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by Aldo Maria Valli, 28 feb 2026
L’Italia continua a essere un Paese profondamente segnato dalla cultura cattolica, ben oltre la pratica religiosa. I dati dell’ultimo Radar Swg mostrano infatti come solo il 26% degli italiani dichiari di non sentirsi rappresentato dai valori della Chiesa, mentre il 22% vi si riconosce completamente e il 52% almeno in parte. Significa che tre italiani su quattro mantengono comunque un legame con quell’universo simbolico e morale che ha attraversato la storia nazionale fin dalla nascita dello Stato. La distribuzione politica non ribalta il quadro: se nel centrodestra cresce la quota di chi si sente pienamente rappresentato, perfino nel centrosinistra la maggioranza mantiene un rapporto – seppur più debole – con la cultura cattolica.
Identità prima che fede
La presenza della religione emerge con forza nella vita quotidiana. Due italiani su tre (65%) espongono in casa un simbolo religioso visibile, come un crocifisso o un’icona. Tra i cattolici ferventi si arriva al 90%, mentre tra i non praticanti resta comunque molto alta (77%). Solo tra non credenti e appartenenti ad altre religioni la quota scende al 26%. È un dato che racconta più di una semplice pratica religiosa: spesso questi oggetti rappresentano tradizione familiare, memoria e identità culturale, più che adesione spirituale attiva.
Religione e politica
Il terreno si fa più scivoloso quando i simboli religiosi entrano nello spazio pubblico. La proposta di legge che prevede l’obbligo di esporre il crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici come simbolo dell’identità italiana trova il consenso del 57% degli italiani (33% molto d’accordo e 24% abbastanza), contro il 43% contrario. Il sostegno cresce tra i cattolici – 80% tra i ferventi e 73% tra i non praticanti – e raggiunge l’82% tra gli elettori di centrodestra, mentre scende al 35% nel centrosinistra. Il simbolo religioso diventa così una linea di frattura politica: ciò che culturalmente unisce, elettoralmente divide.
Prima la bandiera, poi il crocifisso
Ancora più indicativa è la gerarchia dei simboli nazionali. Se chiamati a scegliere cosa esporre negli edifici pubblici per rappresentare l’identità italiana, gli intervistati indicano prima di tutto la bandiera tricolore (52%). Solo dopo arrivano il crocifisso (36%) e la foto del presidente della Repubblica (28%), mentre è marginale la quota di chi ritiene non si debba esporre nulla (14%). Anche tra chi è favorevole all’obbligo del crocifisso, la bandiera resta il simbolo principale: segno che l’identità nazionale viene percepita prima come civica e solo in seconda battuta come religiosa.
Una lunga storia che cambia forma
La ricerca colloca questi risultati dentro una prospettiva storica più ampia. La serie 1997-2025 sulla centralità dei valori cattolici mostra oscillazioni ma non crolli strutturali: negli anni si passa da picchi attorno al 65% a livelli più recenti intorno al 58%. Non si tratta quindi di una perdita radicale di peso, quanto piuttosto di una trasformazione nel modo in cui questi valori vengono vissuti e tradotti nella vita pubblica.
La conclusione è quasi paradossale, ma solo in apparenza. La fede cattolica resta un pilastro della cultura personale di molti italiani, però quando si tratta di rappresentare l’identità collettiva prevalgono simboli civili, a partire dal tricolore. L’esposizione istituzionale del crocifisso appare generalmente accettata, ma non centrale e soprattutto politicamente divisiva. Il cattolicesimo rimane dunque una lingua comune della società italiana, ma non più l’unico alfabeto dell’identità nazionale.
by Aldo Maria Valli, 28 feb 2026
L’Italia continua a essere un Paese profondamente segnato dalla cultura cattolica, ben oltre la pratica religiosa. I dati dell’ultimo Radar Swg mostrano infatti come solo il 26% degli italiani dichiari di non sentirsi rappresentato dai valori della Chiesa, mentre il 22% vi si riconosce completamente e il 52% almeno in parte. Significa che tre italiani su quattro mantengono comunque un legame con quell’universo simbolico e morale che ha attraversato la storia nazionale fin dalla nascita dello Stato. La distribuzione politica non ribalta il quadro: se nel centrodestra cresce la quota di chi si sente pienamente rappresentato, perfino nel centrosinistra la maggioranza mantiene un rapporto – seppur più debole – con la cultura cattolica.
Identità prima che fede
La presenza della religione emerge con forza nella vita quotidiana. Due italiani su tre (65%) espongono in casa un simbolo religioso visibile, come un crocifisso o un’icona. Tra i cattolici ferventi si arriva al 90%, mentre tra i non praticanti resta comunque molto alta (77%). Solo tra non credenti e appartenenti ad altre religioni la quota scende al 26%. È un dato che racconta più di una semplice pratica religiosa: spesso questi oggetti rappresentano tradizione familiare, memoria e identità culturale, più che adesione spirituale attiva.
Religione e politica
Il terreno si fa più scivoloso quando i simboli religiosi entrano nello spazio pubblico. La proposta di legge che prevede l’obbligo di esporre il crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici come simbolo dell’identità italiana trova il consenso del 57% degli italiani (33% molto d’accordo e 24% abbastanza), contro il 43% contrario. Il sostegno cresce tra i cattolici – 80% tra i ferventi e 73% tra i non praticanti – e raggiunge l’82% tra gli elettori di centrodestra, mentre scende al 35% nel centrosinistra. Il simbolo religioso diventa così una linea di frattura politica: ciò che culturalmente unisce, elettoralmente divide.
Prima la bandiera, poi il crocifisso
Ancora più indicativa è la gerarchia dei simboli nazionali. Se chiamati a scegliere cosa esporre negli edifici pubblici per rappresentare l’identità italiana, gli intervistati indicano prima di tutto la bandiera tricolore (52%). Solo dopo arrivano il crocifisso (36%) e la foto del presidente della Repubblica (28%), mentre è marginale la quota di chi ritiene non si debba esporre nulla (14%). Anche tra chi è favorevole all’obbligo del crocifisso, la bandiera resta il simbolo principale: segno che l’identità nazionale viene percepita prima come civica e solo in seconda battuta come religiosa.
Una lunga storia che cambia forma
La ricerca colloca questi risultati dentro una prospettiva storica più ampia. La serie 1997-2025 sulla centralità dei valori cattolici mostra oscillazioni ma non crolli strutturali: negli anni si passa da picchi attorno al 65% a livelli più recenti intorno al 58%. Non si tratta quindi di una perdita radicale di peso, quanto piuttosto di una trasformazione nel modo in cui questi valori vengono vissuti e tradotti nella vita pubblica.
La conclusione è quasi paradossale, ma solo in apparenza. La fede cattolica resta un pilastro della cultura personale di molti italiani, però quando si tratta di rappresentare l’identità collettiva prevalgono simboli civili, a partire dal tricolore. L’esposizione istituzionale del crocifisso appare generalmente accettata, ma non centrale e soprattutto politicamente divisiva. Il cattolicesimo rimane dunque una lingua comune della società italiana, ma non più l’unico alfabeto dell’identità nazionale.
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