giovedì 7 novembre 2019

Una casa del V secolo dopo Cristo scoperta a Lucca conferma il miracolo di San Frediano




LUCCA – Secondo gli archeologi, dalla scoperta, la conferma dell’alluvione di cui Papa Gregorio Magno parla quando racconta la vita di San Frediano: l’evento non era mai stato confermato da prove documentali.

Per le foto vedi www.loschermo.it/111/ e www.loschermo.it/14166/





Il miracolo di San Frediano di cui parla Papa Gregorio Magno è realmente accaduto.
La conferma arriva dalle scoperte effettuata da Michelangelo Zecchini a Palazzo Poggi in via della Rosa. Una zona da sempre ricca di sorprese per gli archeologi, come due anni fa, quando – sempre in questi luoghi – vennero alla luce circa 50 metri di Mura romane.

Adesso, gli scavi di Palazzo Poggi hanno donato a Lucca un altro tassello per ricostruire quello che era la vita nei secoli passati. Sono infatti stati rinvenuti i resti di una casa lignea, molto ben conservata, tanto da diventare una delle strutture di questo genere che si può leggere meglio in tutta la nostra regione.



Ma se da una parte la sorpresa è sempre molta, gli archeologi sanno che in questa zona è praticamente certo che qualcosa di interessante, quando si va a vedere cosa vi è sotto lo strato superficiale della terra, viene senz’altro fuori. Siamo, infatti, nell’area dove venne effettuata la lottizzazione dei terreni per darli alla gestione di coloro che ricoprivano cariche di governo a Lucca.

Ecco che la casa ritrovata ci dà, quindi, uno spaccato della vita del periodo compreso tra il V ed il VI secolo: accanto ad essa è stata trovata anche una “norcineria”. Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione, grazie a dei resti ossei ritrovati ed appartenenti ad un alto numero di animali: un cavallo, alcune capre o pecore, ma soprattutto una decina di mandibole di suini, che hanno fatto decidere agli archeologi di trovarsi di fronte ad una norcineria.

Ma la conferma più sensazionale che ci proviene da questa scoperta è quella relativa all’alluvione di cui Papa Gregorio Magno parla, quando racconta della vita di San Frediano. La storia del santo vuole che, di fronte all’ennesima catastrofe naturale, dovuta all’esondazione dell’Auser – l’antenato del Serchio – il santo, allora vescovo della città, prese un rastrello e tracciò un solco che, oltre a contenere le acque, deviò il corso dell’Auser, preservando Lucca da future inondazioni.

La storia ci racconta che le cose non andarono proprio così, poiché le cronache raccontano di eventi alluvionali che periodicamente – forse con meno frequenza o con meno intensità – afflissero Lucca. Quello che non era mai stato trovato era una prova documentale dell’alluvione di cui parla la storia di San Frediano: adesso invece questa prova esiste e sta nelle sedimentazioni trovate nello scavo, diretto da Giulio Ciampoltrini della Soprintendenza ai Beni archeologici ed effettuato da Michelangelo Zecchini.

Un’importante conferma a quella che finora era solo una delle leggende tra le più suggestive che la storia di Lucca ci propone.















mercoledì 6 novembre 2019

José Antonio Ureta. Sinodo Panamazzonico o Sinodo di Pistoia?






 06-11-2019

José Antonio Ureta*

Chissà se è per timore dei cardinali Brandmüller, Müller e Burke oppure per non dare ragione al vescovo Athanasius Schneider [vedi rispettivi interventi: Indice degli articoli sul Sinodo per l'Amazzonia] che il Vaticano ha ritenuto prudente evitare la presenza della statua della Pachamama nella Messa di chiusura dell’Assemblea speciale del Sinodo per la Regione Panamazzonica. Chissà se è per lo stesso motivo che gli scandalosi riferimenti panteistici dell‘Instrumentum laboris, con le loro lodi alle religioni pagane come strumenti alternativi di salvezza, sono stati diplomaticamente limati nel Documento finale.
Tuttavia, uno dei proiettili della vera e propria bomba a grappolo di fabbricazione tedesca che è stato il recente Sinodo ha portato, nel Documento Finale, una carica esplosiva maggiore di quella dei suoi documenti preparatori. Mi riferisco all’ambita rivoluzione ecclesiologica, corrispondente ai sogni dorati di Leonardo Boff ed espressi nel suo libro “Ecclesiogenesi: le comunità di base reinventano la Chiesa”[1].

Nel Capitolo V del Documento Finale del Sinodo, “Nuovi cammini di Conversione Sinodale”, si dice che “questo Sinodo ci offre l’occasione di riflettere su come strutturare le chiese locali in ogni regione e paese” (n ° 91) , poiché “la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa” (n ° 88), che “caratterizza la Chiesa del Vaticano II, intesa come Popolo di Dio, nell’uguaglianza e nella comune dignità di fronte alla diversità dei ministeri, carismi e servizi” (N ° 87). Per “superare il clericalismo” (n ° 88), la sinodalità impone uno stile di comunione ecclesiale “caratterizza(to) per il rispetto della dignità e dell’uguaglianza di tutti i battezzati e le battezzate, la complementarità dei carismi e dei ministeri” ( N. 91).


Riconoscendo che “le forme organizzative per l’esercizio della sinodalità possono essere diverse”, il documento insiste sul fatto che devono stabilire una sincronia tra la comunione e la partecipazione, tra la corresponsabilità e la ministerialità di tutti, prestando particolare attenzione all’effettiva partecipazione dei laici (n° 92). Oltre ad “assemblee e consigli pastorali in tutti i settori ecclesiali”, esistono già “gruppi di coordinamento” e “ministeri affidati ai laici”, ed è necessario “rafforzare ed espandere gli spazi per la partecipazione dei laici, sia nella consultazione che nella presa di decisioni, nella vita e nella missione della Chiesa” (n ° 94). Con la sola riserva che “si conferiscano ministeri a uomini e donne in modo equo” (n ° 95).


Le misure pratiche per attuare tale espansione sono di vasta portata.


Una di queste consiste nell’affidare “l’esercizio della cura pastorale” delle comunità in cui non esiste un sacerdote residente a “a una persona non investita del carattere sacerdotale, che sia membro della comunità stessa”. Per evitare “personalismi” deve essere “un incarico a rotazione”, che non impedisce che venga raccomandato al vescovo di istituirlo “con un mandato ufficiale attraverso un atto rituale”. Per salvare le apparenze, si più avanti si dice “resterà sempre il sacerdote, con la potestà e la facoltà di parroco, a essere il responsabile della comunità” (n ° 96).


Visto che “la madre terra ha un volto femminile”, e che le donne devono poter «contribuire con la loro sensibilità alla sinodalità ecclesiale» (n. 101), un’altra misura, ancor più rivoluzionaria, richiesta è la creazione di un “ministero istituito di donne dirigenti di comunità” e la possibilità di “ricevere i ministeri del lettorato e dell’accolitato, tra gli altri che possono essere svolti» (n. 102). Quest’ultimo a titolo provvisorio, giacché si chiede pure di continuare a studiare la possibilità di un diaconato femminile (n. 103).


Infine, in nome della diversità delle discipline nella Chiesa, si propone di “ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità…potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile”, per “la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti” (n ° 111).


Quest’ultimo suggerimento coincide con il sacerdozio low cost e limitato a una comunità proposta dal vescovo emerito di Aliwal (Sudafrica), mons. Fritz Löbinger. Ma tutte le proposte precedenti si adattano come un anello al dito all’ecclesiologia dell’ex frate liberazionista Leonardo Boff. È quanto vedremo di seguito.


Si noti che, nel Documento finale, c’è un silenzio assoluto sulla differenza ontologica esistente tra il sacerdozio ministeriale dei clerici ordinati e il sacerdozio universale dei fedeli e, ancor più, sul fatto che il primo deriva, mediante l’imposizione delle mani, dal sacerdozio di Cristo, a Cui chi lo riceve rimane ontologicamente configurato. Al contrario, si insiste su “una Chiesa che è tutta ministeriale” (n ° 93), sulla “diversità dei ministeri, carismi e servizi” (n ° 87), sulla “ministerialità di tutti” (n ° 92), sulla necessaria “complementarità dei carismi e dei ministeri” (n ° 91) e sulla necessità di “superare il clericalismo” (n ° 90).


Questa concezione “sinodale” della Chiesa del Documento Finale coincide, in sostanza, con la “reinvenzione della Chiesa” dalle sue basi agognata da Leonardo Boff. Per l’ex frate sanzionato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, la prassi delle Comunità Ecclesiali di Base (CEB) ha superato una Chiesa pensata “secondo l’asse Cristo-Chiesa, all’interno di una visione giuridica”, secondo cui “Cristo trasmette tutto il potere ai Dodici e questi ai loro successori”, dividendo la comunità “tra governanti e governati, celebranti e assistenti, produttori e consumatori di sacramenti”[2]. Al contrario, le CEB sottolineano la realtà fondamentale: “la presenza attiva del Risorto e del suo Spirito all’interno dell’intera comunità umana”. Il che porta a “concepire la Chiesa più dalla base che dal vertice; è accettare la corresponsabilità di tutti nell’edificazione della Chiesa e non solo di alcuni appartenenti all’istituzione clericale”[3]. Pertanto, all’interno delle CEB, “prevale la circolazione dei ruoli di coordinamento e animazione, essendo il potere in funzione della comunità e non di una persona; ciò che viene respinto non è il potere stesso, ma il suo monopolio, che implica l’espropriazione a beneficio di una élite”[4]. Il risultato è che “l’intera comunità è ministeriale, non solo alcuni membri”[5]. Rappresentate graficamente, si ottengono le seguenti immagini dell’ecclesiologia tradizionale (a sinistra) e dell’ecclesiologia delle CEB (a destra):


In questi grafici schematici Boff vuole indicare che nella sua concezione della Chiesa “la realtà Popolo di Dio emerge come l’istanza prima mentre l’organizzazione come la seconda. Il potere di Cristo (exousia) non risiede solo in alcuni membri bensì nella totalità del Popolo di Dio”. Questo potere “si diversifica a seconda delle funzioni specifiche ma non esclude nessuno”, giacché “il dato dominante è la fondamentale uguaglianza di tutti” e solo in un secondo momento “emergono differenze e gerarchie”[6]. Sorge, ad esempio, “un carisma specifico con la funzione di essere il principio di unità fra tutti i carismi”, però “è un carisma che non sta fuori, bensì dentro la comunità, non sopra la comunità, ma per il bene della comunità”[7]. Rappresentato graficamente, risulta il seguente schema, con cui viene evidenziato il fatto che “tutti i servizi sorgono dentro la comunità e per la comunità”[8].


Come noto, nello scambio di corrispondenza fra il teologo brasiliano della liberazione e la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora prefetto cardinale Ratzinger lo accusò di proporre “nuovi modelli di Chiesa in cui il potere sia concepito senza privilegi teologici, come mero servizio articolato secondo le necessità del popolo, della comunità”, mentre “la dottrina tradizionale della Chiesa al riguardo, chiaramente confermata anche dal Concilio Vaticano II, suppone, fra le altre cose, due verità fondamentali: 1) la costituzione della Chiesa è gerarchica per istituzione divina; 2) esiste nella Chiesa un ministero gerarchico legato specialmente ed esclusivamente al sacramento dell’Ordine”[9].


Già in precedenza, e a proposito di un piano pastorale dell’arcidiocesi di Kinshasa che istituì i cosiddetti bakambi, ovvero laici responsabili dell’esercizio della cura pastorale di una comunità, sotto la responsabilità teorica di un sacerdote con la funzione di parroco (un qualcosa di più moderato di quanto proposto dal Documento Finale del Sinodo, poiché a Kinshasa si trattava di un incarico permanente e riservato agli uomini, mentre secondo la proposta sinodale si tratterebbe di un ministero rotativo e aperto equitativamente alle donne), in un’udienza a un gruppo di vescovi zairesi in visita ad limina, papa Giovanni Paolo II dichiarò:


“Bisogna scartare vigorosamente l’idea che di fronte al ministeri e ai sacramenti, tutti i membri delle comunità cristiane abbiano le medesime responsabilità e gli stessi problemi. Dall’epoca apostolica, la Chiesa appare strutturata; accanto ai fedeli, vi sono gli ‘apostoli’, i ‘viri apostolici’, con i loro successori i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi. (…) Se determinati modi di comprendere il ‘sensus fidelium’ ricordato dal Concilio Vaticano II sono stati abusivi, è successo così anche per il sacerdozio comune dei fedeli. (…) Ben presto alcuni teologi hanno preteso di ‘rimodellare’ i ministeri. Ma, chi non lo vede? Un ministro designato dalla comunità, o come talvolta si dice dalla ‘base’, non può essere il legittimo collaboratore dei Vescovi e dei sacerdoti. Non si ricollega alla venerabile tradizione apostolica che da noi ai Dodici poi al Signore caratterizza la persistenza storica dell’imposizione delle mani per la comunicazione dello Spirito di Cristo”[10].


Alcuni anni più tardi, l’Istruzione su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti, firmata dai cardinali responsabili di otto dicasteri romani, ribadì l’insegnamento tradizionale secondo cui “l’esercizio da parte del ministro ordinato del munus docendi, sanctificandi et regendi costituisce la sostanza del ministero pastorale” e che “non è il compito a costituire il ministero, bensì l’ordinazione sacramentale” [11]. E, nelle sue disposizioni pratiche, dispose che “non è lecito, pertanto, che i fedeli non ordinati assumano, per esempio, la denominazione di ‘pastore’, di ‘cappellano’, di ‘coordinatore’, ‘moderatore’ o altre denominazioni che potrebbero, comunque, confondere il loro ruolo con quello del pastore, che è unicamente il Vescovo e il presbitero”[12].


L’immersione del sacerdozio nel mare dei “ministeri” laicali e la parallela declericalizzazione dei ministri ordinati a causa dell’elevazione all’ordine sacerdotale di uomini sposati che esercitano una professione, proposte dal Sinodo, rappresentano un passo avanti colossale per demolire la struttura gerarchica della Chiesa.


In definitiva, la “sinodalità” che propone il Documento Finale può avere come fondamento teologico solo la dottrina formulata dal cosiddetto “Conciliabolo di Pistoia” e condannata come eretica da Pio VI. In particolare, la tesi secondo cui Gesù Cristo non ha trasmesso il suo triplice potere sacerdotale, magisteriale e pastorale direttamente agli Apostoli ma all’insieme della Chiesa e che, pertanto, è nel seno delle comunità che sorgono i carismi e i ministeri dei quali esse hanno bisogno ed è da queste quindi che i ministri ricevono il potere per esercitarli[13]. O altrimenti la versione aggiornata dell’ ex-francescano condannato dalla Santa Sede.


Poiché ci troviamo nel pontificato delle riabilitazioni, forse Papa Francesco, in un prossimo concistoro, potrebbe ricompensare Leonardo Boff con la porpora cardinalizia.

José Antonio Ureta




Edward Pentin, 30-10-19 by Pan-Amazon Synod Watch
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[1] Versione in spagnolo della Editrice Sal Terrae, Santander, 1984.
[2] P. 38.
[3] P. 39.
[4] P. 65.
[5] P. 66.
[6] P. 40-41.
[7] P. 43.
[8] P. 44.
[9] Cfr. L. Boff, Igreja: carisma e poder, Editora Ática, São Paulo, edizione del 1994 che include i documenti della polemico con il Vaticano, pp. 274-275.
[10] https://bit.ly/2q1WfRo
[11] N° 2, https://bit.ly/2JA2nqX
[12] Art. 1 § 3.
[13] La tesi di Pistoia venne condannata da Papa Pio VI con la bolla Auctorem Fidei, con queste parole: “La proposizione la quale stabilisce che ‘la potestà fu data da Dio alla Chiesa per comunicarsi ai Pastori, che sono i suoi ministri per la salute delle anime’; così intesa, che dalla Comunità dei fedeli derivi nei pastori la potestà del ministero e del governo ecclesiastico, è eretica” (cf. Denz./Hün. 2602).




José Antonio Ureta*

Nato in Cile, è membro fondatore della "Fundación Roma", una delle più influenti organizzazioni cilene pro-vita e pro-famiglia. Ha lavorato sin da giovanissimo nelle file della TFP (Tradizione, Famiglia e Proprietà) del suo paese e in seguito si è dedicato a diffonderne gli ideali e a formare gruppi TFP in tutto il mondo. Oggi è ricercatore e membro della Società Francese per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà. Studioso e docente, è conosciuto a livello internazionale nel mondo cattolico conservatore. Collaboratore della rivista Catolicismo e dell'Istituto Plinio Corrêa de Oliveira di San Paolo, Brasile, è autore del libro Il "cambio di paradigma" di Papa Francesco: continuità o rottura nella missione della Chiesa? Bilancio quinquennale del suo pontificato.





fonte 











martedì 5 novembre 2019

Il nuovo decreto sulla Santa Casa di Loreto. Ovvero come ti occulto il miracolo





Aldo Maria Valli 05/11/2019

In vista dell’8 dicembre, apertura del giubileo lauretano indetto per celebrare i cent’anni dalla proclamazione della Vergine di Loreto patrona degli aeronauti, il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha firmato un decreto nel quale si afferma: “Il Sommo Pontefice Francesco ha decretato che la memoria facoltativa della Beata Maria Vergine di Loreto sia iscritta nel Calendario Romano il 10 dicembre, giorno in cui vi è la festa a Loreto, e celebrata ogni anno. Tale celebrazione aiuterà tutti, specialmente le famiglie, i giovani, i religiosi, a imitare le virtù della perfetta discepola del Vangelo, la Vergine Madre che concependo il Capo della Chiesa accolse anche noi con sé”.

Il Santuario di Loreto, si legge inoltre nel decreto, ha saputo illustrare “in modo eccellente, nel corso del tempo, non meno di Nazareth in Terra Santa, le virtù evangeliche della Santa Famiglia”. “Nella Santa Casa, davanti all’effige della Madre del Redentore e della Chiesa, santi e beati hanno risposto alla propria vocazione, i malati hanno invocato consolazione nella sofferenza, il popolo di Dio ha iniziato a lodare e a supplicare santa Maria con le litanie lauretane, note in tutto il mondo. In modo particolare quanti viaggiano in aereo hanno trovato in lei la celeste patrona”.

Per i tanti devoti della Madonna di Loreto sembrerebbe una bella notizia, ma così non è. Infatti il decreto elimina la celebrazione liturgica del miracolo riferito alla traslazione della Santa Casa e la sostituisce con la celebrazione di una festa mariana come tante altre. In questo modo ignora la Santa Casa come reliquia, la descrive semplicemente come “Santuario che ricorda l’Incarnazione” e di fatto abroga la celebrazione liturgica della traslazione miracolosa della Santa Casa.

Un decreto “inaspettato e inopinato” lo definisce il professor Giorgio Nicolini, massimo studioso della Santa Casa e del miracolo della traslazione. “È documentato – spiega Nicolini – che questa festa liturgica a Loreto e nelle Marche era celebrata sin dal XIV secolo. La Chiesa, nell’ambito della festa autorizzò anche la celebrazione della traslazione della Santa Casa da parte degli angeli, inserendola nel Martirologio romano già dal 1669, con un decreto di Clemente IX”.

Quella che veniva celebrata il 10 dicembre, quindi, non era una semplice festa mariana, bensì la traslazione miracolosa della Santa Casa. Ovvero, afferma Nicolini, “l’unico miracolo ufficialmente riconosciuto in una celebrazione liturgica dalla Chiesa”.

“Praticamente – continua il professore – questo nuovo decreto annulla secoli di pronunciamenti pontifici e dichiara implicitamente che nei sette secoli precedenti (e comunque ufficialmente a partire dal XVII secolo) tutti i decreti che riconoscevano e autorizzavano il ricordo della traslazione miracolosa non valgono più nulla, e lo stesso riconoscimento dell’autenticità della reliquia della Santa Casa viene ora del tutto occultata se non apertamente negata”.

“Nel decreto, infatti, non si trova più nessun accenno alla Santa Casa in quanto reliquia, né la si identifica con l’autentica casa di Nazareth, ma si parla solo del santuario che ricorda l’Incarnazione. Un ricordo devozionale, non il riconoscimento di un fatto storico. Tanto è vero che le tre pareti della Santa Casa non vengono mai nominate. D’altra parte si tratterebbe solo di ‘alcune pietre’, secondo quanto sostenuto da Francesco di recente. Non solo. Nel decreto si sostiene che le grazie ottenute lungo i secoli nascono dal fatto che i fedeli si sono rivolti all’effige della Madonna presente nella Santa Casa, e non dal fatto che hanno pregato all’interno di una reliquia. Il decreto è insomma ambiguo: la traslazione miracolosa non è negata, ma ignorata, e così, di fatto, la Santa Casa non è più una reliquia”.

“Per i profani e per i fedeli meno informati – dice ancora Nicolini – il fatto che il papa abbia iscritto nel martirologio romano universale la festa della Beata Vergine di Loreto può sembrare una cosa bella. In realtà il cardinale Sarah, con un inganno, ha abrogato la secolare festa della traslazione miracolosa cambiando la natura stessa della ricorrenza. Non più il ricordo di un miracolo, ma una generica devozione mariana. Stupisce che a firmare il decreto sia stato un cardinale come Robert Sarah: solo ignoranza? Possibile che non conosca i decreti di tutti i secoli precedenti? E non si rende conto che, abrogandoli, sconfessa quanto stabilito dai papi precedenti attraverso la stessa congregazione da lui guidata? Il decreto risulta schizofrenico nel rinnegare i pronunciamenti ufficiali precedenti, reiterati per quattro secoli”.

Secondo Nicolini, il decreto è l’atto conclusivo di una vera e propria “apostasia lauretana” incominciata nel 1984 a opera del padre Giuseppe Santarelli, direttore della Congregazione universale della Santa Casa, che ipotizzò un “trasporto umano” di “alcune pietre” della Santa Casa di Nazareth, negando così sia l’integrità della reliquia sia il miracolo della traslazione.

“Il testo del decreto – conclude Nicolini – non mi sembra abbia lo stile di scrittura del cardinale Sarah. È uno stile ambiguo, che dice e non dice, occulta ma non nega, nega ma non lo fa trasparire. Ognuno può trarci una tesi ma anche il suo contrario. Sempre però con l’intento di desacralizzare. Bisogna dirlo: è il tipico stile di papa Bergoglio e della sua cerchia. L’errore grave del cardinale Sarah è averne assunto la paternità. Per parte mia, scriverò una lettera aperta al cardinale, spiegandogli perché ha sbagliato”.

Aldo Maria Valli




















lunedì 4 novembre 2019

Negli USA cala il numero dei cattolici ma aumenta quello delle parrocchie tradizionali




lunedì 4 novembre 2019
Nella di Chiesa e postconcilio dal Washingotn examiner un articolo di Jeffrey Cimmino



Negli USA è in aumento il numero di parrocchie cattoliche tradizionali gestite dalla Fraternità Sacerdotale di San Pietro: questo dato è in controtendenza rispetto al calo generale e costante del numero dei fedeli cattolici che si registra in America da decenni.
Lo scorso anno, le parrocchie gestite dalla Fraternità – un gruppo di sacerdoti che si dedicano alla celebrazione nel rito tradizionale latino della liturgia cattolica – hanno registrato un considerevole aumento di partecipanti alla messa della domenica. La liturgia tradizionale – che attrae molti fedeli – è il rito della messa che si celebrava prima delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, un concilio di vescovi cattolici tenutosi negli anni Sessanta.
A Los Angeles la fraternità ha ottenuto la sua chiesa solo nel 2018, ma il numero di persone che frequentano la messa della domenica è già aumentato da 250 a 500. Il parroco, Padre James Fryar, ha commentato sul sito della fraternità che “sono venute altre 200 persone” da quando la sua parrocchia ha aggiunto una quarta messa domenicale.
La parrocchia di Naples, in Florida, è nata solo due anni fa, ma sono già 400 le persone che frequentano la messa ogni domenica: un aumento del 20% rispetto al 2018. Il parroco, Padre James Romanoski, ha dichiarato al Washington Examiner che “ogni settimana” la parrocchia “riceve nuovi fedeli, a volte singole persone, altre volte delle famiglie”.
Romanoski ha affermato che la gente è attratta dalla liturgia e dalla solidità della comunità, che comprende gruppi tanto per gli uomini come per le donne, tanto per i giovani come per le persone anziane, nonché delle mense.
“È il posto ideale per i loro figli, i sacerdoti sono molto impegnati nella cura di tutte le anime e la gente si sente in famiglia”, ha detto.
Romanoski ha poi aggiunto che molte persone provengono da altre parrocchie, e che persino le messe feriali sono frequentate da una media di 50 parrocchiani.
Un parrocchiano di Naples, Greg Colker, protestante convertito al cattolicesimo, ha raccontato al Washington Examiner che prima frequentava una parrocchia cattolica americana “standard”, ossia “né tradizionale né progressista”,
La liturgia tradizionale ha provocato in lui una grande trasformazione, che egli ha descritto come “qualcosa che nasce dal cuore della Chiesa per farci diventare persone migliori”. E ha aggiunto: “Non è vero che la fede tradizionale è legalista e rigida. Ho scoperto che è tutto il contrario: i suoi insegnamenti sono chiari e utili”.
Il numero di persone che frequentano la messa domenicale nella parrocchia della fraternità a Coeur d’Alene, nell’Idaho, è aumentato del 29% negli ultimi due anni; ad Atlanta, è aumentato del 30% in un anno.
È difficile calcolare con esattezza il numero di cattolici affiliati alle parrocchie della fraternità o che frequentano la liturgia tradizionale con regolarità, poiché né la Chiesa né la fraternità pubblicano informazioni sulla partecipazione dei fedeli. La popolarità della fraternità tra i cattolici americani si può calcolare con altri fattori, come per esempio le ordinazioni sacerdotali e la sua presenza nelle diocesi della nazione.
La fraternità ha sperimentato una crescita costante del numero di sacerdoti a partire dall’anno della sua fondazione, il 1988, e le ordinazioni continuano ad aumentare. Tra il 2007 e il 2012 è stata ordinata una media di 10 seminaristi l’anno. Tra il 2013 e il 2018 il numero di ordinazioni è salito a una media di 15 l’anno. I resoconti annuali forniti al Washington Examiner dalla fraternità mostrano che il numero delle sue parrocchie personali negli USA si è triplicato da 11 a 33 dal 2008. Una parrocchia personale è una comunità cattolica riconosciuta dai vescovi che si fonda su un elemento costitutivo specifico più che sull’ubicazione geografica: in questo caso, l’impegno a celebrare la liturgia in latino.
Le pagine della fraternità sulle reti sociali presentano un metodo meno convenzionale del solito per risvegliare l’interesse nei confronti del cattolicesimo tradizionale: si pensi alle pagine umoristiche TradCatholic Memes e Traditional Catholic Memes for Working Class Teens, che hanno mietuto fino ad ora rispettivamente 12.000 e 9.000 “mi piace”. Un’altra pagina che posta frequentemente immagini della liturgia tradizionale, The Beauty of Catholicism, ha quasi 130.000 “mi piace”.
La crescita delle parrocchie della FSSP si sta verificando in un momento in cui il declino della Chiesa cattolica negli Stati Uniti – travagliata tra le altre cose dagli scandali di abusi sessuali – registra al contrario un calo pluridecennale. Dal 1970, il numero di sacerdoti negli USA è diminuito del 38% circa. Nel 2018 erano 36.580.
In termini assoluti, la popolazione cattolica è cresciuta dai 54,1 milioni del 1970 ai 76,3 milioni del 2018, anche se quest’ultimo numero rappresenta un calo rispetto al picco di 81,2 milioni registrato nel 2005. Tuttavia, in termini relativi, nell’ultimo decennio la popolazione cattolica è diminuita come percentuale della popolazione globale americana dal 24% del 2007 al 20% del 2019. Il numero di quanti si definiscono ex-cattolici è schizzato dagli 1,8 milioni del 1975 ai 26,1 milioni del 2018.
Gli ex-cattolici tendono a lasciare la Chiesa in giovane età: un sondaggio ha mostrato che quasi l’80% di essi abbandona la fede prima dei 23 anni. Circa la metà dei millennials – vale a dire dei nati tra l’inizio degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta – che hanno ricevuto un’educazione cattolica non si identificano più come cattolici.

Due sondaggi dello scorso decennio sugli ex-cattolici hanno rivelato che di solito le cause per cui si abbandona la fede sono la lenta perdita di interesse nei confronti della religione, il non credere più negli insegnamenti della Chiesa e le esigenze spirituali disattese.

Un altro sondaggio del 2018 ha rivelato che la partecipazione alla messa nelle chiese statunitensi è calata di 6 punti percentuali dal 2005 al 2007. La percentuale di cattolici americani che hanno frequentato la messa ogni settimana tra il 2014-2017 era del 39%, mentre la partecipazione settimanale alla messa nel 1955 raggiungeva il 75%.

Colker si chiede se la presenza più esigua del cattolicesimo tradizionale non possa essere considerata la causa del declino della fede.
“Penso che bisogna chiedersi se le forme ‘moderne’ di cattolicesimo abbiano trasmesso davvero in modo efficace la fede”, ha affermato.


2 novembre 2019
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]












domenica 3 novembre 2019

Le parole di Fulton Sheen sui Novissimi




Nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità della Commemorazione di tutti i fedeli defunti (Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum), per i quali è anche possibile – a determinate condizioni – lucrare l’indulgenza plenaria, riproponiamo una riflessione di Fulton Sheen, il noto telepredicatore americano che sarà presto beato, attorno ai Novissimi: la morte, il giudizio (particolare e universale), l’Inferno e il Paradiso.





Redazione Tempi, 2 novembre 201

«Riferendoci al Giudizio particolare di Dio, subito dopo la morte, in che cosa consisterà?
Sarà una valutazione di te stesso, come tu sei realmente… […] Ora che cosa sei in realtà? Tu sei ciò che tu sei, non per le tue emozioni, i tuoi sentimenti, i tuoi gusti, e i tuoi disgusti, ma per le tue scelte. Le decisioni della tua libera volontà saranno il contenuto del Giudizio. […] Il nostro giudizio sarà basato non sulle nostre disposizioni psicologiche o sulla posizione sociale; ma sul modo in cui avremo vissuto, sulle scelte che avremo fatto e se avremo obbedito alla Legge di Dio. Non pensare perciò che al momento del Giudizio potrai discutere il caso. Non ti sarà permesso allegare alcuna circostanza attenuante, non potrai esigere un ricorso, né una nuova giuria e neppure appellarti al fatto di un processo ingiusto. Tu stesso sarai tuo giudice. Tu stesso la tua giuria; tu pronuncerai la tua sentenza. Dio sancirà semplicemente il tuo giudizio.

Che cos’è il Giudizio? Dal punto di vista di Dio, il Giudizio è un riconoscimento.


Ecco due anime che appaiono dinnanzi a Dio, nell’istante dopo la morte. Una è in stato di Grazia, l’altra, no. Il Giudice Divino guarda all’anima in stato di Grazia: vi vede la rassomiglianza con la Sua Natura, poiché la Grazia è partecipazione alla Natura Divina. […] L’altra anima, invece, che non possiede i tratti famigliari e la somiglianza con la Trinità, viene ricevuta in un modo ben diverso dal Giudice Supremo. Come una madre sa che il figlio di una sua vicina non è proprio suo, perché non vi è partecipazione alcuna alla sua natura, così anche Gesù Cristo, non vedendo nell’anima peccatrice partecipazione alcuna alla sua natura, può dire soltanto queste parole che significano il non riconoscimento: “Non ti riconosco”. Ed è cosa ben terribile non essere riconosciuti da Dio! Tale è il Giudizio dal punto di vista di Dio.

Dal punto di vista umano, è pure un riconoscimento, ma un riconoscimento di idoneità
o di non idoneità. Un distinto visitatore viene annunciato alla porta, ma io mi trovo con i miei abiti da lavoro, con le mani e la faccia sporca. Non sono in condizione di presentarmi dinanzi a un così augusto, importante visitatore e io mi rifiuto di vederlo, finché non possa migliorare la mia presenza. Un’anima macchiata di peccato si comporta proprio nello stesso modo, quando si presenta al Giudizio di Dio. Essa scorge da una parte la Maestà, la Purezza, e lo Splendore di Dio e dall’altra, la sua bassezza, la sua colpevolezza, la sua indegnità. Non implora, non discute, non perora il caso. Essa vede e dal profondo emerge il suo giudizio: “O Signore, io sono indegna!”.

L’anima macchiata di peccato veniale si getta nel Purgatorio
a lavare la sua veste battesimale; ma l’anima irrimediabilmente macchiata dal peccato mortale, l’anima morta alla Vita Divina della Grazia, si precipita nell’Inferno con la stessa naturalezza con cui una pietra abbandonata dalla mia mano cade al suolo.

Tre destini possibili ti attendono alla morte
. Inferno: dolore senza Amore. Purgatorio: dolore con Amore. Paradiso: Amore senza dolore».

(Fulton Sheen, Vi presento la religione – Fonte)

















I Padri sinodali in tuta e scarpe da ginnastica in Basilica di San Pietro





DOMENICA 3 NOVEMBRE 2019

Per capire il clima di sciatteria e di non consapevolezza di essere a Roma, sede del Principe degli Apostoli (che fa il paio con la foto a fianco, vedere Mil QUI), mi raccontano alcuni monsignori di Curia che celebrano regolarmente la mattina nella basilica di S. Pietro, sul fatto che molti dei Padri Sinodali (perlopiù vescovi) si presentavano durante il Sinodo - in sagrestia della Basilica - in tuta e scarpe da ginnastica, spesso in maglietta, prima della celebrazione eucaristica mattutina.


Un po' di buon senso, di riverenza e di consapevolezza di che ruolo rivestono no?
Luigi













sabato 2 novembre 2019

MARIA SIMMA E I DEFUNTI «Pregate per noi!». Il segreto delle anime del Purgatorio




Non solo il Purgatorio esiste, ma è pieno di anime - magari proprio dei nostri defunti - che attendono le nostre preghiere per essere liberate. Questa verità è ribadita dal Catechismo della Chiesa Cattolica e compare nelle Sacre Scritture. Ma ci sono anche una schiera di santi e mistici che con le "anime sante" ci hanno parlato per davvero, come Maria Simma, che ha offerto la vita per mandarne il più possibile in Paradiso. E che, proprio sui defunti, ci ha svelato un importante segreto...





Costanza Signorelli 02-11-2019

Solo Dio può sapere con certezza dove si trovi l’anima di un defunto, se in Paradiso, in Purgatorio o all’Inferno. A noi uomini non è dato saperlo in alcun modo. Abbiamo però sulle stesse anime un potere davvero enorme. Possiamo infatti scegliere se mandare un’"anima santa" velocemente in Paradiso, oppure farla attendere a lungo tra terribili patimenti. Non solo. Fare ciò è per noi di una facilità disarmante: basta pregare. Ebbene, se ancora non conoscete l’incredibile segreto delle anime del Purgatorio, leggete quanto segue perché potrebbe cambiare le vostra prospettiva sulla vita.

IL PURGATORIO ESISTE

Prima di addentrarci in questa particolare dimensione della Vita eterna, è fondamentale una precisazione: il Purgatorio, con buona pace dei negazionisti, esiste. Esattamente come esistono il Paradiso e l’Inferno. Chi lo dice? Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1030-1032) definisce l’esistenza della “dottrina della fede relativa al Purgatorio”, così come formulata principalmente nei Concili di Firenze e di Trento. Inoltre, le Sacre Scritture sono ricche di rimandi che ne giustificano l’esistenza. Per esempio, nel Vangelo di Matteo (Mt 12,32) si parla di «fuoco purificatore» per le cosiddette «colpe leggere», in contrapposizione alla «bestemmia contro lo Spirito Santo, che non sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro». Ancora. Nel Secondo Libro dei Maccabei si legge del «sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45). Il Catechismo rievoca poi la Tradizione della Chiesa, ove il «sacrificio eucaristico», ma anche «le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza» sono vivamente raccomandati, «affinché i defunti, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio».

Detto questo, l’infinita bontà di Dio, che tutto compie per la nostra Salvezza, ci ha regalato una sfilza di santi e mistici che in Purgatorio ci sono stati per davvero e che, con le anime del Purgatorio, hanno avuto visioni e colloqui rivelatori. A riguardo si potrebbero citare, per esempio, Santa Geltrude, Santa Caterina da Genova, Santa Margherita Maria Alacoque, il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Bosco, San Pio da Pietrelcina, Santa Gemma Galagani…. Ma è la mistica austriaca Maria Simma che più di tutti ci illumina sull’argomento, avendo offerto la vita intera unicamente per trascinare le anime dei defunti in Paradiso.

«IN PURGATORIO NON TI MANDA DIO»

Nata a Sonntag (Austria) il 5 febbraio 1915, in una famiglia assai numerosa e altrettanto povera, Maria sente presto il desiderio di consacrarsi a Dio. Per via della sua debole salute, ben tre conventi la rifiutano sicché, dalla morte del padre, inizia a vivere da sola nella casa paterna, facendo voto di verginità alla Madonna e offrendosi a Dio con il voto di “anima vittima” d’Amore ed Espiazione. Evidentemente il Signore la prese subito sul serio, dal momento che dal 1940, sino alla sua morte, nel 2004, le anime dei defunti le fecero visita ininterrottamente, al fine di essere liberate dalle sofferenze del Purgatorio ed andare così in Paradiso.


«La prima volta – racconta la veggente – mi svegliai perché qualcuno stava camminando su e giù per la mia stanza. Dissi: “Ehi! Chi sei?”. Nessuna risposta. Allora saltai fuori dal letto, corsi verso di lui e cercai di afferrarlo, ma mi trovai con nulla in mano». La Simma racconta che, nella stessa notte, un simile episodio si ripete una seconda volta. Sarà dunque il suo confessore a darle il giusto suggerimento: «Se ti dovesse capitare di nuovo, non chiedere: “Chi sei?”, ma piuttosto: “Che cosa vuoi da me?”. Potrebbe essere un’anima del Purgatorio». E così fu: l’uomo rispose di far celebrare tre Sante Messe in suo favore, «poi sarò libero».

Ma che cos’è il Purgatorio? «Il Purgatorio - dice Maria - è un luogo ed una condizione che ogni anima vive quando ha ancora bisogno di espiare e riparare i peccati che ha commesso durante la sua vita, prima che essa possa raggiungere Gesù in Paradiso. (…) Di solito si dice che il Purgatorio è una condizione. Ciò è vero solo a metà perché è decisamente anche un luogo. È anche un tempo di attesa in cui le anime anelano a Dio, e questo desiderio inappagato è la loro sofferenza maggiore». La mistica continua spiegando che ci sono diversi livelli di sofferenza in Purgatorio, ad esempio: solo nei livelli più bassi Satana può attaccare le anime, che sono invece protette nei livelli più alti. Un’altra verità fondamentale che ci rivela, riguarda la collocazione delle anime: «Non è Dio a mandare le anime in Purgatorio. Ma sono le anime stesse a giudicarsi e collocarsi al livello appropriato. Sono loro che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio!».

Vi è di più: nonostante le durissime sofferenze cui sono sottoposte, nessuna anima del Purgatorio vuole abbandonare la propria condizione per tornare nelle tenebre della terra. Anzi, sono pazienti e vogliono soffrire, perché sanno che così possono purificarsi per arrivare totalmente luminose davanti a Dio. Questo è motivato dal fatto che la visione seppur parziale di Dio che hanno le anime in Purgatorio, è bastevole ad infondergli la Luce della Verità.

PERCHE’ SI VA IN PURGATORIO?

I peccati che fanno andare con più frequenza le anime in Purgatorio, secondo la Simma, sono quelli «contro la carità, contro l’amore del prossimo, la durezza del cuore, l’ostilità e la calunnia. So che la maldicenza e la calunnia - dice Maria - sono tra le colpe più gravi che necessitano di una lunga purificazione». A tal proposito ella racconta di una vicenda relativa ad un uomo e una donna. Con grande meraviglia di coloro che li avevano conosciuti, la donna era già in Paradiso, mentre l’uomo in Purgatorio. Quella donna era morta dopo aver fatto un aborto, l’uomo invece andava spesso in chiesa e faceva una vita apparentemente assai dignitosa e pia. I due erano morti contemporaneamente, ma la donna si era pentita con sincerità per ciò che aveva fatto, ed era stata molto umile; l’uomo, al contrario, pur essendo religioso, si lamentava sempre, sparlava della gente e criticava. Ecco perché il suo Purgatorio è stato molto lungo. Altri peccati contro la carità sono certamente il rifiuto di fare pace e i vari rancori che si portano nel cuore: la Simma fa molti esempi di anime che sono in Purgatorio proprio per aver ostinatamente negato il proprio perdono.

Per quanto riguarda i sacerdoti, invece, la mistica riferisce che i primi motivi che le vengono in mente, per cui essi devono scontare il Purgatorio, sono: «la disobbedienza al Santo Padre, il poco amore per la Santa Messa, per la preghiera e per il digiuno, la mancata lettura dell’Ufficio e la distribuzione della Comunione in mano». Su quest’ultimo punto la veggente riporta numerosissimi casi da lei assistiti e, soprattutto, riferisce la gravità del comportamento dei sacerdoti che «non hanno aiutato ad avere rispetto per l’Eucaristia, poiché così tutta la fede ne soffre».

PER AIUTARCI AD ANDARE IN PARADISO

«Il modo più efficace per facilitare la liberazione di un’anima dal Purgatorio - dice la Simma - è la Santa Messa. Perché è Cristo stesso che si offre per amore nostro. È l’offerta di Cristo stesso a Dio, la più bella delle offerte». Poi aggiunge che «se noi in vita ci rendessimo conto del valore di una sola Messa per l’eternità, le chiese sarebbero piene anche nei giorni feriali». Il perché è presto detto: «Nell’ora della morte le Messe che avremo ascoltato saranno il nostro maggior tesoro, esse hanno per noi più valore delle Messe che sono celebrate per noi dopo la morte».

Altri mezzi molto efficaci per aiutare le anime del Purgatorio sono le offerte a Dio delle nostre sofferenze: quelle volontarie, come il digiuno, le privazioni etc… e quelle involontarie, come le malattie, le umiliazioni, i lutti, gli abbandoni etc…

Ebbene, tutto questo dà un significato straordinario alla sofferenza e ai sacrifici che la vita chiede a ciascuno di noi: se li accettiamo con umiltà, se li offriamo e se li viviamo con pazienza, questi possono avere una potenza incredibile per aiutare i nostri cari defunti e tutte le "anime sante" (ma anche le anime in vita). «Le sofferenze sono la prova più grande dell’amore di Dio e se si offrono bene possono guadagnare molte anime”. La cosa importante – continua la Simma – è di unire le nostre sofferenze a quelle di Gesù e di deporle nelle mani della Sua Madre che saprà come meglio utilizzarle».


A tal proposito, occorre dire che le anime hanno raccontato che quando la Madonna arriva in Purgatorio porta una ventata di aria fresca e tanta, tanta consolazione. Infatti, è la stessa Madre di Dio che scende in Purgatorio a liberare le anime ed è per questo che loro la chiamano “Madre di Misericordia”. Inutile dire, dunque, che una preghiera efficacissima per scontare il Purgatorio è il Rosario recitato per i defunti. Così anche le Indulgenze e più in generale qualsiasi forma di preghiera a loro dedicata.

Vi sarebbero moltissime altre cose interessanti da dire, ma in conclusione occorre svelare un segreto, che ci può legare alle anime del Purgatorio in modo davvero potente. Le anime del Purgatorio non possono fare nulla per se stesse: sono totalmente impotenti e, se i vivi non pregano per loro, sono del tutto abbandonate. Perciò il nostro potere nei loro confronti è immenso. D'altra parte, però: se queste sono interdette a pregare per loro stesse, possono invece intercedere per noi, e lo fanno, favorendoci numerosissime grazie e avvicinandoci al nostro Paradiso! Ecco perché, allora, la fede nel Purgatorio è davvero fondamentale: perchè - come dice Maria Simma - «aiuta ad amare Dio con tutta la nostra forza ed in Lui il nostro prossimo».

[Per saperne di più: "Fateci uscire da qui!!", Maria Simma Parla con Nicky Eltz (Edizioni Segno)]

[Per saperne di più: Il meraviglioso segreto delle anime del Purgatorio, di suor Emmanuel Maillard]