischia così un paradosso: possedere princìpi dottrinali solidi e, nello stesso tempo, vivere psicologicamente secondo le categorie della cultura rivoluzionaria. Si passa da un’indignazione all’altra, da un entusiasmo a una delusione, da una polemica alla successiva, senza conservare quella pace interiore che sola rende possibile un autentico giudizio soprannaturale.

Le grandi crisi della Chiesa sono sempre state affrontate da uomini che erano, nel senso più autentico del termine, contemplativi nell’azione. Sant’Atanasio, san Gregorio VII, san Pio V, san Pio X non furono travolti dagli eventi: li dominarono, perché seppero giudicarli alla luce di princìpi superiori. La loro forza nasceva dalla preghiera, dalla disciplina intellettuale, dall’abitudine a subordinare i fatti ai princìpi e non i princìpi ai fatti. Ogni autentica restaurazione comincia sempre con una restaurazione delle facoltà dell’anima.

Lo studio, la riflessione, il primato della contemplazione sull’azione sono le condizioni indispensabili per lo sviluppo della vita interiore e per la formazione di uomini capaci di giudicare rettamente gli eventi del nostro tempo.

Dom Jean-Baptiste Chautard, nel suo celebre L’anima di ogni apostolato, ricordava che l’eresia dell’azione consiste nel sostituire l’attività alla vita interiore. Oggi potremmo aggiungere che esiste anche una nuova forma di attivismo: l’attivismo digitale. È una continua agitazione che dà l’illusione dell’impegno mentre consuma lentamente le energie spirituali. La ricerca del sensazionale sostituisce la fedeltà quotidiana; l’eccezionale appare più attraente dell’ordinario. Eppure è proprio nella fedeltà alle piccole cose che si forma il carattere cristiano. Talvolta occorre un eroismo maggiore per compiere il proprio dovere quotidiano che per affrontare un’occasione straordinaria. Come osserva mons. Pier Carlo Landucci, l’umile consapevolezza della propria pochezza può far prevedere un piccolo posto nella gloria dei santi; ma tutti sono chiamati alla santità eroica, perché, come insegna san Paolo, «questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione» (1 Ts 4, 3).

Vi è infine un’ultima tentazione, particolarmente insidiosa. Di fronte alle difficoltà presenti nella Chiesa, alcuni sono tentati di cercare rifugio fuori di essa. Combattere all’esterno sembra più semplice che sopportare le sofferenze provocate dalle crisi interne. È più facile immaginare comunità perfette che rimanere fedeli nella prova. Ma questa strada conduce inevitabilmente ad un vicolo cieco.

La Chiesa rimane il Corpo Mistico di Cristo anche quando è attraversata da profonde crisi. I suoi membri possono essere infedeli; i suoi pastori possono commettere errori e perfino favorire gravi confusioni; in determinate circostanze la resistenza può essere legittima e perfino doverosa. Tuttavia, non esiste una via autenticamente cattolica al di fuori delle istituzioni della Chiesa, né una restaurazione che possa realizzarsi contrapponendosi in modo stabile e permanente a coloro che ne esercitano legittimamente l’autorità.

La storia insegna che tutte le grandi restaurazioni cattoliche sono nate da uomini che hanno saputo unire una ferma resistenza all’errore con un amore incrollabile per la Chiesa visibile e gerarchica.

Per questo la battaglia decisiva dei nostri tempi non consiste anzitutto nell’alzare la voce, accusare il prossimo, moltiplicare iniziative o campagne mediatiche. Essa consiste nel ricostruire uomini interiormente ordinati, capaci di studio, di preghiera, di sacrificio e soprattutto di equilibrio.








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