
Magnific IA
Due settimane dopo l'approvazione definitiva della legge sul suicidio assistito in Francia, un gruppo di 150 leader di istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana ha pubblicato un appello
Francia
L’approvazione della legge sul suicidio assistito, in Francia, avvenuta due settimane fa, continua a scatenare polemiche e divisione sociale. Subito dopo il passaggio parlamentare, il mondo della sanità di ispirazione cristiana ha, infatti, lanciato un grido d’allarme compatto.
Ben 150 leader di istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana hanno pubblicato un solenne appello su La Croix . Ospedali, hospice, case di riposo, congregazioni religiose, tutti si ribellano all’idea di essere costretti ad accogliere l'eutanasia o il suicidio assistito tra le loro mura e riaffermano, anzi, la loro vocazione principale: curare, accompagnare e soccorrere, senza causare la morte dei propri pazienti.
Tra i firmatari ci sono i direttori degli ospedali Saint-Joseph di Marsiglia, Parigi e Lione, l'Ordine di Malta Francia, la Fondazione Saint-Jean-de-Dieu, l'Istituto Cattolico di Lille, le Piccole Suore dei Poveri, la Fondazione Simon-de-Cyrene e molti hospice di tutto il paese. Nel loro testo, i firmatari ricordano che il loro impegno non si basa su una posizione ideologica, ma sulla loro missione di cura:
«Siamo impegnati quotidianamente con gli ammalati, gli anziani, i disabili e le persone in fin di vita. Rifiutiamo che i nostri locali diventino luoghi dove le persone vengano aiutate a morire».Il nocciolo della protesta riguarda il rifiuto da parte dell’Assemblea Nazionale francese, di approvare gli emendamenti che avrebbero garantito una “clausola di coscienza istituzionale”. Perché è vero che la legge permette l’obiezione di coscienza, tuttavia, si tratta in parte di una foglia di fico perché imporrebbe alle strutture sanitarie persino private e confessionali, non solo di accogliere, ma anche di somministrare il suicidio assistito e l’ eutanasia, seppure per mezzo di medici esterni.
Inoltre, citando gli studi dello psicoanalista Christophe Dejour, i 150 firmatari parlano di "sofferenza etica", riferendosi alle devastanti conseguenze psicologiche per le equipe mediche obbligate a «permettere questi atti letali» mentre hanno abbracciato la missione di «aiutare a vivere il meglio possibile fino alla fine, i pazienti, senza causarne la morte».
Per Cédric Chalret du Rieu, Presidente dell’Ordine di Malta in Francia, una delle realtà caritative medico-sociali più importanti del paese, la posta in gioco è altissima.
«Questo – afferma- è radicalmente contrario al nostro DNA: proteggere la vita, dalla sua concezione fino alla fine». E crede che a causa di questo obbligo e in assenza di un riconoscimento della libertà istituzionale, le organizzazioni potrebbero vedersi costrette a cedere le strutture e la loro gestione.
«Non possiamo collaborare con un'opera di morte» – ha affermato con decisione.
Ricorda, inoltre, che le loro strutture «non sono ospedali dove si resta per un’ assistenza momentanea, spesso senza conoscere il proprio coinquilino: le persone vivono lì insieme per anni, stringono legami forti. Già una morte naturale è un vero terremoto per la comunità della vita». L’introduzione dell’eutanasia, perciò, lascia intendere Chalret du Rieu diventerebbe un’esperienza ancora più devastante per tutti.
I firmatari concludono il loro articolo sottolineando il ruolo centrale attribuito alle cure palliative nei loro istituti, che mirano ad alleviare la sofferenza e non a "causare la morte". Una priorità condivisa da Cédric Chalret du Rieu, che si rammarica perché l’investimento su di esse rimane insufficiente.
Fa notare, infatti, che in Francia, circa il 50% di tali richieste, in merito, rimane senza risposta.
Il presidente dell'Ordre de Malte France conclude: «La cura, nel senso dell'OMS, non è solo assistenza medica. È anche una cura da un punto di vista psicologico e spirituale. Siamo qui per proteggere la vita e riportare le persone alla loro dignità».
Di fronte alle preoccupazioni sollevate dalle condizioni di applicazione della legge, diversi attori politici, tra cui il Primo Ministro Sébastien Lecornu e il Presidente del Senato Gérard Larcher, hanno deciso di sottoporre la questione al Consiglio Costituzionale, con una serie di ricorsi, in attesa che il Consiglio si esprima sulle libertà costituzionali della legge, prima della sua definitiva entrata in vigore. Tutto questo indica che la battaglia riguardante la legge sul fine vita, in Francia, sta oltrepassando, ormai, il confine legislativo e sta toccando il cuore della libertà della coscienza. Quello che è accaduto pone, infatti, una domanda forte di fondo: fino a che punto lo stato, può imporre un simile tipo di “collaborazione” a chi era impegnato in un ruolo nettamente contrario, invadendo e stravolgendo il campo stesso della coscienza? Il leviatano di hobbesiana memoria, trova in questo passaggio della storia francese, una nuova, dolorosa, incarnazione?
Nessun commento:
Posta un commento