
Pubblichiamo l’articolo “La crisi degli organismi internazionali” di Paolo Piro contenuto nel numero 2/2026 del Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa dedicato a “Un De profundis per il Diritto internazionale?”
Vedi qui il sommario del Bollettino
Di Paolo Piro, 9 lug 2026
Le organizzazioni internazionali sono associazioni di Stati fondati su trattati firmati dai contraenti i quali condividono premesse, fini e mezzi da utilizzare per raggiungere obiettivi comuni come pace, sicurezza, salute pubblica, sviluppo economico, promozione dei diritti umani, tutela dei patrimoni considerati di valore internazionale o mondiale. Tali enti si dotano di apparati istituzionali permanenti e di personalità giuridica. Nel 2025 sono stati celebrati due anniversari, l’ottantesimo (1945) della costituzione dell’ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite, e il settantesimo (1955) dell’ingresso dell’Italia nello stesso organismo.
Premessa storica
Nel 1815, al Congresso di Vienna, Klemens von Metternich, principe dell’Impero austriaco, fu una figura chiave della Restaurazione dell’ordine politico europeo che era stato scompaginato dalla Rivoluzione francese esportata in tutta Europa dalle truppe di Napoleone. La sua visione girava intorno ad un’idea: “la forza nel diritto”. I protagonisti della restaurazione dell’ordine europeo furono lo Zar Alessandro e due Principi, uno austriaco, Metternich appunto, ed uno francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, che più aristocratico e, al contempo, più rivoluzionario non si sarebbe potuto.
Il Congresso approvò una serie di regole che avrebbero dovuto avere al loro servizio anche una forza militare in grado di farle rispettare. In quel contesto lo Zar Alessandro, che rappresentava la massima potenza europea, riflettendo sulla necessità di costituire un ordine mondiale e di salvaguardarlo ebbe a dire «non esistono più una politica inglese, una politica francese, russa, prussiana o austriaca; ora c’è soltanto una politica comune, che, per il benessere di tutti, dovrebbe essere adottata congiuntamente da tutti gli Stati e da tutti i popoli»[1].
Lo Zar era uomo dalle profonde convinzioni cristiane che vedeva nella sconfitta di Napoleone la possibilità di un nuovo orizzonte proiettato verso il Regno di Cristo, era un uomo che riteneva se stesso uno strumento della volontà divina. Secondo Henry Kissinger «l’ordine stabilito al Congresso di Vienna segnò il punto più vicino al governo universale cui l’Europa sia giunta dal momento del crollo dell’Impero di Carlo Magno. Si formò un ampio consenso sul fatto che evoluzioni pacifiche nell’ambito dell’ordine esistente fossero preferibili alle alternative; che la conservazione del sistema fosse più importante di qualunque singola disputa potesse insorgere al suo interno; e che le controversie dovessero essere composte mediante consultazione piuttosto che mediante la guerra»[2]. In effetti il periodo tra il 1815 ed il 1900 fu, nonostante le guerre di Crimea, franco-prussiana, austro prussiana e del Regno di Sardegna contro gli stati italiani, uno tra i più pacifici della storia europea.
L’ordine del Congresso di Vienna durò, bene o male, fino al 1920 quando durante la Conferenza per la Pace di Parigi, dopo la Prima guerra mondiale, l’Europa si diede un nuovo assetto. Un anno prima, nel 1919, il Presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson aveva ispirato la “Società delle Nazioni”, organismo con il quale il presidente USA[3] voleva stabilire un nuovo ordine mondiale per garantire il rispetto di un diritto internazionale il più possibile condiviso. L’organismo subirà l’egemonia franco-inglese, mostrando in varie occasioni – non ultima l’aggressione italiana all’Etiopia (1935) – la sua incapacità d’azione. Secondo lo storico René Abrecht-Carrié, la Società «poteva intraprendere qualsiasi azione ritenesse consigliabile, ma per così dire, non aveva denti»[4], cioè non era capace di influenzare concretamente le relazioni internazionali. L’ultimo atto di cui si conserva memoria è l’espulsione dell’URSS nel 1939 per l’attacco alla Finlandia, un provvedimento di nessuna incidenza su quanto stava accadendo e sarebbe accaduto in quegli anni.
Nascita dell’ONU
La Seconda guerra mondiale sconvolse ogni equilibrio precedente e pose fine all’esperimento della Società delle Nazioni. Nel febbraio del 1945, a Yalta, Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Josif Stalin, rappresentanti le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale, prima ancora di sancirne la fine si spartirono in mondo in aree di influenza, stabilendo un nuovo ordine mondiale. È interessante notare che nel 1920, a Parigi, era stato siglato un trattato di pace tra i vincitori e gli sconfitti della I Guerra Mondiale, compresa la Germania. Alla fine della Seconda guerra mondiale gli sconfitti non firmarono alcun trattato di pace, ci fu solo una spartizione del mondo. La Germania firmerà la pace il 12 settembre 1990 a Mosca, dopo il crollo del muro di Berlino, ristabilendo la piena sovranità tedesca sul suo territorio.
Il Presidente USA Roosevelt, che era stato partigiano della “Società delle Nazioni”, fu l’ispiratore delle “Nazioni Unite” di cui non vide la nascita perché morì il 12 aprile 1945 sette mesi prima della Conferenza di San Francisco (24 ottobre) che statuì la nascita dell’ONU. La Conferenza ha un suo antefatto nella Carta Atlantica concordata da Roosevelt e Churchill già nel 1941. Le Nazioni Unite «dovevano assumere un carattere di vera universalità, una robusta autonomia istituzionale e un potenziale di intervento per mantenere la cosiddetta ‘sicurezza collettiva’ che non avevano precedenti nel passato»[5], senza che tali intenti venissero scambiati per l’idea di un “governo del mondo”, dizione che, a San Francisco, fu accuratamente evitata perché l’ONU tutto voleva essere meno che un governo sovranazionale.
Il nuovo organismo assunse il profilo delineato da Roosevelt nel 1943 alla Conferenza di Teheran, l’ONU avrebbe avuto un Consiglio Esecutivo, composto dalle potenze vincitrici del conflitto, un Consiglio Consultivo dei grandi più altri Paesi di peso mondiale, e un’Assemblea Generale della quale avrebbero fatto parte tutti gli altri Paesi richiedenti. Le tre potenze che stesero la Carta delle Nazioni Unite furono: USA, URSS e Gran Bretagna, una Carta che abbandonava il pacifismo della Società delle Nazioni e prevedeva esplicitamente l’uso della forza per imporre le decisioni dell’ONU. La Carta dichiara di voler salvare le future generazioni dal flagello della guerra e riaffermare la fede nei diritti umani, la dignità della persona umana, l’eguaglianza e la non discriminazione, il diritto dei popoli all’autodeterminazione, l’indipendenza delle nazioni, la cooperazione internazionale, l’assistenza finanziaria all’ONU, l’obbligo di risolvere le controversie pacificamente, il divieto di ricorrere alla forza nelle relazioni internazionali.
Di fatto l’ONU, pur non parlando di “governo del mondo”, assunse una struttura simile a quella di un qualunque Stato, con la classica distinzione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giurisdizionale. Il Consiglio di Sicurezza simile ad un esecutivo, l’Assemblea Generale simile ad un parlamento, il Segretario Generale, una sorta di presidente dell’Assemblea. Infine, per l’aspetto giurisdizionale, si ricorse alla costituzione della CIG – Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia[6]. La CIG risolve controversie tra Stati basandosi sul consenso delle parti e fornisce pareri consultivi. A latere dell’ONU nacquero enti, agenzie, organizzazioni che operano e collaborano con l’ONU specializzate in ambiti specifici: salute, emergenze umanitarie, agricoltura, finanza, cultura etc…. Dagli anni ’60 questo ambito è diventato un vero “universo” costellato dal moltiplicarsi delle ONG[7], Organizzazioni Non Governative.
Sin dal suo sorgere l’ONU cercò di diffondere la sua dottrina espressa da nuovi concetti inseriti nella Carta come quello di sicurezza collettiva. Con esso si auspicava la cooperazione tra tutti gli Stati membri per mantenere la pace, impegnandosi a prevenire o reprimere atti di aggressione contro uno qualsiasi di loro con l’uso della forza. La gestione di tali interventi è demandata al Consiglio di Sicurezza, che per statuto può adottare misure sanzionatorie o militari per ripristinare la pace internazionale. Tale logica non si rivelò molto efficace, di fatto nell’ultimo dopoguerra l’ente che più di tutti ha concorso a mantenere la pace è stata la NATO «il Trattato del Nord Atlantico non è diretto contro nessuno; è diretto esclusivamente contro l’aggressione. Esso cerca non di influenzare un qualsiasi mutevole equilibrio di potere ma di rafforzare l’equilibrio di principio»[8]. La NATO fu presentata come un’applicazione concreta del principio onusiano di sicurezza collettiva, mentre l’ONU manifestava i suoi limiti d’intervento già all’inizio della Guerra Fredda.
Le Contraddizioni del Sistema
Alla fine della Seconda guerra mondiale le Nazioni Unite accetteranno la resa incondizionata di Germania e Giappone e, una volta trasformate nell’ONU, a cui aderiranno 51 Paesi, stabiliranno l’egemonia delle potenze vincitrici che comporranno il Consiglio di Sicurezza del nuovo organismo. Durante i primi decenni dalla sua nascita l’ONU acquistò un prestigio diffuso sia per le speranze che suscitava, sia per la figura “mitica” che i media impressero al Palazzo di Vetro, ai Caschi blu, alla figura del Segretario Generale frequentemente citato in TV, all’Assemblea Generale che sembrava essere il “Mondo Riunito”. I Paesi rappresentati, da 51 iniziali diventeranno 193 più la Santa Sede, in qualità di Osservatore permanente.
Presto, però, sono affiorate le contraddizioni interne al sistema:il Consiglio di Sicurezza costituito dai cinque grandi USA, Russia, Regno Unito, Francia e Cina delibera all’unanimità. Le grandi potenze, non volendo vincolare le loro politiche egemoniche, faranno del “diritto di veto” una prassi. Ad oggi i veti sono stati più di 250; il Segretario Generale dell’ONU non ha strumenti per imporre qualunque indirizzo ai cinque grandi; nell’Assemblea Generale il voto della Cina vale quanto quello del Lussemburgo, con tutte le perplessità che questo suscita; dal 1945 la storia sarà segnata da una molteplicità di guerre e interventi armati che hanno dissipato le speranze iniziali. Sorvolando sulle conseguenze della risoluzione 801 del 1947 sulla Palestina che meriterebbe una trattazione a parte, visto che Israele, pur rappresentando lo 0,11% della popolazione mondiale è al centro del 40% delle votazioni dell’Assemblea Generale, è bene ricordare che l’Onu sarà irrilevante in Corea (1950) e Vietnam (1955), non alzerà un dito durante l’invasione dell’URSS in Ungheria (1956), in Cecoslovacchia (1968) e Afghanistan (1979), e poi in Iraq (1991), Balcani (1992), nel genocidio del Ruanda (1milione di morti nel 1994), l’invasione russa dell’Ucraina (2022), il conflitto infinito in Medio Oriente per la vita o la morte di Israele, con l’ultimo episodio degli attacchi mirati statunitensi contro il regime degli Ayatollah; il ricorrente ordine affidato ai Caschi blu di “non andare oltre il mandato dell’ONU”, troppo spesso ha rappresentato una coerenza burocratica affidata a uomini ai quali si intima di rimanere inerti mentre, sotto i loro occhi, si compiono stragi efferate; il ruolo delle Commissioni ONU, organi sussidiari dell’Assemblea Generale che affrontano specifiche questioni globali in modo approfondito prima del voto in plenaria. Non di rado commissioni che si occupano di diritti umani, disarmo, economia, decolonizzazione, sono affidate a rappresentanti di Paesi che violano sistematicamente diritti e comportamenti che si vorrebbero additare e sanzionare. Episodi che coinvolgono anche gli enti a latere dell’ONU. Per esempio, il 2 novembre 2023 l’Iran assunse la presidenza del “Forum sui Diritti Umani delle Nazioni Unite”, palesando una contraddizione eclatante.
Fatte le debite eccezioni, le contraddizioni espresse nell’appartato si esplicano presso gli innumerevoli organismi internazionali autonomi ma legati all’ONU: OMS, FAO, UNESCO, Banca Mondiale, FMI, ILO, IFAD, UNICEF, UNFPA, i vari enti dedicati ai diritti umani, etc… A questo variegato mondo va sommato l’universo delle migliaia[9] di ONG che operano per i più svariati fini e che finiscono per produrre un’azione di influenza politica a livello globale. Le ONG sono enti creati da privati per affrontare problemi legati ad emergenze, sanità, assistenza, ambiente, diritti umani, etc… Alcuni di essi operano per realizzare interessi di alcuni Stati a discapito di altri, quale può essere l’indebolimento di un certo governo, finendo con lo svolgere funzione di soft power.
Una nuova visione del mondo
L’ONU non voleva essere “il governo del mondo”, non lo è e non lo è stato, in questi ottant’anni ha mostrato la sua impotenza ricollegabile anche alla indeterminatezza dei fini elencati dalla Carta, grandi ideali che tali rimangono senza strumenti giuridici e strutturali per farli rispettare e senza un’adeguata tessitura nei rapporti tra i 193 Stati membri. La Carta, pur riaffermando la fede nella “dignità e nel valore della persona umana”, non cita la vita umana come inviolabile, ma si sofferma più volte sul “tenore di vita”, che è altra cosa.
Se è vero che la Società delle Nazioni “non aveva denti” l’ONU ha, invece, acquisito di fatto la leadership di un movimento ideologico che esprime «una nuova visione del mondo e del posto che l’uomo vi occupa. In base a questa visione ‘olistica’ si ritiene che il mondo costituisca un tutto, e che, come tale, possieda più realtà di quanto non ne abbiano le singole parti che lo compongono. In questo tutto, l’apparizione dell’uomo non è altro che un elemento accidentale nell’evoluzione della materia»[10].
Una ontologia ed una antropologia che non si ferma sul piano teoretico, ma si è trasformata in una linea politica seguita dagli Organismi internazionali. Dal 1950 l’ONU lanciò una campagna mondiale antinatalista che usava finanziamenti e risorse ingenti, in collaborazione con altri associazioni ed enti. Negli anni ‘70 tale attenzione fu volta alla pianificazione familiare diretta da IPPF – Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare. In Italia nel 1968 il Club Di Roma fece da volano a tali iniziative. Il Club promosse un “Rapporto sui Limiti dello Sviluppo” che, in parole povere, levava il grido di allarme: “siamo troppi”. Un allarme sulla sovrappopolazione arricchito dalla catastrofica previsione secondo cui dopo l’anno 2000 l’umanità si sarebbe scontrata con la rarefazione delle risorse naturali. All’uopo si promosse la diffusione del condom a livello planetario soprattutto presso i Paesi poveri che forse avrebbero avuto bisogno di ben altro. Lo sviluppo demografico mondiale che oggi tende al negativo e la vitalità delle scoperte scientifico-tecnologiche, hanno smentito quelle teorie che trovarono diffusione negli ambienti più snob ed esclusivi per poi ricadere come luogo comune nella cultura dominante occidentale, influenzando decisamente le politiche familiari e, in particolare, la diffusione dell’aborto, la sua legalizzazione e, oggi, la pretesa di elevarlo a “diritto costituzionale”. Le Nazioni Unite hanno promosso l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), posta nell’alveo dei diritti umani, della salute sessuale e riproduttiva e della parità di genere, questo attivismo è indirizzato a limitare e rimuovere gli ostacoli legali e pratici all’aborto sicuro.
In questo cotesto merita una citazione a parte l’UNESCO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. A parte alcune ricadute negative delle sue politiche, come la commercializzazione dei siti elevati a patrimonio dell’umanità con la c.d. turistificazione, è stata rilevata l’efficacia limitata delle sue iniziative tese a tutelare i beni ritenuti patrimonio dell’umanità. Spesso tale azione finisce con deresponsabilizzare le autorità locali con l’effetto che il bene culturale, appartenendo a tutti finisce con il non appartenere a nessuno, infine la politicizzazione delle nomine ai vertici, fenomeno che riguarda molti enti internazionali.
La storia iniziale dell’UNESCO suscita curiosità perché segna un indirizzo culturale seguito da varie realtà internazionali. Fondatore e primo direttore dell’UNESCO è stato Julian Huxley, nipote di Thomas Huxley[11] e fratello di Aldous autore del celebre romanzo distopico “Il Mondo Nuovo”. Casa Huxley era frequentata dai più grandi scienziati ed intellettuali del tempo. La nota opera di Aldous Huxley non è mera fantasia, egli scrive ispirandosi a quanto aveva appreso ed ascoltato nel salotto buono e altolocato della sua famiglia. Il “Mondo Nuovo” raccoglie quanto le menti più eccelse e gli uomini più potenti della seconda metà dell’Ottocento, progettavano di realizzare. In questa chiave si comprendono alcune linee operative poste in essere da tante organizzazioni e dall’ONU in particolare. Ad esempio, l’ONU sostenne la Cina nella politica del figlio unico, riconoscendola come basata sull’assenso volontario dei cittadini e non soggetta a coercizione. Sulla stessa linea la Planned Parenthood che realizza campagne antinataliste attraverso la sterilizzazione delle donne, soprattutto nei Paesi più poveri chiamata, in senso riduzionista, “Band Aid surgery” chirurgia da cerotto, una politica giocata sul corpo delle donne. L’ONU si mostra poco efficacie nel difendere la vita umana sin dal concepimento mentre è solerte nel promuovere aborto e sterilizzazione, si nota “una sproporzione evidente, nelle politiche internazionali sulla salute riproduttiva, tra l’intensità dell’intervento per il controllo delle nascite, e quello per la tutela della maternità. Mentre ormai in tutto il mondo il tasso di fertilità continua a scendere, quello di mortalità da parto rimane sostanzialmente invariato”[12].
L’ONU è attualmente impegnata nel sensibilizzare l’opinione pubblica promuovendo azioni concrete e mobilitazione di risorse su questioni come l’Agenda 2030 per lo sviluppo globale, incentrata su obiettivi che mirano a sradicare la povertà, proteggere il pianeta e garantire prosperità per tutti, con le sue 5P: Persone, Prosperità, Pace, Partnership, Pianeta, il tutto letto in chiave progressista e ambientalista. Si potrebbe dire che l’ONU non vuole “governare il mondo” ma “vuole cambiarlo”, oppure che taluni vogliono rivoluzionarlo attraverso le sue strutture, le sue risorse e le organizzazioni a latere dell’ONU stesso. Se è così, l’obiettivo di lavorare per la pace tra le nazioni finisce con l’assumere un rilievo marginale.
La temperie rivoluzionaria assunta dalle organizzazioni internazionali costituisce il cuore del loro fallimento, l’ideologia progressista è la frequenza sulla quale è modulato il dialogo e la collaborazione che questi enti tessono con i Paesi di tutto Mondo. La moltiplicazione e l’attivismo di certe ONG ha messo in rilievo tale interesse rivoluzionario, basti pensare alla relazione tra la Carta della Terra e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Quest’ultima riconosce l’uguaglianza tra tutti gli uomini e il loro diritto alla vita dal quale scaturiscono tutti gli altri diritti. Nel 2000 la Carta della Terra traccia i principi etici fondamentali per promuovere una società globale sostenibile, giusta e pacifica nel XXI secolo, la Carta contraddice l’antropocentrismo cristiano insito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo «stiamo entrando in una nuova rivoluzione culturale. Infatti l’ONU sta ideando una nuova concezione del diritto (…) secondo questa concezione del diritto, non vi è alcuna verità sull’uomo che sia valida in modo assoluto: a ciascuno la propria opinione. I diritti dell’uomo non vengono più riconosciuti come verità, ma diventano oggetto di procedure, di decisioni consensuali. Si avanza per negoziazioni»[13].
Conclusione
C’è chi ama diffondere notizie sugli scandali e i casi di corruzione verificatisi nelle stanze del Palazzo di Vetro, come se questo fenomeno fosse il cuore della crisi dell’ONU.
Il principe di Metternich riconduceva il fondamento del suo lavoro al Congresso di Vienna alla “forza nel diritto”, ma quale diritto? Come può un l’ONU acquisire autorevolezza senza una norma di fondo che lo renda riconoscibile a livello globale. Un riconoscimento che abbia carattere morale universale che preveda l’avallo e il sostegno, anche economico, delle grandi potenze e degli altri Paesi? Quale spazio può avere un organismo del genere in un mondo che sembra vocato alla multipolarità? Come riacquistare peso dopo decenni di insuccessi, assenze, irrilevanze e deriva ideologica? Acquistare autorevolezza è la premessa per essere credibile nel proporre delle regole condivise. Ma dove trovare una fonte in grado di dare tale forza per tale ufficio?
Ancor prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale Papa PIO XII, nell’Enciclica Summi Pontificatus (20 ottobre 1939), affermava che la radice profonda e ultima dei mali risiede nella «negazione di una norma morale universale», in grado di essere fondamento morale per la vita sociale delle persone e nelle relazioni internazionali fra Stati. Un male conseguenza del «misconoscimento» e del «l’oblio della legge naturale». Nello stesso documento il Pontefice affermava: «Il nuovo ordine del mondo, la vita nazionale e internazionale, una volta cessate le amarezze e le crudeli lotte presenti, non dovrà più riposare sulla infida sabbia di norme mutabili ed effimere, lasciate all’arbitrio dell’egoismo collettivo e individuale. Esse devono piuttosto appoggiarsi sull’inconcusso fondamento, sulla roccia incrollabile del diritto naturale e della divina rivelazione». Fondare la legittimità di un organismo internazionale su di patto fra contraenti si mostra chiaramente insufficiente. La legittimità si può fondare sull’impegno codificato di farsi garante, promotore e protettore del diritto naturale, cioè su un ordine morale che trascende le parti in campo e in cui tali parti si possono riconoscere. Assurgere a portatori di ordine e di pace senza legittimità, non porta pace ma solo rivoluzione. Qualunque potere fonda la sua legittimità su due consensi, il primo dall’alto, il secondo dal basso, nel riconoscimento di coloro che questo potere vogliono riconoscere per l’utilità universale. Il richiamo a una norma internazionale condivisa va fondata su una norma naturale indisponibile, non negoziabile, che l’uomo riconosce come propria a prescindere dalla patria cui si appartiene.
Legittimare l’aborto, addirittura come diritto costituzionale, mina alla base la legittimità di un governo e delle istituzioni di uno stato, è il tradimento della Legge Naturale. Santa Teresa di Calcutta meriterebbe la laurea in diritto internazionale quando afferma “Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”. Negli ultimi ottant’anni si è sviluppata una fitta rete di trattati, tribunali, organizzazioni multilaterali, regimi di controllo degli armamenti, senza che ciò impedisse il proliferare di guerre, annessioni territoriali o interventi militari ingiustificati. Se manca la “forza del diritto” ogni riferimento a norme universali è illusorio e la forza domina la scena pubblica. Papa Leone XIV, fin dall’inizio del suo pontificato, ha affrontato spesso il problema della pace, ricordando giustamente che «la guerra non risolve i problemi, ma piuttosto li amplifica e produce ferite profonde nella storia dei popoli che richiedono generazioni per guarire» (Angelus del 23 giugno 2025) ed in seguito: “Duole constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”. (Leone XIV al Corpo Diplomatico 03/02/2026).
La natura della crisi degli organismi internazionali è di ordine morale, non si può fondare un ordine su se stesso, ancor più quando quest’ordine pretende di fondare rapporti pacifici globali che fuori dalla Legge Naturale non possono che evolvere in un disordine dalle caratteristiche babiloniche esattamente ciò che costituisce l’attuale “Disordine Mondiale”.
Collegio degli Autori dell’Osservatorio
Associazione Città Domani, Palermo
[1] H. Kissinger, Ordine Mondiale, Mondadori, Milano 2025, p. 59.
[2] Ibidem.
[3] Paradossalmente gli Stati Uniti d’America non entrarono mai a far parte della Società delle Nazioni.
[4] R. Albrecht-Carrié, Storia diplomatica d’Europa. 1815-1968, Laterza, Roma-Bari, 1978, p.423.
[5] A. Polsi, Storia dell’ONU, Laterza, Roma-Bari 2006, Posiz. 127.
[6] Non va confusa con la CPI – Corte Penale Internazionale (1998) che non gode di riconoscimento universale.
[7] Le “Organizzazioni Non Governative” sono previste dall’art.71 della Carta ONU, che consente al Consiglio economico e sociale (ECOSOC) di consultare organizzazioni private.
[8] H. Kissinger, Ordine Mondiale cit., p. 263.
[9] Secondo la WANGO, Association of Non-Governmental Organizations, nel 2018 erano 53.215 in tutto il mondo. Vds., M. Graziano, Geopolitica. Orientarsi nel grande disordine internazionale, il Mulino, Bologna 2019, p. 215.
[10] M. Schooyans, Conversazioni sugli idoli della modernità, ESD, Bologna 2010, p. 46.
[11] Thomas Huxley (1825-1895) noto come il “mastino di Darwin” perché diffuse il darwinismo e, in un certo senso lo creò interpretandolo come base scientifica a garanzia della bontà del sistema ultra liberista inglese.
[12] E Roccella, L’ideologia dei “diritti riproduttivi” secondo le Nazioni Unite, in, Il Foglio quotidiano, 22 giugno 2005.
[13] M. Schooyans, Conversazioni sugli idoli della modernità cit, p. 48.
Le organizzazioni internazionali sono associazioni di Stati fondati su trattati firmati dai contraenti i quali condividono premesse, fini e mezzi da utilizzare per raggiungere obiettivi comuni come pace, sicurezza, salute pubblica, sviluppo economico, promozione dei diritti umani, tutela dei patrimoni considerati di valore internazionale o mondiale. Tali enti si dotano di apparati istituzionali permanenti e di personalità giuridica. Nel 2025 sono stati celebrati due anniversari, l’ottantesimo (1945) della costituzione dell’ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite, e il settantesimo (1955) dell’ingresso dell’Italia nello stesso organismo.
Premessa storica
Nel 1815, al Congresso di Vienna, Klemens von Metternich, principe dell’Impero austriaco, fu una figura chiave della Restaurazione dell’ordine politico europeo che era stato scompaginato dalla Rivoluzione francese esportata in tutta Europa dalle truppe di Napoleone. La sua visione girava intorno ad un’idea: “la forza nel diritto”. I protagonisti della restaurazione dell’ordine europeo furono lo Zar Alessandro e due Principi, uno austriaco, Metternich appunto, ed uno francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, che più aristocratico e, al contempo, più rivoluzionario non si sarebbe potuto.
Il Congresso approvò una serie di regole che avrebbero dovuto avere al loro servizio anche una forza militare in grado di farle rispettare. In quel contesto lo Zar Alessandro, che rappresentava la massima potenza europea, riflettendo sulla necessità di costituire un ordine mondiale e di salvaguardarlo ebbe a dire «non esistono più una politica inglese, una politica francese, russa, prussiana o austriaca; ora c’è soltanto una politica comune, che, per il benessere di tutti, dovrebbe essere adottata congiuntamente da tutti gli Stati e da tutti i popoli»[1].
Lo Zar era uomo dalle profonde convinzioni cristiane che vedeva nella sconfitta di Napoleone la possibilità di un nuovo orizzonte proiettato verso il Regno di Cristo, era un uomo che riteneva se stesso uno strumento della volontà divina. Secondo Henry Kissinger «l’ordine stabilito al Congresso di Vienna segnò il punto più vicino al governo universale cui l’Europa sia giunta dal momento del crollo dell’Impero di Carlo Magno. Si formò un ampio consenso sul fatto che evoluzioni pacifiche nell’ambito dell’ordine esistente fossero preferibili alle alternative; che la conservazione del sistema fosse più importante di qualunque singola disputa potesse insorgere al suo interno; e che le controversie dovessero essere composte mediante consultazione piuttosto che mediante la guerra»[2]. In effetti il periodo tra il 1815 ed il 1900 fu, nonostante le guerre di Crimea, franco-prussiana, austro prussiana e del Regno di Sardegna contro gli stati italiani, uno tra i più pacifici della storia europea.
L’ordine del Congresso di Vienna durò, bene o male, fino al 1920 quando durante la Conferenza per la Pace di Parigi, dopo la Prima guerra mondiale, l’Europa si diede un nuovo assetto. Un anno prima, nel 1919, il Presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson aveva ispirato la “Società delle Nazioni”, organismo con il quale il presidente USA[3] voleva stabilire un nuovo ordine mondiale per garantire il rispetto di un diritto internazionale il più possibile condiviso. L’organismo subirà l’egemonia franco-inglese, mostrando in varie occasioni – non ultima l’aggressione italiana all’Etiopia (1935) – la sua incapacità d’azione. Secondo lo storico René Abrecht-Carrié, la Società «poteva intraprendere qualsiasi azione ritenesse consigliabile, ma per così dire, non aveva denti»[4], cioè non era capace di influenzare concretamente le relazioni internazionali. L’ultimo atto di cui si conserva memoria è l’espulsione dell’URSS nel 1939 per l’attacco alla Finlandia, un provvedimento di nessuna incidenza su quanto stava accadendo e sarebbe accaduto in quegli anni.
Nascita dell’ONU
La Seconda guerra mondiale sconvolse ogni equilibrio precedente e pose fine all’esperimento della Società delle Nazioni. Nel febbraio del 1945, a Yalta, Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Josif Stalin, rappresentanti le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale, prima ancora di sancirne la fine si spartirono in mondo in aree di influenza, stabilendo un nuovo ordine mondiale. È interessante notare che nel 1920, a Parigi, era stato siglato un trattato di pace tra i vincitori e gli sconfitti della I Guerra Mondiale, compresa la Germania. Alla fine della Seconda guerra mondiale gli sconfitti non firmarono alcun trattato di pace, ci fu solo una spartizione del mondo. La Germania firmerà la pace il 12 settembre 1990 a Mosca, dopo il crollo del muro di Berlino, ristabilendo la piena sovranità tedesca sul suo territorio.
Il Presidente USA Roosevelt, che era stato partigiano della “Società delle Nazioni”, fu l’ispiratore delle “Nazioni Unite” di cui non vide la nascita perché morì il 12 aprile 1945 sette mesi prima della Conferenza di San Francisco (24 ottobre) che statuì la nascita dell’ONU. La Conferenza ha un suo antefatto nella Carta Atlantica concordata da Roosevelt e Churchill già nel 1941. Le Nazioni Unite «dovevano assumere un carattere di vera universalità, una robusta autonomia istituzionale e un potenziale di intervento per mantenere la cosiddetta ‘sicurezza collettiva’ che non avevano precedenti nel passato»[5], senza che tali intenti venissero scambiati per l’idea di un “governo del mondo”, dizione che, a San Francisco, fu accuratamente evitata perché l’ONU tutto voleva essere meno che un governo sovranazionale.
Il nuovo organismo assunse il profilo delineato da Roosevelt nel 1943 alla Conferenza di Teheran, l’ONU avrebbe avuto un Consiglio Esecutivo, composto dalle potenze vincitrici del conflitto, un Consiglio Consultivo dei grandi più altri Paesi di peso mondiale, e un’Assemblea Generale della quale avrebbero fatto parte tutti gli altri Paesi richiedenti. Le tre potenze che stesero la Carta delle Nazioni Unite furono: USA, URSS e Gran Bretagna, una Carta che abbandonava il pacifismo della Società delle Nazioni e prevedeva esplicitamente l’uso della forza per imporre le decisioni dell’ONU. La Carta dichiara di voler salvare le future generazioni dal flagello della guerra e riaffermare la fede nei diritti umani, la dignità della persona umana, l’eguaglianza e la non discriminazione, il diritto dei popoli all’autodeterminazione, l’indipendenza delle nazioni, la cooperazione internazionale, l’assistenza finanziaria all’ONU, l’obbligo di risolvere le controversie pacificamente, il divieto di ricorrere alla forza nelle relazioni internazionali.
Di fatto l’ONU, pur non parlando di “governo del mondo”, assunse una struttura simile a quella di un qualunque Stato, con la classica distinzione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giurisdizionale. Il Consiglio di Sicurezza simile ad un esecutivo, l’Assemblea Generale simile ad un parlamento, il Segretario Generale, una sorta di presidente dell’Assemblea. Infine, per l’aspetto giurisdizionale, si ricorse alla costituzione della CIG – Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia[6]. La CIG risolve controversie tra Stati basandosi sul consenso delle parti e fornisce pareri consultivi. A latere dell’ONU nacquero enti, agenzie, organizzazioni che operano e collaborano con l’ONU specializzate in ambiti specifici: salute, emergenze umanitarie, agricoltura, finanza, cultura etc…. Dagli anni ’60 questo ambito è diventato un vero “universo” costellato dal moltiplicarsi delle ONG[7], Organizzazioni Non Governative.
Sin dal suo sorgere l’ONU cercò di diffondere la sua dottrina espressa da nuovi concetti inseriti nella Carta come quello di sicurezza collettiva. Con esso si auspicava la cooperazione tra tutti gli Stati membri per mantenere la pace, impegnandosi a prevenire o reprimere atti di aggressione contro uno qualsiasi di loro con l’uso della forza. La gestione di tali interventi è demandata al Consiglio di Sicurezza, che per statuto può adottare misure sanzionatorie o militari per ripristinare la pace internazionale. Tale logica non si rivelò molto efficace, di fatto nell’ultimo dopoguerra l’ente che più di tutti ha concorso a mantenere la pace è stata la NATO «il Trattato del Nord Atlantico non è diretto contro nessuno; è diretto esclusivamente contro l’aggressione. Esso cerca non di influenzare un qualsiasi mutevole equilibrio di potere ma di rafforzare l’equilibrio di principio»[8]. La NATO fu presentata come un’applicazione concreta del principio onusiano di sicurezza collettiva, mentre l’ONU manifestava i suoi limiti d’intervento già all’inizio della Guerra Fredda.
Le Contraddizioni del Sistema
Alla fine della Seconda guerra mondiale le Nazioni Unite accetteranno la resa incondizionata di Germania e Giappone e, una volta trasformate nell’ONU, a cui aderiranno 51 Paesi, stabiliranno l’egemonia delle potenze vincitrici che comporranno il Consiglio di Sicurezza del nuovo organismo. Durante i primi decenni dalla sua nascita l’ONU acquistò un prestigio diffuso sia per le speranze che suscitava, sia per la figura “mitica” che i media impressero al Palazzo di Vetro, ai Caschi blu, alla figura del Segretario Generale frequentemente citato in TV, all’Assemblea Generale che sembrava essere il “Mondo Riunito”. I Paesi rappresentati, da 51 iniziali diventeranno 193 più la Santa Sede, in qualità di Osservatore permanente.
Presto, però, sono affiorate le contraddizioni interne al sistema:il Consiglio di Sicurezza costituito dai cinque grandi USA, Russia, Regno Unito, Francia e Cina delibera all’unanimità. Le grandi potenze, non volendo vincolare le loro politiche egemoniche, faranno del “diritto di veto” una prassi. Ad oggi i veti sono stati più di 250; il Segretario Generale dell’ONU non ha strumenti per imporre qualunque indirizzo ai cinque grandi; nell’Assemblea Generale il voto della Cina vale quanto quello del Lussemburgo, con tutte le perplessità che questo suscita; dal 1945 la storia sarà segnata da una molteplicità di guerre e interventi armati che hanno dissipato le speranze iniziali. Sorvolando sulle conseguenze della risoluzione 801 del 1947 sulla Palestina che meriterebbe una trattazione a parte, visto che Israele, pur rappresentando lo 0,11% della popolazione mondiale è al centro del 40% delle votazioni dell’Assemblea Generale, è bene ricordare che l’Onu sarà irrilevante in Corea (1950) e Vietnam (1955), non alzerà un dito durante l’invasione dell’URSS in Ungheria (1956), in Cecoslovacchia (1968) e Afghanistan (1979), e poi in Iraq (1991), Balcani (1992), nel genocidio del Ruanda (1milione di morti nel 1994), l’invasione russa dell’Ucraina (2022), il conflitto infinito in Medio Oriente per la vita o la morte di Israele, con l’ultimo episodio degli attacchi mirati statunitensi contro il regime degli Ayatollah; il ricorrente ordine affidato ai Caschi blu di “non andare oltre il mandato dell’ONU”, troppo spesso ha rappresentato una coerenza burocratica affidata a uomini ai quali si intima di rimanere inerti mentre, sotto i loro occhi, si compiono stragi efferate; il ruolo delle Commissioni ONU, organi sussidiari dell’Assemblea Generale che affrontano specifiche questioni globali in modo approfondito prima del voto in plenaria. Non di rado commissioni che si occupano di diritti umani, disarmo, economia, decolonizzazione, sono affidate a rappresentanti di Paesi che violano sistematicamente diritti e comportamenti che si vorrebbero additare e sanzionare. Episodi che coinvolgono anche gli enti a latere dell’ONU. Per esempio, il 2 novembre 2023 l’Iran assunse la presidenza del “Forum sui Diritti Umani delle Nazioni Unite”, palesando una contraddizione eclatante.
Fatte le debite eccezioni, le contraddizioni espresse nell’appartato si esplicano presso gli innumerevoli organismi internazionali autonomi ma legati all’ONU: OMS, FAO, UNESCO, Banca Mondiale, FMI, ILO, IFAD, UNICEF, UNFPA, i vari enti dedicati ai diritti umani, etc… A questo variegato mondo va sommato l’universo delle migliaia[9] di ONG che operano per i più svariati fini e che finiscono per produrre un’azione di influenza politica a livello globale. Le ONG sono enti creati da privati per affrontare problemi legati ad emergenze, sanità, assistenza, ambiente, diritti umani, etc… Alcuni di essi operano per realizzare interessi di alcuni Stati a discapito di altri, quale può essere l’indebolimento di un certo governo, finendo con lo svolgere funzione di soft power.
Una nuova visione del mondo
L’ONU non voleva essere “il governo del mondo”, non lo è e non lo è stato, in questi ottant’anni ha mostrato la sua impotenza ricollegabile anche alla indeterminatezza dei fini elencati dalla Carta, grandi ideali che tali rimangono senza strumenti giuridici e strutturali per farli rispettare e senza un’adeguata tessitura nei rapporti tra i 193 Stati membri. La Carta, pur riaffermando la fede nella “dignità e nel valore della persona umana”, non cita la vita umana come inviolabile, ma si sofferma più volte sul “tenore di vita”, che è altra cosa.
Se è vero che la Società delle Nazioni “non aveva denti” l’ONU ha, invece, acquisito di fatto la leadership di un movimento ideologico che esprime «una nuova visione del mondo e del posto che l’uomo vi occupa. In base a questa visione ‘olistica’ si ritiene che il mondo costituisca un tutto, e che, come tale, possieda più realtà di quanto non ne abbiano le singole parti che lo compongono. In questo tutto, l’apparizione dell’uomo non è altro che un elemento accidentale nell’evoluzione della materia»[10].
Una ontologia ed una antropologia che non si ferma sul piano teoretico, ma si è trasformata in una linea politica seguita dagli Organismi internazionali. Dal 1950 l’ONU lanciò una campagna mondiale antinatalista che usava finanziamenti e risorse ingenti, in collaborazione con altri associazioni ed enti. Negli anni ‘70 tale attenzione fu volta alla pianificazione familiare diretta da IPPF – Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare. In Italia nel 1968 il Club Di Roma fece da volano a tali iniziative. Il Club promosse un “Rapporto sui Limiti dello Sviluppo” che, in parole povere, levava il grido di allarme: “siamo troppi”. Un allarme sulla sovrappopolazione arricchito dalla catastrofica previsione secondo cui dopo l’anno 2000 l’umanità si sarebbe scontrata con la rarefazione delle risorse naturali. All’uopo si promosse la diffusione del condom a livello planetario soprattutto presso i Paesi poveri che forse avrebbero avuto bisogno di ben altro. Lo sviluppo demografico mondiale che oggi tende al negativo e la vitalità delle scoperte scientifico-tecnologiche, hanno smentito quelle teorie che trovarono diffusione negli ambienti più snob ed esclusivi per poi ricadere come luogo comune nella cultura dominante occidentale, influenzando decisamente le politiche familiari e, in particolare, la diffusione dell’aborto, la sua legalizzazione e, oggi, la pretesa di elevarlo a “diritto costituzionale”. Le Nazioni Unite hanno promosso l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), posta nell’alveo dei diritti umani, della salute sessuale e riproduttiva e della parità di genere, questo attivismo è indirizzato a limitare e rimuovere gli ostacoli legali e pratici all’aborto sicuro.
In questo cotesto merita una citazione a parte l’UNESCO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. A parte alcune ricadute negative delle sue politiche, come la commercializzazione dei siti elevati a patrimonio dell’umanità con la c.d. turistificazione, è stata rilevata l’efficacia limitata delle sue iniziative tese a tutelare i beni ritenuti patrimonio dell’umanità. Spesso tale azione finisce con deresponsabilizzare le autorità locali con l’effetto che il bene culturale, appartenendo a tutti finisce con il non appartenere a nessuno, infine la politicizzazione delle nomine ai vertici, fenomeno che riguarda molti enti internazionali.
La storia iniziale dell’UNESCO suscita curiosità perché segna un indirizzo culturale seguito da varie realtà internazionali. Fondatore e primo direttore dell’UNESCO è stato Julian Huxley, nipote di Thomas Huxley[11] e fratello di Aldous autore del celebre romanzo distopico “Il Mondo Nuovo”. Casa Huxley era frequentata dai più grandi scienziati ed intellettuali del tempo. La nota opera di Aldous Huxley non è mera fantasia, egli scrive ispirandosi a quanto aveva appreso ed ascoltato nel salotto buono e altolocato della sua famiglia. Il “Mondo Nuovo” raccoglie quanto le menti più eccelse e gli uomini più potenti della seconda metà dell’Ottocento, progettavano di realizzare. In questa chiave si comprendono alcune linee operative poste in essere da tante organizzazioni e dall’ONU in particolare. Ad esempio, l’ONU sostenne la Cina nella politica del figlio unico, riconoscendola come basata sull’assenso volontario dei cittadini e non soggetta a coercizione. Sulla stessa linea la Planned Parenthood che realizza campagne antinataliste attraverso la sterilizzazione delle donne, soprattutto nei Paesi più poveri chiamata, in senso riduzionista, “Band Aid surgery” chirurgia da cerotto, una politica giocata sul corpo delle donne. L’ONU si mostra poco efficacie nel difendere la vita umana sin dal concepimento mentre è solerte nel promuovere aborto e sterilizzazione, si nota “una sproporzione evidente, nelle politiche internazionali sulla salute riproduttiva, tra l’intensità dell’intervento per il controllo delle nascite, e quello per la tutela della maternità. Mentre ormai in tutto il mondo il tasso di fertilità continua a scendere, quello di mortalità da parto rimane sostanzialmente invariato”[12].
L’ONU è attualmente impegnata nel sensibilizzare l’opinione pubblica promuovendo azioni concrete e mobilitazione di risorse su questioni come l’Agenda 2030 per lo sviluppo globale, incentrata su obiettivi che mirano a sradicare la povertà, proteggere il pianeta e garantire prosperità per tutti, con le sue 5P: Persone, Prosperità, Pace, Partnership, Pianeta, il tutto letto in chiave progressista e ambientalista. Si potrebbe dire che l’ONU non vuole “governare il mondo” ma “vuole cambiarlo”, oppure che taluni vogliono rivoluzionarlo attraverso le sue strutture, le sue risorse e le organizzazioni a latere dell’ONU stesso. Se è così, l’obiettivo di lavorare per la pace tra le nazioni finisce con l’assumere un rilievo marginale.
La temperie rivoluzionaria assunta dalle organizzazioni internazionali costituisce il cuore del loro fallimento, l’ideologia progressista è la frequenza sulla quale è modulato il dialogo e la collaborazione che questi enti tessono con i Paesi di tutto Mondo. La moltiplicazione e l’attivismo di certe ONG ha messo in rilievo tale interesse rivoluzionario, basti pensare alla relazione tra la Carta della Terra e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Quest’ultima riconosce l’uguaglianza tra tutti gli uomini e il loro diritto alla vita dal quale scaturiscono tutti gli altri diritti. Nel 2000 la Carta della Terra traccia i principi etici fondamentali per promuovere una società globale sostenibile, giusta e pacifica nel XXI secolo, la Carta contraddice l’antropocentrismo cristiano insito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo «stiamo entrando in una nuova rivoluzione culturale. Infatti l’ONU sta ideando una nuova concezione del diritto (…) secondo questa concezione del diritto, non vi è alcuna verità sull’uomo che sia valida in modo assoluto: a ciascuno la propria opinione. I diritti dell’uomo non vengono più riconosciuti come verità, ma diventano oggetto di procedure, di decisioni consensuali. Si avanza per negoziazioni»[13].
Conclusione
C’è chi ama diffondere notizie sugli scandali e i casi di corruzione verificatisi nelle stanze del Palazzo di Vetro, come se questo fenomeno fosse il cuore della crisi dell’ONU.
Il principe di Metternich riconduceva il fondamento del suo lavoro al Congresso di Vienna alla “forza nel diritto”, ma quale diritto? Come può un l’ONU acquisire autorevolezza senza una norma di fondo che lo renda riconoscibile a livello globale. Un riconoscimento che abbia carattere morale universale che preveda l’avallo e il sostegno, anche economico, delle grandi potenze e degli altri Paesi? Quale spazio può avere un organismo del genere in un mondo che sembra vocato alla multipolarità? Come riacquistare peso dopo decenni di insuccessi, assenze, irrilevanze e deriva ideologica? Acquistare autorevolezza è la premessa per essere credibile nel proporre delle regole condivise. Ma dove trovare una fonte in grado di dare tale forza per tale ufficio?
Ancor prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale Papa PIO XII, nell’Enciclica Summi Pontificatus (20 ottobre 1939), affermava che la radice profonda e ultima dei mali risiede nella «negazione di una norma morale universale», in grado di essere fondamento morale per la vita sociale delle persone e nelle relazioni internazionali fra Stati. Un male conseguenza del «misconoscimento» e del «l’oblio della legge naturale». Nello stesso documento il Pontefice affermava: «Il nuovo ordine del mondo, la vita nazionale e internazionale, una volta cessate le amarezze e le crudeli lotte presenti, non dovrà più riposare sulla infida sabbia di norme mutabili ed effimere, lasciate all’arbitrio dell’egoismo collettivo e individuale. Esse devono piuttosto appoggiarsi sull’inconcusso fondamento, sulla roccia incrollabile del diritto naturale e della divina rivelazione». Fondare la legittimità di un organismo internazionale su di patto fra contraenti si mostra chiaramente insufficiente. La legittimità si può fondare sull’impegno codificato di farsi garante, promotore e protettore del diritto naturale, cioè su un ordine morale che trascende le parti in campo e in cui tali parti si possono riconoscere. Assurgere a portatori di ordine e di pace senza legittimità, non porta pace ma solo rivoluzione. Qualunque potere fonda la sua legittimità su due consensi, il primo dall’alto, il secondo dal basso, nel riconoscimento di coloro che questo potere vogliono riconoscere per l’utilità universale. Il richiamo a una norma internazionale condivisa va fondata su una norma naturale indisponibile, non negoziabile, che l’uomo riconosce come propria a prescindere dalla patria cui si appartiene.
Legittimare l’aborto, addirittura come diritto costituzionale, mina alla base la legittimità di un governo e delle istituzioni di uno stato, è il tradimento della Legge Naturale. Santa Teresa di Calcutta meriterebbe la laurea in diritto internazionale quando afferma “Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”. Negli ultimi ottant’anni si è sviluppata una fitta rete di trattati, tribunali, organizzazioni multilaterali, regimi di controllo degli armamenti, senza che ciò impedisse il proliferare di guerre, annessioni territoriali o interventi militari ingiustificati. Se manca la “forza del diritto” ogni riferimento a norme universali è illusorio e la forza domina la scena pubblica. Papa Leone XIV, fin dall’inizio del suo pontificato, ha affrontato spesso il problema della pace, ricordando giustamente che «la guerra non risolve i problemi, ma piuttosto li amplifica e produce ferite profonde nella storia dei popoli che richiedono generazioni per guarire» (Angelus del 23 giugno 2025) ed in seguito: “Duole constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”. (Leone XIV al Corpo Diplomatico 03/02/2026).
La natura della crisi degli organismi internazionali è di ordine morale, non si può fondare un ordine su se stesso, ancor più quando quest’ordine pretende di fondare rapporti pacifici globali che fuori dalla Legge Naturale non possono che evolvere in un disordine dalle caratteristiche babiloniche esattamente ciò che costituisce l’attuale “Disordine Mondiale”.
Collegio degli Autori dell’Osservatorio
Associazione Città Domani, Palermo
[1] H. Kissinger, Ordine Mondiale, Mondadori, Milano 2025, p. 59.
[2] Ibidem.
[3] Paradossalmente gli Stati Uniti d’America non entrarono mai a far parte della Società delle Nazioni.
[4] R. Albrecht-Carrié, Storia diplomatica d’Europa. 1815-1968, Laterza, Roma-Bari, 1978, p.423.
[5] A. Polsi, Storia dell’ONU, Laterza, Roma-Bari 2006, Posiz. 127.
[6] Non va confusa con la CPI – Corte Penale Internazionale (1998) che non gode di riconoscimento universale.
[7] Le “Organizzazioni Non Governative” sono previste dall’art.71 della Carta ONU, che consente al Consiglio economico e sociale (ECOSOC) di consultare organizzazioni private.
[8] H. Kissinger, Ordine Mondiale cit., p. 263.
[9] Secondo la WANGO, Association of Non-Governmental Organizations, nel 2018 erano 53.215 in tutto il mondo. Vds., M. Graziano, Geopolitica. Orientarsi nel grande disordine internazionale, il Mulino, Bologna 2019, p. 215.
[10] M. Schooyans, Conversazioni sugli idoli della modernità, ESD, Bologna 2010, p. 46.
[11] Thomas Huxley (1825-1895) noto come il “mastino di Darwin” perché diffuse il darwinismo e, in un certo senso lo creò interpretandolo come base scientifica a garanzia della bontà del sistema ultra liberista inglese.
[12] E Roccella, L’ideologia dei “diritti riproduttivi” secondo le Nazioni Unite, in, Il Foglio quotidiano, 22 giugno 2005.
[13] M. Schooyans, Conversazioni sugli idoli della modernità cit, p. 48.
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