martedì 7 luglio 2026

Houellebecq: «L’Occidente che legalizza la morte assistita è indifendibile»



(Michel Houellebecq - Louisiana Channel, YouTube)

Il grande scrittore francese torna a tuonare contro l’eutanasia e il suicidio assistito.


Fine vita


Manuela Antonacci, 07 luglio 2026 

«Si dice che quando a Gandhi fu chiesto cosa pensasse della civiltà occidentale, si fermò per qualche secondo prima di rispondere: "Penso che sarebbe un'ottima idea”. Fu una risposta divertente, anche se un po' ingiusta. Un tempo esisteva una cosa chiamata civiltà occidentale; ma il fatto è che ormai è alle spalle. Parlare di "civiltà" nel contesto dell'Europa moderna significa nascondersi dietro una parola elegante. In fondo lo sappiamo tutti, anche se è difficile ammetterlo: il gioco è finito». Un bello strale, quello lanciato dallo scrittore e saggista Michel Houellebcq dalle colonne di UnHerd e che qui vi riportiamo - dove denuncia e non per la prima volta, la traiettoria discendente di un Occidente che ha ormai smarrito le sue radici e per il quale la parola “civiltà” è ormai diventata un’eco vuota del passato. Ma a cosa si riferisce concretamente?

La sua è una riflessione filosofica in merito alle realtà legislativa del suo paese dove proprio in questi giorni, l’Assemblea Nazionale ha approvato in terza lettura, con 295 voti a favore e 232 contrari la controversa legge sul fine vita, scavalcando l’opposizione del Senato. Houellebcq spiega come questo atto legislativo non sia da intendere come un passo in avanti verso il progresso, ma, anzi, un sintomo grande dell’agonia dell’Occidente, nel vero senso della parola, perché come fa notare il pensatore, nella sua riflessione, siamo di fronte ad una civiltà che con una legge simile ha scelto di normare la sua stessa fine…in tutti i sensi! Non solo, lo scrittore prende di mira anche la perversione linguistica con cui vengono giustificati certi apparenti “progressi” del vivere civile. Ad esempio il concetto di dignità che un tempo aveva una qualche valenza positiva, oggi viene strumentalizzato in modo da legittimare anche le azioni più disumane e aberranti.

«Per Kant la dignità umana – scrive nell’articolo- era legata semplicemente al fatto di essere umani. Noi non vediamo più le cose in questo modo. Dobbiamo essere pronti a giustificare la nostra esistenza in ogni momento, sia ai nostri occhi, sia a quelli degli altri». Insomma, venuto meno il concetto di sacralità della vita, sostituito da quello di “dignità” che include una serie di condizioni (e chi le definisce? Oppure, chi ha il diritto di definirle, viene da chiedersi...) la vita umana sembra quasi dover rispondere a dei criteri di una sorta di “performance”, in base a dei parametri ben precisi di autonomia ed efficienza. Gli strali di Houellebcq, dunque, colpiscono proprio la perversione filosofico-morale insita nel concetto di “dignità della vita”, in quanto oggi usato per giustificare l’eutanasia ovvero l’eliminazione di vite considerate “poco dignitose” perché poco “produttive: «L’idea del vegetale – scrive Houllebecq - riflette un’idea dolorosamente utilitaristica. Gli esseri umani vengono così ridotti al loro valore d’uso».

Ricordiamo, comunque, che la sua dura presa di posizione espressa su UnHerd non è un fulmine a ciel sereno, perché questa è una battaglia che Houellebcq combatte da anni, come emerso anche nei suoi contributi che la nostra testata ha più volte riportato. In questi suoi interventi si scagliava contro un uso improprio e ingannevole del linguaggio, finalizzato ad edulcorare quella che è di fatto una mentalità di morte: «C’è una perversione delle parole alla base, “legge di fraternità”, si sente bene che è una perversione del termine, ma anche “compassione” […] dare la morte per compassione, nutro un dubbio franco e netto» - scrive in uno dei suoi interventi già riportati sul Timone. Argomentazioni su cui lo scrittore si è soffermato lungamente anche in Annientare (La nave di Teseo, 2022), librone di oltre 750 pagine, in cui, in un passaggio, riassume in poche, ferali, parole il suo sdegno per questo modo di ragionare che considera così poco umano: «La vera ragione dell’eutanasia, in realtà, è che non sopportiamo più i vecchi, non vogliamo nemmeno sapere che esistono».

E se Nietzsche - peraltro citato dallo scrittore stesso nel suo articolo - in Umano troppo umano analizza la metafora della cosiddetta “chimica dei sentimenti morali” per strappare via il velo dell’ipocrisia che spesso ricopre quelli che vengono presentati come valori alti ma che nascondono le intenzioni più meschine, Houellebecq, fa sua questa visione critica riferendosi alla strumentalizzazione del concetto di “pietà” e “compassione” con cui la cultura progressista giustifica la morte di stato, smascherandone tutta l’ipocrisia. «Forse- non siamo più del tutto umani». È la deriva del progressismo dogmatico «che agisce come un “cricchetto” [è un meccanismo che permette la rotazione o il movimento in una sola direzione, bloccando il ritorno ndr] una volta che «un progresso sociale (aborto, surrogata ecc.) è stabilito, non si può più tornare indietro».

Insomma una deriva nichilista inarrestabile quella verso cui il mondo occidentale rischia di avviarsi. Una volta, sostiene Houellebecq (e parliamo di un non credente!) eliminato il fondamento teologico, sostituito da una metafisica, aggiungiamo noi, "materialista" (che può sembrare un ossimoro ma non lo è perché qui siamo, di fatto, di fronte alla sacralizzazione del nulla che sostituisce Dio) che ne prende il posto, l’esito finale è quello di un Occidente talmente stanco di vivere, da trasformare il suicidio in una grigia e ormai banale pratica burocratica, specchio fedele della profonda crisi antropologica che ci attraversa. 

(Louisiana Channel, screenshot YouTube)




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